Non chiamatelo” poverello”. Lode ai fagioli di Mormanno
di Pinuccio Alia
Settembre, nelle cucine del Sud, non è un mese: è un passaggio.
Gli orti si svuotano, le madie si riempiono, e le famiglie tornano a preparare quei piatti che segnano l’inizio della stagione lenta.
Tra questi, la minestra di fagioli poverelli freschi, una ricetta classica domestica che ha accompagnato generazioni.
Zia Angelina la cucinava come si tramanda una consuetudine: senza misurare nulla, affidandosi alla memoria e alla qualità di ciò che arrivava dall’orto.
Una ricetta che non pretende di stupire, ma di confermare: “la cucina regionale vive di continuità, non di effetti speciali.”
La lista della spesa
Fagioli poverelli di Mormanno — 1 kg
Fagiolini freschi — 500 gr
Sedano accio — una costa
Patate silane — un paio
Pomodori San Marzano — un paio
Cipolla — uno spicchioOlio extravergine d’oliva — q.b.Sale — q.b.Basilico fresco — qualche fogliaIl procedimento
1/Sgranare i fagioli poverelli dai baccelli.
2/Pulire il sedano, eliminare i fili e tagliarlo a tocchetti.Spuntare i fagiolini e ridurli in pezzi regolari.Sbucciare le patate silane e tagliarle a cubetti, da aggiungere in seguito.
3/Scottare i pomodori San Marzano e privarli della pelle
4/.In una pentola capiente, soffriggere cipolla e sedano in olio extravergine.Aggiungere fagioli, fagiolini e pomodori.Coprire con acqua fredda
5/.Portare a bollore, poi abbassare la fiamma e cuocere per circa mezz’ora.
Quando i fagioli risultano quasi teneri, unire le patate.
6/Proseguire la cottura per un’altra mezz’ora.Regolare di sale.Spezzare il basilico fresco con le mani e aggiungerlo a fuoco spento.
Oggi la stessa minestra si potrebbe preparare con fagioli “biologici” acquistati online, corredati da certificazioni e QR code che raccontano più di quanto serva sapere.
Zia Angelina non aveva bisogno di etichette: la sua tracciabilità era il campo, la stagione, la memoria.
Forse il valore da tramandare non è la ricetta, ma la capacità di riconoscere il momento giusto — quello in cui i fagioli sono pronti, e la cucina torna a essere un gesto di verità.
Ed il gradimento delle nostre persone amate è il motivo per cui essere fieri
Ricordiamoci!!!
«Il fagiolo è il più democratico dei legumi: cresce dove può, nutre chi deve, non chiede privilegi.»
Così annotava Alexandre Dumas, che nel suo Grand Dictionnaire de Cuisine dedicò ai legumi pagine di sorprendente rispetto.
Per Dumas, il fagiolo era “un compagno di viaggio dell’umanità”, presente nelle tavole povere e in quelle ricche, capace di adattarsi a climi, culture, necessità.
Il fagiolo poverello, in particolare, è un archivio naturale: conserva la luce dell’estate, la freschezza della terra, la pazienza di chi lo ha seminato.
È un alimento che non si limita a nutrire: racconta.
Racconta di mani che sgranano, di famiglie che aspettano, di pentole che borbottano.
Racconta che la cucina regionale non è folclore, ma identità.
E che ogni volta che un fagiolo cuoce, una storia si rimette in cammino.”La cucina è la più antica delle arti e la più nuova delle scienze.» diceva Bertrand Russell.
Buona Vita!!

