La grande novità della pizza a Napoli? La pizzeria Vincenzo Capuano a piazza Vittoria, e adesso non ce n’è per nessuno!

17/3/2018 6 MILA
Vincenzo Capuano
Vincenzo Capuano

Pizzeria Vincenzo Capuano Napoli
Piazza Vittoria, 8
Sempre aperto

La novità della pizza a Napoli? La nuova pizzeria di Vincenzo Capuano a piazza Vittoria, ad angolo con via Arcoleo, proprio a fianco a Crudo Re
Classe 1989, figlio e nipote di pizzaioli, terza generazione al forno che ha conosciuto sin da piccolo, Vincenzo ha fatto tanta gavetta sia in famiglia sia nella squadra di Rossopomodoro di cui è stato esponente di punta insieme a Davide Civitiello e vincendo anche un mondiale. Poi la decisione di lavorare a Milano dai Capuano’s e infine la possibilità di arrivare a piazza Vittoria, a Chiaia che per chi è di Secondigliano vuol dire fare il viaggio più bello e incredibile della propria vita. E si che di posti Vincenzo ne ha girati in tutto il mondo grazie alla sua attività, ma c’è poco da fare: Napoli è Napoli. Per un pizzaiolo non c’è palcoscenico più importante dove esibirsi.

Vincenzo Capuano, esterno
Vincenzo Capuano, esterno

Vincenzo è fresco, mostra più dei suoi quasi 30 anni grazie alla barba folta, e si è buttato anima e corpo in questa avventura che è la scommessa della sua vita. Ammacca personlmente tutte le pizze ed è supportato da una squadra fortissima. Il posto è strategico perché è pieno di uffici e di turisti. Il sabato e la domenca è impossibile contenere la folla. Il clima aiuta, anche in un inverno piovoso come questo si lavora all’aperto non meno di 300 giorni l’anno.

Vincenzo Capuano, sala
Vincenzo Capuano, sala

La sala ha una ottantina di posti, e una ventina nel dehor esterno. Un solo forno. Carta dei vini e delle birre da allargare un po’, materie prime di tutto rispetto.

Vincenzo Capuano, al forno
Vincenzo Capuano, al forno con il suo vice

 

Partiamo dalle fritture, un po’ da rivedere la montanara, ottime le frittatine con il classico ripieno di ragù bianco e piselli, buoni i crocché, carina l’idea di inserire polpettine di manzo prussiano fritte con un cucchiaio di ricotta fresca.

Vincenzo Capuano, fritti
Vincenzo Capuano, fritti

Ma è sulle pizze che Vincenzo misura la differenza! L’impasto, ottenuto d un blend personale di farine Caputo, regala una pizza scioglievole in cui il sapore del latticino (selezione Amodio da latte regionale) e pomodoro (Solania) si fondono alla perfezione. La margherita si candida subito ad essere una delle migliori di Napoli in assoluto per sapore, leggerezza e digeribilità.

Vincenzo Capuano, la margherita
Vincenzo Capuano, la margherita

Le pizze successive parlano di parmigiana e polpettine prima fritte e poi cotte nel ragù  e delle verdure in tre consistenze, molto intensa e centrata.

Vincenzo Capuano, la margherita
Vincenzo Capuano, parmigiana e polpette al ragù

Pizzeria Vincenzo Capuano

Vincenzo Capuano, la margherita
Vincenzo Capuano, la margherita

Unaltro piccolo grande capolavoro è la cosacca, con un equilibrio perfetto tra pomodoro e formaggio, anche in questo caso i saporri si fondono completamentenella rapida cottura nel forno regalando una grande pizza.

Vincenzo Capuano, la margherita
Vincenzo Capuano, la margherita

Pizzeria Vincenzo Capuano a Napoli. Classico, infine, il calzone al forno.

