Da Napoli a Bari e ritorno: guida a 16 ristoranti di qualità low cost

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A cura di Giulia Cannada Bartoli

Vi dedichiamo ancora un goloso percorso da Napoli a Bari e vice versa, uscendo e entrando dalle varie regioni,  descrivendo tappe che sono un melange tra ristorante e trattoria, sia per piatti proposti, sia per il portafoglio.Usciamo e rientriamo in città del sud: Napoli, Bari, Salerno e Potenza, effettuando ghiotti “pit stop”. Il bello è che tutte le fermate sono a pochi minuti dalle autostrade- Naturalmente anche in questo caso, questa proposta è il frutto di un sinergico e consapevole lavoro di squadra.

1-Napoli Mia

Antonella Rossi


Riviera di Chiaia 269
Tel. 081.552.22.66

www.ristorantenapolimia.it

Aperto: pranzo e cena
Chiuso: lunedì – Aperti per Pasqua e Lunedì in Albis
Ferie 1 settimana centrale in agosto

Lo stile, la tendenza all’eleganza, il garbo e la misura sono ancora il punto forte del nuovo Ristorante Napoli Mia, alla Riviera di Chiaia, nel cuore della Napoli chic e più frequentata dai turisti. Non lasciatevi ingannare dalla gestione familiare, qui si riga dritto come nei locali gourmet, senza, tuttavia,  mai dimenticare la tradizione e la napoletanità.

Il nuovo locale è essenziale, arioso, bianco, soffitti a volta, due sale separate da un arco: 50 coperti interni, 25 all’aperto.

2- Palma Campania, Ristorante Era Ora di Pietro Parisi

Pietro Parisi con Magda Boccia e Rachelina Parisi

Pietro Parisi è un giovane chef molto determinato e legato alle sue origini vesuviane. In poco tempo, a poco a poco,  ha messo sottosopra la vecchia pizzeria di famiglia, apportando per gradi alcune novità per verificare la risposta del pubblico. L’ambizione era troppo forte, ed ecco che Pietro allunga la gamba, cambia sede e decide di osare,  pur rimanendo a Palma Campania, ma costruendo un ristorante di stile moderno, molto curato, con servizio attento e garbato. Nonostante “la rivoluzione”, il pizzaiolo Antonio La Marca è rimasto un punto fermo; il menù si è allungato su piatti gourmet di forte marcatura territoriale, intervallati dalle vecchie proposte in stile trattoria per non perdere i vecchi clienti. La formula scelta da Pietro  ha funzionato alla grande, infatti è uno dei pochi a soffrire un po’ meno la crisi. Altri due sono i punti di forza del locale: una compatta gestione familiare ed i prezzi ragionevoli che invogliano il pubblico a raggiungere l’Era Ora da ogni parte della Campania. Il menù a km. 0 propone un antipasto, un primo ed un secondo a 20 €: tanti i prodotti dell’orto di famiglia e la marcata identità campagnola di Palma Campania si sente molto forte nel menù.

Era Ora

Via Circumvallazione, 182
Tel. 339.8587591
parisi.pietro@libero.it
Aperto sempre
Chiuso martedì

3 – Puglianello, Benevento. Ristorante Il Foro dei Baroni di Raffaele D’Addio

Raffaele D'Addio Chef Foro dei Baroni

Raffaele D’Addio è venuto incontro ai tempi difficili. Menu di qualità a prezzi contenuti. Per le tasche di tutti. Grande entusiasmo. Il low cost premia. Gli ospiti aumentano a vista a pranzo e a cena. La cucina del Foro non è affatto cambiata.

Un elogio al territorio.Ci sono i pomodorini di collina in tempura, il cannolo di melanzana, il cipollotto sotto cenere e un croccante al blù di bufala.
Non mancano i segni di Raffaele: l’aglio in camicia, dolce come una castagna, le essenze aromatiche e i petali dei fiori. Tutto da mangiare con le profumate emulsioni di basilico o pomodoro con l’extravergine sannita.Buono e ancora tutto da scoprire questo formaggio erborinato da latte bufalino. Saporiti i pani caldi, fragranti, conditi di pancetta.

