Villa Cipriani, Asolo: il lusso discreto dove la tradizione incontra la misura
di Valentina Ruzza
Nel cuore sospeso di Asolo, là dove le colline trevigiane sembrano disegnate con una precisione quasi pittorica, Hotel Villa Cipriani continua a rappresentare una delle espressioni più autentiche dell’ospitalità italiana di alto profilo. Non un semplice hotel, ma un luogo dove storia, eleganza e gastronomia convivono in equilibrio, dando vita a un’esperienza che supera il concetto stesso di ristorazione.
Qui la cucina trova oggi la sua voce in quella di Marco Pinelli, chef campano dal percorso internazionale, capace di costruire una narrazione gastronomica coerente e profondamente identitaria.
La sua traiettoria professionale attraversa alcune delle più importanti capitali del gusto — da Londra agli Stati Uniti, fino ai Caraibi — con tappe significative in cucine di altissimo livello come The Dorchester. Ma ciò che distingue Pinelli non è soltanto la tecnica, quanto la capacità di restare fedele alle proprie radici, trasformandole in linguaggio contemporaneo. La sua cucina, oggi, si muove con naturalezza tra memoria e territorio. Se da un lato resta saldo il legame con la tradizione partenopea — evocata con rigore nello spaghetto di Gragnano ai pomodorini del Piennolo e basilico, vero manifesto identitario — dall’altro si apre a un dialogo costante con il Veneto, costruito attraverso la valorizzazione di piccoli produttori, stagionalità e materie prime locali. Il risultato è una proposta gastronomica che rifugge ogni forma di ostentazione per concentrarsi sulla precisione e sull’equilibrio. Piatti come il rombo scottato con carciofi e salsa cremosa, la faraona confit con broccoletti selvatici e note agrodolci, o l’uovo con spuma di patate e bottarga raccontano una cucina che lavora per sottrazione, dove ogni elemento trova il proprio spazio senza sovrastrutture inutili. Accanto a questa dimensione contemporanea, sopravvive con intelligenza la tradizione Cipriani, eredità diretta di Giuseppe Cipriani, che proprio qui portò, a partire dagli anni Sessanta, il suo inconfondibile stile fatto di eleganza discreta e centralità assoluta dell’ospite. I “Classici Cipriani” in carta non sono semplici citazioni, ma presenze necessarie: il fegato alla veneziana, i bigoli al ragù d’anatra, preparazioni che mantengono intatta la loro forza narrativa.
A completare l’esperienza è una dimensione internazionale che si inserisce con coerenza nel contesto: il caviale, le grandi preparazioni della cucina d’hotel, i dessert iconici. Tutto è realizzato internamente — dalla pasta fresca al pane, dai gelati alla piccola pasticceria — a testimonianza di una cura artigianale sempre più rara nell’alta ristorazione contemporanea. Ma è nel contesto che Villa Cipriani esprime pienamente la propria unicità. Dalle sale Contarini e Veranda, così come dalla terrazza, lo sguardo si apre sulla vallata e sul Monte Grappa, regalando una delle viste più suggestive del Veneto.
Un panorama che non fa da semplice sfondo, ma diventa parte integrante dell’esperienza sensoriale. Il servizio, guidato con eleganza da figure di grande esperienza come Cristiano Desogus e dalla memoria storica di Giampaolo Burattin, interpreta l’ospitalità con un savoir-faire che richiama i grandi hotel europei di un tempo, senza mai risultare anacronistico. La storia del luogo contribuisce in modo determinante alla sua identità.
Da residenza nobiliare ottocentesca a rifugio del poeta Robert Browning, fino alla trasformazione in albergo e alla consacrazione sotto la gestione Cipriani, Villa Cipriani è stata nel tempo punto di riferimento per il jet set internazionale. Tra i suoi ospiti si annoverano figure come Marcello Mastroianni, Orson Welles, Gianni Agnelli e Sharon Stone, testimonianza di un fascino che attraversa epoche e generazioni.
Oggi, sotto la proprietà di Massimo Zanetti e Sigrid Guillion-Mangilli, questo patrimonio è stato preservato con un approccio rispettoso e filologico, capace di valorizzare ogni dettaglio senza snaturarne l’essenza.
Ed è proprio all’interno di questa cornice che la lettura del menù diventa fondamentale per comprendere fino in fondo la direzione della cucina. La carta si struttura su un impianto classico, ma rivela una costruzione consapevole. Negli antipasti emerge una ricerca sui contrasti: acidità, grassezza, dolcezza e componente vegetale dialogano con precisione, anche se talvolta si avverte un approccio ancora prudente. Il radicchio di Treviso con Bastardo del Grappa rappresenta uno dei passaggi più riusciti, capace di restituire identità territoriale senza forzature. I primi piatti sono il vero punto di forza: tecnica solida, mano sicura, costruzioni pulite.
La pasta fresca conferma una buona padronanza, mentre il pacchero al pomodorino del Piennolo si impone come il piatto più autentico e riconoscibile. Qui la cucina si libera da ogni sovrastruttura e trova la sua voce più chiara. Nei secondi si evidenzia la doppia anima del ristorante: da un lato la cucina internazionale da grande hôtel, dall’altro una proposta più territoriale ancora in fase di evoluzione espressiva. Il rombo scottato si distingue per eleganza e precisione, mentre la faraona, pur ben eseguita, lascia intravedere margini di maggiore personalità. I “Classici Cipriani” restano una scelta tanto conservativa quanto necessaria. Non si tratta di reinterpretare, ma di custodire. Ed è proprio questa consapevolezza a dare forza alla proposta. La carta dei dessert chiude su un registro coerente ma prevedibile: esecuzioni corrette, ma senza veri slanci creativi.
Una scelta che privilegia la rassicurazione rispetto alla sorpresa. Nel complesso, la cucina di Marco Pinelli si inserisce con intelligenza nel contesto di Villa Cipriani: rispettosa, misurata, tecnicamente solida. Ma è nei piatti più semplici e identitari che emerge il suo potenziale più interessante. Quando si allontana dai codici dell’hôtellerie classica, la sua voce diventa più nitida, più personale. Ed è lì che questa cucina può evolvere davvero.
L’esperienza ideale? Iniziare dall’American Bar con un Bellini — omaggio a una delle più celebri invenzioni di Giuseppe Cipriani — e lasciarsi accompagnare, senza fretta, in un percorso che è insieme gastronomico, culturale ed emozionale. A Villa Cipriani, il tempo non si ferma. Semplicemente, rallenta.
Ristorante Villa Cipriani – Hotel Villa Cipriani
Via Canova, 298 – Asolo (TV)
Chef: Marco Pinelli
Tipologia: Fine dining / cucina veneta contemporanea e classici Cipriani
Fascia prezzo: 70 – 120 €
Servizi: Ristorante gastronomico, bistrot Rosmarino, American Bar
Punti di forza: location iconica, servizio impeccabile, cucina elegante e coerente











