– KRUG –

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Ogni volta che avete a portata di mano un Krug, date retta al Guardiano, stappatelo. Sai che novità direte, tutti lo farebbero, ma non è vero, molti no. Perché no? Perché le emozioni potrebbero essere troppe. Per molti è troppo, per molti potrebbe essere troppo. Troppi rischi da prendere, troppo intenso, troppo legno, troppo vecchio, troppo impegnativo, troppo caro, troppo immaginativo, troppo emozionante. Poi che fai di fronte al troppo? Jumanji ti ha fatto paura?

A questi dico, andatevi a bere una Perrier, perché alcune cose allora non tornano, lasciate le banalità, Krug è una cosa più profonda.

Krug non è “troppo”,  Krug è tanto, Krug  è l’evoluzione di un idea, è l’evoluzione di un pensiero, è l’evoluzione del gusto, è la maturità del gusto, non è lusso fine a se stesso, è un lusso necessario. Krug è tutto quello che sapete già e non volete ammettere, inutile proseguire con la lettura se questo messaggio non è passato, Krug non ha  bisogno né di me né di voi.

Smettete di leggere qui se già avete avuto problemi con una “normale” Cuvée di Krug e le inevitabili conseguenze, perché il seguito sarà ancora più  pesante da sopportare, non lo digerirete facilmente.

Per chi avesse deciso di proseguire nel trip, di andare oltre, mettete sotto Teardrop, quei  sei minuti dovrebbero bastare se vi lasciate trasportare dalla corrente petillant.

Krug Collection 1961. Una bottiglia che per un alcolista sensibile come me potrebbe essere la definitiva, indipendentemente dal fatto  che quel giro  di numeri: 1 9 6  1  buttati li dritti  o rovesciati possono formare la medesima combinazione che ho scelto per uscire dalla cassaforte e venire fuori a rivedere il mondo, la ritrovassi, ma la derniere l’ho venduta, un momento di debolezza, tanto sconforto, ma è andata, mi aveva accompagnato a lungo in questa  passeggiata, sapete com’è, certe notti, un giro di balaustra, una ringhiera bassa, il faro , la scogliera, ma ho deciso di aspettare ancora prima di cambiare di nuovo l’abito. L’ultima volta devo averli rotti molto io agli altri, diversamente non si spiegherebbe perché di notte mi sveglio sempre convinto di aver preso un sacco di botte. Di giorno va meglio, Krug Collection 1961, nella piramide di plexiglass, con la lettera imbustata dentro, Monsieur Mostini! Oh! Santa Maria, cosa avrò fatto tanto di bene al mondo per meritare tanta grazia. Niente ho fatto, molto ho cercato, il Riedel trema, vibra quando gli versi dentro un Collection, lo sa il Riedel, è stato fatto apposta per ricevere la grazia, l’Impitoyable invece fa il superiore lui deve sempre cercare il difetto, ma qui cosa cerchi, sei a casa tua, smettila anche tu, vatti a fare un Cristal senza difetti ne carattere.

Di più non si può,  questo è il limite da non superare, ma ormai l’hai acceso, è Teardrop dei Massive Attack, è ipnotico, ci stai dentro perchè non ce la fai più a venirne fuori, ma perché devi venirne fuori, è così bello starci dentro, nel 1961.

Collection 1961

Una notte con gli incubi, si salverà? Si, si è salvata, ma ha solo rimandato, non è questo il momento, ma per chi ha scelto il suo destino ormai è andata, e infatti se ne andrà. Lacrime nella pioggia. I ricordi di vetro si spezzano, quelli in plexiglass no, sono sempre integri e sfaccettati, un po’ rigati, la plastica si riga diversamente dal vetro, gli sfregi non si cancellano, le parti lisce però riflettono  un piccolo corso d’acqua che fiancheggia un hotel dans les Domber, lui mi si rivolge con la gentilezza confidenziale del  barman di Shining: Monsieur, voici votre Krug dix neuf cent soixante un.  Monsieur, vous aimez les bonnes choses de la vie. Faccio il possibile, merci! Bien,  alors per lei ci sarebbe anche un ultimo confidenziale Laurent Perrier 1967. E grazie ancora ruffiano, di qui non mi posso muovere comunque, ma così ci resto più volentieri a coltivare il mio senso di colpa. Anche se rimanere è  come farsi tutte le mattine la barba a secco e con una lametta arruginita . Però  qualcosa di buono avrò fatto anche se non riesco a prendermi il merito. Perché bere altro dunque? Ancora un vecchio Krug che mi graffia la gola come un  Cognac con le bollicine.