I secondi richiamano il territorio come la  spalla di maialino cotto a bassa temperatura con mostarda di mela annurca e insalatina all’agro. Molto varia la scelta dei vini suggeriti al bicchiere e presi da un’agile cantina tutta territorio. Accessibile per i prezzi. Giovanile per le numerose  birre artigianali.
Il Foro dei baroni

Piazza Chiesa, 6
Tel. 0824.946033
www.ilforodeibaroni.it 
Aperto sempre
Chiuso lunedì
Ferie mai
Menu degustazione 5 portate 25 euro
Menu bambini 4 portate 13 euro
Alla carta da 25 a 30 euro senza vino

4- San Giorgio del Sannio, ristorante La Locanda della Luna

La Locanda della Luna

La Locanda della Luna

Piazza C. Bocchini (trav. Via delle Oche)
Tel. 3200478609
www.locandadellaluna.net

locandadellaluna@alice.it
Chiuso domenica sera e lunedì

Siamo in una tranquilla zona di campagna, giusto al confine tra le province di Benevento e Avellino, con il vantaggio di essere ben collegata, infatti, siamo  a due, tre minuti dall’uscita Benevento della Napoli-Bari.Un posto ignoto ai più, eppure goloso. in un chilometro abbiamo il vino di Struzziero, l’olio della Fam, i torroni del corso di Dentecane, i prosciutti di Ciarcia. Per non parlare delle macellerie del paese. A quindici chilometri c’è Benevento, una città gioiello tutta da godere, oppure Taurasi con le sue tante cantine. Daniele Luongo è stato a bottega dai Fischetti dell’Oasis di Vallesaccarda; Carmine fischetti è infatti suo cognato. Lo stile lo ritroviamo nell’attenzione alla materia prima, molto viene dall’orto coltivato sotto il locale, in quel discreto accompagnare le stagioni che girano, nello stile terragno decisamente affinato ed essenziale.

Nulla di barocco o destrutturato, vedi questo panino con la salsiccia che faceva tanto festival dell’Unità, proposto  qui su una vellutata di piselli molto delicata.

Da Roma in giù è che il pane da solo vale sempre la visita:-) Spenderete sui 30 e i 40 euro a seconda di quello che scegliete, in piena campagna, con sapori riconoscibili. La giusta mediazione tra lo sfizio gourmet e i tradizionalisti duri e puri, la formula vincente della nuova generazione di cuochi.

5 – Mirabella Eclano, ristorante Villa Assunta e la cucina di Mirko Balzano

Villa Assunta lo chef Mirko Balzano

Villa Assunta
via Capo di Gaudio 83036 Mirabella Eclano (Av)
Tel. 0825 476169      
www.villassunta.it

info@villassunta.it

Chiuso lunedì, aperto la sera, il sabato anche a pranzo, la domenica solo a pranzo.
Ferie: due settimane a settembre

A Villa Assunta, è come andare a cena nella villa di campagna di amici. Le luci inquadrano e mettono in risalto la bella struttura in pietra viva, ristrutturata in conservativo con pieno rispetto dell’architettura tipica originaria; il ristorante fa parte del circuito “I Mesali”, l’associazione dei ristoratori irpini di qualità. 

Laura Guarino titolare di Villa Assunta e Donna del Vino

Laura porta  in tavola il cestino dei pani : sfoglia di riso, babà rustico e grissini al burro made in Villa Assunta. Pane a forno a legna, panino integrale e panino alle olive realizzati dal papà di Laura, panificatore in Mirabella Eclano.

Divertenti le entrèe, o, meglio: ‘ntrattieni’, come il pan di spagna con baccalà mantecato, fior di latte, maionese e olive secche di Ferrandina.

Tra i primi la “pasta e patate fritte con fonduta di provola profumata alla lavanda”.

Tra i secondi “Agnello in rete di maiale e gateaux crudo”.

Ancora territorio, per “La subretta”, storico gelato dei bambini poveri degli anni ‘ 60 in Irpinia, rivisitata con l’aceto di Taurasi al posto del mosto cotto: “ ‘o vino c’a neve”.

Ancora, tra i dessert, Mele caramellate e carote disitratate, su biscotto al Ravece, con mascarpone acidulato e non salato.

Lo Chef Mirko Balzano, recentemente in evidenza in occasione della finale del concorso giovani chef emergenti ( si è piazzato quarto per un pelo)  non acquista nulla dalla grande distribuzione, ma che oltre all’utilizzo dei tantissimi prodotti aziendali (su tutti l’olio di ravece), i suoi fornitori si identificano nei piccoli produttori del territorio circostante, “questo perchè rispettando i loro prodotti, si rispettano le persone che unite difendono un qualcosa in cui credono, il territorio “. Spenderete  per il menù degustazione di 5 portate a libera scelta 29 euro; gli antipasti costano 9 euro, i primi, 10 euro, i secondi 13 euro, i dessert 5 euro. E ‘ davvero un bel mangiare :-)

