Vendemmia Taurasi 2007: la valutazione di tutti i vini degustati

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Taurasi 2007: le bottiglie coperte

di Monica Piscitelli
Si è conclusa la tre giorni di incontri che in Irpinia ha portato alla valutazione dell’annata 2007 del Taurasi attraverso la degustazione di 27 etichette (di cui 7 campioni di botte) affiancante da quelle di 15 aglianici e ancora 7 Taurasi e Taurasi Riserva di millesimi precedenti. Alcune le novità significative presentate. Innanzitutto, l’aspetto organizzativo che ha visto realizzarsi la rassegna, senza alcun sostegno pubblico, da un gruppo affiatato ed efficiente di giovani professionisti come Paolo De Cristofaro, Raffaele del Franco e, ancora, Massimo Iannaccone e Diana Cataldo di Miriade & Partners, grazie alla partecipazione nutrita dei produttori del territorio. Si assume, dunque, l’Irpinia che fa impresa e, soprattutto, agricoltura nel vino, la responsabilità e il carico di portare avanti la tradizione di un appuntamento molto importante per la promozione della denominazione e del territorio intero quale è stato negli anni scorsi Anteprima Taurasi.


Si inaugura, con questa edizione, una stagione di laboratorio continuo sull’aglianico di Taurasi che, dati i suoi tempi lunghi, richiede, secondo gli organizzatori, maggiore riflessione e analisi. Entrambe sono poste al centro della nuova impostazione della valutazione dei millesimi: in centesimi e spacchettata in due parti attraverso una doppia lettura, una affidata ad agronomi ed enologi e un’altra a giornalisti e degustatori.
Ai primi, il compito di valutare l’annata sotto il profilo dell’andamento climatico e dello stato sanitario della materia prima; ai secondi quello di valutarne la qualità media e, in prospettiva, il potenziale di invecchiamento.

Paolo de Cristofaro

L’idea – ha spiegato Paolo De Cristofaro – è quella di dare, si, una prima valutazione sintetica dell’annata, ma di monitorarla continuamente per verificarne l’evoluzione portando via via al coinvolgimento di un numero crescente di persone che, insieme, ne costruiscano la memoria condivisa.
Il risultato conseguito dalla 2007
Un’annata dall’andamento molto favorevole, come hanno avuto modo di dire la gran parte dei produttori. Partita in anticipo, complice un inverno mite una primavera e un’estate asciutta le cui temperature sono state moderate da escursioni termiche importanti (fino a 20 gradi centigradi). Cruciale il settembre con sporadiche rinfrescanti piogge poi sfociato in un mese ottobre caldo asciutto che ha consentito che l’uva arrivasse perfetta alla vendemmia, epoca che ha riservato notevoli sbalzi termici e qualche nevicata.
La valutazione dei tecnici, enologi e agronomi rappresentati da Massimo di Renzo e Vincenzo Mercurio:
Per quanto riguarda l’andamento climatico, la 2007, ha raccolto 4/5, mentre dal punto di vista della sanità delle uve, vista la perfetta maturazione delle uve, 5/5.
La valutazione del panel di giornalisti/degustatori di settore, nazionali e internazionali, riuniti lo scorso sabato al castello di Taurasi: Per quanto riguarda la qualità media dei campioni degustati la valutazione si è attestata su un 3/5; mentre relativamente al potenziale evolutivo su un 4/5. Il che vuol dire che l’annata 2007 porta a casa una valutazione di 16/20.
Secondo questa nuova interpretazione, all’annata 2001 che, a quasi 10 anni dalla sua uscita si è mostrata in affanno e figlia di un’impostazione enologica datata, è stata oggetto di un riesame (12 i campioni) svoltosi venerdi’ pomeriggio presso la Cantina Villa Raiano, è stata attribuita una valutazione di 14/20.

