Montevetrano – le nuove annate di Silvia Imparato


Vini Montevetrano Nuove annate

Vini Montevetrano Nuove annate

di Enrico Malgi

Riavvolgiamo per un attimo il filo della memoria, per tesaurizzare nella nostra mente l’ambizioso progetto partorito da una piccola e sconosciuta azienda vitivinicola della Campania che, andando coraggiosamente controcorrente, ha prodotto un vino unico nel suo genere che ha avuto, e continua ad avere per fortuna, tanto successo a livello planetario da più di un quarto di secolo, pur operando in un areale sino a qule momento sconosciuto. Il vino in questione si chiama “Montevetrano” e l’azienda omonima che lo produce, situata sui Colli Picentini che fanno da corona alla città di Salerno, appartiene alla “Grande Signora” Silvia Imparato che, complice il famoso enologo Riccardo Cotarella, lo produce con un blend campano-bordolese solo parzialmente riveduto e corretto negli ultimi anni.

Controetichette Vini Montevetrano - Nuove annate

Controetichette Vini Montevetrano – Nuove annate

La novità principale risiede nel fatto che in Campania, a differenza di quanto succede in altre regioni italiane comprese quelle del Sud, i vitigni internazionali, o più semplicemente quelli di provenienza francese, non hanno mai trovato qui piena cittadinanza. Soltanto il Patrimo dei Feudi di San Gregorio, prodotto con uve Merlot, è riuscito negli anni passati ad avere un certo successo. Il fatto è che i viticoltori campani sono molto affezionati a quelle poche varietà autoctone a bacca rossa (per i vini a bacca bianca non c’è proprio storia), come l’Aglianico, il Piedirosso, il Primitivo, il Casavecchia, il Pallagrello, il Tintore, ecc. per cui non c’è assolutamente bisogno di invertire la rotta.

Fino a qualche anno fa il Montevetrano ha rappresentato l’unicum aziendale, poi dal 2011 gli è stato affiancato l’autoctono Core Rosso di solo Aglianico ed infine nel 2015 ecco venire alla luce anche il Core Bianco, composto da Fiano e Greco.

Core Bianco Campania Igt 2017. Si tratta di un blend paritario di Fiano e Greco allevati nel Sannio, vale a dire le due varietà a bacca bianca più famose della Campania, stranamente poco usate insieme, a parte il Fiagre di Caggiano, il Palinure di San Salvatore (a cui si aggiunge anche una percentuale di Falanghina) e poco altro.

Criomacerazione con lungo periodo di maturazione sulle fecce fini, con batonnage settimanali. Fermentazione alcolica separata per la differente maturazione delle uve. Affinamento in bottiglia per quattro mesi. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Prezzo finale intorno ai 15,00 euro.

Il colore è già carico di un giallo paglierino lucente. Il naso annusa avidamente fascinosi e fragranti profumi di tanta buona frutta come la pesca, l’albicocca, la mandorla, la nocciola, l’ananas ed il pompelmo. Avvolgenza aromatica di fiori bianchi. Essenziali, variegati e compositi i sentori di muschio, camomilla, acacia, tiglio, tè, chiodi di garofano e cannella. Sbuffi minerali. In bocca entra un sorso elegante, fresco, morbido ed equilibrato e fatto segno poi ad una cristallina purezza tattile, che sfocia in uno sviluppo palatale incisivo, dinamico, succoso, sapido ed aggraziato. Slancio finale ritmico, tonico e persistente. Ottima esecuzione davvero. Su piatti di pesce senza pomodoro e carne bianca.

Core Rosso Campania Igt 2016. Aglianico in purezza coltivato nel Sannio e lavorato in acciaio ed in barriques nuove per dieci mesi. Il vino così ottenuto viene elevato poi in vetro per quattro mesi. Tasso alcolico di tredici gradi. Prezzo in enoteca di circa 15,00 euro.

Colore rubino-purpurea molto viva. Impronta aromatica affascinante, coinvolgente ed intensamente profumata, derivante da un caratteristico crogiolo principalmente ricco di pregnanze fruttate di ciliegia, susina, mora, mirtillo e ribes, innestate poi su cangianti proposizioni odorose di viola, erbe officinali e spezie rare. All’appello, poi, non mancano respiri terziari di balsamo, ginepro, china, incenso, tabacco, cioccolato e liquirizia. Timbrica terrosa e sulfurea, supportata da una verve tipicamente goudronesca. Pregevole sorso, ottimo per finezza, eleganza, limpidezza e carica glicerica. Trama tannica ben intessuta, che riporta la beva su binari perfettamente allineati. Ritmo incalzante, che mette in mostra uno sviluppo verticale di buona struttura. Nel complesso il vino riesce a raggiungere un perfetto equilibrio, denso di armonia e profondità. Scatto finale lungamente appagante ed edonistico. Gran bel vino davvero, che possiede una propria e decisa personalità. Serbevolezza sicuramente a lunga scadenza. Su un bel piatto di pasta al ragù e carne arrosto.

Montevetrano Colli di Salerno Igt 2017. Blend di Cabernet Sauvignon al 50%, Aglianico al 30% e saldo di Merlot. Dal 2010 è aumentata la percentuale di Aglianico a discapito del Merlot. Le varietà sono state allevate nel comune di San Cipriano Picentino. Vinificazione e fermentazione per venti giorni in acciaio, previo salasso del 15%. Affinamento in barriques nuove per un anno e poi elevazione del vino in boccia minimo sei mesi. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Prezzo in enoteca intorno ai 50,00 euro la bottiglia.