6- Vallesaccarda, Ristorante Oasis dei fratelli Fischetti

 

da dx Pietro Carmine Fischetti con Giacomo Pastore

Oasis Sapori Antichi
Vallesaccarda
Via Provinciale 8
Tel. 0827.97444,

0827 0827
.97021
www-oasis-saporiantichi.it
Sempre aperto. Chiuso il giovedì e la sera nei festivi
Ferie: due settimane a luglio
Le Soste, Jeunes Restauateurs d’Europe

Nel verde appenninico dell’Irpinia, quasi in Puglia, l’ Oasis è un luogo magico che racconta la storia della famiglia Fischetti, l’attaccamento al territorio e l’eccezionale capacità di alleggerire la tradizione, caricandola di leggera e continua  creatività. Qualità del prodotto, tecnica ed equilibrio degli ingredienti: ecco cosa aspettarsi dalla famiglia Fischetti, insieme con un rapporto prezzo – qualità straordinario, spenderete dai 19 euro ai 60 con il menù più costoso in abbinamento ai vini. Sono piatti che raccontano un territorio dalla forte tradizione rurale. Qui si snoda l’antico tratturo che si spinge fino in Puglia, attraversando la Baronia, terra di grano e crocevia di passaggio dai monti della catena appeninica irpina al mare della costa napoletana e salernitana da un lato ed a quello  della costa barese in direzione opposta.

I piatti hanno carattere tradizionale con marcata connotazione  agro pastorale, sempre serviti in tavola con eleganza, come è proprio di un ristorante stellato. Dal 1988, Carmine Pietro, detto Puccio per amici e clienti,  Nicola in sala, Lina e Maria Luisa Fischetti nella cucina a vista, sono un importante e rassicurante punto di riferimento della ristorazione italiana d’autore.La golosa zuppa di cipolle di Montoro e caciocavallo podolico,l’uovo di gallina ruspante all’occhio di bue, patate, limone e tartufo irpino, sin dall’antipasto ci ricordano che  siamo in Irpinia.

I primi giocano tutti sulla pasta fresca di casa con il grano della Baronìa, ecco allora arrivare i fusilli con carciofi e polpettine di agnello, le candele spezzate a mano sono condite con lardo, cacio e pepe.

Tra i secondi il baccalà con “pipi”(peperoni) cruschi ci colloca in un territorio interno e lontano dal mare; spesso, l’unica maniera di mangiare il pesce nel sud dell’interno.

Passiamo per una fantastica collezione di formaggi del territorio, per arrivare alla piccola pasticceria, propria dei ristoranti stellati.

Naturalmente questo vademecum della ristorazione al Sud non prende in esame tutti i piatti per ciascun ristorante, come si dice: “lo proveremo solo vivendo”.

7 – San Fele, Tipicamente

il borgo lucano di San Fele

Tipicamente

Via Umberto I, 40 San Fele
Tel. 0976.94004
Aperto la sera, domenica a pranzo.
Chiuso lunedì

San Fele è un alveare di case su una piccola collina che sembra un seno di donna rivolto al cielo. Le case colorate sembrano in equilibrio sulle violente pendenze con pacifica immutabilità. Il luogo non è di facile individuazione, in quanto  il “Caffè Blues” coincide proprio con “Tipicamente”, con l’insegna che appena  si vede.

In cucina c’è Antonio Puppio giovane chef di San Severino Lucano che dal2008, dopo una serie di esperienze al nord Italia, con alcuni amici ha deciso di intraprendere la strada di questo locale puntando su sapori decisi, e una speciale abilità nei dolci, cavalcando l’onda della cucina creativa applicata alla tradizione locale,  con ampio utilizzo della dispensa di prodotti del Sud Italia e della Basilicata in particolare. Sono presenti nel menù: Melanzane di Rotonda, Peperoni di Senise, carne di Podolica, Pecorino Carmasciano, patate del Pollino, Pecorino di Moliterno, Burrata di Andria e altro.

Tre proposte di menù: quella di Roberto che inizia con un aperitivo e si conclude con la piccola pasticceria dello chef, per 25 euro; quella di Giuseppe (l’aiuto chef) che aggiunge anche una zuppa e, infine, quella dello chef che, un po’ più ampia, arriva a 45 euro. Il servizio e il coperto sono inclusi. Poi la carta, incredibilmente ricca con primi intorno agli otto euro e secondi che arrivano a 15 euro. Onesti i ricarichi sui vini, principalmente locali.

Tra i primi la “zattera di cannazze con ragù al forno.

