Quarta Generazione Aglianico del Vulture Dop 2013 – Quarta Generazione | Vino vincitore a Radici del Sud 2018

29/10/2018 734
Quarta Generazione Aglianico del Vulture Dop 2013
Quarta Generazione Aglianico del Vulture Dop 2013

di Enrico Malgi

L’eredità è sicuramente importante, con tre enologi ed altrettanto produttori alle spalle che hanno segnato ed indirizzato tutta la storia della viticoltura vulturina nel corso degli ultimi anni, ma la giovane Giovanna Paternoster, proprietaria dell’azienda biologica Quarta Generazione, non ha nessun timore e non si scompone affatto. E poi suo padre Sergio e suo nonno Giuseppe la sostengono, la spronano e le trasmettono l’innata passione di tutta la famiglia per la viticoltura locale e la grande tradizione che da sempre contraddistingue il privilegiato territorio del Vulture. Sono appena due anni che Giovanna ha iniziato questo nuovo percorso, ma la sua sicurezza e la determinazione con cui opera sembrano quelle di una già affermata veterana.

Controetichetta Quarta Generazione Aglianico del Vulture Dop 2013 Quarta Generazione
Controetichetta Quarta Generazione Aglianico del Vulture Dop 2013

Per adesso soltanto due etichette aziendali in commercio, confezionate con fiano e, naturalmente, con aglianico. Etichette che hanno già attirato l’attenzione dei critici e dei consumatori. Tanto è vero che la bottiglia Quarta Generazione Aglianico del Vulture Dop 2013 ha brillantemente ottenuto la prima posizione assoluta nella sua categoria di appartenenza a Radici del Sud 2018, così come ha sancito la giuria dei Wine Buyers.

Vendemmia effettuata a mano a fine ottobre. Fermentazione in acciaio, malolattica in legno per un mese, maturazione per un anno in botte ed elevazione in vetro. Gradazione alcolica di quattordici e mezzo.

Il colore nel bicchiere è quello canonico di un rubino non troppo carico. Il clone vulturino si differenzia da quello irpino e sannita proprio in questo, oltre che per la sua più morbida tannicità. Il timbro olfattivo è segnato da spiccati riverberi di sottobosco, di drupe più grandi e da evoluti toni floreali. Ovviamente la maturazione del vino in legno non fa altro che risaltare terziarie percezioni odorose, in modo particolare sussurri speziati, nuances resinose ed effluvi liquiriziosi e cioccolatosi, accompagnati poi da vibrazioni fumé. L’approccio del sorso in bocca è caldo . Palato fine ed equilibrato. Tannini fusi ed evoluti in modo perfetto. Allungo finale ottimamente persistente e godibile. Da abbinare ad un canestrato di Moliterno ed alla ventresca di Rionero. Personalmente ho sperimentato questo vino su una ghiotta e saporita genovese. Alé!

Sede a Barile (Pz) – Contrada Macario
[email protected]www.quartagenerazione.com
Enologo: Sergio Paternoster
Ettari vitati: 3 – Vitigni: aglianico e fiano.

2 commenti

    Marco Galetti

    (29 ottobre 2018 - 16:34)

    Grandissimo Malgi, il vino viene distribuito a Milano eppure lo bevi tu, Giovanna che credevo amica, ha ceduto al fascino della volpe cilentana… ho ancora tantissimo da imparare, mi consolo con un suono onomatopeico, TIN

    Enrico Malgi

    (29 ottobre 2018 - 18:19)

    Se rammenti Giovanna l’abbiamo incontrata a dicembre scorso al four seasons a Milano. E nell’occasione mi fece un’ottima impressione.

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