La mia valutazione dell’annata
Performance convincente nel complesso, quella del millesimo 2007 anche se non tocca che rare punte di eccellenza. Sono tante le luci accese nel firmamento di un’annata che si innesta sulle scia di quelle “collettive” inaugurate dalla 2004. Omogeneità, dunque, e, fortunatamente, non omologazione. Il 40% campioni, o poco meno, punta ai ranghi più alti della valutazione ma solo il 15% tocca la vera eccellenza. Sebbene, è giusto dirlo, quest’ultima non può che pretendersi con il tempo, con gli affinamenti pazienti, nel caso dell’aglianico. La materia è grande, giusto risultato di un’annata felice ma anche dall’imporsi di una conoscenza e pratica della terra che in Irpinia non manca davvero. In cantina – a parte alcuni casi (il 20%) nei quali sembra non si sia arrivati ad appropriarsi di una auspicabile logica “sottrattiva” nelle lavorazioni- non solo sembra si siano definitivamente superati i problemi che segnavano ancora troppi Taurasi di solo un quinquennio fa, ma che si sia approdati a una buona gestione della materia prima. Nella grandissima maggioranza dei casi i campioni mostrano, ben rappresentati, i tratti varietali del vitigno anche se sono ancora molto lontani da un qualche accenno di complessità. La materia, nei bicchieri, parla in maniera sostanzialmente franca, ma sembra manchi ad essi un quid, un guizzo, una sottolineatura necessaria che ci sentiamo di individuare nel territorio. E’ lui il grande assente.

Un momento del dibattito con produttori, tecnici e giornalisti

Il lungo dibattito tra giornalisti, tecnici e produttori che ha concluso la degustazione di sabato scorso ha offerto, in questo senso, degli spunti interessanti. In definitiva ci sentiamo ci concludere che, come avviene nelle annate felici (tra queste sicuramente la 2007) tutti sembrano aver portato a casa un buon risultato. Sembra che l’annata parli, infatti, di una certa serenità: liberi dagli assilli di annate più complesse che, con l’aglianico, accendono l’allarme sul raggiungimento della piena maturazione fenolica e sulle insorgenze fitosanitarie, sembra si sia potuto dormire su due guanciali. Forse troppo.
Più che il territorio, sembra lo stile aziendale, in alcuni casi ancora opprimente, a essere in primo piano. E’ il caso dei vini dove il frutto, anche splendido, è soverchiato da toni vanigliati e balsamici, da tostature attribuibili solo al legno. Nel complesso, però, l’omogeneità delle batterie, più che parlare di omologazione, è di quelle confortanti. Come confortante è che senza perdere di nerbo, la gran parte dei vini ha superato il limite di tannini verdi o percepiti come inaccettabili dai degustatori.

la prova del bicchiere

La mia degustazione è andata avanti a bottiglie coperte. Questi gli appunti buttati giù.

Da 16 a 36: Taurasi 2007 in bottiglia
Tutti da intendersi alla vista come rubino, luminosi, di media consistenza e trasparenza eccetto che nei casi indicati.
16 Al naso: frutta matura (marasca e fragola) e qualche sentore come di fermentazione. Naso piuttosto sintonizzato sulla frutta, di scarsa complessità. Al gusto fresco e acceso appena da sospiro balsamico. Modesta la persistenza per questo campione di estrema disordinata giovinezza.
@@+ 68 BAMBINUTO

17 Rubino, dalla trama piuttosto fitta e non di speciale luminosità. Accende subito il mio interesse perché, al naso, invita a scandagliarlo con pazienza. Appena versato fa emergere solo una mineralità piuttosto accentuata, quasi di brodo di carne. E’ austero e profondo. In bocca, l’ingresso abbastanza morbido. Si porge con tanta buona materia. E’ ricco e polposo, piuttosto lungo. Ma il tratto minerale un po’ sgranato evidenziato al naso lo priva di un necessario scatto di eleganza.
@@@@-  84 CONTRADE DI TAURASI

18 Rubino, vivace, piuttosto concentrato. In evidenza al naso, note di sottobosco e lieve alito balsamico. Mentre si scalda, si sollevano note di tostato, di legno, che ne appesantiscono il profilo olfattivo sebbene una gradevole nota pepata e la percezione di una bella frutta fresca fa pensare a una buona materia prima. In bocca l’ingresso caratterizzato da una sferzante acidità e con qualche evidenza dei tratti del legno da digerire. Il tannino è ben lavorato, ma ancor in grande evidenza. Gli occorre tempo.
@@@  79 TENUTA DEL CAVALIER PEPE OPERA MIA