Vincenzo Capuano, il calzone
Vincenzo Capuano, il calzone

CONCLUSIONI

Venire qui significa provare una delle migliori espressioni della pizza napoletana new age nel salotto buono della città. Il servizio è cortese anche se va ancora un po’ rodato come sempre capita nei primi giorni. La margherita e la cosacca sono le migliori pizze e ogni napoletano ci si ritrova perfettamente. Vincenzo è una star mediatica nei social dove riesce ad esprimere tutta la sua gioia di vivere, la meravigliosa e difficile avventura della vita che è negli sguardi e nei gesti di chi vive in questa città. Ancora non consacrato dai media tradizionali, ma la cosa più importante è che è riuscito ad esprimere una pizza napoletana al tempo stesso classica e moderna grazie alla lunga esperienza con gli impasti. Per cui in verità vi dico: no potete vantarvi di aver mangiato la pizza a Napoli se non avete provato la margherita e la cosacca di questo quasi trentenne. Alè

Vincenzo Capuano
Vincenzo Capuano

 

5 commenti

    Ezio

    (17 marzo 2018 - 16:48)

    Un sito come il vostro dovrebbe intraprendere ormai una svolta di qualità seria sulle fotografie. Pensateci.

    luca

    (17 marzo 2018 - 18:05)

    La zona dove apre Capuano è piena di locali famosi e tutti vorrebbero una pizzeria dove c’è Sorbillo, Ciro Salvo e tanti altri nomi conosciuti.
    Certo, trasformare la zona più bella di Napoli in un pizzificio sarebbe, secondo me, uno sfregio alla città ma continueremo a vedere nuove pizzerie aperte anche da chi è già presente e questo è un secondo sfregio. Come appassionato di pizza napoletana mi piacerebbe che ci fossero dei post in cui si mettono a confronto le pizzerie qui presenti: questo blog fece un post del genere sulle pizzerie del lungomare che apprezzai. Perché non ripetere, ma approfondendo e ampliando il discorso? Sedersi da veri recensori, da veri critici e lasciare per un momento l’habitus del promoter fuori dalle pizzerie. Non bastano le abilità degustative, che pure sono basilari: noi clienti abbiamo bisogno di food blogger e critici che stiano dalla nostra parte, che siano al nostro servizio, che abbiano il coraggio di dire che quella sera sul lungomare di Napoli la pizza di … era gommosa, poco cotta, freddina, bruciacchiata, era così e così, non era niente di eccezionale ma soltanto una buona margherita che si può trovare anche in un’ottima pizzeria di un quartiere periferico di Napoli. Noi clienti vogliamo fatti, atteggiamenti, comportamenti, parole nuove che ci convincano e che ci possiamo fidare di chi scrive sui food blogger. Penso che questo blog sia l’unico, al momento, che possa invertire un modo di scrivere sul cibo e sulla ristorazione(in senso lato) ormai standardizzato e omologato.

    Più coraggio e meno conformismo.

    Massimo

    (18 marzo 2018 - 01:02)

    Ottimo intervento luca, cogli tutto al meglio, siamo stanchi di leggere che è tutto sempre fantastico, tra p.zza Vittoria e Sannazzaro. Cibo e servizio impeccabili. Nessun riferimento mai ai prezzi, come invece era presente nell’indagine che hai ricordato.
    Un solo appunto, hai scritto “noi clienti abbiamo bisogno di food blogger e critici ”

    Forse sarebbe meglio dire che i clienti preferirebbero che i food blogger e i critici evidenziassero pregi e difetti di millemila pizzerie che appaiono come funghi nella zona di Napoli dove gli affitti a lato terra sono i più alti diu Napoli.

    Tutti in un unico calderone? Tutte eccellenze? Mi fa piacere per gli esercizi e per il blog, che però mi risulta inutile per capèire se in tale pizzeria viene una margherita viene venduta a 10 euro piuttosto che a 12 o con il 16% di servizio invece che 2 euro fissi a persona.

    tanto i recensori non sono in incognito e non pagano. Che gli può importare di specificare se hanno pagato 40 euro per 2 pizze mediocri e qualche extra invece di 16? L’importante è indicare che il pizzaiolo ha una bella barba folta.

