Vini di Costanzo Palmento

14/1/2018 1.7 MILA
Vini di Costanzo Palmento
Vini di Costanzo Palmento

di Enrico Malgi

Non molto tempo fa ho avuto l’occasione di degustare e recensire i vini della Società Agricola Palmento Costanzo di Catania, che coraggiosamente coltiva le sue viti con metodo biologico in un ambiente estremo a Passopisciaro di Castiglione di Sicilia sul versante nord dell’Etna tra i seicento ed i mille metri di altezza. I vitigni allevati sono quelli tipici dell’areale etneo: nerello mascalese e nerello cappuccio a bacca rossa e carricante e catarratto a bacca bianca. In questi giorni ho reiterato l’esperienza con l’assaggio di tre nuovi millesimi.

Bianco di Sei Etna Doc 2016. Blend di carricante al 70% e saldo di catarratto. Maturazione in acciaio per sei mesi ed altrettanto di affinamento in vetro. Tasso alcolico di tredici gradi. Prezzo finale della bottiglia di circa 20,00 euro. L’annata 2014 ha vinto a Radici del Sud.

Canonico colore giallo paglierino. Bouquet invasivo di fichi d’india, di arance rosse, di ginestra, di salvia, di timo e poi di cenere, sabbia e roccia lavica. Leggiadrìe sapide. Netti i profumi di cappero, di anice e di erbe officinali. In bocca s’insinua  un sorso bello fresco e godibile, morbido ed elegante, sulfureo e minerale, agile e dinamico. Sviluppo palatale che porta a compimento una degustazione travolgente e ritmata, confermata poi da un finale persistente ed aggraziato. Buona serbevolezza. Da spendere su piatti di pesce, carne bianca e latticini.

Controetichette vini di Costanzo Palmento
Controetichette vini di Costanzo Palmento

Nero di Sei Etna Rosso Doc 2013. Mix di nerello mascalese all’80% e saldo di nerello cappuccio. Maturazione in botti di rovere francese grandi per due anni e poi elevazione in boccia per un altro anno. Tenore alcolico di quattordici gradi. Prezzo in enoteca intorno ai 25,00 euro.

Tipica e sintomatica la fulgida veste cromatica rosso chiaro. Profilo olfattivo da note di amarena, di fragoline di bosco, di petali di rosa e di eucalipto, seguite poi da soffi balsamici, speziati e tabaccosi. Attacco in bocca simultaneamente morbido e fresco. Gusto verticale e prorompente, che, complice l’ottima tessitura tannica, rileva un sorso carezzevole, complesso, equilibrato, sapido, cenerino, rotondo e perfino elegante. In sottofondo rifinitura fumé, prodromo ad un finale tonico e persistente. Vino ancora giovane con un grande potenziale evolutivo. Da preferire su piatti di terra, ma anche di mare.

Nero di Sei Etna Rosso Doc 2014. Stesso iter del millesimo precedente. Cambia soltanto il grado alcolico che qui arriva a quattordici e mezzo.

Tonalità rosso rubino scarico e trasparente, per la modesta quantità di polifenoli che contraddistingue i nerello. Impatto olfattivo penetrante ed affascinante, che svela profumi carichi di essenze di rosa canina, di violetta, di minerali nobili, di tamarindo, di lampone, di corbezzolo e di liquirizia. In appresso ecco svilupparsi ottime percezioni odorose di vaniglia, di pepe nero, di chiodi di garofano, di felce e d’incenso. Tostatura leggera. L’ingresso del sorso in bocca è segnato più dall’eleganza che dalla potenza. Il vino si concede così docilmente alla scansione, rilevando stupori morbidi ed affusolati. Palato reattivo, dinamico, terroso e succoso. Trama tannica gentile ed aristocratica. Raffinata la sapida mineralità. Chiusura godibile al massimo e molto lunga. Abbinamento trasversale e variegato.

In conclusione si tratta sicuramente di vini eccellenti, che riflettono perfettamente il territorio etneo.

Sede a Passopisciaro di Castiglione di Sicilia (Ct)
Contrada Santo Spirito – Tel. 0942 983239
[email protected]www.palmentocostanzo.com
Enologo: Nicola Centonze
Ettari di proprietà: 14, di cui 10 vitati – Bottiglie prodotte: 65.000
Vitigni: nerello mascalese e cappuccio, carricante, catarratto, minnella e trebbiano

 

2 commenti

    Francesco Mondelli

    (15 gennaio 2018 - 12:22)

    Etna in grande spolvero negli ultimi anni:stanno facendo grandi progressi e Passopisciaro è una delle zone più vocate.I siciliani dicono che è un’isola nell’isola,ma grandi vignaioli vanno ancora più in là parlando di arcipelago tanti sono le diversità di esposizione altezza chimica del terreno lavico ecc.Nel nostro caso poi ,oltre la qualità dei vini,un valore aggiunto è il Cilentano Andrea Giuliano che da infaticabile comunicatore gira il mondo a far conoscere azienda e territorio con lusinghieri risultati che vanno a premiare il certosino lavoro aziendale.Ad maiora da Francesco Mondelli.

    Enrico Malgi

    (15 gennaio 2018 - 16:35)

    Hai proprio colto nel segno caro Francesco. La viticoltura etnea, segnata da vitigni prettamente locali, è in continua crescita per numero di bottiglie prodotte e per l’eccellenza dei vini. Certo il particolare ed impervio territorio aiuta molto in questo e tira la volata a specie varietali che non hanno uguali nel resto della Sicilia, dove si coltivano dappertutto uve rosse e bianche di buona fattura anche alloctone. Ma soltanto nel Catanese, ed in parte nel confinante Messinese, si possono trovare i nerello mascalese e cappuccio ed il carricante (a parte una piccola produzione in Calabria per il nerello) con risultati davvero eccellenti. Un’enclave unica nel suo genere quella etnea, di cui andare fieri.

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