Poderi d’Agostino a Verona e la scelta controcorrente di stare fuori dal Vinitaly


di Tonia Credendino
Verona, la sera prima dell’apertura. La città è già immersa in quel movimento continuo che ogni anno anticipa il Vinitaly: appuntamenti, incontri, relazioni che iniziano ben prima dei padiglioni. È in questo contesto che incontro, a cena, Beniamino e Alberto d’Agostino. Con loro c’è anche Luciana Tarantino, da oltre vent’anni presenza stabile dell’azienda, punto di riferimento silenzioso ma concreto. Il tono è diretto, privo di costruzioni. Si parla di lavoro, di scelte, di territorio.

Poderi d’Agostino Vini

Dopo cena saliamo in terrazza. Verona si accende sotto di noi, Piazza delle Erbe è già attraversata da un flusso continuo. I calici si riempiono, si brinda all’inizio del Vinitaly. Ma non c’è attesa, non c’è tensione. La sensazione è chiara: per loro, il lavoro è già altrove.

Poderi d’Agostino a Verona – Esposizione vini

Il giorno successivo questa impressione prende forma. L’appartamento affacciato sulla piazza non è una soluzione alternativa, ma una dichiarazione precisa. Dentro, la luce naturale, i tempi distesi, gli incontri su appuntamento. Fuori, la città. Due ritmi diversi, volutamente separati.

Poderi d’Agostino a Verona – Fratelli d’Agostino

È qui che si concretizza la scelta: restare fuori dal Vinitaly. Non come gesto provocatorio, ma come posizionamento. Ridurre il rumore, selezionare gli interlocutori, lavorare sulla qualità dell’incontro. Una scelta che richiede lucidità e che, negli anni, ha trovato conferma nei risultati. Non solo nei numeri, ma nella qualità delle relazioni costruite. Una direzione che ho apprezzato per coerenza e visione.
Alle spalle c’è la solidità di Botromagno, realtà storica della denominazione Gravina. Poderi d’Agostino si inserisce in questa continuità, mantenendo un legame forte con il territorio ma scegliendo un linguaggio più diretto, più mirato, meno dispersivo. Non una rottura, ma un’evoluzione.
Durante la cena emerge anche il cuore operativo dell’azienda. La cantina, realizzata nel 2004, è stata la prima in Puglia ad ottenere la certificazione ambientale ISO 14001. Una struttura pensata per lavorare in modo sostenibile, costruita in area artigianale per evitare consumo di suolo agricolo. Oltre 2.400 metri quadrati dedicati alla produzione, alla gestione e all’accoglienza. Non solo un luogo tecnico, ma uno spazio progettato per sostenere ogni fase del lavoro.
“Si fa presto a dire cantina”, dice Beniamino. Ed è una frase che restituisce misura: dietro c’è un sistema fatto di persone, responsabilità e continuità.
Il punto centrale resta il territorio. L’Alta Murgia, nell’area di Gravina in Puglia, è un ambiente che non concede scorciatoie. Suoli calcarei, compatti, una struttura che costringe la vite a radicare in profondità. Altitudini che permettono escursioni termiche importanti, fondamentali per mantenere equilibrio e definizione. È un contesto che impone rispetto e restituisce vini leggibili, mai costruiti.
Da qui nasce una filosofia chiara: non adattare il vino a uno stile, ma lasciare che sia il vitigno a esprimersi dentro il territorio.
Il Greco, base storica della denominazione Gravina, diventa una chiave di lettura precisa. Porta struttura, tensione, una linea definita che sostiene il vino nel tempo. La Malvasia interviene con equilibrio, ampliando il profilo senza alterarne la direzione. Non addolcisce, ma accompagna.

Poderi d’Agostino a Verona – Brindisi

Il Fiano, presente nei vigneti aziendali, si inserisce in questa visione con un profilo essenziale, giocato su freschezza e pulizia, senza eccessi. Un bianco che non cerca volume, ma precisione.
Sul versante dei rossi, il Nero di Troia rappresenta una scelta identitaria. È un vitigno che richiede tempo e gestione attenta, caratterizzato da una trama tannica importante e da una struttura definita. Qui viene lavorato senza forzature, mantenendo integrità e profondità, evitando qualsiasi semplificazione.
Accanto a questo, il Primitivo viene interpretato con controllo, senza eccessi estrattivi, cercando equilibrio e leggibilità. Non un vitigno da enfatizzare, ma da contenere dentro una linea coerente.

Poderi d’Agostino a Verona

In questo approccio non c’è ricerca di effetto, ma coerenza. Non si lavora per impressionare, ma per restituire un’identità precisa.
Durante la serata questo emerge in modo naturale. Non ci sono dichiarazioni costruite, ma un modo di raccontare il lavoro che riflette esattamente il modo in cui viene fatto. La cantina diventa strumento, non protagonista. Il vino è il risultato, non l’obiettivo da forzare.
In questo contesto, la scelta di restare fuori dal Vinitaly acquista un significato ancora più chiaro. Non è una distanza, ma una conseguenza. Se il lavoro si basa su precisione, selezione e tempo, allora anche il modo di presentarlo deve seguire la stessa direzione.
E mentre la città continua a muoversi tra eventi e padiglioni, qui si lavora su un altro piano. Meno visibile, ma più leggibile. Una scelta controcorrente, sì, ma soprattutto una scelta coerente.

Via Archimede 24 – Gravina in Puglia (BA)

Per info e prenotazioni:
 [email protected]
Tel. +39 080 3265865

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.