Quel Toscanaccio del sigaro Toscano

27/2/2018 1.5 MILA
Sigaro Toscano – abbinamento con caffè

di Amelia De Francesco

C’è chi lo annusa e chi lo mastica. C’è chi qualche volta lo cucina (e ve ne porteremo un esempio magistrale). C’è chi con gli scarti produce fibre tessili, chi ne sperimenta le proprietà antiossidanti (che una spalmatina sulle rughe, si sa mai funzioni davvero…), chi ne studia i possibili utilizzi nella cura di malattie degenerative. Il Tabacco. Per molti, e lo vedremo, è semplicemente il sigaro Toscano.

Ma andiamo con ordine. Eccoci in visita alla Manifattura Tabacchi, la cui sede più antica è a Lucca, nel nord della Toscana, mentre l’altra è a Cava de’ Tirreni in provincia di Salerno, e il racconto comincia. Uno stabilimento, quello di Lucca, relativamente nuovo, la cui costruzione iniziò negli anni ‘80, ma inaugurato soltanto nel 2004, e con un’anima molto più antica, radicata nel cuore del centro storico della cittadina: un’ex scuola e poi convento su tre piani e la prima produzione nel 1818. Un’azienda sin da subito florida, voluta dai Granduchi di Toscana, che agli inizi del ‘900 dava lavoro a circa 2000 persone e che oggi, grazie alla parziale automatizzazione di alcuni processi, ne conta oltre 200.

Si narra che un repentino quanto provvidenziale, si direbbe a posteriori, acquazzone sul piazzale della Manifattura nel 1815 inzuppasse numerosi barili di tabacco in giacenza dando inizio ad una fermentazione che rese la materia prima inutilizzabile. Si decise di non buttare il Kentucky, ma di confezionare un prodotto di qualità inferiore e formato irregolare da vendere al “popolino”. Il successo fu talmente grande che nacque una vera e propria star che dal 1818 entrò regolarmente in commercio.

Ai giorni nostri il tabacco compie all’interno della Manifattura un lungo giro prima di essere confezionato e spedito in ogni angolo del mondo. La fermentazione, che dura un paio di settimane, termina una volta raggiunta la temperatura di 70 °C. Mosso e ribaltato perché si uniformi, il tabacco viene poi immesso in forni per l’essiccamento e infine tagliato a seconda del sigaro da produrre. Le foglie della pianta del Kentucky provengono da varie regioni d’Italia, la fascia si ottiene dalle foglie apicali che son quelle che hanno assorbito più luce solare e contengono quindi oli che conferiscono proprietà elastiche.

I sigari a loro volta dovranno essiccare e maturare, sostando prima un mese in celle a temperatura controllata e poi negli involucri di cellophane. La classica fascetta, strumento di riconoscibilità del marchio, è ereditata dalla tradizione: serviva ai fumatori di un tempo, tutti di classe agiata a non sporcarsi le dita, dotate di guanti bianchi. Spesso si parla del sigaro come di un “fumo lento”. Ebbene, lo è davvero se si considera che fra il seme piantato sottoterra e l’accensione sono nel frattempo trascorsi almeno due anni…

Concludiamo con qualche numero: oltre 200 milioni i sigari prodotti nelle due Manifatture ogni anno (l’intera Cuba ne sforna circa 60 milioni, giusto per capirsi), 18 i sigari confezionati al minuto, oltre 25 le tipologie che si differenziano per dimensione, prezzo e durata della fumata, 500 i sigari opera delle sigaraie che ancora lavorano manualmente ad alcune tipologie più pregiate, sedute alle loro postazioni.

Ma il Tabacco è anche esperienza gustativa e, per quanto riguarda gli abbinamenti, come ci racconta Tommaso Luongo (Relatore del Club Amici del Toscano) non esiste un decalogo: si tratta come nelle più belle tradizioni gastronomiche di gusto squisitamente personale. “Uno spunto è dato sicuramente dai toni fumé legati alle caratteristiche del processo produttivo e lì si incardina un primo possibile abbinamento gastronomico, giocato sulla vicinanza con cibi aromatizzati al fumo o conservati grazie all’affumicazione, secondo un principio di concordanza. Ed è qui che si trova un’intensità olfattiva e gustativa piena”. Che si tratti di prosciutti o salumi affumicati, di pesci conservati con affumicatura o tè, a voi la scelta.

E ancora. “Il fumo in sé e le caratteristiche della materia prima, il tabacco, apportano un elemento tattile e gustativo di astringenza, (se fosse un vino, sarebbe un vino rosso!). Quindi il palato ha bisogno di essere bagnato, serve una stimolazione delle papille gustative che solo un liquido può dare”. Svelato il perché uno dei più classici abbinamenti al fumo lento sia una bevanda, a gratificare la fumata stessa. Così come cibi particolarmente succulenti e succosi, che svolgono la medesima funzione.

Il Sigaro ha i suoi Tempi. Allo stesso modo ci sono i giusti Tempi dell’abbinamento. Mentre è sconsigliato mangiare e fumare senza soluzione di continuità, dato che entrambe le azioni dispensano piacere ma chiedono in cambio la giusta attenzione, le differenti fasi della fumata chiamano a supporto bevute differenti.
All’inizio il sigaro, appena acceso, sprigiona calore elevato per via della combustione. Serve dunque raffreddare il palato, con una buona birra artigianale, per esempio, non eccessivamente luppolata, una bionda leggera. Poi la cenere aumenta e aumenta il “sapore” intenso del sigaro: per la parte centrale è consigliato un distillato, magari un rum di scuola inglese. Nel finale, poi, dove si è accumulato il condensato sul palato e si comincia a essere saturi e a desiderare di resettare le papille gustative, ecco una bevanda servita a temperatura bassa, uno Champagne millesimato, che consente di riassaporare anche le ultime fumate grazie all’effetto di pulizia delle bollicine e al bel contrasto di temperatura”.

Chiediamo a Tommaso quale sia la sua fumata ideale. Non ha dubbi: “Sicuramente il Moro, il più imponente fra i sigari Toscano che richiede almeno 2 ore e mezzo per essere affrontato. Esce soltanto in periodi particolari dell’anno, per cui è a suo modo un sigaro delle feste, delle occasioni speciali. A Ischia durante i festeggiamenti di Sant’Anna, il 26 luglio, il Castello aragonese viene acceso da fuochi che simulano la vicenda storica dell’incendio della fortezza. La processione, che si svolge principalmente a mare, dura non meno di tre ore e mezzo. Giusto il tempo di contemplarla dal terrazzo e… di una fumata”.

Come dire: è il sigaro che sceglie il suo tempo e che ti stimola ad avere il tuo di tempo.

Un commento

    Francesco Mondelli

    (27 febbraio 2018 - 21:54)

    Bene .Dopo tanto Bacco un po’ di tabacco non guasta.Apettiamo qualche volenteroso che chiuda il cerchio con Venere.Uno dei piaceri della vita con tanta artigianalita e cultura alle spalle.Da manuale gli abbinamenti consigliati,ma mai privarsi del piacere di sperimentarne di nuovi.La manifattura di Cava oggi atta alla sola produzione di mezzanelli fu a suo tempo testimone di un fatto storico e cioè del primo sciopero della storia italiana e ancora più importante perché riguardava le sigaraie.PS.Conservati in condizioni ideali ,come il buon vino ,anche i sigari dopo uno o più anni acquistano equilibrio e complessità .Con simpatia Francesco Mondelli.

I commenti sono chiusi.