E di nuovo la piramide di cristallo che ora è vuota e non è di cristallo, svuotata del suo significato e del suo contenuto  per lasciar andare quello che sembrava un amico, quello che te l’aveva regalata e tu pensavi in buona fede, invece fece cambio con la tua fiducia, poco male, certi schiaffi fanno meno male di altri, non si porge l’altra guancia, si cambia sentiero e ci si ritrova in un bosco pieno di cose nuove da scoprire e da  affrontare, gli costò caro quel gesto, ma scelse lui,  nessun rimpianto.

Un angolo in darsena, si dice corner, ma non la vede ancora la luce d’angolo, la via di uscita luminosa, è ancora li riflesso ,  gelido sull’acqua che lo riflette e lo fa riflettere, è molto arrabbiato, di più,  disperato, il compagno d’avventura sparito, la cantina piena di quello Champagne maledetto,  tutte le etichette lasciate malamente a marcire, abbandonate al loro destino, tante  fatture ancora da pagare, troppi tappi saltati ma mai saldati, troppo per digerire un altro Krug, un Vintage 1988?  Non qui  però, non ce la fa proprio, e allora me li prendo io, io do una mano a te, e tu due a me, sei debole in questo momento, ne approfitto.

Smetti di bere Sambuca, e smetti di pensare, perchè se non sarà la tua mente ad ucciderti sarà l’alcol. Ma quale sommelier,  io posso avere tutti quelli che voglio. Stai bevendo troppo, è tardi, vai a dormire, ti abbraccio e ti bacio. Smettila Sophie, sei finta, ci stavo cascando, il gioco psicologico lo volevo tessere io, invece mi hai girato la frittata, ed adesso sono io sulla fiamma. Ma non ci resto un solo secondo, se non posso vincere come dico io ribalto il tavolo da gioco, ok, stop Sambuca, datemi un Krug, la terrazza dove berlo da solo so dove trovarla, tu dovrai accontentarti di continuare a vincere facile, la superficialità ti fa bella, ma non puoi avere tutti quelli che vuoi,  sparisci Sophie!

Champagne trasgressivo, vendicativo, definitivo, perchè quelli che ci tolsero il sogno di mezza estate la dovevano pagare, e anche cara, e così è stato, champagne giustificativo che non sei altro, nessun altro poteva porre miglior fine allo stillicidio. Freddo, ma a caldo, acido il giusto ma troppo amaro, durissimo e ghiacciato, appena sboccato, come me, molto sboccato nei loro confronti, ma mi sembrava giusto così, invece forse non ci eravamo capiti, molto probabilmente non ci eravamo capiti, non serve urlare per capire, io  però nel dubbio me ne vado sbattendo la porta e in ogni  caso questa volta pagate voi.

Una cassa di piccoline abbandonate in un enoteca che aveva fatto il suo tempo, si, Krug anche da 0.375, altri numeri buttati li, e da un pezzo, i tappi uscivano senza neanche tirare e somigliavano ormai a funghetti senza vita. Sapevano anche di funghetti, di champignon, succede con il tempo, champignon e Cognac con le bollicine, se un Krug lo riconosci anche da piccolo sarà  da vecchio che avrà tante cose da dirti, i maltrattamenti che ha subito, le angherie, le carenze affettive. Troppo tardi stavolta. Dommage!