Passiamo dritto ai dolci, eccellenza dello chef,  che  si dedica molto all’argomento poiché  ogni giorno  ne propone 6 o 7 diversi. Da provare al piccola pasticceria: un tartufo con peperone di Senise, un biscotto con le mandorle, un croccantino al cioccolato bianco e un piccolo dolce al bicchiere con vaniglia e sciroppo di fragoline

10 – Conversano, ristorante Il Pashà di Maria Magistà

Maria e Antonello Magistà

Pashà

Piazza Castello, 5-7
Tel.080.4951079
www.pashaconversano.it
Sempre aperto, chiuso martedì. In inverno anche la domenica sera
Prezzo medio 50 euro

Al piano terra, sulla bella piazza, il Pasha ha anche un bel caffè, con biscotti deliziosi. al piano nobile dove ha sede il Pasha. Al piano nobile troviamo ambienti gradevolissimi, giocati su salette deliziose, perfino romantiche.

l'ingresso del Pasha

Come tradizione vuole questa è la patria dei ricci di mare, da gustare a crudo o, con gli spaghetti.

I piatti giocano sulla tradizione rivisitata e alleggerita da guizzi della chef in cucina. Citiamo: club sandwich di pane di Altamura, foie-gras, tartufo nero e crema di rape; sponzali, pecorino di masseria e aceto tradizionale invecchiato; minestra di fave e cicoriette, pane di Altamura e cipolla rossa; mezzi paccheri, ricotta di fuscella, polpa di ricci e tartufo nero del Pollino;

tra i secondi guancetta di vitello chiodini e negroamaro, pure’ di finocchio;

Tre i menu degustazione.

Tradizione e semplicita’, quattro piatti e un dolce, a 60 euro

Mamma Maria, tre e un dolce, sempre a 60 euro, con piatti un pò più contemporanei.

Sua Maesta’ il tartufo, a 100 euro.

Tutti i menu hanno un percorso con vini in abbinamento, da 25 a 40 euro. Alla carta antipasti intorno ai 15 euro, primi a 13, secondi a 24.

9 – Bari, Ristorante Le Giare. Quando in albergo si mangia bene

Massimo Lanini e Antonio, lo chef

Le Giare

Corso Alcide De Gasperi 308 F
Tel. 0805011383
info@legiareristorante.it
www.legiareristorante.it
Prezzo

medio 35-40 Euro vini esclusi

Ricarico medio dei vini 50%
Sempre aperto pranzo e cena, e non ha giorno di riposo.
Ferie 2-3 settimane ad agosto.

Le Giare, ristorante annesso ad un albergo nella prima periferia di Bari. Bella scommessa:merito del successo è di Massimo Lanini, giovane fiorentino purosangue che i casi della vita hanno fatto emigrare al contrario e stabilire all’ombra di San Nicola, dove si è sposato, ha fatto ben 5 figli e ha puntato sul recupero dell’albergo e, soprattutto, del ristorante. Grande attenzione al vino, poche, ma giuste  etichette che girano rapidamente, anche perché ogni sera, Massimo apre la bottiglia che gli gira per la testa e la offre al bicchiere. Davvero contenuto il ricarico sui vini.

Ai fornelli c’è Antonio, rigorosamente non toscano, che propone piatti di carne e di pesce presi  anche alla tradizione ma molto più spesso strizzanti l’occhio ad una innovativa concretezza. Così, tra gli antipasti, troverete le seppie in confit di mandarini crema di zucca e crostini oppure il tritato di maialino con insalata di mele renette e sbriciolata di caldarroste.

Tra i primi,  la chitarrina di pasta fresca con ragout di canocchie su cime di rape stufate e le bavette all’arrabbiata bianca di friggiarelli e polvere d’agnello, mentre come secondo potreste provare il capretto della Bassa Murgia al cartoccio di lampascioni e patate o la scaloppa di baccalà in casseruola guazzetto di lenticchie e crostini di pane. Per chiudere non perdetevi le frittellone di castagne con crema al mou e gelatine di cioccolato. Il menù è rigorosamente stagionale. I piatti si basano non solo su una precisa e saporita elaborazione di cucina ma soprattutto su un’attenta ricerca delle materie prime, perche la stessa passione che spinge Massimo a ricercare chicche dell’enologia nazionale, lo porta anche a non accontentarsi di un coniglio o di un capretto qualunque, ma ad utilizzare solo quelli prodotti da piccoli allevatori locali. Lo stesso sul pesce, selezionato assieme ad Antonio, per non parlare delle verdure.

