Roberto Di Meo: l’uomo che sussurrava al Fiano


1993 Di Meo

di Gennaro Miele

I diamanti sono elementi antichi della nostra storia, conducono l’essere umano a sfidare la profondità del mondo, alla ricerca di una purezza concentrata capace di donare agli occhi la bellezza della luce, esaltandone le componenti.
Quella sfida, che affonda nelle viscere della terra, è stata da Roberto Di Meo, enologo e imprenditore vinicolo, trasferita sulla superficie terrestre, nella zona di Salza Irpina (AV), in un progetto nato negli anni Novanta con protagonista un vitigno icona: il Fiano.
Il traguardo di questo lavoro, o meglio di questa esplorazione che ha attraversato decenni, è il vino ‘’1993 – DI MEO’’ nome che ha origine dall’anno della vendemmia.
Metaforicamente questo progetto è un seme piantato nella strada professionale ed umana dell’uomo, oggi è un rigoglioso albero visibile da lontano.

Roberto Di Meo

La visione di questo lavoro anticipa il pensiero degli ultimi anni di tardare la bevuta dei vini bianchi concedendo loro la giusta evoluzione.
Quest’etichetta sorge come un monito all’osare, ma con metodo e studio, nella vinificazione della bacca bianca, nel creare finestre temporali attraverso le quali analizzare l’evoluzione del vino in tempi lunghi, una volta impensabili.
Dall’assolata vigna alla penombra del tempo, in cantina, Roberto Di Meo ha concentrato il frutto del Fiano come quei diamanti, lontano dal clamore, in un progetto riflessivo, intimo e profondo, lui è l’uomo che sussurra al Fiano, parafrasando un famoso film.
Il 1993 che ha gradazione alcolica di 12%, oggi ideale per vini dalla facile bevibilità ma per l’epoca un parametro normale, è disponibile in una tiratura limitata di appena 2800 bottiglie e 500 magnum.
La sua apertura rivela nel calice un colore dorato, delicato e luminoso, dalla parte olfattiva emergono sensazioni di frutto disidratato, banana, poi pera e arancia bionda, emerge un tocco tropicale, non c’è violenza o prepotenza, ma eleganza. Al naso è un discorso pacato ma completo, seguono rinfrancante profumo di semi d’anice, alga essiccata, polpa di castagne.
L’assaggio è essenziale, fresco e salino, ritorno di distillato, presenza di frutto. L’affinamento sulle fecce fini ha donato, nel tempo, morbidezza. Abbastanza persistente, buona struttura.
La presentazione di questo salto nel tempo è avvenuta da Punto Nave, locale elegante dall’atmosfera costruita da luci ed ombre, dove tutto sembra sospeso, quasi sussurrato, dove la completezza del racconto è stata affidata a Tommaso Luogo, Presidente AIS Campania, unita agli interventi di Serena Iammarino, Sommelier del ristorante gestito insieme al marito Daniele Testa e al cognato, lo Chef Simone Testa.
A fine degustazione, tento il gioco della memoria frugando nell’epoca in cui quel vino era ancora grappolo, e l’eco di una hit divenuta poi un classico fa eco nel bicchiere, è Ordinary World dei Duran Duran che accompagna gli aromi, il gusto e il tempo che continua a scorrere oltre ogni cosa. Buon Calice.

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Azienda Agricola Di Meo s.a.s.
Contrada Coccovoni, 1
83050 Salza Irpina (Av)

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