19 Naso con un filo di vegetale e di speziatura in esubero che soverchiano una frutta prevalentemente a bacca rossa, fresca. E’ abbastanza elegante, forse un po’ segnato dal legno e da qualche sventagliata balsamica un po’ invadente. In bocca più interessante che al naso, per un tannino di razza e un finale sapido che convince. Quel sentore di legno in eccesso, si palesa ancora con ritorno vanigliato e finisce per penalizzarlo.
@@@++ 81 DI PRISCO

20 Profilo olfattivo profondo, dal timbro scuro. Abbastanza elegante. Emerge quasi subito una nota di fumo molto intrigante. Si distingue per un buon equilibrato in bocca. E’ ricco, con tanta buona materia. Gira bene, con durezze calibrate in giusta misura e un tannino fine ma presente. Belli i ritorni di frutta matura. Abbastanza lungo.
@@@@- 86 PIETRACUPA

21 Intenso al naso, con la frutta matura in evidenza quasi tendente al surmaturo su uno sfondo di spezie dolci. Nel complesso ha un profilo abbastanza elegante, antico. In bocca ha un ingresso saporoso segnato da un tocco di rabarbaro che si esprime in una chiusura un po’ amaricante. Il tannino, sufficientemente fine, segna il finale.
@@@@- 84 ANTICA HIRPINIA

22 Profondo con un tratto nero elegante. In evidenza delle discrete note di erbe officinali su uno sfondo frutta fresca (visciola). Un vino che si lascia leggere nella sua semplice eleganza e che ha un avvio di complessità. Sottobosco e foglie secche, l’evocazione della campagna irpina (resterà l’unico). La bocca piena, con un tannino di buona finezza da levigare ancora con il tempo. La sapidità caratterizza la chiusura, insieme a ritorni affumicati.
@@@@ 88 POLIPHEMO TECCE


23
Naso caratterizzato da un tratto di frutta matura o molto matura, quasi amarena in composta, ma anche sottobosco. Note di spezie dolci, appesantiscono l’olfatto. Sulla bocca non c’è nulla da dire. Buona la dinamica: gradevole la freschezza in ingresso cui subentra una certa ricchezza del frutto. Molto più convincente in bocca che al naso. Persistente.
@@@@ – 85 VIGNA ANDREA COLLI DI LAPIO

24 Rubino e luminoso, leggermente più concentrato del precedente. Profondo con una frutta matura scura in evidenza e un sospiro balsamico gradevole. Poi si fa piu’ aperto al naso svelando un buon frutto. In bocca è carnoso e equilibrato, forse troppo. Finale speziato.
@@@+ 80 VILLA RAIANO

25 Stuzzicante timbro nero, minerale. Di mirtillo e fiore di sambuco. Buona la rispondenza in bocca. Appare però compresso. Piace questo aspetto sobrio, un po’ scontroso che fa pensare a un necessario abbinamento. Saporoso, con un tannino vivace.
@@@ 78 BOCCELLA

26 Intenso, leggermente banale al naso. Troppe le note vanigliate, alcune quelle animali che gli tolgono eleganza. Perfino un tratto poco maturo. Un vino moderno, equilibrato, non di grande pienezza. La bocca penalizzata dal riproporsi della nota vanigliata. Un vino a cui sottrarre.
@@@ – 74 DONNACHIARA

27 Sobrio, compatto con note di caffè macinato di fresco di foglia di tabacco in evidenza. Non è gridata ma c’è un accenno di complessità. In bocca ha un ingresso piuttosto morbido ma poi non si impone al gusto. Vino ben fatto, ma senza una personalità definita. Discreta la lunghezza.
@@@ 78 ANTICO CASTELLO

