Peppe Guida: come sono diventato miglior comunicatore digitale per il Gambero? Semplice: restando virtuoso anche a casa mia, in una parola: restando me stesso senza trucchi e senza smanettoni

3/12/2020 2.3 MILA
Peppe Guida
Peppe Guida

di Teresa De Masi

Le idee migliori giungono a volte in maniera inaspettata.

A Peppe Guida, saldamente al 4° posto nel segmento Trattorie di 50 Top Pizza con Villa Rosa di Nonna Rosa, sinora, era capitato solo in cucina. Chi lo conosce sa che, infatti, la creazione dei suoi piatti migliori è quasi sempre avvenuta in pochi attimi: a lui basta infatti ritrovarsi tra le mani un ingrediente per entrarvi immediatamente in sintonia  e scoprire in testa un’idea nuova da trasformare in un piatto, quasi fosse la cosa più naturale del mondo.
Quello che però neppure Peppe Guida era mai riuscito ad immaginare è che questo approccio con la cucina avrebbe finito per portargli un riconoscimento assolutamente imprevisto e inaspettato: diventare una star del web. Ne abbiamo parlato a giugno:

IL CASO | Peppe Guida diventa una star dei social a 55 anni con la figlia Rossella. Marketing o ufficio stampa? Niente di tutto questo: è bastato essere se stessi a chilometro zero!!!

Di qualche giorno fa anche il premio miglior comunicazione digitale della rivista Gambero rosso.
E’ accaduto a marzo, nei momenti peggiori della pandemia e dopo aver preso la decisione – dolorosissima – di chiudere l’Antica Osteria Nonna Rosa perché le condizioni del locale non permettevano  ai clienti  – e al personale – di poter pranzare in sicurezza.

Peppe Guida
Peppe Guida


Peppe, come ti è venuta l’idea delle dirette?

Non è stata una cosa meditata, semplicemente un’idea improvvisa.

Tutto è nato dalla mia incapacità di vivere quella improvvisa condizione di reclusione in cui tutti ci eravamo ritrovati all’improvviso e dal fatto che ho la fortuna di avere il ristorante all’interno di casa mia.  Da qui, la domanda: perché non approfittare di quel momento per raccontare un po’ di me, della mia famiglia e della mia cucina?

All’inizio mi è sembrata un’idea un po’ folle ma che  piano piano ha finito per prendere forma. Anche perché via via che la situazione sia andava aggravando a tutto questo si era aggiunta una sensazione quasi di angoscia: pensavo a quanti stavano vivendo quei momenti da soli, senza la fortuna di una famiglia intorno, e a quanti stessero provando la difficoltà quotidiana di mettere un piatto in tavola (perché per molti, non dimentichiamolo, la pandemia è stato anche questo).

E credo che il  successo  delle dirette sia stato dovuto proprio al fatto che chi mi ha seguito ha colto subito la molla che mi spingeva a fare quelle dirette: il mio obiettivo non era la comunicazione, non avevo fatto calcoli di nessun tipo.

Semplicemente dicevo una cosa che tutti – io per primo – avevamo bisogno di sentirti dire: restistiamo insieme a questo momento terribile e facciamolo standoci vicini, ogni giorno. Chiedendoci ogni giorno come andava, se fosse Tutt’a ppost?! , perché alla fine le persone che si collegavano il più delle volte di questo avevano bisogno, più che di una ricetta.

Peppe Guida
Peppe Guida

E’ stato un momento in cui tutti facevano dirette: quando hai capito che stavi facendo qualcosa di diverso da quello che facevano gli altri?

E’ stato quando abbiamo realizzato l’idea de la pastiera da sud a Nord, quando ci siamo ritrovati on line in centinaia a preparare la pastiera per Pasqua. Ma anche in quel momento, devo dire, ho colto l’emozione collettiva che stavamo vivendo insieme e non ho certo pensato alle potenzialità comunicative di un evento mediatico. Semplicemente, in quel momento mi accontentavo di vivere momenti che mi aiutavano a stare bene e non certo quello che sarebbe stato giusto fare dal punto di vista della comunicazione.

Ho capito cioè  che quelle dirette mi facevano provare una serenità altrimenti difficile e probabilmente è stata una sensazione che sono riuscito a trasmettere a chi mi seguiva, visto che il pubblico aumentava ogni giorno in maniera esponenziale.

 

Cosa ti è piaciuto di più del racconto che hai fatto di te stesso e del tuo lavoro in quei momenti?