E adesso cosa beviamo ? Cosa vuol dire cosa beviamo, quando è festa è festa,  bevono tutti alla grande stasera. Li guardo come attraverso un vetro a specchio, ma che grande festa è stasera! Bella,  ma manca così poco perchè cada nella banalità di sempre,  e io non  so ancora cosa voglio fare domani, tra pochi minuti si volta pagina sul calendario, l’ultima pagina, io stavo decidendo quale delle due dovesse essere la mia costosa festa per il futuro, e voi  invece cosa volete ? Volete bere ancora dopo quello che avete bevuto?  E allora andiamo, Krug Rosè! Dopo quello che avete bevuto vi posso stappare solo un Krug Rosè!  What else? Si, ma solo se lo bevo con voi? Ma accidenti a voi, ma io lo bevo volentieri con voi sconosciuti, anche se probabilmente non ci vedremo mai più, confidenze ad uno sconosciuto,  Sesso, Bugie e Videotape,  a voi lo dissi, breve rewind alle due del mattino, non è la prima volta, ho già cambiato vita una volta con Krug Rosè, non ho mica paura, era già successo,  bastarda la storia che si ripete,  erano le sei, all’alba, la panetteria apriva, la focaccia era calda,  il marciapiede dove sedersi era tiepido , la bottiglia era in macchina,  non era Fandango ma a quell’ora e in quelle condizioni di non sonno da 36 ore ci si  poteva anche credere, ma non ci poteva credere che io avessi nel baule un Krug rosè in piena estate, non il deserto del Texas, non il Dom Perignon , non terra per armadilli, ma era veramente troppo caldo per non esplodere e lavarci la faccia ,  svegliando il quartiere.

Non si può continuare a fare ciò che non si gradisce, perchè poi ti viene il mal di testa, smettila di mettere sul tavolo questo cavolo di  Clos des Mesnil 1979 e basta con la  scatola di latta blu con lo storione, stappare e aprire per compensazione, per falsa soddisfazione, andando poi a letto con le mani che sanno di ossido e di salmastro, tanto la mattina dopo è di nuovo tutto uguale, tanto la mattina dopo non ti ricordi neanche  bene se quell’odore che hai nelle mani è di lei o del caviale , è tutto da riaffrontare, quanti compromessi devi fare oggi per ri-poterti permettere la stessa cosa della sera prima. Prima però un optalidon con il caffè del mattino,  ma hai finito anche quella scatola, perché la mente è stanca di mandarti segnali,  l’ha detto al corpo quali segnali  mandarti, e se continui a non ascoltarli poi ti colpirà da un’altra parte, smettila di scappare, hai visto  Bill Murray nella giornata della marmotta, è sempre uguale se la vuoi vivere sempre uguale , e deve smettere di essere sempre uguale, e basta con  le pastiglie, e basta con il mal di testa!

E’ ora di lasciare andare tutto il passato, il cielo si sta aprendo sull’orizzonte e sta rompendo il buio cupo e piovoso di Blade Runner, possiamo finalmente atterrare e stappare un Krug.

Riedel o Impitoyables ?

I sei minuti dei Massive Attack sono scaduti.

Qualcosina da ascoltare mentre sorseggiamo un Krug 1995 sul filo del precipizio ?

Qui ci poteva stare la frase lapidaria del finale di Blade Runner, io ho visto cose che voi umani , è tempo di morire, ecc… ecc… ma le cose di noi umani sono tutte eccezionali e uniche, quindi lasciamo perdere Vangelis e Love Theme e rilassiamoci, non vale proprio la pena di arrabbiarsi, per nulla.

GDF

E se a qualcuno fosse invece rimasta in mente una qualsiasi Barbie, una Sophie falsamente disperata, allora direi questa, ricordi sfumati in bianco e nero:

http://www.youtube.com/watch?v=UXMroiUoBAc

A bientot les amis.
gdf

46 commenti

  • beppe

    (20 settembre 2010 - 12:47)

    voi che lo conoscete bene, ma è sempre così?

