Fiano di Avellino 2009 docg Rocca del Principe e le spigolature sul millesimo 2009

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Uva: fiano di Avellino
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Dalla scheda 2010 ne è passato di vino nelle vasche di acciaio di Ercole Zarrella e lo abbiamo visitato spesso e volentieri ammirandone la tenacia e soprattutto la lungimiranza: anchelui ha deciso di uscire in ritardo con il Fiano 2011 iscrivendosi di ufficio al campionato di serie superiore, dove basta partecipare per essere un big del Fiano.

Rileggendo la scheda di tre anni fa mi compiaccio della mia lungimiranza. Dettata dalla esperienza e dalla educazione alla attesa che ho imparato lavorando tanti anni in un giornale complesso e macchinoso come il Mattino. Io, che di pazienza ne ho pochissima per natura.
Sono sempre i tempi lunghi, infatti, quelli per giudicare un’annata e un’areale, soprattutto quando si centra l’attenzione sul vino in territori come l’Irpinia, dove davvero una scollinata fa la differenza. Il 2009 ci è piaciuto subito e a distanza di quasi quattro anni devo dire che è stato magnifico, usato per innaffiare i piatti di Luca Cai a Firenze. Oltre il Fiano 2004 di Ciro Picariello, infatti, è stata questa l’altra bottiglia che ho portato da stappare in compagnia degli amici, con grande soddisfazione: il vino ha l’energia di chi esce dall’adolescenza per spendere gli anni migliori: grande impatto olfattivo, più tendente al fruttato come accade a lapio, fresco, di buon corpo, veloce ed efficace: davvero una beva con i controfiocchi.
Si mantiene in forma perfetta nonostante non sia stato conservato rispettando la temperatura fredda: poco male, la frutta irpina ha dimostrato di saper sopportare bene le lunghe estati calde di casa mia in città.
Da bere per sempre, non ha meno di dieci anni di vita:-)

Scheda del 10 agosto 2010. Alcuni areali emergono con forza naturale, inconscia addirittura. Summonte, Montefredane e, tertium datur, Lapio. Qui, oltre Clelia Romano abbiamo Rocca del Principe su cui confesso il mio ritardo senza pudore. Fu Fabio Cimmino a parlarne su questo sito per primo, poi Paolo de Cristofaro lo spinse per i Tre bicchieri beccandosi ingiustamente qualche critica per eccesso di campanile. Infine Angelo Di Costanzo ha recensito qui il Fiano 2007.

 

Ho dunque affrontato con più attenzione questo bicchiere anche se è una delle pochissime aziende che non ho ancora visto, stimolato dall’ottimo 2009.
Ecco, e lo dico proprio a Paolo, prima di condannare un’annata (a parte che mi piacerebbe leggere lo stesso spirito critico anche su altre regioni: al Sud proprio non si perde mai l’occasione di autoflaggellarsi, forse oppressi dal senso della sconfitta del 1860), è bene avere il quadro completo e non partire da qualche Falanghina poco riuscita del Sannio.
Anche per il Fiano, ad esempio, non possiamo certo parlare di annata debole, sicuramente molto meno noiosa della monocorde 2007, dei minestroni 2003 e della diluita 2002.

Ercole Zarrella

La verità è che forse bisognerebbe davvero finirla di generalizzare anche nei microterritori (per fortuna è finita l’epoca degli anni ’90 dove le annate italiane erano dettate dagli uffici stampa della Toscana) prima di aver assaggiatto non dico tutta, ma almeno quasi tutta una produzione come per esempio abbiamo fatto noi del gruppo Vino di Slow Food con il Greco 2008.Se per esempio avessi provato solo il 2009 di Rocca del Principe, parlerei di annata straordinaria. Intensa, persistente, di buon impatto fruttato, corpo e sapidità in bocca, lunghezza e ampiezza, sono le caratteristiche di un vino destinato certamente a crescere nel corso dei prossimi anni.
La famiglia produttrice invece è di origini contadine, da sempre ha coltivato e conferito il Fiano anche se solo a partire dagli anni ’90 sono stati riorganizzati gli impianti. L’azienda adesso è seguita con passione da Ercole Zarrella, dalla moglie Aurelia Fabrizio e dal cognato Antonio: ha etichettato per la prima volta appena nel 2004, con ottimi risultati per quanto riguarda il Fiano, l’unico vino ottenuto lavorando solo con uve proprie. Le vigne Tognano, Arianello, Lenze, sono terreno argilloso calcareo di medio impasto a 550 metri, un po’ più bassa, a 500 Campore.

