Obiettivo Valtellina: il Nebbiolo e la gastronomia delle Alpi, fanno tappa a Milano


Obiettivo Valtellina - banco d'assaggio

Obiettivo Valtellina – banco d’assaggio

di Simona Paparatto

La Valtellina, dichiarata Paesaggio Rurale Storico UNESCO dal 2020, è caratterizzata da una bellezza naturale senza pari. Circondata dalle imponenti Alpi Retiche ed Orobie e solcata dal fiume Adda (che dal Passo dello Stelvio confluisce nel Lago di Como), è lunga, profonda e stretta, tanto che per alcuni tratti non conta più di due chilometri di larghezza. I pendii ripidi ed i terrazzamenti vitati (opera d’ingegneria millenaria), sostenuti da muretti a secco, creano uno scenario spettacolare. Qui, il Nebbiolo delle Alpi, rappresenta un’eccellenza enologica. La combinazione del terreno calcareo (ricco di scisti e minerali, con poca argilla e poco suolo), del clima alpino, (con vento freddo proveniente dal ghiacciaio, insieme alla Breva, vento caldo che soffia dal lago di Como) e di significative escursioni termiche, conferisce al Nebbiolo un carattere unico per struttura, acidità, freschezza e sapidità, sviluppandosi con meno tannini, ma con una maturazione fenolica del frutto più accelerata rispetto al Nebbiolo delle Langhe.

La Valtellina è luna valle alpina lunga e stretta

La Valtellina è luna valle alpina lunga e stretta

II vino valtellinese è stato protagonista dell’ evento svoltosi il 15 maggio scorso a Milano, presso la Casa degli Artisti di Corso Garibaldi, grazie al Consorzio di Tutela Vini di Valtellina (unico consorzio italiano a vantare due DOCG coincidenti per territorio e vitigno: Valtellina Superiore e Sforzato di Valtellina), condotto da Danilo Drocco Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Valtellina, da Gabriele Gorelli, primo Master of Wine Italiano ed animate da Giacomo Mojoli, consulente del Consorzio, che da 35 anni segue da vicino il territorio.

A Milano ci sentiamo a casa – commenta Danilo Drocco, Tanti sono i rapporti che legano la Valtellina alla città e ai milanesi. La connessione della Valtellina con Milano è alimentata anche in virtù dell’evento internazionale delle Olimpiadi Invernali, Milano-Cortina 2026. Il Nebbiolo delle Alpi può diventare, con le altre eccellenze enologiche lombarde da proporre ai numerosi turisti che visitano Milano, il vino rappresentativo della città, capace di essere abbinato ai piatti tradizionali ma anche di saper rispondere alle necessità di una ristorazione globale. La bellezza e la naturale biodiversità della Valtellina sono direttamente espresse nelle caratteristiche organolettiche del nostro Nebbiolo: eleganza, freschezza e sapidità. “

Tre sono state le masterlab riservate alla stampa e agli operatori professionali HoReCa.

Obiettivo Valtellina_masterlab sul Valtellina Superiore DOCG

Obiettivo Valtellina_masterlab sul Valtellina Superiore DOCG

La prima “Valtellina Superiore: l’autentica unicità del Nebbiolo di montagna tra cambiamenti climatici, terrazzamenti, altimetria e biodiversità” ha visto sette vini in degustazione, scelti non per l’alta qualità, ma per le differenze, per sottolineare la variabilità di questo territorio. La Valtellina si è originata insieme alle Alpi dallo scontro tra placca africana e placca europea, per questo le rocce sono mescolate tra di loro: lo scisto c’è ovunque, ma a pochi metri di distanza da una parte all’altra, si nota una diversificazione del terreno. Perfino all’interno di ogni terrazza ci sono differenze! È una valle che si estende da est a ovest per 50 km, subito sopra Sondrio. Si parla di biodiversità per il clima polarizzante: pur essendo in montagna, d’estate le alte temperature fanno si che crescano le Opuntie, le stesse piante che si trovano anche in Sicilia. Sul versante Retico, il fronte che intercetta tutta la luce nonostante il freddo, 1900 sono le ore di luce all’anno e solo 820 gli ettari piantati a vigneto, tra 300 e 800 mt di altitudine, su incredibili pendenze. Valtellina significa viticoltura eroica con terrazzamenti dati da 2500 km di muretti a secco (forte sfida dell’uomo alla natura) e 1500 ore di lavoro annuo per ettaro: una quantità enorme! L’investimento in termini di tempo e il risultato quantitativo di lavoro esclusivamente manuale, è impressionante. La DOCG a cui si è fatto riferimento in questo incontro è Valtellina Superiore con le sue sottozone che sono cinque e si snodano da ovest a est: Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno, Valgella. La zona (compresi Rosso IGT e Sforzato DOCG) conta 3,2 milioni di bottiglie prodotte.

Il primo vino in degustazione, il Nebbiolo 2014 di Marcel Zanolari (senza sottozona), piccolo produttore biodinamico che fa appassimento parziale in vigna, è l’esempio di vino che a nove anni di distanza, parla di un’annata difficile e piovosa in maniera positiva. Fresco, netto, con un naso quasi citrino (di un’annata fredda), ma che per un appassimento parziale in vigna ed un giusto utilizzo della barrique, è riuscito a mantenere un’ottima scorrevolezza.