    • Lello Tornatore

      (20 settembre 2010 - 12:55)

      Per la verità non lo conosco benissimo, ma per quello che l’ho conosciuto, mi è sembrato “normale”, al netto delle innumerevoli bottiglie stappate!!! ;-))))

    • giancarlo maffi

      (20 settembre 2010 - 13:19)

      Il pezzo non l’ ho letto perché sono in giro. Ma mi e’ bastata un’occhiata per dire che il mostro ha ini ziato ad autoriprodursi e la fine del mondo web, malgi prega per noi, e’ ormai vicina:-)

  • Vignadelmar

    (20 settembre 2010 - 14:40)

    Io ho bevuto qualche volta il “base” che già è un gran bel bere…..posso solo immaginarmi le altre.
    .
    Ho bevuto molto più spesso Bollinger, anche qualche bottiglia rara….
    .
    Comunque, caro Guardiano, sei proprio bravo !!!
    .
    Ciao

  • beppe

    (20 settembre 2010 - 14:49)

    Questo!

    “andando poi a letto con le mani che sanno di ossido e di salmastro, tanto la mattina dopo è di nuovo tutto uguale, tanto la mattina dopo non ti ricordi neanche bene se quell’odore che hai nelle mani è di lei o del caviale”

  • giancarlo maffi

    (20 settembre 2010 - 15:45)

    il pezzo l’ho letto tre volte. quello che penso io è che l’ha scritto scarpato, ma il guardiano era presente e gli ha mollato solo un bicchiere per ogni bottiglia. prevedo molti tentati suicidi fra gli autori di questo blog, il mio di sicuro. l’alternativa è di andare a scopare il mare oppure di cercarsi si un faro ma dall’altra parte del mondo perchè altrimenti il titolare ( del faro non del blog ) ti raggiunge comunque. chissa’ che ne pensa lady gaga di un post cosi’.

    • roberto

      (20 settembre 2010 - 16:25)

      Lady Gaga, Madame Leroy, suicidi, morti ammazzati , Krug, Adrià… tutto fa brodo, il web trita tutto.
      Domani è tutto da rifare.E’ tutto da rifare e oggi conta già poco quel che si è fatto.

      Grazie comunque ancora a Scarpato per la collaborazione ;-)

    • Lucien

      (20 settembre 2010 - 16:27)

      Scarpato? No, caro Maffi, questo è il Guardiano che conosco io, superispirato, laconico e caustico q.b., Lady Gaga, puo’ andare a C……re, noi ce lo godiamo così insieme a Clapton & Winwood e Sophie (grandi/e l’abbinamento, mi sa un po’ di armadillo’s land..).
      Il faro sempre piu’ luminoso ci indica la rotta, il “rolling meeting” si avvicina ;-))))
      L

      • roberto

        (20 settembre 2010 - 16:35)

        Vuoi dire che ho lavorato un pochino anche per te? Se i pezzi ti vanno bene stavolta non devi neanche cercare l’abbinamento enomusicale stavolta per l’Armadillo blogspot .
        Fandango al Rolling Armadillo’s Meeting si fa, dovrò passare di la il giorno prima a nascondere una bottiglia di Dom nella radura tra gli ulivi e i pini marittimi vista mare che sovrasta il Golfo di Diano :-) Lo faccio? Però non ci metto il Dom…

        • Rob78

          (21 settembre 2010 - 09:56)

          Sei un pazzo furioso.
          Il n.1 tra i pazzi furiosi :)

          • roberto

            (21 settembre 2010 - 09:58)

            E se arrivi in tempo utile ci vieni con me a nascondere la bottiglia, non pensare di schivare l’impegno… :-) Prima il dovere e poi il piacere.