Beviamolo, e rilassiamoci.

Sede a Lapio in Via Arianiello,15. Tel. e Fax 0825.982435 E-mail: roccadelprincipe@libero.it Ettari: 4,5 vitati. Bottiglie: 29.000 Enologo: Carmine Valentino. Vitigni: fiano, aglianico

14 commenti

  • Paolo De Cristofaro

    (10 agosto 2010 - 09:21)

    Caro Luciano, visto che mi chiami in causa, provo a risponderti sinteticamente (per quello che con me significa… :-) sui punti che hai evidenziato:
    1) La stroncatura dell’annata non è argomento che mi interessa, così come non mi interessa l’esaltazione tout court. Basta leggere con attenzione le cose che ho scritto per rendersi conto che la mia analisi critica ha preso in esame territorio per territorio e ha provato a mettere sul campo alcune riflessioni che non riguardano solo l’andamento climatico e produttivo ma le risposte che alcuni produttori stannotentanto in questo tempo di forte crisi;
    2) Mi fa abbastanza sorridere la lettura “disfattista” dato che fino a un minuto fa venivo descritto come un’entusiasta campanilista.. :-))
    3) Dobbiamo dire che va tutto bene anche quando i sensi registrano cose molto diverse? Tra l’altro ricordando tue posizioni fortemente critiche del passato recente, mi sarei aspettato una ripresa proprio dei fattori legati alla crisi che incidono su questa forbice che si allarga tra i produttori e i terroir di eccellenza e tutto il resto, non il buffetto sul sud che si autoflagella.. ;-) (per inciso: nel 1860 non c’ero..)
    4) Nessuno più di me può essere d’accordo sul fatto che per esprimere un giudizio circostanziato su un millesimo o un territorio serve un quadro di assaggi il più possibile completo. E quale occasione migliore dei nostri assaggi per la guida? Direi che mille e passa campioni assaggiati (senza contare Vinitaly, visite in cantine e anteprime) possano bastare, non so se altri possano dire lo stesso…
    5) Fiano 2009: ne ho assaggiati un ottantina in totale e, mi dispiace, continuo a pensare che sia un’annata debole se ragioniamo su larga scala. A meno che non vogliamo misurare il tutto con quei fiano molto buoni che pure ci sono, come quello di Rocca del Principe. Per me che sono un innamorato della tipologia, è impossibile non notare quanto questa volta i vini siano mediamente diluiti (ripeto: non sottili ma diluiti) e insapori. E per di più bassi di acidità: ci siamo tolti lo sfizio di fare qualche analisi, ebbene non credo che una serie di fiano a 4,50 di totale prefigurino lo status di annata brillante…
    Del resto non serve molto per capire che in un’annata anticipata come la 2009, se si mette a piovere per dieci giorni il 15 settembre non è che sia proprio un fatto irrilevante..
    6) Non sono d’accordo nemmeno sullo storico delle annate precedenti del fiano: la 2007 non entusiasma neanche me rispetto a come mi aspettavo, ma la definirei atipica più che monocorde (e diversi vini hanno acidità insospettabli). La 2003, pensa un po’, io la considero una delle grandi annate come qualità media per il fiano, giudizio amplificato da tanti riassaggi recenti (così, per curiosità, senti il Radici Fiano ’03 o il fiano ’03 di Cantina dei Monaci). Così come la 2002 è per me di grande interesse perché sottile (e non diluita, secondo me) e ravvivata da tanta acidità saporita. I veri buchi per me sono sui Fiano 2001 (quasi tutti ossidati oggi, ma anche perché di uva fiano in Irpinia ne rimase poco o niente dopo la gelata) e 1998 (annata calda e piovosa con tanta botryte).
    7) Proprio perché non mi piace generalizzare, se avessi letto con attenzione avresti trovato anche una vera e propria esaltazione per i Greco di Tufo 2009, questa sì grande annata con la possibilità di leggere nitidamente tanti stili e territori diversi. Così come per me pollice su alle Falanghine dei Campi Flegrei 2009.
    8) Dato che è la somma che fa il totale e più di tutto contano i fatti, quest’anno ci saranno in Campania diversi Tre Bicchieri in più. Come lo leggi questo dato? Evidentemente si può essere critici sulla qualità media e allo stesso tempo riconoscere che le punte di eccellenza lo sono sempre di più..
    grazie per l’ospitalità,
    Paolo