28
Rubino, concentrato e fitto la trama alla vista. Prima esuberante al naso e poi più sulle sue. Appare discretamente complesso ed invitante (note di caffè, di balsamico oltre a un tono erbaceo di sottofondo). Un vino che strizza l’occhio al degustatore, la cui eleganza è penalizzata da un sentore di vanigliato di troppo. In bocca è saporoso, con un frutto nero polposo in evidenza, maturo ma croccante. Ma anche del finocchietto. Un vino ben fatto.
@@@ 80 FEUDI DI SAN GREGORIO

29 Naso segnato da un tratto di frutta surmatura, rossa, sfilacciato. Un pizzico di alcol punge al naso. In bocca più convincente per un corpo scarno e un finale gradevolmente amaro. Volevamo più eleganza visti alcuni spunti di equilibrio. Forse occorre nel tempo potrà acquisire una personalità che al momento si sottrae a un inquadramento chiaro.
@@@ 76 RADICI MASTROBERARDINO

30 Rubino, luminoso e abbastanza concentrato. Profilo olfattivo scuro e di rabarbaro, ma anche di vegetale cotto. In bocca troppo penalizzato da un legno non ancora digerito a dovere che copre il resto. Discreto, in compenso l’equilibrio e levigato il tannino. Si beve. Poca la non omologazione.
@@@ 78 TERRE IRPINE

31 Piuttosto intenso, ma ancora fine al naso. Olfatto sottolineato da note cioccolatose, di frutta surmatura. Copiosi i sospiri balsamici. In bocca ancora un po’ sbilanciato sulle durezze e decisamente penalizzato da un’astringenza che non ha contropartita nel corpo. Poteva dare di più in bocca, ma il legno ancora si fa sentire troppo.
@@@ – 74 COLLE DI SAN DOMENICO

32 Uno sbuffo alcolico sulle prime. Al naso convivono delle note verdi, di frutta fresca polposa, rossa, e un tono pepe bianco. Ha una sua eleganza discreta. In bocca semplice ma gustoso. Un esemplare fit: teso con dei muscoli ben definiti sotto. Può dare di più e lo si aspetterà.
@@@+ 80 URCIUOLO

33 Naso molto vanigliato e di cioccolato al latte. Intenso e piuttosto banale, quasi tropicale (papaya matura) ma anche con alcuni accenni di infuso alla menta. In bocca non convince per un timbro speziato un po’ marcato e per il tannino da risolversi.
@@@- 76 VIGNA VILLAE

34 Sulle prime una sventagliata vanigliata che svanisce alla svelta lasciando imporsi una frutta matura e un timbro pepato, che fa virare la percezione del suo profilo olfattivo verso una certa sobrietà. Mentre si ossigena suggerisce un odore di affumicato, come di focolare domestico. Ingresso lievemente troppo morbido, ma data la succosità che mostra poi e il tannino ben levigato, il suo equilibrio è tutto buono. Si fa bere. Peccato per il ritorno vanigliato.
@@@@ 83 GAGLIARDO COLLI DI CASTELFRANCI

35. Rubino, appena più fitto. Al naso sentori minerali grevi (brodo di pesce) e non piacevoli. Non se ne libera aspettandolo. Viene poi fuori una nota di di caffè. In bocca piuttosto squilibrato, con acidità e tannicità piuttosto marcate e comunque senza sponde utili.
@@ 68 – TERRE DEL PRINCIPATO/CANTINE DI TUFO- LA MARCA

36 Rubino, fitto, con scarsa luminosità. Aggredisce al naso con un sbuffo alcolico. Resta sintonizzato su un sentore di frutta surmatura. In bocca l’alcol è fuori misura. Il finale asciugante e il tannino amaro. Da riprovare.
@ 65 PASSIONE MASSERIA MURATA

Taurasi vista dal Castello

Da 37 a 43 campioni di botte
37 Profondo caratterizzato da un profilo di frutta matura a bacca rossa (lampone, tra gli altri). Più interessante in bocca che al naso per un tratto dimesso ma vivace, diretto.
@@@ 76 ELMI

38 Al naso in buona evidenza una nota di caffè e cioccolato. Lieve sospiro alcolico. Nel complesso non elegante, ma ben confezionato. Equilibrato e piacevole. Si fa bere.
@@@ 78 SPALATRONE CANTINE RUSSO

