Margaret River, il tour: perché è un caso a parte in Australia
Per molto tempo il Western Australia è stato associato a vini maturi, spesso semplici o fortificati. Non a caso si trova alla stessa latitudine della Hunter Valley, quindi in una fascia climatica senza dubbio calda, se non afosa in molti casi.
La svolta arriva dagli anni ’90, quando la produzione si concentra, ad esempio, nell’angolo sud-occidentale: qui nasce una nuova identità, più precisa e orientata alla qualità. Un nome chiave è Margaret River, affiancata dalla Swan Valley, più storica e soprattutto più accessibile, a pochi minuti da Perth, quindi perfetta per un turismo immediato e diretto.
In sintesi, il quadro territoriale è questo: Margaret River è una regione circondata dagli oceani, l’Indiano a nord e a ovest, il Southern Ocean a sud. Questo crea un equilibrio unico: da un lato la mitigazione climatica, dall’altro un calore sufficiente (soprattutto dall’Indiano) per garantire maturazioni complete. Le piogge sono abbondanti ma concentrate nei mesi invernali, mentre la fase di maturazione è più asciutta, riducendo i rischi in vigna. Il paesaggio è fatto di colline dolci, senza altitudini rilevanti, con suoli molto drenanti: l’irrigazione è fondamentale, ma allo stesso tempo la scarsa fertilità limita naturalmente le rese e favorisce la qualità.
Ma, adesso, arriviamo alle particolarità: tra gli elementi più interessanti della regione c’è, innanzitutto, la presenza diffusa di vigne vecchie a piede franco, classificate e valorizzate da associazioni locali che ne certificano l’età — in assenza di una normativa ufficiale a livello nazionale o internazionale -. Un esempio è il Swan Valley Old Vine Charter, un sistema volontario che classifica le vigne in base all’età (in 4 fasce da 35 anni in su) e ne tutela il valore, in assenza di una normativa ufficiale a livello nazionale o internazionale. Queste piante vivono in un equilibrio quasi simbiotico con il suolo e i microrganismi locali – in modo non troppo diverso da quanto avviene per il tartufo – su terreni tra i più antichi al mondo, profondamente diversi dal resto dell’Australia. Qui arriviamo ad un altro punto distintivo chiave: suoli rossastri, di origine lateritica e ricchi di ferro, molto poveri e drenanti, che nel tempo hanno selezionato una vegetazione specifica (tra cui l’albero chiamato Jarrah, da cui spesso l’associazione) e che garantiscono una struttura fisica ideale, con un equilibrio naturale tra acqua e aria.
I vini sono circa per metà rossi e per metà bianchi. Il Cabernet Sauvignon domina (spesso in blend bordolese con Merlot), mentre tra i bianchi Sauvignon Blanc e Semillon sono molto diffusi, e ancora, in blend. Lo Chardonnay rappresenta spesso, però, il vertice qualitativo, in uno stile più fresco e teso rispetto al passato. Qui un’altra specificazione: il clone locale più diffuso, il Gingin clone.
Cosa mi accadeva in degustazione? Continuavo a provare questi Chardonnay maturi – come mi aspettavo dal territorio non freddo o da altitudini non spinte – in corrispondenza, però, di un’acidità tagliente che non corrispondeva alle note che avrei avuto da una raccolta precoce eppure non era acidificazione. È questo clone: ritiene elevata acidità naturalmente quindi perfetto in quest’area.
E poi c’è un elemento interessante: una forte influenza italiana, visibile nelle varietà coltivate, nelle tecnologie e in un certo modo di pensare il vino.
Il viaggio: dalla Swan Valley a Margaret River
Swan Valley
Prima tappa al Yahava KoffeeWorks. Fondata nel 2001, nasce dall’idea del titolare olandese di viaggiare tra i migliori Paesi produttori di caffè per selezionare personalmente i chicchi e tostarli in loco, trasformando il prodotto in un’esperienza diretta e accessibile.
Upper Reach Winery
Piccola realtà familiare sulle rive dello Swan River (come dimostra il pesce sulle etichette). Stile pulito e diretto, con un forte legame tra vigneto e vino. È qui che scopro l’associazione Old Vine e delle classificazioni delle vecchie vigne. Molto interessanti lo spumante biologico metodo classico i rossi per me, in particolare Grenache 2024 da alberello di 75 anni senza irrigazione con frutto rosso preciso da aspettative senza ruffianerie; il Reserve Shiraz 2021: profondo con frutto nero e pepe tostato.
Olive Farm Wines
Fondata nel 1829, è probabilmente la cantina più antica del Western Australia, oggi ancora a conduzione familiare pare. Ampia gamma e approccio accessibile, molto legato alla tradizione. Qui si sperimenta con tante varietà, incluse le italiane come il Fiano o l’Aglianico infatti ci sono oltre 50 vini in degustazione. Bene lo spumante Metodo classico da Chenin Blanc, cremoso a giustamente complesso; il Petit Shiraz (in etichetta: Durif) profondo e maturo con finale al cioccolato, godibile.
