Antonello Maietta e la rottura con Franco Ricci: “La fine di un incubo per l’Ais”

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Antonello Maietta, presidente Ais

La rottura è consumata, Franco Ricci va per la sua strada annunciando la nascita di una Fondazione e l’Ais per la propria. Con toni molto duri, il presidente Antonello Maietta lo annuncia in un editoriale apparso ieri nel sito Ais.
Lo rilanciamo come documento, è il sigillo a una fase perché a nostro modesto avviso è il de profundis agli anni ’90 nella piccola storia della comunicazione italiana sul vino.
Questa rottura, lo abbiamo scritto, a noi non fa piacere politicamente ma quando non si va d’accordo è molto meglio prenderne atto e seguire la propria strada.

E se è giusto che Maietta rivendichi un ruolo autonomo e da protagonista per l’Ais vorrei anche spezzare una lancia a favore di Franco Ricci, ora che è sotto il fuoco incrociato di vecchi e nuovi nemici, senza il quale il vino non avrebbe mai avuto l’importanza sociale che ha nella Capitale e in Italia.

Chi mi conosce sa che non amo e non frequento mondanità e ambienti patinati, ma mi rendo perfettamente conto che anche grazie a questo tipo di relazioni, a cui Maietta certo non era estraneo, tanta agricoltura ha potuto fare reddito in questi anni.
Credo semplicemente che è cambiata una fase, proprio come sta avvenendo nel resto del Paese e Maietta ha saputo meglio, sinora, cogliere il segno di questa esigenza diffusa anche nell’associazione.

Noi speriamo che due è meglio di uno e che tutto il mondo del vino ne guadagni. Ma è un auspicio che difficilmente avrà riscontro nella realtà, almeno per i prossimi mesi.

di Antonello Maietta

Che l’aria fosse cambiata l’avevo nitidamente percepito durante il recente Congresso AIS a Firenze, quando la mia relazione all’Assemblea Generale dei Soci è stata interrotta più volte dagli applausi, soprattutto quando ho detto che “l’AIS non è mai stata e mai vorrà essere un’Associazione elitaria” e, quasi al termine, quando ho annunciato che “l’orientamento del Consiglio Nazionale va verso l’emancipazione della componente editoriale”.

C’è qualcosa di male quando un’Associazione ipotizza di camminare con le proprie gambe senza ricorrere a costose stampelle nient’affatto disinteressate? Eppure quest’annuncio ha aperto una frattura, presumo studiata da tempo, vista la rapida tempistica con cui si è palesata, con l’uscita dall’AIS della costola periferica della capitale.

In attesa che gli esperti di questioni legali dicano se è proprio ortodosso che siano i vertici di un’associazione regionale a decidere sulla testa dei propri affiliati – i quali, si badi bene, ancor prima di essere soci di una realtà territoriale, sottoscrivono l’adesione all’Associazione Italiana Sommelier (scritta proprio così, senza altre accezioni di luogo) –, un risultato l’abbiamo finalmente raggiunto: è la fine di un incubo.

Non c’è nulla di male se una persona, un gruppo di persone, un intero sodalizio decidono di intraprendere altre strade. È già successo in passato e chissà quante altre volte accadrà in futuro. L’autodeterminazione è una prerogativa assolutamente legittima. La prassi, ma ancora di più la correttezza, suggeriscono tuttavia che, prima di traghettare un’intera compagine di soci in un organismo nuovo, si chieda loro il parere. Magari attraverso un’Assemblea regolarmente convocata, spiegando bene che l’adesione ad un nuovo consesso comporta inevitabilmente l’incompatibilità con il precedente. Poi ciascuno farà consapevolmente le proprie scelte.

Abbiamo letto un proclama con i verbi declinati al futuro: “avrà”, “realizzerà”. Ben venga quindi chi avrà la possibilità di fare qualcosa per il mondo del vino, sebbene non si comprenda il motivo per cui tutte queste opportunità non siano state proposte e percorse in passato, in virtù del sempre decantato “fare squadra”.

Come Associazione Italiana Sommelier vi diciamo semplicemente: cari Soci e cari Amici, potete stare tranquilli. Oggi abbiamo gli anticorpi, le risorse umane e quelle economiche per superare ogni criticità. Oggi l’AIS è più unita, coesa e orgogliosa che mai.

Fine di un incubo perché, per quanto ci riguarda, se il profilo della cultura del vino sarà da oggi magari meno seducente e meno patinato, sarà anche meno pomposo, meno saccente, meno arrogante e meno sbruffone. Prerogativa di chi è realmente competente e non deve mascherare altrimenti la propria insipienza.

In questa circostanza l’Associazione Italiana Sommelier (scritta proprio così, senza altre accezioni di luogo), quella che in Italia e nel Mondo raccoglie circa 30.000 aderenti, farà meno fatica a spiegare all’esterno che alcune discutibili esternazioni, alcune rancorose ritorsioni, alcune inspiegabili decisioni, non appartengono al proprio patrimonio di valori.

 

Un commento

  • albanese carmela

    (18 dicembre 2013 - 19:31)

    Sono perfettamente d’accordo. E comunque è giusto rivedere anche il modo in cui vengono gestite le varie realtà e soprattutto le elezioni di tanti presidenti con chiari ed evidenti conflitti anche d’interessi. E’ giusto che tutti i soci eleggano democraticamente i propri rappresentanti e non nominati.

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