Pizza a Vico, il sapore che attraversa i confini


Da martedì 15 a giovedì 17 settembre la nona edizione della manifestazione: 30 pizzerie, cento pizzaioli e 78 proposte. Dopo New York, la sfida è portare nel mondo la Pizza di Vico senza perderne il carattere

Pizza a Vico, il sapore che attraversa i confini

di Antonino Siniscalchi

La Pizza di Vico prova ad attraversare i confini senza perdere il proprio accento. È questa la sfida della nona edizione di Pizza a Vico, in programma da martedì 15 a giovedì 17 settembre sul tema “Un sapore senza confini”. Un’edizione che guarda lontano, dopo la partecipazione al Summer Fancy Food Show di New York e la presenza del manifesto e del video della manifestazione sui ledwall di Times Square, ma che mantiene il suo baricentro a Vico Equense.

Una vetrina internazionale può accendere i riflettori su un prodotto, ma non basta a costruirne la reputazione. Quella passa dalla qualità dell’impasto, dalla cottura, dalle materie prime e dal lavoro dei pizzaioli.

Nel 2023 il Comune di Vico Equense ha riconosciuto con la De.Co. Pizza di Vico, dando una forma ufficiale a una consuetudine gastronomica consolidata. Non una DOP o una IGP, ma un riconoscimento dell’identità locale di un prodotto diventato negli anni parte del patrimonio della città.

«Pizza a Vico è uno degli strumenti più importanti attraverso i quali Vico Equense può raccontare la propria identità al mondo», spiega il sindaco Peppe Aiello. «La presenza a New York dimostra la capacità di partire dalla tradizione per confrontarsi con una dimensione internazionale». La manifestazione, sottolinea, «non è soltanto promozione: è anche comunità, solidarietà e partecipazione».

Il cuore dell’appuntamento saranno 30 pizzerie e cento pizzaioli, impegnati nella preparazione di 78 proposte tra Margherita, Marinara e Pizza Speciale. Per la prima volta sarà il pubblico a scegliere la preferita attraverso il ticket d’ingresso e il QR code collegato alla manifestazione.

Tre interpretazioni del prodotto: la Margherita come banco di prova della tecnica, la Marinara nella sua essenzialità, la Speciale come spazio per la ricerca. La creatività, però, acquista valore quando riesce a mantenere equilibrio e leggibilità.

Pizza a Vico, il sapore che attraversa i confini

Accanto ai forni ci sarà la filiera agroalimentare campana, con i Consorzi di tutela del Provolone del Monaco DOP, Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP, Pomodoro San Marzano DOP e Rucola della Piana del Sele IGP, oltre alla Noce della Penisola Sorrentina, alla Castagna del Monte Faito, all’olio extravergine di oliva, alle produzioni casearie vicane e alle farine.

«La pizza è espressione di un patrimonio fatto di qualità, saperi e lavoro», osserva Maria Carmela Serluca, assessora all’Agricoltura della Regione Campania. «Il suo valore sta anche nella capacità di mettere al centro l’intera filiera e di valorizzare le materie prime regionali».

La pizza, prima di arrivare al forno, attraversa infatti una lunga catena produttiva. La farina nasce dal grano, il pomodoro dalla terra, il fiordilatte dal latte, l’olio dalle olive. Il pizzaiolo è l’ultimo interprete di questo percorso.

Lo ricorda Valentina Stinga, presidente di Coldiretti Napoli: «La pizza non nasce nel piatto o nel forno, ma nel campo». Da qui la necessità di rafforzare «la cooperazione tra produttori e pizzaioli, perché le eccellenze agricole possano ottenere la visibilità e la redditività che meritano».

Pizza a Vico, il sapore che attraversa i confini

In questo quadro si inserisce la presenza di Antimo Caputo del Mulino Caputo e degli altri protagonisti della filiera. La qualità della farina, del pomodoro e degli altri ingredienti diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica.

La crescita di Pizza a Vico ha intanto allargato il suo raggio d’azione. La partecipazione americana ha portato la manifestazione oltre i confini nazionali, rafforzando il legame con la promozione turistica del comprensorio.

«Un prodotto identitario può diventare motore di promozione per un intero territorio», sottolinea Vincenzo Cirillo, consigliere della Città Metropolitana di Napoli delegato alla Promozione del Territorio. «Quando la Pizza di Vico arriva all’estero, porta con sé anche la costiera sorrentina e l’area metropolitana di Napoli».

Una prospettiva condivisa da Margherita Aiello, presidente di Acove e Aicast Vico Equense, che guarda alla dimensione internazionale come a una naturale evoluzione della manifestazione. «Abbiamo il compito di far conoscere questa identità senza chiuderla dentro i nostri confini», dice. «Un sapore senza confini significa partire dalla storia di Vico Equense e portarla sempre più lontano».

Pizza a Vico, il sapore che attraversa i confini

Il programma dei tre giorni accompagnerà le degustazioni con laboratori e iniziative dedicate alle produzioni locali, dagli approfondimenti sull’olio extravergine alla Noce della Penisola Sorrentina e al Provolone del Monaco, oltre agli spazi dei Consorzi di tutela.

«La Pizza di Vico non è solo un prodotto della tradizione: è un’identità – osserva Vincenzo Peretti, docente ed esperto di biodiversità alimentare – Intorno a questa identità vive una rete di eccellenze che può diventare una forza di sviluppo per il territorio. Pizza a Vico, con l’artigianalità dei suoi maestri pizzaioli, valorizza questo patrimonio mettendo in rete qualità, cultura e comunità».

Non mancheranno le proposte per celiaci e intolleranti al lattosio. La manifestazione coinvolgerà anche bambini e ragazzi con laboratori dedicati alla preparazione della pizza e aprirà il centro cittadino alla cultura attraverso mostre, musei, siti monumentali, musica e spettacoli.

La festa avrà inoltre una ricaduta concreta sul territorio. Parte delle risorse generate dall’evento sarà destinata a tre progetti: il restauro della statua del Cristo Morto dell’Arciconfraternita Venerabile dell’Assunta, la manutenzione del campetto polivalente e dell’area giochi dell’AMI di Montechiaro e il progetto “Oltre il Canile” dell’associazione I Cuccioli di Patrizia Veniero, dedicato all’adozione dei cani ancora ospitati nella struttura.

È uno degli aspetti che distingue una festa gastronomica da una semplice vetrina. L’evento porta visitatori, attenzione e opportunità, ma può anche restituire qualcosa alla comunità che lo ospita.

Dopo nove edizioni, Pizza a Vico si trova dunque davanti a un passaggio naturale: consolidare quanto costruito e trasformare la notorietà raggiunta in un racconto sempre più solido, capace di viaggiare lontano senza smarrire il legame con Vico Equense.

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