39 Molto luminoso. Austero ed elegante. Al naso in evidenza una marasca appena matura, una lieve nota pepata e un tocco di rabarbaro. Ingresso morbido e corsa acida in bocca gradevole al punto giusto. Vibrante il finale un po’ tannico,che gli dà ancora carattere pur essendo assolutamente ben lavorato.
@@@@ 82 NERO NE IL CANCELLIERE

40 Le prime note fiorite (fiori appassiti). Si avvia a un certa complessità. Ma sia al naso, con una nota di pelle conciata, che in bocca pecca in misura. Le sensazioni sono slegate, e i toni di caffè sono poco fusi con il resto. Ugualmente per quanto riguarda le durezze, ancora marcate. Comunque sono discrete la pienezza di bocca e la lunghezza.
@@@+ 78 CORTECORBO

41 Rubino , buona trasparenza e luminosità. Il naso è elegante e ha una sua complessità con sentori di fiori secchi, sottobosco e di grafite. Tante cose al punto giusto e anche molte che fanno sperare in bene. In bocca è succoso, con una gradevole acidità che sostiene la beva e con tannino vellutato. Un bel campione di materica eleganza.
@@@@ 86 PRIMUM GUASTAFERRO

42 Rubino di discreta trasparenza. Al naso si palesa subito per una lieve pungenza al naso. L’olfatto è segnato da alcune note di frutta troppo matura e un timbro cupo che lo rendono poco netto e poco leggibile. La bocca si mostra in ordine, ma senza grande incisività. Il retrolfatto forse chiarisce i misteri di questo vino che deve ancora smaltire il legno.
@@@ 74 I CAPITANI

43 L’attacco olfattivo è leggermente greve, con sentori di colla di pesce, appena rinfrescati da un sospiro mentolato sullo sfondo indistinto di frutta. Recupera in bocca sfoderando un buon equilibrio, ma soprattutto un tannino lavorato bene. Abbastanza lungo con ricordi di sottobosco e ciliegia sottospirito.
@@@ + 76 LA MOLARA

Il Castello di Taurasi

Altre annate:
44 Naso di frutta matura, di more e mirtillo. Il timbro nero è confermato da una nota di chinotto. Un vino profondo, accattivante senza essere banale. E’ efficace in bocca, diretto: fresco al punto giusto, ricco ma senza note in sovraccarico. Il tannino è consolatorio. Tra i migliori degustati: ben calibrato.
@@@@ 88 CALAFE’ 2006

45 Naso incentrato su note di frutta molto matura e foglie secche. Manca un po’ di vivacità. L’ingresso è decisamente acido e il tannino non dei più levigati. Forse per questo ci piace, visto che questi aspetti li abbina a una buona materia di fondo e un certa sapidità che esce poco a poco. Finale appena segnato dal legno.
@@@@ 82 PERILLO 2006

46 Un vino tanto, “pacioccone” già al naso, dove il primo saluto è lievemente pungente. Sfumato questo, ti mette in riga invitandoti ad approfondire parlando di una certa sobrietà di fondo e originalità. La radice di liquirizia finora non era stata tra i riconoscimenti e ora c’è, insieme alla tanta buona frutta matura. In bocca è potente e anche fresco. Buono l’equilibrio. Il colpo di acceleratore gli manca, forse è presto.
@@@@ 86 VIGNA CINQUE QUERCE 2006

47 Molta frutta: nera e rossa, di incomprensibile eccessiva esuberante freschezza. Pecca in eleganza e non accenna alla complessità. In bocca ancora sbilanciato sulle durezze, e lievemente amaro sul finale. Da riprovare.
@@- 68 RISERVA COLLE DI SAN DOMENICO

48 Rubino, con riflessi granato e di buona trasperanza. Austero e profondo. Finalmente complesso, con un timbro di pepe nero, di fiori rossi appassiti e foglie secche ma anche, poi, di arancia rossa. Scopre un accenno di grafite e di sedano fresco. In bocca appare meno vivace, ma del resto ci è arrivato nel bicchiere senza accorgerci della annata. Invece si mostra slanciato in bocca, con buon equilibrio e polpa saporita e ritorni di sottobosco. Lungo e gradevolmente sapido.
@@@@+ 88 RADICI RISERVA 2005 MASTROBERARDINO

