Messina Street Food Fest: il ponte del gusto sullo Stretto
di Carmen Autuori
Da una parte la Sicilia, con le sue specialità e i suoi interpreti, dall’altra il continente, rappresentato in questa edizione soprattutto dall’Abruzzo e dalla Calabria. A fare da collante il cibo di strada che, da sempre, esprime l’anima più verace della cultura di un popolo: è questa la chiave di lettura del Messina Street Food Fest, giunto all’ottava edizione e che quest’anno ha superato il record delle 120.000 presenze.
Non una semplice successione di stand, dunque, ma un percorso tra tradizioni che, pur conservando ciascuna la propria identità, trovano nella cucina un terreno comune, un ponte ideale tra l’isola e il continente, dove il cibo mette in relazione popoli e culture, promuove i territori e genera economia. In un tempo in cui si è sempre più propensi ad alzare muri, lo street food torna a ricordare che la tavola può essere uno spazio di incontro che trasforma le differenze in occasioni di scambio e condivisione.
Messina e la sua provincia vantano un patrimonio agroalimentare di grande valore, dai formaggi ai vini, dal pescato delle acque dello Stretto alle carni del maialino nero dei Nebrodi. Anche il comparto vitivinicolo esprime questa ricchezza attraverso tre denominazioni di origine: la DOC Faro, circoscritta al territorio comunale di Messina, la DOC Mamertino e la DOC Malvasia delle Lipari, legata alla tradizione enologica delle isole Eolie.
Eppure, nonostante questo patrimonio, la città non è ancora tra le mete più frequentate da chi sceglie una destinazione anche in base alla sua offerta enogastronomica.
Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando. Merito dei professionisti del settore, degli appassionati e delle istituzioni, ma anche di un’amministrazione comunale guidata dal sindaco Federico Basile, che ha lavorato sul volto della città, dalla riqualificazione degli spazi verdi alla cura dell’ambiente urbano. Un cambiamento che riguarda la forma, ma che ha bisogno di investire anche la sostanza, ossia sulla capacità di accogliere, di fare rete e di riconoscere nel patrimonio gastronomico una risorsa per lo sviluppo turistico ed economico. Manifestazioni come il Messina Street Food Fest contribuiscono proprio a questo processo, portano il territorio al centro dell’attenzione rendendolo sempre più attrattivo per un turismo enogastronomico e favorendo una mentalità più aperta all’incontro e alla condivisione.
«Il nostro obiettivo è fare del Messina Street Food Fest uno strumento di promozione del territorio e di incontro tra culture gastronomiche diverse. Dopo il ponte, ideale, del gusto sullo Stretto, quest’anno abbiamo costruito un’autostrada verso l’Abruzzo, grazie alla partecipazione di Abruzzo Tasting Stories. Uno scambio che parte dalle eccellenze enogastronomiche per arrivare al marketing territoriale e alla valorizzazione delle destinazioni>>, ha dichiarato Alberto Palella, presidente dell’associazione Eventivamente, organizzatrice del festival.
Tra le novità dell’edizione 2026, la casetta stellata con lo chef Giuseppe Raciti e il ricco programma degli show cooking, che ha coinvolto chef, maestri gelatieri, pizzaioli, cantine e birrifici artigianali in un percorso che ha posto al centro prodotti, tradizioni, interpretazioni contemporanee dei piatti della tradizione sia isolana che abruzzese. In sostanza, l’occasione per andare oltre l’assaggio e approfondire le storie e le identità gastronomiche dei territori.
Il percorso gastronomico
Le cinquanta casette si sono fatte ambasciatrici della straordinaria ricchezza della cucina isolana, frutto di millenarie contaminazioni portate dal mare, da sempre veicolo di scambi e cultura. In questo processo, il cibo di strada ha avuto un ruolo decisivo: attraverso ricette, ingredienti e consuetudini alimentari, ha accolto e rielaborato influenze diverse, trasformandole in espressioni dell’identità gastronomica siciliana.
Immancabili l’arancino messinese, rigorosamente al maschile, e il pidone, la mezzaluna di pasta farcita con scarola, acciughe, formaggio e pomodoro, poi fritta. Il mare è stato protagonista del panino con il polpo, di quello con la cotoletta di pesce spatola e degli involtini, oltre che del consueto cuoppo di pesce, il cartoccio simbolo dello street food meridionale. La tradizione palermitana ha trovato invece espressione nel pane e panelle e nel pane ca meusa, farcito con milza e polmone di vitello.
A completare il repertorio più popolare, la stigghiola, specialità tipica soprattutto di Palermo, preparata con budella di agnello o capretto avvolte intorno a un cipollotto e cotte alla brace, espressione della tradizione del quinto quarto e del cibo di strada dei mercati popolari.
Tra le proposte più originali, l’iris salata firmata dallo chef del ristorante Zash a Catania, rivisitazione di un classico della pasticceria siciliana.
