Vini Masseria Cuturi 1881

11/2/2019 1 MILA
Vini Masseria Cuturi
Vini Masseria Cuturi

di Enrico Malgi

Ormai da tanto tempo la regione Puglia è diventata una meta turistica molto ambita, attirando frotte di curiosi e di viaggiatori, ma anche lungimiranti imprenditori da tutto il mondo. Molteplici i poli di attrazione: l’ottima ricettività alberghiera; una splendida accoglienza da parte di persone generose e disponibili; un clima perfetto; un mare trasparente e pulito; eccellenti bellezze paesaggistiche e culturali; prezzi molto vantaggiosi; e per finire una proposta enogastronomica di grande rilevanza, che non teme confronti.

Accennavo prima anche al forte interesse che suscita la Puglia agli investitori di altri territori e così è capitato proprio ai coniugi Paolo e Lorenza Rossi che dieci anni fa hanno comprato la Masseria Cuturi 1881, un’azienda datata 1600 a corpo unico di 280 ettari nelle vicinanze di Manduria. Qui, in un ambiente avvolto dalla florida macchia mediterranea e collocato all’interno del Parco Naturale del Bosco Li Cuturi, si pratica un’agricoltura biologica e biodiversa di eccellente qualità e che mette in mostra poi una pregevole viticoltura connotata da varietà locali come il Primitivo, il Negroamaro ed il Minutolo. Frutto di queste specie ho assaggiato proprio in questi giorni tre etichette.

Controetichette Masseria Cuturi
Controetichette Masseria Cuturi

Segreto di Bianca Fiano Puglia igt 2017. In realtà si tratta della varietà aromatica autoctona del Minutolo, che ha parentela più con il Moscato Bianco e quello di Alessandria, che con il Fiano stesso di origine campana e che dopo varie discussioni deve ancora trovare la sua giusta collocazione. Fermentazione, maturazione ed elevazione in acciaio e vetro per alcuni mesi. Gradazione alcolica di dodici e mezzo.

Giallo paglierino lucente il bel colore nel bicchiere, con luccichii dorati. Aspirazioni nasali davvero spinte, segnate da avvolgenti e caleidoscopici propositi odorosi di mela verde, di agrumi, di pesca gialla, di ananas, di mango, di mandorla, di gelsomino, di sambuco, di menta e di erba di campo. Silhouette aromatica fitta di sfiziose venature e sfumature. Ammaliante timbro salmastro. Sorso complesso e seducente per fragranza, dinamicità, freschezza, balsamicità, agilità ed eleganza. Palato secco, citrino, cristallino, suadente, fruttato, sapido e leggiadro. Un bianco che può durare ancora molti anni. Da preferire su un risotto ai frutti di mare, crostacei, carne bianca, verdure e formaggi giovani.

Zacinto Negroamaro Puglia Igt 2017. Negroamaro in purezza, che viene lavorato soltanto in acciaio e poi affinato in boccia. Tasso alcolico di quattordici gradi.

Colore rosso rubino, schizzato da giovani riflessi purpurei. Spettro tipicamente varietale, laddove emergono splendidi profumi di frutta rossa piccola e media; sussurri di fiori scuri; respiri di terriccio, di erbe officinali e di spunti leggermente speziati. Sorso interessante ed invitante per vivacità, per profondità gustativa e per il sontuoso appeal. Calibrata nota sapida. Palato dinamico, aristocratico e voluttuoso. Avvincente la naturalezza espressiva. Raffinato, gentile e di rara grazia il tannino. Assolutamente appagante il pervasivo finale. Alto potenziale d’invecchiamento. Da provare su carne bianca e rossa, salumi e pesce in guazzetto.

Tumà Primitivo Puglia Igt 2017. Primitivo al 100%. Sempre soltanto acciaio e vetro per la lavorazione del vino. Gradazione alcolica di quattordici e mezzo.

Sintomatico il cromatico rosso rubino che tinge il bicchiere. Al naso si sprigionano subito ottimi estratti fruttati di amarena, prugna, fichi, mandorle, ribes, fragola e mirtilli, incrociati poi a piacevolezze di geranio e di vegetali. Lieve impronta speziata, con accenno prettamente vanigliato. In bocca entra un sorso caldo, teso, pulito, morbido, delicato e succoso e che sorprende poi per la facilità di pronta beva, senza rimarcare alcuna spigolosità allappante. Frutto di rara eleganza. Palato rotondo, fine e dinamico. Ottima serbevolezza. Fraseggio finale incisivo e persistente. Da abbinare a piatti della terragna cucina pugliese, senza però disdegnare una bella zuppa di pesce alla gallipolina.

Sede a Manduria (Ta) – Via S.P. 137 San Pietro-Manduria
Cellulare 349 7899985
[email protected]www.masseriacuturi.com
Enologo: Valentino Ciarla
Ettari di proprietà: 280, di cui 35 vitati
Bottiglie prodotte: 40.000
Vitigni: Primitivo, Negroamaro e Minutolo

2 commenti

    Francesco Mondelli

    (11 febbraio 2019 - 09:42)

    Il nome dell’azienda nonché l’esame gustativo del nostro inviato in Apulia di questi vini rossi mi hanno rimandato ad una scorpacciata di carne di pecora cotta secondo la tradizione della transumanza.Golosa ma digeribilissima.Un’esperienza che non può mancare nell’agenda di un appassionato di enogastronomia.Di seguito alcuni “descrittivi”termine preso a prestito da Galetti.La pecora alla cottora o cutturo (nell’aquilano) o pecora ajo cotturo (nella Marsica) o pecora alla callara (nel teramano) è un’antica ricetta tipica della tradizione abruzzese, diffusa soprattutto nella fascia montana, in particolare nell’area marsicana, nella conca aquilana e nella zona dei Monti della Laga.

    Il piatto risalirebbe ai tempi della transumanza quando, lungo il cammino dagli Abruzzi al Tavoliere delle Puglie, i pastori consumavano le pecore morte di fatica oppure quelle azzoppate o ferite, cuocendole in appositi paioli di rame o di alluminio, detti appunto cotturo, cotturo o callara, sorretti da un treppiede e un gancio sopra il fuoco vivo di legna. Una seconda teoria fa risalire la tradizione della callara all’atto di gratitudine che veniva fatto dal o dai proprietari delle pecore ai pastori di ritorno dalla Puglia con le greggi.

    Enrico Malgi

    (11 febbraio 2019 - 11:29)

    Che bel racconto caro Francesco. Grazie

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