    Ah, dimenticavo, auguri a tutti pizzaioli del lungomare! Leggeremo sempre con interesse le notizie di nuove aperture su questo blog (forse), è veramente meraviglioso che in una città in crisi profonda come questa si trovino risorse per fronteggiare l’aumento dregli affitti che ha strngolato altre categorie di commericnati e artigiano e continuamente si aprano nuove pizzerie nella zona più pregiata di questa città-.

    Accorreremo numerosi e porgeremo la nostra carta di credito dicendo “prego Maestro, faccia Lei” invece di chiedere il conto – ci fideremo ciecamente del maitre de sale, così come valutiamo queste recensioni inabili a discriminare una margherita da una cosacca.

    L’importante è che sia sul lungomare. Champagne per accopagnamento e il giorno dopo magari sushi, sempre seguendo le recensioni senza prezzo di questo blog.

    Luciano Pignataro

    (18 marzo 2018 - 08:45)

    Quanta carne a cuocere!
    Che l’apertura di pizzerie sia uno sfegio alla città della pizza è veramene nuova e mi insegna che non c’è limite alle formulazioni fantasiose. Meglio McDonalds? Banche, Concessionarie d’auto? Catene di supermarket? Io ricordo come era il lungomare vent’anni fa, un luogo triste con parcheggiotri abusivi che la facevano da padrone e ricordo anche come era la pizza dei primi locali. Che ci siano Sorbillo, Salvo, Capuano, la Masardona nel cuore turistico della città è solo una cosa bellissima.
    Altro tema, le recensioni. Se un locale è bello perché dovremmo scrivere il contrario? Si vede che sia Luca che Massimo non sono di Napoli, perché venerdì avrebbero visto gente degli uffici mangiare la pizza di Vincenzo, gente comune che sta attenta a quello che spende a pranzo e che con massimo dieci euro se ne esce con una grandissima margherita e una bottiglia d’acqua. Un pasto completo insomma. Perché di queste cifre stiamo parlando. Andate a Roma o Milano e ditemi cosa mangiate per la stessa cifra.
    L’incognito: le recensioni di questo blog sono quasi tutte in incognito. Certo quando vado io non è più cosi. Ma le contromisure sono state prese e bene: con la Guida 50TopPizza gli unici conosciuti siamo i tre curatori, anche i coordinatori regionali sono anonimi. Si entra, si paga e si recensisce. Qua sul blog c’è più spazio al racconto, al personaggio, al fenomeno. Perché questa scelta? Perché quando abbiamo fatto le classifiche del lungomare e di Caserta siamo stati letteralmente aggrediti addirittura con dei video di chi non accettava di essere secondo a nessuno. Una guida anonima invece, come, si parva res, sono 50Best e Michelin, ha comunque una autorevolezza maggiore.
    In ogni caso ringrazio per l’attenzione costante che avete al blog, uno dei pochi che non fa pubblicità ed è dalla parte dei lettori e dei clienti, sempre.

    osvaldo

    (18 marzo 2018 - 19:09)

    Concordo con Luciano, noi napoletani (veri) dobbiamo essere orgogliosi di poter godere dello spettacolo sublime del lungomare, che specie nelle serate estive diventa luogo di ritrovo e di rifugio per chi resta in città (certo, se ci fossero meno ambulanti e magari più artisti di strada sarebbe meglio). E se questo lungomare pullula di locali è soltanto un bene, a maggior ragione se ci sono persone competenti e professionali che vanno a recensire ristoranti e pizzerie (sappiano tutti che i vari siti turistici – leggi Tripadvisor o Booking – sono per la maggior parte fasulli). Non è il nome che conta e, forse, nemmeno sapere se la pizza ci costa 10 o piuttosto 20 euro: mangiare una buona pizza è una soddisfazione che non deve avere prezzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.