I 15 marchi di vino italiani più forti nel 2020 secondo la ricerca Italy Wine Landscape 2020 di Wine Intelligence

10/6/2020 6.7 MILA

Migliori brand del vino italia

E’ Ferrari il brand più forte in Italia. Non sapremo mai se gioca l’assonanza con la casa di Maranello, quel che è certo che la qualità della proposta è di altissimo profilo e con la Riserva Giulio Ferrari tocca il mito.
Potremmo dire che le bollicine la fanno da padrone, ben cinque aziende specializzate nelle prime dieci.
Quanto alla regione di appartenenza, 3 in Veneto,  2 in Toscana, Piemonte, Campania, Lombardia e Sicilia, 1 in Sardegna e in Trentino.
Si tratta di marchi classici che si sono affermati negli anni ’90, il decennio d’oro nella storia moderna del vino italiano che in realtà comprende l’immediato post metanolo e prosegue alla grande sino al 2001 con l’attentato alle Torri Gemelli che segna il primo rimbalzo negativo.
In quel decennio la qualità del vino è migliorata moltissimo, le aziende hanno investito in grafica e pubblicità, si è affernata una intera generazione di enologi ed è nato il turismo del vino. Con il senno di poi possiamo parlare di eccessi legnosi e materici, ma se inquadriamo il gusto come moda, possiamo dire che c’era la necessità di liberarsi da tutti gli errori di vinificazione de passato.
Oggi c’è una reazione inversa, questi brand sono dati per scontati, a leggere i siti web specializzati è raro trovare recensioni di queste aziende e spesso chi si cimenta diventa bersaglio ironico sui social. Un segno dei tempi, certo, ma anche della incapacità di voler confrontarsi con l’insieme di questo mondo e non solo con i vini di proprio gusto. Un po’ come avviene anche nel food insomma. Questo è anche dovuto al fatto che in realtà per molti scrivere di vino è una passione, un hobby, non un lavoro vero e proprio.
In Francia le grandi annate delle aziende più conosciute sono celebrate come eventi e si fa a gara nel provarle e recensirle. Da noi cadono nella indifferenza ad eccezione ovviamente delle guide specializzate.
Questo dipende dalla maggiore maturità commerciale francese, intesa come cultura dello scambio e della comunicazione della merce che si propone.
Questa classifica invece va tenuta bene in conto da chi si occupa di vino a livello professionale perchè è la testa d’ariete del vino italiano nel mondo senza la quale difficilmente il comparto potrebbe reggere.
Possiamo segnalare un limite? Si, già l’ho scritto: il fatto che dopo gli anni ’90 non si sono affermati marchi così forti in grado di scalzare qualcuno di questi brand. Una conferma, ripeto, più che di incapacità, di un momento magico per il vino in cui tanti fattori hanno concorso.
Primo fra tutti, un mondo che non ha seguito i principi bocconiani (alto stipendio ai manager, licenziamento e sfruttamento della manod’opera, vendita del marchio a qualche multinazinale che spostala produzione). Si è investito sui tempi lunghi, spesso il tessuto familiare di controllo è stato un valore aggiunto e i fatti hanno dato ragione a chi ha creduto nel proprio sogno grazie ad un periodo espansivo della economia mondiale.
Oggi in un momento così difficile, bisogna riflettere proprio su come sono state superate le crisi precedenti ed avere la stessa capacità creativa e lungimirante di guardare al futuro.

Migliori brand del vino italia

3 commenti

    Giorgio

    Ciao Luciano, molto bello il tuo articolo ,sintetico spaccato del ns mondo, hai ragione tra Le Bollicine e il resto c’è tanta differenza con 5 aziende su 15,ma esso sopratutto è intrinsecamente più vivace più dinamico, al suo interno ci sono fenomeni di aziende emergenti che non hanno scalato la tua classifica ma ci sono molto vicine.Mentre il resto della produzione vive di ritmi e dinamiche molto più lente,di fronte alle sfide di questa crisi vedremo quale modello reggerà meglio e avrà capacità di reagire, spesso il brand di successo fa storia a se e si allontana del territorio di origine,la territorialità è una stata una forza ma spesso anche un limite per le mancanze del sistema,la bollicina stessa è trasversale meno legata al territorio ed è riuscita a volare più in alto finora- oggi è questa una chiave secondo la mia opinione, sulla quale bisognerebbe giocare il rilancio del vino e di tutto ciò che gli gira intorno,Eno turismo gastronomia, ristorazione ,green economy, sono i sistemi territoriali che spesso vengono meno, o si esprimono in maniera inadeguata mentre potrebbero fare la differenza per sostenere un settore fragile fatto di tante piccole e medie aziende che da sole non possono reggere un confronto globale, mentre sotto l’ombrello dell’aggregazione territoriale il vino deve diventare testa d’ariete e testimonial di un territorio e portare indotto non solo a se stesso ma a ciò che gli gira attorno.
    Mi viene da pensare all’esempio dell’Alto Adige.

    11 giugno 2020 - 07:14

    GIULIO SANTILLO

    Ferrari e’ stato il primo ad usare la frase “Metodo Classico” sulle botiglie, al posto di “Methode Champenoise. Un Bravo!! ai Fratelli Lunelli

    21 luglio 2020 - 20:20

    GIULIO SANTILLO

    Ferrari e’ stato il primo ad usare la frase “Metodo Classico” sulle bottiglie, al posto di “Methode Champenoise. Un Bravo!! ai Fratelli Lunelli

    21 luglio 2020 - 20:22

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