Non sono mancate le incursioni partenopee, con la pizza fritta di Basilicò, che ha conquistato il pubblico anche quest’anno, confermandosi per il secondo anno consecutivo la specialità più apprezzata del festival. Al secondo posto si è classificato un classico messinese, il pitone della Pitoneria Portella, seguito dallo smash burger di Hammucca. Sul fronte dolce, a conquistare il primo posto è stato ancora una volta il cannolo di Piana degli Albanesi preparato dall’Artigiano del Cannolo. Gelati e arancini in versione dolce hanno completato il percorso, mostrando quanto anche la pasticceria sappia trovare spazio nel mondo dello street food.
Dal continente è arrivato invece il gusto deciso degli arrosticini abruzzesi, piccoli spiedini di carne ovina cotti alla brace, espressione della tradizione pastorale regionale e le bombette pugliesi. Repertori gastronomici diversi, accomunati dal valore del cibo di strada come espressione della cultura e dell’identità dei territori.
Gli show cooking
Un’ampia ed elegante tendostruttura, allestita come un ristorante di lusso, ha ospitato i nove show cooking brillantemente condotti dalla giornalista Valeria Zingale e distribuiti nei quattro giorni dell’evento, un’esperienza oltre la semplice degustazione. Piatti in ceramica nelle tonalità del blu, in richiamo alle acque dello Stretto, lampadari a goccia e una mise en place curata nei dettagli hanno definito lo stile degli allestimenti, seguiti da Maria La Scala per Gran Mirci, azienda messinese di catering.
Tra gli appuntamenti a cui abbiamo partecipato, quello con Francesco Messina, chef influencer conosciuto come Tappatumi, che ha raccontato attraverso un linguaggio contemporaneo uno dei piatti più rappresentativi della tradizione calabrese: la fileja con cipolla rossa, ’nduja di Spilinga e ricotta salata. Una proposta fedele alla tradizione tanto nella tecnica, con la pasta rigorosamente fatta a mano, quanto nella scelta degli ingredienti, profondamente identitari della cucina calabrese. In abbinamento, il gelato di Giuseppe Arena, realizzato insieme a Lucas Ruflin, con polline d’ape e miele di cappero di Stromboli, una proposta che richiama il paesaggio e la biodiversità delle isole Eolie.
Diversa, ma altrettanto legata al territorio, la proposta di Domenico Perna, chef del ristorante 1 stella Michelin Il Cappero, al Therasia Resort di Vulcano: un bottone con genovese di capra frollata, kefir, bottarga di capra e finocchietto selvatico. Il valore del piatto è stato anche nella capacità dello chef di partire da ingredienti presenti sull’isola, come la carne di capra, per costruire una ricetta che si apre al Mediterraneo attraverso la freschezza del kefir e le note aromatiche del finocchietto selvatico. Una cucina che interpreta ciò che la natura mette a disposizione e dimostra come gli ingredienti del territorio, letti con sensibilità e tecnica, possano diventare materia per una proposta stellata.
Anche il gelato di Filippo Nici, della gelateria La Cometa di Mirto, ha raccontato il paesaggio siciliano, spostando l’attenzione verso i Nebrodi: accanto al gusto tiramisù, i frutti del sottobosco, ribes, mirtilli e lamponi, e il profumo del rosmarino hanno evocato un territorio montano ricco di biodiversità, in dialogo tra ingredienti e paesaggi diversi, ma appartenenti alla stessa isola.
Il calendario degli show cooking ha dato spazio anche agli altri protagonisti della gastronomia, con le preparazioni degli chef di Abruzzo Tasting Stories e degli Ambasciatori del Gusto Francesco Arena, Pasquale Caliri e Lillo Freni, accanto ai maestri gelatieri che hanno interpretato ingredienti e ricette con proposte originali: dal sorbetto al vin brulé di Salvatore e Pierluigi Ravese al gelato alla vaniglia, nzuddi messinesi – biscotti a base di mandorle e agrumi legati alla festa della Madonna della Lettera, patrona della città e amarene di Giuseppe Bellia, fino al sorbetto di cachi e anice stellato del gelatiere calabrese Vincenzo Pennestrì.
Il valore degli show cooking non si è esaurito negli assaggi. L’intero ricavato è stato devoluto a cinque realtà del Terzo Settore che operano nel Messinese: Croce Rossa Italiana, C.I.R.S. Casa famiglia ETS, Mensa di Sant’Antonio, Canile Millemusi e ABC – Amici dei Bimbi in Corsia Onlus.
Anche il servizio ha raccontato una forma concreta di partecipazione, accanto alla squadra di Gran Mirci, gli studenti dell’IIS “Antonello” si sono occupati dell’accoglienza e del servizio di sala e cucina nell’ambito dei progetti di Formazione Scuola-Lavoro. Quest’anno, inoltre, hanno preso parte all’esperienza i ragazzi dell’associazione ETS Autismo di Nizza di Sicilia, impegnati in sala e a supporto della cucina. Presenze diverse, accomunate dalla possibilità di contribuire alla riuscita dell’iniziativa, mentre la gastronomia diventava anche occasione di inclusione.