49 Rubino, piu’ concentrato. Al naso intenso e abbastanza profondo. In evidenza sentori vanigliati su uno sfondo agrumato gradevole e intrigante. Poi vengono fuori delle note di caffè e cacao. In bocca c’è una corrispondenza nei toni più omologanti che lo penalizza. Eppure della buona materia c’è. Immancabilmente torna la vaniglia e l’idea di un vino a cui “togliere”, dare più immediatezza.
@@@ 80 PIANO DI MONTEVERGINE RISERVA 2004 FEUDI

50 Molto chiuso. Siamo arrivati alla 2003 e non ce ne siamo accorti. Lo aspettiamo nel bicchiere visto che non parla. Poi esce fuori la sua complessità, molto lentamente. Prima una nota di china, un tocco di freschezza agrumata (scorza di arancia) su uno sfondo, però, di frutta quasi surmatura. Non è finita, occorre ancora tempo. Infine mi convince per il timbro minerale e un sospiro etereo. In bocca è meglio ancora: buona frutta polposa, tannini vellutati e bell’equilibrio. Penso possa avere una lunga vita. E visto che è figlio di un’annata caldissima davvero è una sorpresa.
@@@@+ 88 RISERVA 2003 DI MEO

Leggenda

@=65
@@=da 66 a 71
@@@=da 72 a 81
@@@@=da 82 a 88
@@@@@=da 89 in su

8 commenti

  • Lello Tornatore

    (24 gennaio 2011 - 10:04)

    Scusate, ma io non capisco. Certamente lodevole la pioneristica abnegazione degli amici che, senza sovvenzioni pubbliche, hanno organizzato la manifestazione, ma il ruolo del Consorzio di Tutela, qual’è se non quello di certificare la qualità di questi prodotti e promuoverne la diffusione? Se ha abdicato a tale ruolo, secondo me fondamentale, tanto vale scioglierlo… o no? Qualcosa già è venuta fuori nel corso del dibattito di sabato sera tra produttori e giornalisti, ma perchè non si “prende il TORO per le corna” (non solo in senso figurato) ? Plaudo alle capacità professionali e gestionali di Paolo, Lello, Diana e Massimo, ma indubbiamente con più risorse a disposizione si poteva fare di più, e perchè rinunciare a fondi pubblici per un fine così nobile ed utile , alla nostra economia e alla nostra cultura , come quello di promuovere prodotti e territorio? Si buttano tanti soldi per opere inutili o mai terminate ma per questo no!!! Speriamo che per Bianchirpinia e per altre manifestazioni di questo tipo ci sia un’inversione di tendenza…

  • Luciano Pignataro

    (24 gennaio 2011 - 10:10)

    Lello, ormai per fare iniziative è INDISPENSABILE non usare soldi pubblici. Il ceto politico è la nuova camorra che ti impone studi grafici, uffici stampa fatti da leccapiedi e non da giornalisti specializzati, l’esasperante rottura di coglioni di un convegno a cui arrivano tardi, parlano e se ne vanno senza aver detto nulla o ascoltato qualcosa. Poi c’è la solita cena dove arrivano con moglie, amanti, commari e tirapiedi. Un sistema feudale, insomma, fatto di vessazione e prepotenza. Poi, siccome sono pure senza soldi, pagano, se pagano, con un anno o più di ritardo facendo guadagnare le banche.
    Inutile stare a chiedere e a recriminare, bisogna agire: chi ha le professionalità e la voglia di investire lo faccia. Quello che è avvenuto a Taurasi in questi ultimi due week end è un segnale molto chiaro, l’unica strada da percorrere
    Credo anzi che ben presto dovremo dare corpo all’idea di Nino Pascale di realizzare una conferenza di servizi tra Slow Food, Ais, Gambero, Go Wine e tutte le associazioni di buona volontà.

