“Mani im-pasto”: la “pizza terapia” per i fragili


Mani Im-Pasto – La pizzaterapia

di Marco Milano
In Lombardia, a Brescia prende il via un particolare e inedito laboratorio dal titolo “Mani Im-Pasto”, dieci incontri tra farina e inclusione dedicati a ragazzi con fragilità in tema di salute mentale che potranno imparare “il mestiere” e accrescere la propria fiducia. Il progetto di “pizza terapia” nato dalla sinergia tra lo chef napoletano Ciro Di Maio, patron del ristorante “San Ciro” e la cooperativa sociale “Fraternità Giovani” ha voluto così issare la bandiera dell’unione tra l’eccellenza della tradizione napoletana e l’approccio clinico-educativo della storica cooperativa sociale bresciana. “Il futuro, per un adolescente che attraversa il buio della fragilità psichica, ha spesso i contorni sfocati di un orizzonte irraggiungibile – spiegano i promotori – Molti di loro hanno interrotto gli studi, quasi tutti faticano a trovare un posto nel ‘mondo reale’ che sia al contempo stimolante e protetto. Oggi, però, quel futuro inizia ad avere il profumo del lievito e della farina”. L’iniziativa, dunque, non come semplice corso di cucina, ma tassello fondamentale di un percorso terapeutico-riabilitativo multidisciplinare. L’obiettivo dichiarato dai promotori è “offrire ai ragazzi occasioni reali per mettersi alla prova, uscendo dal perimetro rassicurante dei centri diurni per sperimentarsi in un contesto professionale autentico”.

Matteo Pasetti e Chef Ciro Di Maio

Il progetto è stato ideato dal titolare di San Ciro, Ciro Di Maio, insieme all’educatore professionale della cooperativa, Matteo Pasetti. “La scelta della pizza come medium terapeutico è strategica: si tratta di un cibo semplice, familiare, capace di mettere chiunque a proprio agio – ha spiegato Matteo Pasetti – È un elemento concreto che consente di vedere in tempi rapidi il risultato del proprio impegno, trasformando la manipolazione degli ingredienti in un esercizio di autostima. In un ambiente dove le regole, i tempi e la collaborazione sono ferrei come in ogni cucina di alto livello, otto ragazzi dell’età compresa tra i dodici e i diciotto anni imparano che è possibile costruire qualcosa di buono con le proprie mani”. La presidente della cooperativa che con quasi cento operatori tra dipendenti e collaboratori, segue attualmente circa duecento minori attraverso una rete che include centri diurni, comunità residenziali e ambulatori specialistici con percorsi terapeutico-riabilitativi rivolto ad adolescenti fragili, con problematiche di salute mentale, promuovendo anche esperienze di vita concreta sul territorio, in contesti stimolanti, protetti e tutelanti, Laura Rocco ha sottolineato come la pizza aiuta i ragazzi a sentirsi competenti e a costruire fiducia nelle proprie possibilità. “L’approccio della cooperativa è da sempre pionieristico: integrare l’attività clinica con esperienze di vita concreta sul territorio – ha detto Laura Rocco – Il progetto di ‘pizza teraphy’ si inserisce perfettamente in questa visione, offrendo una ‘palestra di realtà’ dove la fragilità psico-emotiva non è un limite, ma il punto di partenza per una nuova consapevolezza. Per questi adolescenti, indossare il grembiule e affondare le mani nella farina significa iniziare a immaginare il proprio futuro con una fiducia nuova. Non si tratta solo di imparare un mestiere, ma di capire che, con la giusta guida e il giusto impegno, si può essere protagonisti della propria vita, un impasto alla volta”. Il laboratorio si articola varie lezioni durante le quali Ciro Di Maio accompagna i giovani alla scoperta delle materie prime d’eccellenza, insegnando loro ogni segreto, dalla selezione delle farine alla lavorazione dell’impasto, fino alla stesura e alla cottura. “Ogni gesto tecnico diventa un’occasione educativa per allenare l’ascolto, la precisione e, soprattutto, la responsabilità – ha spiegato chef Ciro che non è nuovo a iniziative di carattere sociale e che ha fatto corsi di formazione in carcere ma anche per i disoccupati, certo che nella pizza molte persone possano trovare una svolta esistenziale – In una cucina professionale, il rispetto dei tempi non è un’opzione, ma una necessità; imparare a gestire la pressione di un servizio, seppur in un ambiente tutelante, aiuta questi adolescenti a riscoprire risorse personali che spesso rimangono soffocate dalla patologia o dal disagio sociale”.

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