Pizzeria Sei a Los Angeles di William Joo
Sei Pizza Bar a Los Angeles di William Joo
pizzeriasei.com
8781 W Pico Blvd, Los Angeles
10700 Tabor St, Los Angeles (nuova sede)
In termini tecnici, l’avanguardia gastronomica non si stacca ma precede, anticipa e soprattutto non copia altrimenti diventa avanguardia di territorio ma non globale. Per intenderci, coloro che riportano pedissequamente lo stile nordico non sono avanguardia, ma importatori di novità. Come si riconosce allora una avanguardia? Semplicemente quando ti trovi davanti a qualcosa che puoi sentire tuo ma che non è tuo, bensì qualcosa di assolutamente nuovo che non avevi mai visto prima.
E’ quello che è successo a me per la prima volta in termini gastronomici, con le pizze di William Joo.
Il primo pizzaiolo della generazione Z, la prima che ha costruito la sua memoria e i propri gusti attingendo ai social netowork.
William è nato in Corea ma poi si è trasferito a Los Angeles, dove vive una fortissima comunità coreana.
Qui fa stage in alcuni locali importanti (Providence di Michael Cimarusti, Angelini Osteria di Gino Angelini, Pizzana e Ronan), si appassiona alle lievitazioni e alla cottura ancestrale del forno a legna napoletano. Nel 2022 apre insieme alla moglie Jennifer So (lei nata in Usa) apre Pizzeria Sei in Pico-Robertson, Los Angeles. Dopo i riconoscimenti di 50 Top Pizza e della seguitissima e autorevole critica gastronomica della città, ha aperto il suo secondo locale, non più di 30 posti.
Ed è qui che vogliamo arrivare al punto. Perchè dare definizioni precise di quello che abbiamo di fronte è molto complesso: certo si intreccia lo stile napoletano dell’impasto con un morso scioglievole, ma abbiamo la passione asiatica per le spezie, ricci di mare e agnello che si incrociano, suggestioni apprese da bambino in Corea, perfezione giapponese nella esecuzione e nella presentazione. Intendiamoci, non è assemblaggio di stili e di suggestione, ma è fusione piena. Lo capiamo bene con la pizza al ragù sulla quale la spinta del pomodoro va oltre linite fissato dalla più estenuante delle cotture lente, arricchito da spezie sino a far diventare una proposta leggibile ben oltre il confine della tradizione partenopea. Vale per il crocché di riso immerso in una salsa di ricci acida e golosa allo stesso tempo, nella Nerano, nella straordinaria Zia Maria ispirata da Confine dove si intrecciano tradizione mediterranea e asiatica della gestione del tonno oltre ogni possibile reciproca influenza che pure non manca in Italia. Il tema è che questi ordori, queste suggestioni, questi sapori Williamo li vive già a Los Angeles, lo arricchisce con leesperienze dei suoi viaggi, un pizzico giusto di creatività sino ad offrire qualcosa di assolutamente nuovo, una vera e propria costruzione di una nuova memoria della generazione Z. Qui il cibo non serve per tornre a casa, ma per rivivere la quotidianità ad un livello più alto, inteso, entusiasmante.
Difficile tradurre con le parole quello che abbiamo provato. Non è solo la rivisitazione estetica della pizza, la riproposizione di gusti perfetti quali possono essere quelli della margherita, ma è cucina sul lievitato come in Italia abbiamo visto fare solo da Simone Padovan, con una differenza perà: il pizzaiolo veneto pesca nella sua memoria rurale, William pesca nel vissuto delle nuove generazioni cresciute senza limiti di spazio e di tempo, per le quali la storiella delle nonne è solo una convenzione commerciale, un po’ come quella dei vinbi naturali, una riuscita operazione di marketing che rimanda a qualcosa che in realtà nessun residente sotto i 40 anni in una grande città mondiale può dire di aver vissuto. Ed è per questo che la pizzeria di William è un po’ come le navi che solcarono gli oceani in cerca dell’ignoto.
C’è un altro pregio, oltre al servizio e alla buona carta dei vini, l’esperienza non è cerebrale, presuppone semplicemente o una buona memoria gastronomica o, semplicemente, essere nato e vissuto a Los Angeles o in una qualsiasi città asiatica. Al gusto non ci si arriva, è roba buona da mangiare e basta. Golosa, entusiasmante.
Ed è così che la pizza, con William, torna ad essere, come per Enea e compagni, una tavola da mangiare. In un mondo sempre più piccolo, piccolo, piccolo, ma non per questo meno vario, complesso e bello da abitare.