Il secondo vino, Grumello 2018 Riserva Vigna Dossi Salati di Dirupi. Grumello ha 80 ettari divisi tra molti produttori (di grande interesse per fare vini differenti). L’annata 2018 è stata buona e solare. La zona del Grumello è caratterizzata da assenza di argilla e dal pochissimo terreno, dovuto al ritiro del ghiacciaio. Il vigneto è a 570 metri sopra Sondrio. Uscito almeno dopo 36 mesi dalla vendemmia, ha un impatto del legno incisivo (almeno un anno, con 35 giorni di macerazione): i tannini sono definiti e succosi, è salino, con spessore e ottima persistenza. Articolato, ma che si snoda molto bene.

Autentica unicità del Nebbiolo di montagna

Autentica unicità del Nebbiolo di montagna

Valgella 2019 Cà Morei di Sandro Fay Annata qualitativamente molto buona. Sottozona a est, verso il comune di Tirano, regala un’espressione molto fine nel vino, che è fresco, dal frutto croccante, ma che va aspettato. I vigneti qui sono ondulati e morbidi, con minor pendenza a differenza dei Dossi Salati, che scendono quasi dritti su Sondrio. Latitudine, altitudine, pendenza, e conformazione dei terreni, sono Importanti fattori che creano incisive differenze nei vini.

Maroggia 2019 di Agrilu 50 km più a ovest rispetto alla Valgella di Fay. Sottozona recente in cui non si raggiungono le 10 mila bottiglie di produzione annua. Sentori più allargati, quasi sciroppati, ma delicati e piacevoli, in cui Rossola e Prugnola creano il blend con il Nebbiolo (siamo verso il lago di Como quindi le temperature sono più alte con maggior umidità per l’influenza del vento caldo della Breva). La tessitura è gessosa, sassosa, quasi sabbiosa. Il frutto, che è fresco, si rivela dopo la deglutizione. Chiude con una punta speziata ed un morso acido molto piacevole, che ben si abbina a diversi piatti.

Sassella 2019 Stella retica di Arpepe Un vino “istituzione” con un vigneto inerbito e una pendenza ragguardevole. Grande sottozona. Interessante notare come il vino faccia più di 100 giorni di macerazione in tini da 50 ettolitri, a cappello sommerso. Pungente all’inizio, diventa poi fine, agile, slanciato con una texure gessosa, facendo della precisione e della nettezza del frutto il suo cavallo di battaglia.

Grumello 2019 Riserva di Luca Faccinelli Il terreno compatto costrittivo per la pianta, e l’affinamento di 24 mesi, creano un aspetto denso, potente e generoso.

Chiudendo con Inferno 2020 di Marco Ferrari. Inferno è una sottozona con somme termiche vicine a quelle della Sassella, più alte rispetto alle altre sottozone ed a quelle del Valtellina Superiore. Ferrari ha vigne molto vecchie anche di 80 anni a quasi 500 mt slm. Il vino è quindi molto interessante. Questo è il più giovane ed è quello che parla succosità, con approccio piemontese, ma sempre molto fine, con marcate profumazioni di fiori rossi essiccati, fresco ma soprattutto teso, netto pulito (con legni di vari passaggi).

Queste le parole chiave sottolineate da Mojoli, sul vino valtellinese: frutto e succosità, slancio, agilità, croccantezza, sassosità e aspetto salino (che un tempo spaventava soprattutto quando si parlava di acidità salina nei vini rossi), oggi ricercato.

Obiettivo Valtellina - gastronomia e vino a confronto

Obiettivo Valtellina – gastronomia e vino a confronto

Nella masterlab “Valtellina: gastronomia e futuro, il richiamo della montagna”, condotta da Paolo Marchi, ideatore e curatore di Identità Golose, si è parlato di ristorazione, delineando la situazione attuale e le prospettive. Con un partere di rilievo: Gabriele Gorelli, Carlo Passera (coordinatore della redazione di Identità Golose), lo chef stellato Alessandro Negrini, Giacomo Mojoli, Stefano Ciabarri (produttore e artigiano di salumi), Gianluca Bassola (patron del Trippi di Sondrio) e l’allevatore Roberto Nani. Una interessante chiacchierata partita dai vini di Valtellina, ormai affermati e consolidati con un certo prestigio nel panorama vitivinicolo italiano. Al contrario, il mondo gastronomico di questo lembo di terra ai piedi delle Alpi, deve trovare una propria identità, ed una fama almeno pari a quella del suo vino. Questo tipo di proposta manca ancora, forse perché ci si riferisce a un territorio di confine, forse perché il ristoratore non è abbastanza ambizioso e non crede nei “suoi” prodotti tipici, che sono da considerarsi eccellenze, senza nulla da invidiare alle altre zone d’Italia. Servono, dunque, talenti che lavorino sul campo, che svolgano attività di corretta comunicazione, atta a rendere la Valtellina un palcoscenico mondiale, sul quale mostrare con orgoglio l’autentica unicità di un territorio con le sue meraviglie, non solo vinicole, ma anche paesaggistiche e gastronomiche (come i pizzoccheri fatti con le giuste farine e la bresaola solo di eccellente qualità), valorizzando i prodotti artigianali raccontandoli con amore e soprattutto proponendoli, per farli conoscere ed apprezzare dagli oltre quattro milioni di turisti che ogni anno popolano la valle, così come viene fatto nelle Langhe, per esempio. Questo richiede originalità e cultura del progetto, colta analizzando le cose ben riuscite per riconfermarle ed abbandonando definitivamente le altre, facendo anche piccoli passi, ma concreti.

