Cuvée Louise Pommery: storica verticale 2002-1990 al Danieli

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di Angelo Di Costanzo

Quando mi hanno dato la parola era troppo tardi, quel microfono stava lì tra le mie mani, alla fine non se ne sono pentiti; sino a qualche minuto prima, ascoltando Enrico Bernardo ero ancora convinto che qualcuno di lì a poco se ne uscisse con una frase del tipo ‘Oh, sei su scherzi a parte!’.

Detto questo, più che lanciarmi in una lunga disquisizione tecnica-degustativa dei vari millesimi provati assieme a Maestri degustatori quali Giuseppe Vaccarini, Fabrizio Sartorato ed Ivano Boso – oltre al già citato Bernardo – durante la splendida serata lì al Danieli, val più ribadire quanto, a mio parere, Thierry Gasco sia riuscito negli anni con grande tenacia a tenere ben dritta la bussola nonostante il vortice internazionale lentamente ha risucchiato molte Maisons champenois spedendone tante direttamente nell’oblio dell’omologazione assoluta.

Un lavoro straordinario quello di Thierry, mai urlato. Uno stile inconfondibile quello delle Cuvée Louise di Pommery, al passo coi tempi, precise, mai sopra le righe, luminose, fragranti, freschissime, contrassegnate da una eleganza sottile e da grande personalità, unite per di più ad una bevibilità fruibilissima.

Brindisi finale con Fabrizio Sartorato, Angelo Di Costanzo, Giuseppe Vaccarini, Ivano Bosco ed Enrico Bernardo

Cuvée Louise 2002
Giuseppe Vaccarini ne ha dipinto un profilo di grande suggestione, cui va aggiunto ben poco se non sottolinearne la grandeur di un millesimo di grande richiamo per la Champagne ed un tratto gustativo di enorme nerbo, ancora lontano dal rivelarsi pienamente nel bicchiere.

 

Cuvée Louise 2000
Ne ha viste tante passare tra le sue mani Ivano Boso, head sommelier di lungo corso a casa Pinchiorri. Io ne ho trovato un profilo organolettico di giustezza, variegato ma centrato essenzialmente su note agrumate, anche candite, e minerali. Di buonissima trama il sorso che chiude setoso e rinfrancante.

 

Cuvée Louise 1999
Personalmente, appena una spanna sopra il ’90, il migliore della batteria, in perfetto stato grazia nella sua vivacità olfattiva intrisa di rimandi fruttati e tostati ed un sorso di gran nerbo, slanciato, lungo, efficace. Una di quelle cuvée capaci di accompagnare tutto un pasto senza perdere un colpo. L’ha raccontato Fabrizio Sartorato, head sommelier del Ristorante ‘da Vittorio’ in Brusaporto.

 

Cuvée Louise 1990
Chi volesse può dare una occhiata su facebook sul profilo de L’Arcante dove ho postato il video della magistrale degustazione di Enrico Bernardo, veramente da manuale! Mi va di aggiungere solo che bere uno Champagne di 23 anni e trovarlo così in splendida forma è una di quelle esperienze che rimette tante cose a posto quando a qualcuno, per misconoscenza o supponenza, vien qualche dubbio sul perché proprio là, tra la Montaigne de Reims e la Cote des Blancs nascano vini di così straordinaria qualità.

Venezia, scorcio dal Canal Grande

Cuvée Louise Rosé 2000
Il mio vino. Senza tirarla per le lunghe lascio traccia di ciò che è stato il mio intervento. L’approccio a questa cuvée è facile, a patto che si sappia bene cosa si tiene tra le mani. E’ la sintesi tra il vecchio e il nuovo, è storia, centinaia di anni di storia di Champagne che rivivono con tutta normalità il nostro tempo. Un terroir unico, irripetibile, diciamocelo pure, una cultura di indiscutibile vocazione ereditata con rispetto e con altrettanto rispetto consegnata costantemente al futuro. Valori ancestrali preziosissimi questi, riproposti con questa cuvée con una chiave di lettura modernissima: un colore scarno, quasi salmone, un effluvio di sentori e rimandi floreali e fruttati, di pesca e di piccoli frutti di bosco, un sottinteso minerale, un sorso vivace, lungo e gradevolissimo. Uno stile quasi sussurrato, che vive del grande rispetto per lo straordinario chardonnay di Avize e Cramant e di grande riverenza verso i migliori pinot noir di Ay e Bouzy. Il vecchio e il nuovo, che però camminano a braccetto, in assoluta armonia, pensando ad una cucina sempre più spogliata di grassume e quegli ingredienti troppo invadenti. Puro piacere, ‘parfait!’ verrebbe da dire!