  • luciano pignataro

    (10 agosto 2010 - 13:15)

    “Statistiche a parte, diciamo subito che si è trattato di una delle più difficili sessioni di assaggio in Campania da molto tempo a questa parte.
    Rispetto alla scorsa edizione le valutazioni medie sono notevolmente calate e, al contrario, è aumentato in maniera preoccupante il numero di campioni che hanno ottenuto punteggi al di sotto dei 70/100, la soglia minima per l’assegnazione di un bicchiere su Vini d’Italia.”

    Caro Paolo
    Il mio chiamarti in causa nasce da questo tuo incipit assolutamente non condivisibile con cui hai iniziato ad analizzare gli assaggi del Gambero. Mi fa piacere sapere che poi hai maturato una convinzione opposta aumentando i tre bicchieri. Il sofismo qua è dietro l’angolo ma lo evito perchè un tiro a porta vuota non vale.
    So bene che nel 1860 non c’eri, neanche i nostri nonni per la verità, ma mi deprime vedere nel web riflessa la psicologia meridionale del continuo autoflaggersi e dell’ipercriticismo, che è cosa ben diversa dallla critica ragionata e motivata.
    Solo da noi esistono tanti, con proprio nome o sotto falso nome (avatar come si dice) che parlano male dei nostri vini e dei nostri ristoranti. Vorrei che fossimo almeno in media nazionale. Tutto qui.
    Per esempio, mi aspetto adesso una tua bella e tosta disamina sul Piemonte che ti ha visto protagonista.

    Un altro errore di valutazione che hai fatto, visto che ci troviamo, è il legare il presunto abbssamento della qualità media a quella che definisci la prima vendemmia della crisi. E’ vero che quando si è giovani la storia inizia con il prendere coscienza di se, ma ti ricordo che la crisi del vino post-metanolo è iniziata del 2001 con l’eccesso di domanda rispetto alla contrazione del mercato americano, che i prezzi sono fermi da otto anni in bottiglia e che da cinque vendemmie sono in calo i prezzi delle uve. Ciononostante continuano gli investimenti ed escono fuori bottiglie meravigliose. Per fortuna il vino non è un prodotto per ragionieri.
    Noi come Slow abbiamo visitato duecento aziende oltre che assggiare i vini e abbiamo trovato tanto entusiasmo, voglia di fare, molta attenzione all’ambiente. Sinceramente mi sembra molto più in crisi il mercato dell’auto:-)

    Quanto alle annate, due campioni di Fiano non fanno certo media: non puoi mettere in discussione che il 2003 non sia stata una grande annata per i bianchi in generale. Ma anche i rossi non affascinano.
    Su 2001 e 2002 i nostri pareri sono assolutamente opposti ma sopravviverò La prima ha espresso grandissimi bianchi ed è stata di gran lunga la migliore come media sino alla 2008. La 2002 credo sia da archiviare e basta.
    Anomala la 2007? Tutte le annate lo sono, la regolarità è una convenzione come ci insegnano i meteorologi. Sicuramente monocorde per i bianchi, inferiore alle tre predenti e alla successiva.