Terza Masterlab - Gli Sforzato DOCG

Terza Masterlab – Gli Sforzato DOCG

Nel terzo incontro “Sforzato contemporaneo – Territorio, tecnica, ricerca: capire il vino più emblematico della Valtellina” si è parlato dell’unico Nebbiolo fatto con la tecnica dell’appassimento: lo Sforzato di Valtellina DOCG, individuandone quattro tipologie nelle quali vi sia territorialità con spunti per delineare lo Sforzato che verrà. Un tempo era visto come un vino potente da centellinare davanti ad un camino o leggendo un buon libro. Lo Sforzato di oggi è invece un vino fresco, elegante e bevibile a tutto pasto: importante, complesso, ma certamente non complicato. Questo è un vino di metodo, meno limitato dal punto di vista geografico, in cui non si può parlare di sottozone come nel Valtellina Superiore DOCG: dopo la vendemmia manuale (quando ancora le uve sono molto croccanti e turgide), i grappoli vengono adagiati su dei plateaux e posti in fruttaio per circa 100 giorni per permetterne le modifiche enzimatiche. Le uve si avvizziranno tramite eliminazione della parte acquosa, preservando polifenoli, contenenti zuccheri e parte acida. Con vigne ad alta quota e vendemmie anticipate, si riesce anche ad abbassare il grado alcolico.

Fiori di Sparta 2017 di La Grazia Vendemmia particolarmente difficile per una pesante gelata primaverile. Novanta giorni di appassimento. Al naso sentori lattici, di cappuccino. Fresco, fine, equilibrato.

Infinito 2018 di Tenuta Scerscè Ciliegia sotto spirito, speziatura, pungenza alcolica: più ampio rispetto al primo, con note di fiori essiccati. Avvolgente, netto, delineato. Vino verticale in cui i tannini si sentono bene.

Ventum 2020 di Convento San Lorenzo. Al naso si sente subito l’impatto del legno aromatico che rende il vino assolutamente originale. Ricco e concentrato, ottimamente godibile. È un vino prodotto da Mamete Prevostini, anche se il nome non è menzionato in etichetta.

5 Stelle 2020 di Nino Negri Ampio il ventaglio di profumi, con fiori secchi, spezie e ricordi balsamici. Prugna nera matura. Avvolgente e croccante in bocca. Fine ed equilibrato.

La Valtellina oggi ha un’occasione”, commenta Gabriele Gorelli, “in un mondo che cerca rarità e vini di territorio c’è una grande opportunità da cogliere, specialmente parlando di Nebbiolo delle Alpi. Lavorare sull’originalità – o meglio, l’unicità – di una varietà reputata per vini di altissima qualità in una denominazione con un territorio irripetibile è la scelta vincente. Inoltre, la latitudine di beva dei Valtellina è particolarmente ampia e permette di soddisfare il mercato anche con l’estate alle porte”. 7)

Con il suo sguardo locale e al tempo stesso internazionale, Gorelli aggiunge: “L’esercizio della masterlab ’Sforzato contemporaneo’, assaggiando quattro esempi, è stato quello di individuare le caratteristiche che lo Sforzato dovrebbe avere per presentarsi al mercato di domani. Il tema è quello di affrancarsi dal ‘vino da meditazione’ e far capire che lo Sforzato può essere il meglio dei due mondi: un appassimento avvolgente con il carattere distintivo del Nebbiolo”.

Il pubblico degli appassionati ha potuto accedere al banco di assaggio per degustare la varietà dei vini proposti da 33 aziende produttrici, aderenti al Consorzio, presenti all’evento: Agrilu, Alberto Marsetti, Aldo Rainoldi, Alessio Magi, Alfio Mozzi, Arpepe, Balgera, Ca’ Bianche, Caven, Contadi Gasparotti, Convento San Lorenzo, Coop. Triasso e Sassella, Dirupi, F.lli Bettini, Folini, Il Gabbiano, La Grazia, La Perla, La Spia, Le Strie, Luca Faccinelli, Mamete Prevostini, Marcel Zanolari, Marco Ferrari, Nicola Nobili, Nino Negri, Plozza, Rivetti & L’orco, Riter, Sandro Fay, Tenuta Scerscé, Triacca, Walter Menegola.

 

Consorzio Tutela Vini di Valtellina

Via Perego, 1 – 23100 Sondrio

Tel: +39 0342 200871

Mail: [email protected]

Sito web: www.vinidivaltellina.it