Sandalford Wines
Una delle aziende storiche e più grandi (dal 1840), con una forte componente di accoglienza, per un progetto di ospitalità a 360 gradi e un ottimo ristorante italiano completo di forno a legna, complimenti. Focus su produzioni premium da singoli vigneti. La qualità dei vini è elevata per precisione maniacale, dal rosato di Grenache 2025, molto elegante, allo Chenin Blanc 2025, tra i migliori provati, ai Shiraz, sia dalla Swan Valley (2022) – morbido ma sottile – sia di Margaret River (2020): ricco ma estremamente godibile. Conclusione in bellezza con il Sandalera (liquore di Verdelho nello stile dei Muscat fortificati e in Australia noti): delizioso con note di datteri, caramello e liquore al caffè, un finale affumicato per un sorso viscoso indimenticabile.
Mandoon Estate
Progetto moderno (2008) costruito su una proprietà storica, oggi hub completo tra vino, ristorazione. Bellissimo vedere da vicino le vigne centenarie, fa un certo effetto ogni volta. Linea ampia, difficile provare tutto. Interessante il metodo classico da Semillon, per 7 anni sui lieviti, complesso con note tostate, marcato dal tempo ma dinamico. E ancor il Semillon in anfora (e per metà in legno francese) vellutato nella trama e integrato con finale sapido. E torno infine sul Liquer 2010 come da Sandalford, raro, meno elegante del precedente ma ancora intrigante.
Margaret River
Vasse Felix
Fondata nel 1967, è una pioniera della regione nell’approccio. Oggi riferimento assoluto, con focus su Cabernet Sauvignon e Chardonnay e uno stile preciso. Tra le aziende più affascinanti e accoglienti con arte in cantina dove adocchio le pebbles (ciottoli) per il drenaggio e percepisco le condizioni ventilate e le brezze dell’oceano che consentono di arrivare a un massimo di 30-32 gradi C con approccio sostenibile facilitato. Il problema sono piuttosto gli uccelli.
Anche qui vasta gamma con circa 14 etichette ma soprattutto Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Sauvignon Blanc e Shiraz. I miei preferiti: il “Tom Cullity” 2022, blend di Cabernet Sauvignon e Malbec, denso ma elegante e lo Chardonnay 2024 della premier line con il Gingin clone di cui sopra: rispetto agli altri Chardonnay, l’acidità è meno slegata e accompagnata dalla sapidità che bilancia il sorso.
Cullen Wines
Storica realtà familiare, oggi tra le più iconiche della regione. Prima biodinamica qui, quindi riferimento importantissimo e molto coerente nell’approccio anche alle visite, si percepisce subito. I nomi stessi dei vini (es. Dancing in the sun, un sobrio blend a base di Sauvignon Blanc poi Semillon e Chenin) raccontano tanto e sono silenziosi più che estremi, con legno tra i più elegantemente usati come per il Kevin John (100% Chardonnay). Elegante anche l’ambrato. Una qualità che si fa pagare.
Fraser Gallop
Estate
Single vineyard nell’Upper Wilyabrup, produzione mirata e molto legata al terroir. Approccio rigoroso e qualitativo. Tra le mie visite preferite, una tenuta che ti cattura con laghetto e punti degustazione qui e lì.
I vini li avevo già individuati in occasione di altre degustazioni: dagli Chardonnay soprattutto il 2023, stratificato (con cedro candito, vaniglia) e teso al “Parterre” (Cabernet Sauvignon) 2022 con 14% di alcool perfettamente integrati e un sorso che non stanca mai.
Wills Domain
Circa 60 ettari a Yallingup, azienda dinamica con forte integrazione tra vino e ristorazione. Vista spettacolare e stile contemporaneo. Visita estremamente didattica grazie alla consulenza di Quinlan. Stanno investendo sempre di più sul vino e ne vedremo i risultati a breve, mi riservo di riprovarli nella loro veste definitiva nonostante di versi buoni assaggi: il Sauvignon Blanc in stile più vicino alla Nuova Zelanda ma molto integrato o il Cabernet Eightfold 2022 immediato, tipico. Si nota già il cambio di passo tra vecchie annate e quelle più recenti.
Amelia Park Wines
Cantina moderna che combina tecniche avanzate e approccio classico. Vini eleganti, molto centrati sul frutto e sulla bevibilità. Qui abbiamo svolto la premiazione con un’accoglienza come poche e un’organizzazione perfetta degli spazi e dei tempi. Cantina moderna nella Wilyabrup Valley, guidata dal winemaker Jeremy Gordon, tra i più premiati in Australia. Lo stile è preciso e contemporaneo, con grande attenzione al frutto e all’equilibrio. Tra i vini più rappresentativi il Cabernet Sauvignon, elegante e strutturato, e lo Chardonnay, fresco e teso, simbolo della nuova identità della regione.
Merita una nota anche la cena nel bosco presso: Tanah Marah Tenuta immersa nella natura, tra boschi e laghi, più legata all’esperienza che alla produzione. Un luogo che racconta il lato più emozionale del territorio. Qui una tavolata unica per una cena a luci soffuse ispirata alla natura ci ha abbracciati per una serata unica e immersiva senza ricorrere alle tecnologie, ecco. Direi che le foto possano raccontarlo meglio di me
Un grazie va anche a Tourism Western Australia, per la capacità di costruire un’esperienza articolata e coerente, integrando attività diverse con competenze che vanno oltre il piano tecnico, senza mai perdere di vista la concretezza organizzativa e, soprattutto, la dimensione umana.