10 – Potenza, Frank Rizzuti Cucina del Sud

Potenza, Ilaria e Francesco Rizzuti

Cucina del Sud

Largo Pasquale Uva,7
Tel. 0971.45506
www.frankrizzuti.com
Aperto la sera. Sabato e domenica anche a pranzo
Chiuso lunedì
Ferie: una settimana ad agosto

L'ingresso di Cucina del Sud

Il merito sta tutto nel carattere di Francesco che riesce a trasformare ogni momento difficile e di passaggio in un’occasione di crescita, quasi di metempsicosi, una sorta di reincarnazione. Prima l’esperienza in Calabria da Dattilo, che gli è valsa la Stella Michelin, poi la partecipazione a iniziative e congressi sempre più intensa, infine la maturità che ogni cuoco raggiunge, proprio tra i 40 e i 50 anni. E adesso torna in pista da solo dopo la rottura con Antica Osteria Marconi.

il rilassante giardino di Frank Rizzuti

La cucina di Francesco è molto precisa e nitida, tecnicamente matura, ricca di spunti e di idee, sempre centrata su un prodotto base attorno al quale ruota il resto del piatto.

Alla carta spenderete dai 40 ai 45 euro. Degustazione a 34 euro (5 piatti, il nostro menu), 40 sei e 47 a mano libera con 8 portate.


11. Locanda Severino, la stella più a Sud della Campania

Locanda Severino. Vitantonio Lombardo con la moglie Nicolina

Locanda Severino
Largo Re Galantuomo, 11
84030 Caggiano (Salerno)
telefono e fax 0975 393905
cellulare +39 333 2383038      
www.locandaseverino.it
info@locandaseverino.it
Il costo medio di un pasto è 40 euro.

Franco Pucciarielli è il dottore che con la moglie Milena Caffaro ha magnificamente ripreso il vecchio palazzo di famiglia nel cuore del Paese trasformandolo in un punto di approdo per viaggi gourmet e memoria dei sapori infantili. Da quattro anni Vitantonio Lombardo, cuoco della vicina Savoia di Lucania, incarna perfettamente questo equilibrio tra vecchi piatti del Sud e nuove esigenze di presentazione, oltre che di cucina.

La cucina è ormai collaudata, con poche ma giuste spinte in avanti, buona tecnica di base; siamo tra Campania e Basilicata, a ridosso del Parco del Cilento, l’anima è terragna e saporita, tanto orto, frutta, agnelli e vacche podoliche al pascolo tra erbe e funghi. Una Valle dell’Eden sconosciuta ai più ma, facile da raggiungere perché attraversata dal tratto finito della Salerno-Reggio. Per capire la filosofia di questo ristorante bisogna partire dal pane: c’è quello di tre tipi, più i grissini, da due forni, e poi alcuni panetti fatti da Vitantonio, deliziosi e da abbinamento. Una sintesi tra presente e futuro. Anche perché al Sud il pane è una cosa molto seria.

Tra gli antipasti il coniglio con l’arancia è sicuramente una buona intuizione, i sapori non sono scissi ma integrati, tutto si tiene alla perfezione e, piuttosto che iniziare a togliere la fame, ha la funzione di farla venire, di far salivare.

I primi sono del Sud interno: golosi, pieni, rotondi, morbidi, senza pasticci. Buoni i ravioli di genovese alla genovese, da usare il badile con gli gnocchetti mentre l’acquasale è per palati forti: pane raffermo, peperoni, uova.

I tre piatti di carne rivelano scuola, capacità di costruire un filo conduttore sempre senza esagerare: piccione e agnello sono da manuale, nel primo siamo al Sud e l’idea dei broccoli è molto centrata per contrasto.

Non può mancare il pasticcio caggianese che ben sostituisce i formaggi.

Trionfo di dolci classici, anche in questo caso molto bene eseguiti anche se qui lo spazio si apre alle verdure, ai fiori, alla frutta del territorio per necessarie proposte di alleggerimento.

–  12 Valva (Sa), Osteria Arbustico e la cucina di Cristian Torsiello: fuoriporta d’autore

Cristian Torsiello

Osteria Arbustico

Valva, Contrada Deserte
Tel. e fax 0828.796266
Chiuso il mercoledì
osteriarbustico@libero.it

Valva, non è un posto in capo al mondo,  è nella Valle del Sele, venti minuti dall’uscita Contrusi Terme della Salerno-Reggio, in una delle aree più incontaminate dell’Italia grazie all’emigrazione e alla fuga di massa dalla fame iniziata nell’Ottocento e accentuata dal terribile terremoto del 1980 che rase al suolo questi paesi. Oggi c’è la riserva naturale dei Monti Eremita e Marzano. Zona di pastori, agnelli, formaggi di pecora e zampognari. Fuori dai riflettori perché non è nel perimetro del Parco del Cilento.

