Guide, bianchi campani sulla scena

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di Angelo Di Costanzo 
La prossima stagione delle guide che inizierà da qui a breve (in verità, qualcuno è già sulla scena) sembra promettere grandi auspici alla viticoltura campana e del Sud in generale.In passato ci si è spesso lamentati del poco coraggio mostrato da alcune testate nazionali nel premiare giovani emergenti (altre volte aziende affermate ma poco inclini a  giudizi programmati) ma ad oggi le premesse per gratificazioni di ampio respiro fanno percepire che ne vedremo delle belle. A questo punto della stagione ho personalmente iniziato a bere le nuove annate dei bianchi campani, i siciliani (di questi ultimi su tutti Sant’Agostino bianco di Firriato, Fiano Cometa di Planeta, Vigna di Gabri di Donnafugata) e qualche buona etichetta sarda (non perdetevi il Vermentino di Gallura Funtanaliras,il Vermentino di Sardegna Arvali di Ferruccio Deiana) tralasciando per un attimo i rossi “importanti” appena presentati e quelli che verranno dal prossimo settembre. In linea Generale sono rimasto molto ben impressionato dalla capacità di alcuni di superare una complicata annata ’05 che comunque fà registrare buonissimi risultati per talune etichette date troppo anticipatamente per disperse.
Capitolo Primo.Il Fiano di Avellino nelle espressioni di Benito Ferrara, di Marsella e di Mastroberardino mostra come terroir, competenza e conoscenza del vitigno possano comunque rispettare la autenticità del vino senza snaturarlo a causa di una annata difficile,e sottolineo che parlasi di tre aziende che non sono sicuramente sullo stesso piano per struttura aziendale e volumi d’affari; buono ancora il Colli di Lapìo ’05 ed una piacevole scoperta il Fiano di Manimurci,profondo ma ancora poco equilibrato. Fuori dalla docg ottima anche la versione proposta invece da Paolo Cotroneo in quel di Torrecuso con un Fiano decisamente profumato fresco e gradevole,vino di annata da bere in breve tempo come anche il Vigna Fontanella di Mustilli,varietale abbastanza persistente
Capitolo Secondo. Aspettative molto più convincenti dal Greco di Tufo che sembra proprio uscire meglio da questa annata che soprattutto nell’interno ha causato non pochi problemi. Sempre affascinato dal Vigna Cicogna di Benito Ferrara, che trovo a tutt’oggi il miglior Greco assaggiato, sono rimasto colpito dal “G” di Roberto Di Meo, molto complesso nei profumi e persistente nel sapore asciutto ed austero.Ottimo come sempre il Greco di Macchialupa, la materia prima è di ottimo livello, inviterei Giuseppe Ferrara ed Angelo Valentino ad osare nel proporci anche una versione più affinata, i numeri gli consentirebbero di non avere fretta di uscire,ma si sa come vanno certe cose.Una nota a margine per il Greco di Tufo di Grotta del Sole,davvero una bella interpretazione il ’05 che soprattutto reputo di ottimo rapporto prezzo-qualità,espressione di una azienda che cresce soprattutto in qualità e non nei numeri:di colore ricco,profumi intensi e persistenti,in bocca asciutto e persistenza aromatica intensa.
Capitolo terzo dedicato alla Falanghina che sembra tra i vitigni bianchi campani quello uscito meno peggio dalla vendemmia 2005. Buone le versioni dell’area beneventana dalla più semplice proposta dalla Cantina del Taburno che continua ad essere un riferimento validissimo ad espressioni più “consistenti” di aziende come Aia dei Colombi, Fattoria La Rivolta e Nifo Sarrapochiello. Buona e tradizionale la Falanghina dei Mustilli e di Ocone; sembrano ormai rispettare una esigenza di “globalizzazione” invece le Falanghine di Mastroberardino, Feudi San Gregorio e Villa Raiano, a dire il vero davvero buone, pulite, ruffiane ma personalmente troppo vicine a tanti altri “Vini Banana” presenti sul mercato. In Costiera sembra vivere un periodo magico Marisa Cuomo,che non stupice soltanto per un superbo Fiorduva ma anche il Fuore bianco ’05 ed il Ravello ’05 risultano di grande complessità e pulizia oltre che di profondità,insomma Falanghina e Biancolella alla massima espressione;Biancolella che trova ampio respiro nel Frassitelli ’05 di D’Ambra che rimane ancora il riferimento regionale per questo vitigno. Sembrano presentarsi con molti buoni numeri invece i prodotti dei Campi Flegrei, vini molto corretti spesso anche nel prezzo abbastanza centrato,che si esprimono pur nella semplicità con schiettezza e personalità.Luigi Di Meo continua il suo personale percorso di crescita,consegna al mercato una Falanghina ’05 consistente,complessa e minerale e continua in piccole dosi a proporre un crù (Il Cruna DeLago) che uscirà prossimamente di buon valore sperimentale.Ottime le versioni di Le Vigne di Parthenope, fresca e profumata di pesca e di Cantina degli Astroni,quest’ultima davvero dall’ottimo rapporto prezzo-qualità.Costante la qualità della Falanghina della famiglia Martusciello quest’anno rivoluzionata anche nell’immagine,buone le interpretazioni di Michele Farro (fresca e serbevole) e di Raffaele Moccia,la Falanghina Agnanum di quest’ultimo è davvero un gran prodotto,longevo ed armonico nel tempo, il 2005 è ancora in vasca mentre si stà appena proponendo sul mercato la versione 2004.