Prosecco a LSDM 2018: si punta su mozzarella di bufala campana e pizza!

27/5/2018 388
Tommaso Luongo, Maria Sarnataro, Luca Giavi, Luciano Pignataro

di Enrico Malgi. Ph. Alsessandra Farinelli

I like sparkling gridano in coro i consumatori di spumante di tutto il mondo (in modo particolare quelli di estrazione anglosassone), dove il consumo delle bollicine è diventato esponenziale con un incremento addirittura del 240% negli ultimi anni come ci dicono le statistiche. Ma quali preferire, quelle francesi della famosa Champagne consolidate e stratificate nell’arco di qualche secolo, oppure quelle di altri Paesi emergenti sulla scena mondiale? Certo non è cosa facile scalzare i cugini d’Oltralpe dal podio del primato che occupano stabilmente da tanto tempo, eppure stranamente il cambio al vertice si è davvero verificato recentemente, per merito di un prodotto italiano di ottima qualità che ha effettuato l’inusitato sorpasso. Oltretutto questo spumante nazionale ha un costo medio molto contenuto e risulta più immediato e beverino, dovuto principalmente al metodo Martinotti usato per la spumantizzazione: il Prosecco!

I numeri parlano chiaro: nel 2017 sono state prodotte 440 milioni di bottiglie di Prosecco, per un fatturato complessivo di 2,1 miliardi di euro, di cui il 75% esportate all’estero (330 milioni di bottiglie, a fronte di un numero minore di bottiglie francesi) ed il 68% assorbite dal mercato di tre sole nazioni: Gran Bretagna, Usa e Germania. Da sottolineare, però, che il valore economico è nettamente a favore dello Champagne, perché mediamente ogni bottiglia ha un prezzo più elevato. La vendita del Prosecco all’estero ha fruttato per il 2017 1.575 milioni di euro, più altri 525 milioni di euro per il mercato italiano.

Come spiegare allora lo straordinario successo che ha caratterizzato il Prosecco nel mondo e da dove arriva questo risultato così eccezionale? Senza risalire alla storia antica, che pur ha accompagnato nei secoli tutto il percorso di questo vino, bisogna comunque partire da lontano quando nel Carso Triestino e nel Collio Friulano, laddove tutto ha avuto inizio, la coltura del prosecco fu abbandonata dai viticoltori locali, sviluppandosi invece lungo le colline venete ed in particolare nella provincia di Treviso dal secondo dopoguerra in poi. Nel corso degli anni, però, si sono riscontrati alcuni tentativi di imitazione da parte di Paesi stranieri, che usavano una denominazione quasi identica. Per arginare questo fenomeno si è pensato allora di collegare il nome “Prosecco” all’omonima località triestina e di usare come vitigno quasi esclusivamente la glera (precedentemente il Prosecco identificava sia il vino e sia il vitigno). Questo ha dato luogo alla creazione di una vasta area di produzione contigua, costituita da tutte le province friulane (Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone con il 20% di produzione) e da cinque province venete (Venezia, Treviso, Padova, Vicenza e Belluno con l’80% di produzione). Nel 2009 poi è arrivato finalmente il sospirato decreto di riconoscimento della Doc Prosecco e delle due Docg Conegliano-Valdobbiadene e Colli Asolani.

Le tipologie usate per il Prosecco sono quella dello spumante all’82,5%, del vino frizzante al 17,45% e quella di un vino tranquillo soltanto allo 0,05%. Sono 10.242 le aziende vitivinicole che si dedicano alla produzione del Prosecco, di cui 348 Case spumantistiche, per 24.450 ettari vitati. A parte la glera, il disciplinare prevede anche l’utilizzo di altre uve in minima quantità: verdiso, bianchetta trevigiana, perera, glera lunga, chardonnay, pinot bianco, pinot grigio e pinot nero vinificato in bianco. Il metodo usato per la spumantizzazione è quello Martinotti, con la rifermentazione in vasche d’acciaio, e rari esempi di metodo Classico. La variante più usata è quella Extra-Dry, con un residuo zuccherino che non supera i 20 g/l. In poco tempo il Prosecco è diventato così il vino principe dell’aperitivo e dei cocktail in Italia e/o nel mondo, per la sua immediatezza, la freschezza, la leggerezza. la poca alcolicità, la versatilità di abbinamento e/o per il prezzo molto contenuto.