    Cmq per discutere non c’è altro da fare che continuare ad assaggiare. Per cui invito Lello ad organizzare il repetita per il Taurasi 2000 a ottobre:-)

  • Paolo De Cristofaro

    (10 agosto 2010 - 16:17)

    Premesso che discuteremo meglio davanti all’orizzontale di Taurasi 2000 (ma mi piacerebbe anche farne una di Fiano 2003), raccolgo e rilancio altri spunti della tua risposta:
    1) Prendo atto con dispiacere che vuoi cucirmi addosso una posizione che non mi appartiene, come ha capito chiunque abbia letto con attenzione, e ripeto con attenzione, tutti e tre i pezzi che ho scritto dopo la prima e seconda sessione campana. Non c’è bisogno di “cambiare idea”, come un po’ troppo furbamente inferisci, per poter sostenere contestualmente che: a) è stata in generale una degustazione difficile e deludente rispetto alla qualità media; b) i vini di eccellenza ci sono e sono pure di più, c) di conseguenza si allarga la forbice, per me e per noi ovviamente, tra territori/produttori di eccellenza e tutto il resto. Qual è la stranezza? Non capisco come faccia a sfuggirti il fatto che non c’è diretta connessione tra qualità media (quella che si riferisce a 1000 vini e 200 aziende testate) e punte di eccellenza.
    2) Vedo che insisti sulla psicologia meridionale proiettata sulla mia disanima. Ora ti faccio notare che non sono il responsabile della Campania per il gambero da un giorno e se in questi anni non hai mai letto nulla del genere tra cose da me scritte vuol dire che forse davvero questa è la situazione che ci siamo trovati a condividere per questa edizione. Non devi ovviamente essere per forza d’accordo, ci mancherebbe, ma troviamo un punto d’intesa: o si prende in esame tutto quello che uno scrive oppure si lascia perdere. Tutte le mie introduzioni di questi anni dipingono un quadro per il quale sono stato spesso accusato, soprattutto sul forum di gambero rosso, di essere troppo ottimista e campanilista. Quindi com’è la storia? Sono impazzito all’improvviso? Cerchiamo di trovare un po’ di equilibrio in tutti i sensi, dico io.
    3) A me piace parlare delle cose che inizio a conoscere con una certa cognizione, non sono fra quelli che pensano di aver capito tutto con quattro assaggi. Ergo, quando sul Piemonte avrò una conoscenza di assaggio su larga scala approfondita e continuata negli anni, probabilmente mi verrà più facile dire la mia anche su quei distretti. Al momento mi sembrerebbe quanto meno azzardato o presuntuoso. E comunque rispondo per me, non per quello che scrivono gli altri responsabili locali: se glissano sulle cose scivolose, sono problemi loro, a mio avviso.
    4) Sulla crisi: le tue considerazioni “storiche” sono sicuramente giuste ma io continuo a credere, senz’altro sbagliando come affermi tu con ammirevole sicurezza, che gli eventi degli ultimi mesi stanno danno una forta accelereazione, creando una netta cesura tra chi vuole rilanciare sul fronte della qualità (con le tante bottiglie meravigliose a cui fai riferimento) e chi non va tanto per il sottile. Di visite quest’anno ne ho fatte solo un’ottantina ma tenendo conto degli ultimi tre anni diciamo che riesco a pareggiare… :-) Però essendo giovane posso fare ancora meglio… :-)
    5) Sottovaluti molto la mia intelligenza se pensi che il mio giudizio sull’annata 2003 di fiano si riferisca solo a due campioni. Però poi non lamentarti del fatto che sono prolisso… :-) Ma ti risparmio: più che fare un elenco di fiano 2003 in grande forma oggi, preferisco una bella stappatura generale, come detto sopra. Senza pregiudizi, però!
    6) Per par condicio, tu organizzami un’orizzontale di bianchi 2001 belli pimpanti. Magari sono stato sfortunato io con le ultime aperture (e qui forse è meglio non fare nomi…). Senza pregiudizi anche da parte mia però!
    7) Sul 2002 non sono isolato (Fabio e Mauro, dove siete?), sul 2007 ci intendiamo di più..
    Ariciao!
    Paolo