Cristian e Tomas Torsiello

Cristian , con esperienze solide alle spalle, h deciso di aprire un locale tutto suo, nella sua terra d’origine. Oggi non è poi così folle poter ipotizzare un tour gastronomico che inizia al Papavero di Eboli, prosegue qui e continua a Caggiano alla Locanda Severino per terminare a Potenza da Frank Rizzuti. Il Benvenuto è un lampo: triglia con sanguinaccio e lupini a gioco di consistenza. Divertente e saporito, ci fa perdonare il solito ed superevitabile Prosecco.

Cristian si iscrive allo stile creativo- tradizionale: accostamenti inediti restituiscono al palato sapori consolidati, la tecnica ripulisce piatti e prodotti antichi da estremizzazioni localistiche.Una giusta mediazione, supportata da una formula centrata: 25 euro cinque piatti, 35 sette piatti. Si mangia alla carta spendendo 35 euro,  cinque portate comprensive del Benvenuto.

Tra i secondi spicca il pollo (ruspante) glassato alle cipolle e salsa di amarene.

Abbastanza leggeri i dessert

Vini giusti in cantina, buono il rapporto qualità prezzo: si torna a casa pensando che il nostro amato sud ha ancora speranze di rialzare la testa.

13 – Eboli, Ristorante il Papavero. Aria nuova in cucina con Fabio Pesticcio

lo Chef Fabio Pesticcio, anni 23

Il Papavero

Corso Garibaldi, 112
Tel. 0828 330689      
Aperto sempre
Chiuso lunedì domenica sera
Ferie variabili nell’anno
Degustazione 40 euro
Alla carta da 30 a 45

Il benvenuto, che cambia secondo stagione, è offerto  da falde di sauro profumate con limone e pepe nero, con una tenue e fresca vellutata di spinaci come fondo.

Si comincia bene e si continua meglio con il tocchetto di coroniello cotto tra le lenticchie, la confettura di zucca e il pesto di nocciole della vicina Giffoni.

Tra i primi, un classico: pasta e patate con tortello nero di seppia.

Pesce bandiera protagonista tra i secondi: filetti di pesce bandiera avvolti nella granella di pane agrumato; Nella fondina c’è una crema di patate e un piccolo sauté di vongole. Il dessert pronto a pulire il palato: bignè dal cuore di cioccolato freddo, su salsa al Campari.

Ventitre anni e un collaudato percorso da secondo, proprio qui, con Teresa di Napoli, Fabio Pesticcio ha preso il comando tra i fornelli.

14 – Salerno, ristorante Aladino di Pietro Rispoli. Buona cucina in città

chef e patròn, Pietro Rispoli

Aladino
Via Dei Canali
Tel. 089.229972
Aperto a pranzo e a cena
Chiuso la domenica sera e il lunedi

Pietro Rispoli è lo chef patron che ha determinato la svolta nella ristorazione a Salerno. Negli anni ’90 Rispoli, ingegnere di studi, come ben si evince dalla sua perfetta e millimetrica pasticceria, continuò l’opera del padre al Cenacolo impostando una cucina essenziale, pulita, con accostamenti che oggi appaiono normali ma, che all’epoca erano rivoluzionari. Poi il trasferimento nei Picentini, con la Masseria della Nocciola, fino al dicembre dell’anno scorso. Oggi è tornato nel «suo» centro storico, con tutta la famiglia a dargli una mano, insieme al suo fedele braccio destro, Antonio Frusciante. Il locale è piccolo, accogliente e raccolto. Ventotto coperti, tanto legno e colori caldi. Il verde, l’arancio e i Pulcinella portafortuna sui tavoli. Pietro è uno dei pochissimi cuochi in Campania a capire anche di vino.

Tre i menu degustazione, tutti a 35 euro: c’è quello della Tradizione, c’è l’Innovazione e poi il “Faccio io” che segue giornalmente l’estro dello chef. Ricercato e ricco di chicche tutte locali il tagliere di salumi accompagnato da un «velo di latte», cioè le prelibatezze casearie scovate in tanti anni di ricerca e passione, come ad esempio la ricotta di Agerola. Capitolo a sè, come sempre da Rispoli, per il dessert. Si va dall’insuperabile tortino di nocciole di Giffoni con salsa alla vaniglia e frutti di bosco, alla millefoglie di ricotta, alla fonduta di pere con mousse di cioccolato, alle crespelle di mele annurche. La cucina è semplice, comprensibile a tutti, centrata sui prodotti del territorio.