 

All’undicesima edizione delle Strade della Mozzarella 2018, che si è tenuta al Savoy Beach di Paestum, nel programma è stata prevista una sola degustazione di vino da associare alla mozzarella di bufala campana Dop, il Prosecco appunto. Ma come non si poteva abbinare l’Asprinio, il Fiano, il Greco o la Falanghina? – dirà qualche purista – ed invece no è stato scelto apposta il Prosecco. A ben pensarci nel 2012 proprio questo blog lanciò l’idea di sposare la mozzarella con un vino bianco italiano ed anche allora il risultato fu sorprendente, perché ad affermarsi fu l’etichetta Lupi Terrae Friuli Grave dell’azienda friulana Borgo delle Oche di Valvasone, confezionata con friulano, malvasia d’istria e verduzzo.

Nell’occasione il Direttore del Consorzio di Tutela della Doc Prosecco Luca Giavi ha fatto assaggiare tre etichette, alla presenza di un qualificato gruppo di esperti e con la partecipazione del vicepresidente Ais della Campania e Presidente del Cilento Maria Sarnataro e del Presidente dell’Ais di Napoli Tommaso Luongo. Moderatore Luciano Pignataro. In abbinamento ottime ciliegine di mozzarella di bufala campana Dop, sapide, consistenti ed elastiche.

O75 Carati Prosecco Doc Vino Spumante Brut dell’azienda Piera Martellozzo 1899 di San Quirino (Pn). Solo glera. Undici i gradi alcolici. Prezzo finale intorno ai 15,00 euro.

Colore nel bicchiere segnato da un giallo paglierino tenue, con riflessi verdognoli. Perlage fine e persistente. Bouquet intensamente fruttato di pera, di mela golden, di ananas e di agrumi. Florealità espansa di glicine. Sorso secco, petillant, fresco, piacevole, gentile, sapido e dissetante. Impatto tattile pulito, caratteristico ed appagante, che sfocia poi un finale estremamente voluttuoso.

Prosecco Doc Spumate Dry Azienda Sui Nui di Valdobbiadene (Tv).  Anche qui soltanto la glera come uva impiegata. Titolo alcolico di undici gradi. Prezzo sui 12,00 euro.

Effetto cromatico sempre giallo paglierino non troppo carico e brillante. Spuma vaporosa e connotata da una catena di bollicine di ottima grana, fine e sottile. Profumi gradevoli, delicati e fruttati di mela verde e di pompelmo. Piccoli fiori bianchi in aspirazione, che s’intrecciano poi a sospiri odorosi vegetali di timo, di menta e di salvia. Al palato il gusto stupisce per la grande freschezza, morbidezza, armonia e piacevolezza, unite ad un’effervescenza dissetante. Retroaroma idilliaco.

Millage Prosecco Doc Treviso Extra-Dry di Cantina La Marca di Oderzo (Tv). Glera in purezza. Tenore alcolico di undici gradi. Prezzo della bottiglia sui 12,00 euro.

Canonico il bel colore giallo paglierino e trasparente nel bicchiere. Perlage abbastanza persistente. Impatto olfattivo intrigante e caratterizzato da un appeal ricco di profumi citrini e/o di frutti maturi, come la banana e la mela. Sottofondo vegetale. Delicate le sensazioni di fiorellini bianchi. In bocca il vino esprime fragranza, voluttuosità e freschezza. Gusto secco, brioso, sapido, suadente, elegante ed agile, che invita a bere a più non posso. Allungo finale appagante.

Bella performance davvero da parte di un ottimo spumante che è diventato ormai un privilegiato ambasciatore dell’Italia del vino di qualità nel mondo. Ah, un’ultima cosa: per favore non chiamatelo più “Prosecchino” quando lo ordinate al bar – come ha giustamente sottolineato Tommaso Luongo – perché sarebbe riduttivo e quasi offensivo nei confronti di questo grande spumante nazionale.

Consorzio di Tutela della Doc Prosecco
Piazza Filodrammatici, 3 – Treviso
Tel. 0422 1572383 – Fax 0422 1572385
[email protected]www.prosecco.wine