    • Lello Tornatore

      (24 gennaio 2011 - 10:25)

      In un paese” normale”, si presuppone che non si abbia a che fare con tutti gli ammennicoli che giustamente hai denunciato, ma tant’è e bisogna fare i conti con la realtà…Ma io facevo riferimento acnhe al ruolo del Consorzio, che raggruppa le aziende e quindi sarebbe un sistema più semplice ed immediato per la raccolta di fondi ed energie, mi sta bene anche private, ma se questo no fa, qual’è la sua ragione di esistere?

      • luciano pignataro

        (24 gennaio 2011 - 11:34)

        Come il 90% dei consorzi del Sud, anche quello di Avellino ha svolto un ruolo risibile. Direi quindi che il mancato decollo del territorio taurasino è imputabile per il 50% al Consorzio che avrebbe dovuto farlo e per il 50% ai produttori che hanno aspettato che il consorzio si muovesse.

  • Monica Piscitelli

    (24 gennaio 2011 - 10:43)

    @lello: molto d’accrdo con Luciano. Mi piace, mi convince e mi commuove una Campania e un’Irpinia che si scrollano di dosso le pesantezze e le soggesioni che la opprimono. L’amministrazione deve sostenere quando può, ma per il resto deve lasciar fare. Far far a chi sa fare e non solo a chi ha le giuste entrature. Il Sud che volgiamo era a Taurasi e i ragazzi che hanno organizzato questa cosa hanno spiattellato in faccia atutti il loro amore (supportato da forte competenza) per la loro terra. Io non posso che ringraziarli.

  • giulia

    (24 gennaio 2011 - 11:18)

    illuminante l’idea della conefrenza di servizi di tutti gli attori privati attivi sul territorio, basta ai “ricatti” istituzionali, e sarebbe ora che i consorzi svolgesseroil loro ruolo di soggetto giuridico privato composto da più soci, come statuto recita. interessanti gli assaggi: conferma per Lonardo e Tecce, sorpresa per Antica hirpinia, a pieno merito Radici Riserva2005, Molettieri 2006 e 2003 riserva Di Meo che ricordo tra i Crus dell’Apennino Meridionale
    spero di avere l’occasione per una girata in zona quanto prima

    • Monica Piscitelli

      (24 gennaio 2011 - 22:38)

      Mi fa piacere che concordi anche tu su alcune degustazioni. Antica Irpinia ha sorpreso un pò tutti. Alcuni hanno apprezzato il lavoro di Antico Castello, ad esempio. che ho trovato anche io interessante e che sappiamo sta lavorando bene anche le uve di Greco, che acquista però. Il Taurasi Riserva di Di Meo era anche l’unico con sette anni o più sulle spalle, quindi sarebbe stato interessante analizzarle degli altri. Ma credo gli organizzatori lo faranno prima o poi.

  • rosario mattera

    (25 gennaio 2011 - 09:31)

    Caro Luciano concordo con te, che il futuro è questo, tanto d’accordo che da 5 anni combatto per tenere in vita malazè, evemto cresciuto ed affermatosi partendo dal basso, però sai quanto mi girano i cosiddetti “zebetei”, per usare un termine più soft, quando vedo personaggi, che molto spesso non hanno niente a che vedere con l’enogastronomia, che si vanno a prendere soldi a destra e a manca, li vedi una volta all’anno e zac scompaiono per il resto.
    E’ dura essere rincorsi da tanti amici, che prima o poi devi pagare, non trascurando, tra l’altro il fatto che mica risulta poi tanto facile trovare sponsorizzazioni o aziende ben disposto a darti qualche euro nei nostri territori.
    Sui consorzi made in Campania mi risulta molto difficile considerare il NULLA !!!
    Per quanto riguarda anteprima taurasi 2007 anch’io ho trovato inetressanti: Contrade Taurasi,Guastaferro e Calafè che non avevo mai provato,Mollettieri, Cancelliere, Antica Irpinia ha sorpreso anche me, della serie azz, mentre non mi ha molto convinto Tecce, forse perchè dai fuoriclasse ti aspetti sempre la grande giocata…:)

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