          • Rob78

            (21 settembre 2010 - 10:03)

            Riletto il pezzo e correggo.
            Sei il n.1 e basta.
            Perchè ci vuole fegato a scrivere un pezzo così.
            Meglio di una seduta dallo strizzacervelli ;)

  • Lucien

    (20 settembre 2010 - 16:44)
  • breg

    (20 settembre 2010 - 16:53)

    Si è proprio il pezzo che mi aspettavo. Esattamente come me lo aspettavo quando ho visto KRUG nei titoli.
    Teardrops. Yes, on my face.
    La bottiglia di Krug che aiuto’ la mia decisione di abbandonare una vita per l’incognito. Ancora lui con il numeretto che mi accompagnò per mano facendomi conoscere amici che hanno segnato la mia vita professionale. Vestito di rosa mi ha preparato al miglior pasto della mia vita. Lui che mi aspetta coricato, inscatolato e collezionabile con il numeretto del mio anno di nascita che mi aspetta per godere e preoccuparsi di 40 anni ormai andati….
    Milestones…
    Grazie per il trip Monsieur Mostini

    • Lucien

      (20 settembre 2010 - 16:59)

      Breg, con Lighthouse Keeper così ispirato a St.Bart dal “rolling” Rollino ne vedremo delle belle ;-))))

    • roberto

      (20 settembre 2010 - 17:10)

      Marco, Vuoi deciderti anche tu a cominciare a scrivere cose liberatorie invece di continuare a stappare bottiglie meravigliose ai vip di tutto il mondo e poi non raccontarci niente ? ;-)

      Ci devi essere al meeting dell’anno, anzi, ci sarai sicuramente e cercherò di convincerti sul posto, o sulla collina di Fandango…

      • breg

        (20 settembre 2010 - 18:07)

        Ma quali vip e vip….l’ ultimo veramente vip biancovestito a cui ho servito da bere beve solo spremuta d’ arancia…ci sono solo very ignorant people. L’ ultimo Krug 90 che ho servito mi ha fatto prendere la decisione di toglierlo dalla carta e lasciarlo bere solo a chi se lo merita : il mai troppo biasimato bauscia che l’ha ordinato presentandomi la sua american metallica mi ha detto ” non volevo metterla in imbarazzo di fronte ai miei ospiti e non le ho detto che era vecchio , ma visto che non avete Cristal in carta è stato un ripiego” Krug 90 perfetto..ma vaff.. :)

        • roberto

          (20 settembre 2010 - 18:25)

          … ti capisco, pensa che l’ultimo 89 in carta non lo voleva nessuno, se non arrivavano il Cauzzi ed il Nobili non lo vendevo più a nessuno …

  • Lucien

    (20 settembre 2010 - 17:15)

    C’è, c’è, si è gia’ prenotato ;-))

  • tumbiolo

    (20 settembre 2010 - 17:17)

    No Giancarlo, questo pezzo non può averlo scritto Scarpato, perchè lui solitamente accarezza l’anima, mentre questo pezzo, che ho letto solo dopo averlo stampato, la graffia con la sua struggente melanconia, proprio come il “cognac con le bollicine” (sintesi perfetta) fa con la gola.
    E’ bello leggere quando c’e’ qualcuno che scrive così.

  • fabrizio scarpato

    (20 settembre 2010 - 18:42)

    Un incubo obliquo, sghimbescio, riflesso sulla piramide di plexiglass, a pezzi. Dal già citato Sereni, l’anima è una fitta di rimorso: ha ragione il notaio, qui c’è il rimorso e la fitta, in ogni caso un graffio, una scorticatura. D’altra parte se non c’è ricordo, se non c’è possibilità di memoria, non può esserci nemmeno l’anima: se il rimorso è troppo, se il ricordo ferisce, non resta che fermare la mente e l’anima se ne rinfrancherà. Bere per dimenticare. Krug? Basta la sambuca. Krug sollecita la memoria e il rimorso non se ne può andare, la ferita continua a sanguinare: l’optalidon non serve per un dolore al cuore. D’altra parte dalle parti degli antichi si pensava che l’anima fosse nel petto, nel respiro, nel cuore. Cuore e memoria, cuore e amore, anema e core. Tenimmuce accussì… In francese imparare a memoria suona apprendre par coeur, in inglese learn by heart e in arabo… anche lì: si impara, si impara a soffrire. Guarda un po': per un po’ dimentichi, ma poi ricominci. Perchè non si dimentica: l’anima è o non è un archivio, come dicono Ferraris e Platone? Puoi resettare quanto vuoi, puoi salvare le modifiche, ma l’hard disk, la memoria, non la tocchi.
    Io che sono malinconico senza capacità di graffiarmi e senza la mirabile attitudine del Guardiano di entrare e uscire dai tombini (soprattutto uscire) allego un gran bel tombino di quelli che ci caschi dentro e non esci più:
    A proposito di pettinarsi i pensieri col bicchiere nella mano, per non riuscire adimenticare:
    De Gregori, Renoir:
    http://www.youtube.com/watch?v=E35Jiy57JGA