Un guizzo creativo sui secondi con il gambero con spuma di yogurth di bufala.

Moderno il modo di trattare il pesce, con buoni accostamenti dell’orto di stagione.

Sui dolci, siamo al piatto cult, Il Tortino di Nocciole di Giffoni, accompagnato dalla piccola, tradizionale pasticceria napoletana.

15 – Torre del Greco, Il Poeta Vesuviano

 

Carmine Mazza in cucina

Carmine Mazza, chef e patròn del ristorante Il Poeta Vesuviano, scopre già da bambino che il suo posto preferito è la cucina, inizialmente quella della mamma, che con grande sorpresa si convince a fargli spazio tra i fornelli ed a lasciarlo inventare, vista l’ insolita passione manifestata. A 13 anni comincia a muovere i primi passi nelle cucine dei ristoranti di Torre del Greco, a 20 lo troviamo già ai piani alti, al ristorante L’Olivo del Capri Palace sotto la guida dello chef Oliver Glowig, e nel 2006 approda nelle cucine di Don Alfonso a Sant’Agata sui due Golfi. Il desiderio di farcela da solo ed aprire un locale tutto suo è troppo forte, così nel dicembre 2007, con grandi sacrifici, realizza questo sogno, insieme con la fidanzata Amalia Guida che gestisce la sala con irreprensibile professionalità. Certo non deve essere facile fare tutto da soli, ma l’ambizione, la propensione al sacrificio e l’entusiasmo fanno volare…

Il menù cambia ogni mese, verdure, ortaggi ed erbe aromatiche vengono prodotte per lo più nell’orto di famiglia alle falde del Vesuvio: peperoni, melenzane, zucchine, pomodorini del piennolo, insalate ed anche frutta, albicocche ed agrumi vari. I pani serviti sono preparati rigorosamente da Carmine. il menù degustazione permette di assaggiare diversi piatti, spendendo 35 euro: sformatino di alici cadute nell’orto con panzanella al rosmarino; frittella di gamberi in pastella di alghe con tortino di scarole e acqua pazza; fettuccelle Setaro con cavolo e gamberi e leggera concassè di pomodoro profumato al timo; paccheri di gragnano ripieni di baccalà mantecato, pomodorini del piennolo ed emulsione al basilico; filetto di dentice con patate alle erbe mediterranee e funghi porcini; il cioccolato… ( tortino al cioccolato e gelato al cioccolato con granella di nocciole).Insomma una bella poesia vesuviana.

Il Poeta Vesuviano

Viale Europa 42, zona Leopardi
081 8832673 3288316623
Chiuso lunedì
www.ilpoetavesuviano.it

16 –Portici, Ristorante C & D, ritrovo gourmet nel comune più popolato d’Europa

Il patròn Pietro D'Orsi

Il ristorante si trova nella parte alta di Portici, alle falde del Vesuvio, la sala è ben arredata e confortevole; C&D ha inoltre un piacevole giardino di agrumi dove si svolge il servizio in primavera ed estate. Non siamo di fronte ad un ristorante classico, infatti, si può andare al C & D anche solo per assaggiare piatti di salumi e formaggi da abbinare a un buon bicchiere di vino negli spazi dedicati alla cantina o all’angolo snack. In poco tempo C&D è diventato un solido punto di riferimento in questo territorio, poco considerato nel settore della ristorazione. Lo chef Eduardo Estatico propone piatti di notevole leggerezza con riferimenti ai prodotti di tradizione campana.

Il ristorante propone due menù degustazione, uno da quattro portate a 35 € ed uno a cinque portate a 45 €. Molto interessante la generazione di paccheri
che percorre l’involuzione di questo formato di pasta che riducendo le proprie dimensioni diventa, in progressione, mezzo pacchero e calamarata, accompagnati da derivati del latte di bufala; i paccheri vengono poi farciti di patate e provola, i mezzi paccheri di mozzarella ed alici e la calamarata di ricotta sale e pepe.

Squisito il dessert le due facce della sfogliatella, dove la frolla conserva la versione tradizionale, la riccia, invece, è servita scomposta in un piccolo barattolo da conserva.

Ristorante C&D
Via Pagliano 5 Portici(Na)
Tel.0817752502
www.ristorantecd.it

sempre aperto
chiuso: domenica sera

 

13 commenti

  • Marcello

    (28 luglio 2012 - 10:00)

    L’ Oasis ed Il Papavero direi piuttosto High Cost….

