Novant’anni della Capannina di Capri, una storia pazzesca

19/10/2021 604
Jacqueline Kennedy e Onassis alla Capannina
Jacqueline Kennedy e Onassis alla Capannina

di Santa Di Salvo

Nella foto più famosa del locale c’è Jackie radiosa accanto ad Aristotele Onassis, entrambi sorridenti davanti alla chitarra di Scarola, chansonnier caprese doc. In piedi accanto a loro Antonio De Angelis, anima e cuore del ristorante “La Capannina”. Novant’anni dall’apertura e sembra un giorno, un pezzo di storia caprese ”since 1931”, come recita il logo del locale. Capri è sempre Capri, mentre gli altri arrancano, qui il jet set è di casa, oggi come ieri. Quella volta però, racconta Antonio, 83 anni a breve e ancora patron che prende le comande in sala, un po’ di emozione non mancava. “Era il 1972, quando il consolato Usa mi telefonò per annunciarmi la visita di Jackie Kennedy restai turbato. Poi tutto fu molto easy, noi conoscevano già Onassis, affezionato cliente che dal Christina portava da noi a cena l’intero equipaggio del panfilo”. Proprio un debutto vip non fu, visto che alla Capannina, ancora prima, ci passava anche Reza Pahlavi, scià di Persia con la moglie Soraya. L’”imperatrice triste”, così la chiamavano, si animava molto davanti al raviolo caprese. Tant’è vero che anche dopo il ripudio da parte dello Scià, quando l’Iran non fu più sinonimo di lusso, Soraya continuò a frequentare Capri e a cenare con la madre al suo ristorante prediletto.

Festeggia novant’anni La Capannina e il solo dispiacere è di non averlo celebrato con una grande festa, causa pandemia. Francesco De Angelis, terza generazione, per ora regala ai suoi clienti una deliziosa shopping bag disegnata per l’occasione e promette che qualcosa presto si farà. Intanto però bisogna ricordare quasi un secolo di vita di questo ristorante-icona della cucina caprese. Ancora oggi i piatti restano gli stessi, oltre al raviolo sono celebri la scarola ’mbuttunata con uvetta e pinoli, il purè di ceci e gamberi, il calamaro ripieno, la caprese al limone, e il mitico pollo alla caprese che Aurelio De Laurentiis e Fiona Swarovski ordinano puntualmente ancor prima di arrivare a cena. Ma che c’è di tanto speciale in questo pollo? “Che dirle, è una specie di cacciatora eseguita secondo una vecchia ricetta di papà, certo piace molto…” risponde sornione Antonio. Papà si chiamava Francesco, veniva da Amatrice, lavorò due anni come chef al Quisisana, poi nel 1929 aprì la trattoria Savoia vicino alla Piazzetta. Monarchico sfegatato, aveva per clienti tutti i marinai del re. Con la moglie Teresa Esposito aprì nel 1931 La Capannina e oggi la quarta generazione De Angelis, con Piero e Andrea, è già pronta a continuare la tradizione.

La cucina isolana piace molto anche all’estero, tant’è vero che Antonio sposa l’italo-americana Aurelia che aveva un analogo locale italiano a Palm Beach. E ancora oggi i legami sono rimasti, il figlio Francesco due anni fa è stato invitato da Gaia de Laurentiis, nipote di Dino, a far scuola di cucina caprese sul suo Food Network e ha partecipato a Miami a importanti manifestazioni ispirate alla cucina italiana.

I racconti di Antonio sono bellissimi e disegnano un pezzo di storia della Capri glamour. Michael Douglas si commuove davanti alle foto del padre Kirk Douglas scattate tanti anni fa nel locale, Julia Roberts chiede ogni volta la sua pezzogna in crosta di patate, Sylvester Stallone ordina sempre gli scialatielli ai frutti di mare, Diego Maradona è stato l’unico a scatenare l’inferno tra i ragazzi dell’isola che si arrampicavano ovunque pur di vederlo e toccarlo, Kashoggi e il suo equipaggio fanno riaprire il ristorante alle due di notte per un piatto di fettuccine alla bolognese. Oggi La Capannina s’è fatta in tre: oltre al ristorante, “La Capannina più” è un catering di lusso per gli yacht e un eccezionale wine bar gestito da Renata che rifornisce la clientela di Sassicaia, Ornellaia e Masseto; infine la Capannina Bar è il ritrovo di chi ama gustare un buon bicchiere di vino fino alle 2 di notte.

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