  • Lello

    (10 agosto 2010 - 16:48)

    Qualche riflessione
    1) “Invito Lello ad organizzare”, ma nessuno invita Lello a bere. Facciamo così: io vi organizzo Taurasi 2000 e voi mi organizzate una verticale di Romanee Conti (Scusate se voglio bere solo nomi ed etichette)
    2) Riguardo l’annata 2009 di Fiano: dato che io, non facendo parte di nessun gruppo di assaggiatori di guida, malgrado i miei innumerevoli sforzi di rientrare nel team di degustazione di una qualsiasi guida (mi andava bene pure la “guida dei vini dell’orto di casa mia” ma sono stato scartato anche da me stesso), non assaggio un numero così importante di vini che mi dia almeno un’idea di come possa essere stata un’annata, il 5 settembre, all’interno del Fiano Music Festival, organizzerò un seminario sull’annata 2009 con un bel numero di Fiano in degustazione. Chi vuole venire mi faccia sapere, altrimenti io guido la degustazione e io mi bevo i vini. Fatto questo, vi farò sapere.
    3) Per quello che riguarda le vecchie annate: 2001 abbastanza avanti con l’evoluzione invece molti 2002 sono decisamente deliziosi.
    4) LA CRISI. Mi piace l’accento posto da Luciano sull’enorme fermento e dinamismo (di questo però se ne parla da tanto tempo e non è una novità) ancora esistente nel settore, nuove aziende, nuovi vini ecc. con il quale gli imprenditori stanno affrontando questo periodo. Però credo che molti investimenti siano stati fatti in passato e vengono fatti adesso senza farsi qualche piccolo conticino in tasca. Molti investimenti non rientreranno più e questo non potrà far altro che contribuire ad appesantire una situazione non proprio felice.
    5) Visto che stiamo parlando di Irpinia lo sapete cosa mi viene in mente quando penso alla mia terra dal punto di vista Vitivinicolo? La Sagrada Familia. La maestosa cattedrale al centro di Barcellona. Un monumento che ha alla base la cupezza dei tratti gotici ma è intarsiata da innumerevoli e coloratissimi ricami quasi POP, il tutto non ancora terminato e che probabilmente non lo sarà mai.
    Lello Del Franco (da non confondere per favore)

  • Angelo Di Costanzo

    (10 agosto 2010 - 21:59)

    Non si capisce bene dove vi ‘ciaccate e dove invece vi ‘mmerecate, e se, in questo post, ci siete o ci fate, di certo c’è che non ho mai letto, sul web, un confronto acceso, spigoloso, pungente, così democraticamente avanti. Complimenti, chapeau!

    (della serie, e mica …http://www.youtube.com/watch?v=JwkrtPmNlS4)

    :-)

  • luciano pignataro

    (10 agosto 2010 - 23:01)

