Pizza e crisi, la parola ai pizzaioli di provincia

8/12/2020 1.1 MILA

di Marco Contursi

Covid e crisi economica. Che ristoranti e pub ne siano colpiti alla grande, è fatto noto. Sulle pizzerie c’è chi sostiene che invece ne abbiano risentito di meno. Per capirlo ho fatto un giro tra tanti amici titolari di pizzerie, da Scafati fino a Salerno, tutti eccellenti rappresentanti di questa arte per capire come stanno le cose.

La domanda è sempre la stessa : “Covid e pizza, che mi racconti?”. Credo ne esca un quadro abbastanza fedele alla realtà, che evidenzia importanti differenze.

 

Covid e pizza, che mi racconti?

Ciro Manfredi, pizzeria da Ciro, via Berlinguer Scafati: “Indubbiamente noi abbiamo avuto un calo importante, perché siamo su una città di confine e gran parte dei nostri clienti sono della provincia di Napoli. Resistiamo con l’asporto, e sono tanti a chiamarci, perché innamorati delle nostre pizze, inutile dire che speriamo finisca tutto presto per poter tornare a guardare negli occhi i nostri clienti.

Ciro Manfredi, Da Ciro
Ciro Manfredi, Da Ciro

 

Domenico, Mario e Carolina Ferrara Barbato, pizzeria Sant’Antonio via Pepe Sant’Egidio del Monte Albino: “Noi non ci lamentiamo, poiché da sempre abbiamo avuto una buona parte degli introiti grazie all’asporto che abbiamo reso ancora più efficiente. Stiamo utilizzando questa pausa, per ristrutturare la sale e renderla ancora più accogliente. Eppoi noi abbiamo pure a campagna in cui coltiviamo, in modo naturale, i prodotti per le nostre pizze e quindi c’è sempre da fare, c’è sempre da lavorare, non ci fermiamo mai”.

enico, Carolina e Mario Ferrara Barbato, pizzeria Sant'Antonio
Domenico, Carolina e Mario Ferrara Barbato, pizzeria Sant’Antonio

 

Mirko Patrizio pizzeria Il Corallo via Falcone 65 Baronissi: “ Stiamo lavorando, noi abbiamo una sala piccola e non abbiamo mai fatto grandi numeri seduti, ma con l’asporto invece facciamo numeri importanti. Certo, abbiamo perso gli studenti della vicina università ma tanti anche dai paesi limitrofi ci chiamano, e finora non abbiamo lasciato a casa nessuno dei dipendenti. Inoltre sfrutto i momenti di pausa per pensare a nuove pizze, per offrire sempre il massimo a quelli che ormai chiamo “amici” e non più clienti”.

Mirko Patrizio, Il Corallo
Mirko Patrizio, Il Corallo

 

Sabatino Patrizio, pizzeria I Patrizi via Macello 3.Mercato San Severino: “ Resistiamo, anche se è triste per noi che abbiamo rinnovato la sala, vederla vuota. Abbiamo sempre cercato di offrire qualità e la città ci ha premiato sin dalla apertura, ma non possiamo negare che avere la possibilità di far sedere le persone era una aggiunta importante per i nostri introiti. Effettuiamo la consegna a domicilio gratuita e abbiamo arricchito il menù con dei panini per ampliare l’offerta. Speriamo di tornare presto a lavorare con maggiore serenità”.

Sabatino Patrizio, I Patrizio
Sabatino Patrizio, I Patrizio

 

Raffaele ed Antonio Polichetti, pizzeria La Pizza di Polichetti, via Calvanese 92  Roccapiemonte:” Per noi è dura, siamo passati da 10 sacchi di farina a settimana a 3. Abbiamo dovuto ridurre il personale. Stiamo in un centro piccolo e quindi è inevitabile una riduzione degli affari che invece andavano alla grande, venivano finanche da Napoli a gustare la nostra pizza. Poi, ad essere sincero, tenere la mascherina vicino al forno è una tortura. Spero finisca presto questa pandemia.”

affaele ed Antonio Polichetti
affaele ed Antonio Polichetti

 

Pasquale Bisogno:” Osteria e Pizzeria Nonna Nannina  via Formosa 14 cava dei Tirreni:” Noi resistiamo grazie all’asporto, ed essere stati per anni una pizzeria di solo asporto ci aiuta molto in questo. Dispiace vedere la sala vuota e non poter raccontare ai clienti il grande lavoro di ricerca dei prodotti da piccoli artigiani del gusto che anche con la pandemia, continuiamo a fare. Noi non ci fermiamo, i ragazzi che sono con me continuano a lavorare, e se serve vado anche io a consegnare le pizze. Quando c’è da rimboccarsi le maniche sono il primo a farlo e tutta la mia squadra mi segue”.

Pasquale Bisogno, Pizzeria Nonna Nannina
Pasquale Bisogno, Pizzeria Nonna Nannina

 

Gennaro Coppeta pizzeria Resilienza via Santa Teresa :”Noi facciamo anche cibi d’asporto a pranzo e quindi resistiamo. Con le consegne siamo ben organizzati e se serve le faccio anche io. Ma ci sono sere che Salerno sembra una città fantasma e nessuno chiama. Oltretutto la soppressione di “Luci d’artista” sarà un’altra mazzata ricevuta quest’anno. Noi continuiamo con la stessa passione e la stessa maniacale offerta di qualità sia dell’impasto sia dei prodotti. Proprio ieri sono andato a prendere delle pancette artigianali, da maiali semibradi che nei nostri panuozzi sono sicuro faranno faville”.

Gennaro Coppeta, Resilienza
Gennaro Coppeta, Resilienza

 

Dunque, tirando le somme, chi già lavorava bene con l’asporto ha mantenuto “la botta”, mentre è molto più difficile per chi affidava alla sala la maggior parte del proprio business. Oltretutto in piazze come Salerno si paga molto di più la concorrenza di centinaia di piccole attività uguali, che rosicchiano fette di mercato a quelle più grandi e avviate.

Un’altra considerazione che molti hanno fatto a denti stretti: gli aiuti statali sono insufficienti. Ricevere da marzo ad oggi circa 22 mila euro di aiuti e spenderne di affitto 23 mila fa capire come sia difficile andare avanti. Oltretutto molte persone hanno iniziato a fare la pizza in casa, e questo ha portato una riduzione die consumi. C’è solo da sperare finisca tutto presto, perché dietro alle pizzerie c’è tutta una filiera di produttori che ovviamente è in parimenti in grossa difficoltà. Ricordiamocelo questo Natale.

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