  • Simone

    (28 luglio 2012 - 14:56)

    Non sono d’accordo per quanto riguarda il numero di vini de Le Giare: sono talmente tanti che la carta è divisa in due parti, è sicuramente uno dei più forniti di Bari e provincia e di certo ha le etichette più originali. Poi non mi sembra il caso di definirlo “low-cost” ma sicuramente la qualità è ineccepibile. Per me il top di Bari.

  • Rocco

    (29 luglio 2012 - 10:35)

    Bhe dire di questo locali low cost mi sembre un po’ esagerato a Bari ci sono locali molto piu attenti alla qualità e al costo finale va bhe ma come al solito nelle guide solo nomi già visti già conosciuti mai una novità le solite dei giornalisti ….forse pilotati

    • luciano pignataro

      (29 luglio 2012 - 12:39)

      Facceli tu questi nomi, Rocco.

      • Federico

        (19 settembre 2012 - 11:17)

        Luciano, perchè non pubblichi recensioni negative?
        Ciao

        • Luciano Pignataro

          (19 settembre 2012 - 11:24)

          Perché la vita è troppo breve per occuparsi di cose negative. Io ho aperto un blog per parlare delle cose che mi piacciono. Quelle che non ci sono o non mi piacciono o non le conosco ancora.
          Chi mi segue lo sa. E pare che questo modo tranquillo piaccia a molti, diciamo a parecchie migliaia di persone al giorno

    • Giuseppe Mennella

      (30 luglio 2012 - 13:04)

      Come scrive Pignataro potremmo piu’ spesso segnalare le nostre scelte che non sono presenti nelle recensioni da parte dei giornalisti, cosi’ loro potrebbero fare prima o poi una loro recensione, e a questo punto si capirebbe se c’e’ sintonia tra il nostro gusto e le loro liste.

    • loscoglioristorante

      (2 ottobre 2012 - 12:39)

      ma in quel di pozuoli non passate mai?
      venite a conoscere il nostro di ristorante ci farebbe molto piacere!!!!

  • Riccardo Morelli

    (29 luglio 2012 - 14:07)

    Gentilissima Giulia, questa bella ” lista ragionata ” è l’ unica ragione che mi spingerebbe ad impiegare 8 giorni per andare a bari e ritornare !!! Alcuni di loro soni conosciuti, un paio conosciutissimi ( parlo ovviamente per me stesso … ) tutti gli altri …. li andremo a conoscere !!!! Riccardo Morelli

  • Riccardo Morelli

    (31 luglio 2012 - 12:59)

    CERRRRRRRRRTO !!!!

  • vito gallotta

    (1 agosto 2012 - 12:24)

    Selezione interessante. Conoscevo già Oasis di Valle Saccarda e ne avevo apprezzato la qualità dei piatti e lo stile della sala e delle persone che vi lavorano. Più in generale, aggiungerei una riflessione e cioè che il recupero delle tradizioni culinarie locali, materie prime, cibi e loro preparazione, è un elemento importante non solo sul piano della ristorazione e del turismo, ma è importante anche come recupero socio-antropologico delle culture materiali delle diverse zone del Sud. A volte è la rubrica culinaria del New York Times che ci batte sul tempo nel segnalare cibi, preparazioni e vini, come nel caso della “green puttanesca” con olive verdi di Cerignola di alcuni mesi fà, ma la tendenza alla scoperta dei cibi e delle persone che li realizzano è fondamentale. Fra Gioia del Colle e Noci aggiungerei qualche altro luogo, come Antica Locanda di Noci con il suo chef Pasquale Fatalino, Il Purgatorio di Laterza, Borgo Antico di Gioia; se poi si scende sullo Ionio è ineludibile la sosta a Taranto alla Trattoria Pescheria Fratelli Murianni, dove scegliete il pesce dal bancone e lo passate allo chef Gaetano che ve lo prepara. Chiacchierare con gli chef è il momento in cui capite come vocazione, formazione, cultura, ricerca siano il mix indispensabile per un “maestro dei fornelli”. E allora deliziamci con le culture materiali e colte dei territori. L’incivilimento degli illuministi passa, secondo me, proprio attraverso questa capacità di collegare cucina e cultura. Proseguite su questo percorso perchè è un contributo serio alla crescita, culturale ed economica del Sud. Vito Gallotta

  • jenny auriemma

    (18 agosto 2012 - 22:27)

    OOOPSS le foto della Locanda della Luna sono quelle della Locanda di bu di Nusco ..a presto cara Giulia :-))

  • raffaele

    (30 settembre 2012 - 20:20)

    Io inserirei nella lista anche IL GRILLO D’ORO di Bisaccia, vera cucina low cost

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