Sextantio a Santo Stefano di Sessanio: il lusso autentico dove il tempo diventa esperienza


Sextantio Cucina , lo chef Dino Como

di Ornella Buzzone

C’è un luogo, nel cuore dell’Abruzzo più autentico, dove il tempo non è stato cancellato, ma custodito. È Santo Stefano di Sessanio, un borgo sospeso tra storia e silenzio, le cui prime testimonianze risalgono al XIII secolo, quando agricoltura e pastorizia ne scandivano il ritmo quotidiano.
La sua fortuna arrivò con la lana, in particolare quella “caspagna”, scura e resistente, che durante il Rinascimento rese il borgo sorprendentemente ricco, grazie anche ai traffici gestiti da famiglie influenti come i Medici e i mercanti senesi. Un passato prospero, ancora leggibile nelle architetture: bifore eleganti, loggiati e portali in pietra che raccontano una raffinata contaminazione toscana.
Poi il declino. La fine della transumanza, l’arrivo dell’industria e l’emigrazione, soprattutto verso il Canada, svuotarono lentamente il paese, trasformandolo in un luogo sospeso, quasi dimenticato.
Fino al 1995, quando un giovane imprenditore di circa 26 anni, Daniele Kihlgren, arrivò qui per caso. Si perse tra queste montagne e trovò qualcosa che altrove era già scomparso: autenticità. Dove altri vedevano abbandono, lui vide futuro.
Così nacque il progetto Sextantio, oggi simbolo internazionale di ospitalità consapevole. Sextantio conta circa 29 camere, distribuite all’interno delle antiche abitazioni del borgo.

Sextantio, la stanza e la sala colazione

Sextantio, la colazione

Varcare la soglia di Santo Stefano di Sessanio è come entrare in un libro di storia. Non è un’immagine poetica, ma una sensazione reale. Gli spazi conservano intatto il fascino originario: muri in pietra, arredi essenziali, camini a legna e tessuti legati alla tradizione pastorale abruzzese, in un perfetto equilibrio tra autenticità storica e comfort. Ogni dettaglio ti catapulta in un’epoca mai vissuta, ma incredibilmente presente.

Santo Stefno di Sessanio , la torre

L’esperienza comincia dalle chiavi grandi e pesanti e dai portoni in legno che si aprono su ambienti immersi nella penombra. Qui la luce non invade, ma accompagna: sono le candele a scandire lo spazio, creando un’atmosfera intima e profondamente suggestiva.

Sextantio, la finestra su Santo Stefano di Sessanio

Ogni stanza è una scoperta. Il volto si illumina, si emoziona, si sorprende ancora. Gli ambienti sono curati all’ennesima potenza, ma senza artificio: nulla è ricostruito, tutto è autentico. Sui letti, coperte tessute a mano di qualità straordinaria; nei bagni, saponi biologici realizzati con antiche lavorazioni; accanto, il camino sempre pronto a essere acceso. Le vasche dal sapore antico, volutamente prive di doccetta, richiamano le tinozze di un tempo, con una brocca pronta a trasformare ogni gesto quotidiano in un piccolo rituale.

Sextantio, la pizza nel forno a legna

Non esiste televisione. Non esiste rumore. Esisti solo tu, immerso in un mondo che ti invita a rallentare.
Eppure, il comfort è assoluto: il riscaldamento è nascosto sotto il pavimento, invisibile, studiato per non rompere l’incanto. Un equilibrio perfetto tra benessere moderno e rispetto della memoria.
Poi ci sono le finestre. Piccole, quasi timide. Ma basta aprirle per ritrovarsi davanti a uno spettacolo che lascia senza parole: il verde che abbraccia il borgo, le montagne che si rincorrono fino all’orizzonte, il respiro ampio del Gran Sasso.
Qui non si soggiorna. Qui si vive un tempo diverso.
La cucina segue la stessa filosofia dell’ospitalità: custodire, reinterpretare, raccontare. Il progetto gastronomico, Sextantio Cucina, si sviluppa in due percorsi distinti, entrambi profondamente radicati nel territorio.
Lo chef abruzzese Dino Como ha scelto di prendere in mano questo progetto dopo un lungo percorso di formazione durato oltre quindici anni al fianco di Niko Romito. Un’esperienza che gli ha dato solidità tecnica e visione, oggi riversate con personalità all’interno di Sextantio.

Sextantio, lezione di pane con Andrea

Qui porta avanti un progetto su un doppio binario: da una parte il rispetto assoluto per la memoria, con il menu “Radici”, pensato per riportare in vita le ricette della tradizione agropastorale abruzzese; dall’altra “Evoluzione”, lo spazio in cui lo chef esprime liberamente la propria creatività, reinterpretando gli ingredienti del territorio con tecniche contemporanee.

Sextantio, ambienti

Giovane ma già profondamente consapevole, riesce a tenere insieme identità e innovazione senza mai perdere coerenza. Al suo fianco, una brigata solida e una sala attenta accompagnano ogni passaggio del percorso gastronomico, garantendo un livello qualitativo elevato e armonico.
Il primo percorso, “Radici”, è un menu filologico nato dallo studio condotto con il Museo delle Genti d’Abruzzo. È un viaggio rigoroso nella tradizione agropastorale, costruito attraverso testimonianze orali e ricerche antropologiche. Si apre con mais e misticanza, essenziale e sorprendente, per poi proseguire con fagioli – nove varietà accompagnate dal loro garum – piatto che unisce rusticità e profondità.

Sextantio, le tagliatelle col ragù di pecora

Le tagliatelle tirate a mano con ragù di pecora riportano al cuore della cucina domestica, seguite dalla carne al sugo, lenta e avvolgente. Il finale è pura memoria: pane e zucchero, un dolce antico, semplice e profondamente evocativo.

Sextantio, il dolce tipico abruzzese

Accanto, il percorso “Evoluzione”, dove la materia prima abruzzese diventa terreno di esplorazione personale dello chef. Tecniche contemporanee – fermentazioni, riduzioni, ossidazioni – ridefiniscono i sapori, rendendoli più netti e audaci.

Sextantio, il brodo di pollo

Si parte con lenticchia, cotiche e alloro, si attraversano composizioni vegetali come finocchio, panna acida e sedano, fino a piatti più strutturati come trota e patate e raviolo, ricotta e ginepro. La ricerca continua con capra e limone ossidato, carciofo, pane e salvia, e una sorprendente rilettura della pasta con spaghetto, bieta, semi di girasole e pepe verde.

Sextantio, il carciofo

La tradizione riaffiora nella pecora arrostita, mentre piatti come radicchio, carote e cannella aprono nuovi orizzonti aromatici. Il finale spiazza: un dolce non dolce a base di lattuga, vaniglia e limone, elegante e inatteso, perfettamente coerente con l’identità del progetto.
Sextantio mette a disposizione anche la sua suggestiva cantina, uno spazio intimo dedicato al relax, dove è possibile gustare infusi alle erbe, biscotti artigianali e concedersi momenti di piacere tra aperitivi e degustazioni di prodotti tipici, accompagnati da vini abruzzesi e birre artigianali.
Sextantio non è solo una destinazione. È una visione. Un luogo dove l’ospitalità diventa racconto, la cucina memoria e ogni dettaglio è pensato per non dimenticare.
E forse è proprio questo il vero lusso oggi: ritrovare ciò che il tempo, altrove, ha cancellato.

Sextantio Albergo Diffuso
Via Principe Umberto, 67020 Santo Stefano di Sessanio (AQ)
Prezzo camere: circa 180€ – 400€ a notte
Menu degustazione: circa 90€ – 120€

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