  • fulvia legnazzi

    (20 settembre 2010 - 19:10)

    ……..E pensare che sono nata nel 1961….A me povera ragazza di campagna il Krug non l’hanno mai fatto assaggiare…..

  • Lucien

    (20 settembre 2010 - 19:38)

    “ecco il problema di chi beve, pensai versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto, si beve per dimenticare; Se succede qualcosa di bello, si beve per festeggiare; e se non succede niente, si beve per far succedere qualcosa”
    Se Charles Bukowski avesse bevuto Champagne l’avrebbe raccontato così come te, grande Lighthouse!

    • roberto

      (20 settembre 2010 - 19:46)

      Il prezzemolone Hemingway andava a srivere di notte alla Locanda al Torcello, dopo la prevedibile serie di Martini e la cena all’Harry’s (senz’acqua veneziana), portandosi sietro 6 bottiglie di Amarone per portare avanti i suoi scritti durante la notte.
      IL MIO MODELLO ASSOLUTO! :-)) fin che regge il foie gras…

  • Fabrizio

    (20 settembre 2010 - 21:26)

    L’ho letto ora, dopo una mail di risposta del gdf, iniziialmente avevo travisato poi ci sono arrivato.
    Letta d’un fiato alcuni momenti non li ho percepiti in appieno se non il sigillo ufficiale stampato a ceralacca con l’anello e la sigla GDF.
    Manca solo una cosa forse: l’arancia. che col cognac e i funghi…
    Essì l’ultima l’abbiamo bevuta noi.

    cmq il rosè è proprio una di alto bordo.

  • ALBA

    (21 settembre 2010 - 15:35)

    Una parola non dice nulla e allo stesso tempo nasconde tutto, come il vento nasconde l’acqua, come i fiori che nascondono il fango. Uno sguardo non dice nulla e allo stesso tempo dice tutto, come la pioggia sopra il tuo viso o la vecchia mappa di qualche tesoro. Come la pioggia sopra il tuo viso o la vecchia mappa di qualche tesoro Una verità non dice nulla e allo stesso tempo nasconde tutto, come un falò che non si spegne, come la pietra che nasce polvere. Se un giorno mi mancassi, non sarei nulla e allo stesso tempo sarei tutto, perché nei tuoi occhi ci sono le mie ali e c’è la riva dove mi affogo. Perché nei tuoi occhi ci sono le mie ali e c’è la riva dove mi affogo. (Una palabra – Carlos Varela)

  • luca miraglia

    (21 settembre 2010 - 19:00)

    Francamente, e da estimatore dei pezzi firmati GdF, dopo poche righe di quest’ultimo mi è apparsa innanzi agli occhi la fotografia – che ha fatto il giro del mondo – del bambino pakistano dal volto pieno di mosche e che teneva in mano un biberon VUOTO.
    Beh, ho smesso di leggere e mi sono fatto un sorso d’acqua.

    • tumbiolo

      (21 settembre 2010 - 19:12)

      Scusa, ma pensando a quella foto si smette di leggere anche Topolino e non viene voglia di bere nemmeno l’acqua, perchè ti sembra di rubarla a chi non ne ha.

      • luca miraglia

        (21 settembre 2010 - 19:19)

        Infatti, ma non volevo infierire troppo.