    @ Paolo
    Io non cucio niente, leggo il tuo incipit che, come tutti gli incipit da quando è stata creata la scrittura, detta l’atmosfera del pezzo. L’ho riportato apposta.
    Singolare e affascinante la tesi che la media si abbassa mentre le eccellenze aumentano, ma forse confondi con la questione della redistribuzione della ricchezza tra le classi sociali ai tempi della crisi.
    Il vino non c’entra nulla, anzi, la media è in costante aumento da almeno dieci anni e le eccellenze pure.
    La verità è che la 2009 non è stata un’annata eccezionale, ma neanche pessima come invece tu avevi iniziato a presentarla. Se poi aumenti i Tre bicchieri in una annata che consideri tra le peggiori non so proprio cosa dirti, ognuno ha le sue politiche editoriali. Certo che così i tuoi trebicchierati diventano tutti caballeros:-)
    Infine: una delle certezze di questi ultimi 10 anni è che la 2002 è stata negativa per le temperature sopra la media in primavera, le piogge eccessive in estate e per il raccolto più piovoso degli ultimi 15 anni.
    Anche qua ti tocca un tuo incipit :
    Quella del 2002 è stata una delle vendemmie più difficili nella storia del vino italiano (http://www.anteprimataurasi.com/spip.php?article10).
    Ora per voler avere ragione e non per ragionare mi scrivi che per i bianchi è meglio della 2001! Che dire? Prendo atto nel tuo coraggio nel sostenere posizioni così opposte in poco tempo.
    Del resto cambiare idea è sintomo di intelligenza
    @Lello
    A questo punto ti toccano pure le orizzontali 2001-2002 e 2003 di Fiano.
    in cambio una verticale di Sassicaia. Di questi tempi questo passa il convento

    • Lello

      (11 agosto 2010 - 09:57)

      Se di Sassicaia parliamo di anni settanta fino all’85 allora ben venga altrimenti desisto. E poi trovare i fiano di annate vecchie è più difficile che trovare la prima annata di sassicaia questo è poco ma sicuro.

    • Paolo De Cristofaro

      (11 agosto 2010 - 10:24)

      Luciano, ovviamente rispetto le tue opinioni anche se in buona parte non le condivido e le trovo un po’ contraddittorie. Essendo anche tu coinvolto (e quanto!) in scelte e politiche editoriali, che legittimamente ti hanno portato ad altre conclusioni rispetto alle nostre, è evidente che il confronto non può essere completamente asciutto e vinocentrato come in altre occasioni..Mi disipace solo che continui ad ignorare tutti gli aspetti “tecnici” con cui ho cercato di argomentare le mie opinioni. Tipo:
      – E’ vero o non è vero che a metà settembre ci sono stati diversi giorni di pioggia nell’immediata prevendemmia del fiano, generalmente un po’ anticipata rispetto al greco?
      – E’ vero o non è vero che le acidità, già normalmente più basse rispetto al greco, si sono ulteriormente abbassate e in qualche caso sono crollate?
      – E’ vero o non è vero che le uve di fiano in diverse sottozone avevano iniziato a marcire? Come tutti gli anni, io ho mosso il sederino e sono andato a vedere, come il mese successivo ho fatto per il Taurasi. E il giro l’ho fatto tra Montefredane, Summonte, Lapio, Montefalcione, Candida, mica nella vigna di zio Peppe..
      – Ti ricordi il video che abbiamo fatto con Lello? Sono uve sane e belle quelle che si vedono nelle immagini? E anche lì non eravamo certo nelle ultime vigne della denominazione..
      – E’ vero o non è vero che gli stessi vigneron hanno parlato fin da subito di un’annata molto difficile? Forse a voi hanno detto cose diverse, ma questi sono i dati che ho raccolto nelle mie visite
      – E’ vero o non è vero che la gelata di pasqua del 2001 ha ridotto drasticamente la disponibilità di uve bianche in Irpinia? E che tanti vini di quell’annata sono stati tagliati con ingenti quantità di falanghine e trebbiani beneventani? E’ da anni il segreto di pulcinella, non posso credere che tu non ne sia al corrente.
      Inoltre trovo scorretto il tuo riferimento a tre bicchieri, oltre che contraddittorio: dici che la qualità e le eccellenze sono indiscutibilmente in aumento e poi butti là il sasso aumento=todos caballeros. Oltretuttto fai finta di non sapere che non abbiamo di certo assaggiato solo i bianchi del 2009, ma tutta la produzione campana.. E ignori per l’ennesima volta il nostro entusiasmo per i Greco del 2009 o le selezioni di fiano del 2008: magari i tre bicchieri aumentano perché in altre tipologie abbiamo trovato più cose formidabili del solito (tipo appunto i greco 2009). E’ così strano? Avresti ragione a punzecchiarmi se nell’elenco trovassi dieci fiano, falanghine e code di volpe del 2009 ma credo proprio che non sarà così.. :-)
      Ultima cosa: sei partito nel tuo pezzo scagliandoti giustamente contro la vecchia usanza di misurare le annate solo sulla Toscana. E poi che fai? Parli genericamente di “bianchi” 2009 o 2001, ma soprattutto mi cadi sulla scheda di anteprima taurasi? Dove parlo di aglianico? Mi sembra si possa legittimamente pensare e scrivere che la 2002 è un’annata debole e difficile per i rossi, complicata per il greco, e molto meglio del previsto per il fiano. E se non intasassi ancora di più questo spazio, ti spiegherei anche il perché. Ma forse sei più interessato a farmi passare per schizofrenico.. :-)
      Mi dispiace: io cambio continuamente idea perché il vino, scusa la banalità. è cosa viva e ti costringe a farlo (vedi lettura dell’annata ’99 di Taurasi). Ma in questo caso è veramente una forzatura attribuirmi cambi di idee: a differenza tua non ho mai scritto che il 2001 è una grande annata di bianchi e non ho mai scritto che il 2002 sia una pessima annata di fiano. Pronto a fare marcia indietro se mi trovi riferimenti del genere. Ma tu? Sai fare qualche passo indietro ogni tanto?
      Aririciao,
      Paolo