La vicinanza della mia famiglia, innanzitutto: l’avere accanto in ogni momento mia figlia Rossella – senza il suo aiuto non sarei riuscito a fare neppure una diretta di un minuto! – ma anche quella di mia madre,  Nonna Rosa, che seduta in un angolo della sua cucina ci osservava scuotendo la testa, senza neppure capire davvero quello che stavamo facendo.
Ma non solo: la cosa che ho amato è stato il poter fare, finalmente, un racconto di me stesso diverso da quello a cui ero abituato. Ho potuto raccontare di  Montechiaro, della mia passione per l’orto e per la coltivazione diretta della maggior parte degli ingredienti che uso nella mia cucina.


Prova a raccontarne anche a noi: cosa rappresenta per te Villa Rosa – La casa di Lella a Montechiaro?

E’ il mio ritorno alle origini: non è solo un luogo dal panorama spettacolare ma è lì in cui la mia cucina acquista davvero un senso. Le mie mattinate iniziano infatti tutte con un giro nell’orto alla scoperta di quello che nasce ogni giorno: da quello traggo ispirazione, sia per la composizione del menù che per immaginare piatti nuovi.

In fin dei conti la struttura di Montechiaro è nata proprio per questo: per consentirmi di realizzare quello che avevo in testa da sempre: una cucina fatta di ritorno alle origini, che nasce dalla conoscenza fisica di quello che ho tra le mani, dalla semina al raccolto. Con tutti i momenti che lo accompagnano: quelli fatti della gioia di quando capisci che stai finalmente per raccogliere quello che hai seminato, ma anche della dolorosa sensazione dei momenti in cui guardi il cielo preoccupato per una possibile grandinata che in pochi momenti può distruggere il lavoro di un anno intero.

In quei momenti capisci che cucinare bene non è solo abilità ma soprattutto  rispetto della materia prima che hai tra le mani: perché alla fine è da lei che dipendi. Ed è solo grazie a questo che ti vengono le idee migliori per valorizzarla in pieno anche attraverso la ricerca di modi che impediscano lo spreco.  Per esempio, proponendo piatti che nascono anche attraverso l’uso di quelle parti che di solito vengono scartate: non a caso, infatti, amo ripetere che in cucina non si butta via nulla. E non solo per il sapore che ne possiamo ricavare.
Oppure scegliendo di raccogliere anche l’acqua piovana: abbiamo costruito  un sistema di raccolta che dalle grondaie finisce ad una cisterna in cui la raccogliamo per poterla usare per irrigare gli orti.

E a questo proposito vorrei aggiungere una cosa: sono stato particolarmente felice della scelta  compiuta dalla Michelin di conferire la Stella Verde agli chef che hanno messo questi valori al centro della loro cucina. E’ una scelta importante, basata su una idea precisa del futuro e dalla consapevolezza che la cucina  non può e non deve prescindere dal rispetto degli elementi  che la rendono possibile.

E dalla conoscenza di questi: non puoi rispettare davvero la terra se non la conosci da vicino, se prima di sporcarti le mani in cucina non accetti di sporcartele nell’orto o in riva al mare con i pescatori: perché quando parti da queste basi ogni ingrediente, anche il più semplice, acquista un valore unico. Una patata, per esempio, quasi sempre è solo un tubero. Ma quando, come me, hai la fortuna di vederla nascere anche grazie al tuo lavoro diventa molto di più: è qualcosa che profuma della terra in cui è nata, del vento che ha accarezzato le piante per mesi e un po’ anche dell’odore del tuo sudore.

 

La domanda finale: cosa rappresenta per te questo premio del Gambero Rosso. E continuerai con le dirette quando  – presto, speriamo – la pandemia sarà solo un brutto ricordo?

Al di là della soddisfazione, per me questo premio ha un valore grandissimo: è la conferma di una via da seguire, rappresenta non solo la possibilità ma anche la necessità di raccontare le cose che ho appena descritto.

Perché è facile scegliere di essere virtuosi all’interno della cucina di un ristorante. E’ meno semplice esserlo a casa propria, soprattutto in momenti duri come questi: e scegliere di parlare di queste cose ogni giorno con migliaia di persone significa contribuire a fare di queste idee un piccolo patrimonio collettivo.
E sentire persone che nelle mie dirette mi ringraziano perché – per esempio – hanno scoperto che grazie agli scarti delle verdure possono fare delle basi di cottura  buonissime mi rende sinceramente molto felice.

E continuerò a fare queste dirette, magari cercando nuovi spunti e nuove forme,  ma non smetterò: perché riuscire a condividere e fare crescere ogni valori come il rispetto per il cibo credo sia oggi una delle scommesse più grandi per uno chef.

E avere trovato questo modo di viverla ogni giorno con tanti appassionati è un motivo di grande felicità. E questa resta la cosa di cui  oggi – più che di altro – continuo a provare bisogno.

Foto di Lido Vannucchi e Rosaria Orrù

Peppe Guida miglior comunicatore web

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