Si tratta di un vino straordinario del quale si è ampiamente discusso e che da anni mette tutti d’accordo unanimemente sia i critici e sia i consumatori. Tenendo presente poi che ogni anno fioccano i meritati e prestigiosi riconoscimenti, come quello immancabile dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso che anche questo millesimo 2017 ha ricevuto per il 2020.

Colore rosso rubino lucente. Spettro aromatico etereo e complesso: frutto purissimo di vivo splendore, con particolare riferimento al ricco corredo del sottobosco, incrociato poi a sbuffi floreali e ad influssi vegetali. Noce moscata, zenzero, chiodi di garofano e vaniglia sono le spezie che vanno ad alimentare ancora di più il meraviglioso puzzle. Graffiti empireumatici, balsamici e terrosi. Sorso carnoso, sensuale, imponente, maestoso, corposo, sapido, vibrante e croccante. Ma nelle pieghe il vino esibisce anche morbidezza, finezza e grande eleganza con nonchalance. Tannini ancora giovani, ma già avviati sulla strada della piena integrazione. Spinta l’acidità che dona freschezza a tutto il cavo orale. Verticalità e profondità gustativa. Retroaroma finemente persistente. Un vino che ancora una volta si esalta per il suo carattere imperioso e determinato, confermandosi così all’apice della gerarchia regionale. Potenzialità di serbevolezza senza tempo. Su un bel capretto al forno.

 

Azienda Agricola Montevetrano
Via Montevetrano, 3 – San Cipriano Picentino (Sa)
Tel. 089 882285 – Fax 089 882011
[email protected]www.montevetrano.it
Enologo: Riccardo Cotarella
Ettari vitati: 5
Bottiglie prodotte: 70.000
Vitigni: Aglianico, Fiano e Greco

5 Commenti

  1. Immaginiamo per un attimo una fotografa di successo tanti anni fa a tavola in uno dei tanti ristoranti che gravitano nelle vie intorno a piazza di Spagna a Roma dove si ritrova con un gruppo di amici cui fa parte un giovane enologo di ”buona speranza «al quale la nostra fa una proposta ”indecente” cioè di fare un grande vino nelle propietà di famiglia vicino Salerno e questi con l’incoscienza degli anni accetta e,come ben sappiamo,stravince la sfida.Immaginiamo poi un quasi giovane aspirante esperto di vino della provincia di Salerno che partecipa ad uno dei suoi primi impegni importanti al Cavalieri Hilton sempre a Roma che,attirato da un campanello ad un tavolo di degustazione,con sua grande sorpresa scopre che il vino tanto gettonato viene dall’amata ”Salierno Bella”.Momento memorabile per sempre impresso nella memoria che lui lega quasi ad un’ascetica esperienza di levitazione.Ritornando ora prosaicamente con in piedi per terra vorrei fare una sola considerazione:vini già godibili in uscita ma dopo qualche anno di affinamento in bottiglia sono da emozione.Un esempio su tutti:Montevetrano 2009 fino ad ora il miglior assaggio di quest’anno.Ad maiora semper da FM

  2. Eh sì caro Francesco, ne ho già parlato in un precedente servizio. A metà degli anni ’80 Silvia Imparato frequentava un cenacolo di giovani appassionati presso l’enoteca Roffi Isabelli a Via della Croce a Roma, vicino piazza di Spagna appunto e Trinità dei Monti. Di quel gruppo facevano parte alcuni esponenti della nouvelle vague capitolina e che poi quasi tutti sono diventati famosi. Tra gli altri c’erano Daniele Cernilli, Luca Maroni, Renzo Cotarella e Remy Krug. Proprio là si sono buttate le basi per il fenomeno “Montevetrano” , perché Silvia chiese a Renzo Cotarella, già famoso enologo, di dare un’occhiata al suo piccolo vigneto di famiglia a San Cipriano Picentino e Renzo invita suo fratello Riccardo a visitare l’azienda, consigliando poi di impiantare il quel territorio ancora vergine varietà bordolesi come il Cabernet ed il merlot. La prima vendemmia risale al 1991 con poche bottiglie ed il salto di qualità definitivo, anche grazie all’assaggio con relativo punteggio molto alto di 98/100 da parte di Robert Parker del millesimo 1993, fu la definitiva consacrazione di questo vino cult. Il resto è storia dei nostri tempi.

  3. Articolo ben scritto e che mostra appieno il valore e la bontà di ogni prodotto. Per quanto riguarda questo vino, quelli che si trovano a scaffale ei supermercati sono quelli originali? Come lo posso capire?

  4. Nel bene e nel male la grande distribuzione è il futuro del vino e non solo.Perché mai non dovrebbero essere originali quelli distribuiti nei supermercati?I falsi dei grandi vini ci sono ma che io sappia riguarda casi isolati non organizzazioni in grande stile.Il mio consiglio comunque è sempre quello di visitare le cantine che su appuntamento sono quasi tutte disposte all’ accoglienza ed alla vendita diretta fare scorta e godersi le bottiglie in vari stadi di affinamento.FM

  5. Ben detto caro Francesco, concordo in pieno. Senza dimenticare ovviamente che anche le enoteche fanno la loro parte con serietà ed impegno, proponendo sempre ottimi vini come appunto questi di Montevetrano.

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