  • Luciano Pignataro

    (11 agosto 2010 - 10:41)

    Va bene Paolo
    godiamoci gli straordinari Fiano 2002 e buttiamo nel lavandino i 2009

    • Paolo De Cristofaro

      (11 agosto 2010 - 11:06)

      Quello mai: i fiano si comprano tutti gli anni, senza se e senza ma. Sono un po’ di meno quest’anno ma una sessantina di bocce del 2009 già sono in cantina. Se no come facciamo le orizzontali? :-)
      ps che bricconcello che sei: straordinari 2002 mai detto, sorprendenti lo azzardo..

  • quality has a name

    (23 febbraio 2013 - 09:06)

    .

    caro luciano complimenti a te e tutto lo staff per il lavoro che stai svolgendo in irpinia,con trasparenza, cura e passione sopratutto per farci conoscere e non renderci ridicoli in italia e anche nel mondo !!!

    n.b. dimenticavo caro luciano mio nonno diceva ” so’ na cart letta ” ci conosciamo tutti ormai, complimenti ancora caro luciano !!! non pensare a nessuno….. lascia stare i pelati………… meglio i vini !!!!

  • ercole zarrella

    (23 febbraio 2013 - 13:20)

    Egregio sg.re “Quality has a name”
    non so chi tu sia!
    Sicuramente saresti stato più trasparente se ti fossi presentato.
    Quando vuoi sono disponibile ad un raffronto diretto in maniera che possiamo verificare e dimostrare
    analiticamente ai lettori, dove produciamo le nostre uve e con quali criteri e principi realizziamo i nostri vini.
    Per ora posso anticipare che i nostri vini sono ottenuti da vigne di altura.
    I “pelati”, invece, si ottengono da ” Pormarole” prodotte nei bassifondi.
    Evidentemente il nonno, quando diceva “na carta letta”, si riferiva al nipote.
    Mi scuso con i lettori ma, come si dice dalle mie parti, “a Cesare quel che è di Cesare” .

  • quality has a name

    (24 febbraio 2013 - 09:07)

    scusa ercole

    prima di tutto complimenti anche a te grande talento e grande vino complimenti con tutto il cuore

    …………… io non ho offeso nessuno…………. pero’ mio nonno dice pure “ke tieni a core e’ paglia” !!

    non arriabiarti cosi !!!!!na carta letta non era verso te ercole…………..

    n.b. ,poi trattando con le pormarole marce si va nei bassi fondi !!!

    buone cose e complimenti !!!

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