        • tumbiolo

          (21 settembre 2010 - 19:40)

          Io invece intendevo dire che qualunque cosa facciamo perde di significato rispetto alle tragedie dell’umanità, ma non per questo dobbiamo astenerci dall’apprezzare le cose belle che abbiamo la fortuna di avere.

          Gibran Kalhil Gibran – Il profeta
          SUL MANGIARE E SUL BERE
          Allora un vecchio oste disse: Parlaci del Mangiare e del Bere.
          E lui disse:
          Vorrei che poteste vivere della fragranza della terra, e che la luce vi nutrisse in libertà come una pianta.
          Ma poiché per mangiare uccidete, e rubate al piccolo il latte materno per estinguere la sete, sia allora il vostro un atto di adorazione.
          E sia la mensa un altare su cui i puri e gli innocenti della foresta e dei campi vengano sacrificati a ciò che di più puro e innocente vi è nell’uomo.
          Quando uccidete un animale, ditegli nel vostro cuore:
          “Dallo stesso potere che ti abbatte io pure sarò colpito e distrutto,
          Poiché la legge che ti consegna nelle mie mani consegnerà me in mani più potenti.
          Il tuo sangue e il mio sangue non sono che la linfa che nutre l’albero del cielo”.
          E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore:
          “I tuoi semi vivranno nel mio corpo,
          E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore,
          La loro fragranza sarà il mio respiro,
          E insieme gioiremo in tutte le stagioni”.
          E quando in autunno raccoglierete dalle vigne l’uva per il torchio, direte nel vostro cuore:
          “Io pure sarò vigna, e per il torchio sarà colto il mio frutto,
          E come vino nuovo sarò custodito in vasi eterni”.
          E quando l’inverno mescete il vino, per ogni coppa intonate un canto nel vostro cuore,
          E fate in modo che vi sia in questo canto il ricordo dei giorni dell’autunno, della vigna e del torchio.

          • giancarlo maffi

            (22 settembre 2010 - 07:07)

            OT :
            si, bellina. di fronte a certi umani con certi animali che purtroppo non possono rispondere se non con lancinanti grida di dolore mi viene pero’ in mente un documentario in cui si vedeva un paio di scimmie fare il gesto dell’ombrello alla telecamera che le inquadrava, prima di scapparsene felici :-)))

            ho meno problemi con le vigne e i torchi, se permettete. soprattutto quando a pestare l’uva ci sono i gentili piedini della donzella che il pigna ripropone ,saltuariamente .( chissà perchè quell’immagine NON mi fa lo stesso effetto dei peperoni sullo stomaco )

            pestate da quei piedi anche modeste uve di banalissimo prosecco potrebbero trasformarsi in nettare krugghiano… krugghistico…. kruggatico.. va beh …ci siamo capiti.

  • Luca Miraglia

    (21 settembre 2010 - 19:51)

    La fortuna di “avere” (tanto? troppo?) non necessariamente comporta l’ostentazione della medesima; perdonatemi, ma in quel post, più che nei molti altri che pure ho apprezzato, ne ho vista in stucchevole sovrabbondanza.

    • Lucien

      (21 settembre 2010 - 20:41)

      moralismo fine a se stesso…

    • roberto

      (21 settembre 2010 - 20:59)

      Non c’è fortuna nell’avere, c’è sofferenza nell’avere, c’è volontà nell’avere, c’è senso critico nell’avere, però alla fine preferisco essere.
      Grazie Fromm, diversamente non me la sarei cavata

  • Luciano Pignataro

    (21 settembre 2010 - 21:11)

    Bisogna capire che il vino ha una potenza evocativa non numerabile.
    Ipponate lo cantava per descrivere la sua vita e maledire gli uomini e gli Dei
    Questo pezzo del Guardiano ad alcuni non è piaciuto, ad altri molto: una cosa è certa, ha diviso.
    Però, vedetela da questa prospettiva e tutto sarà più chiaro
    Roberto ha scelto un’onda che si infrange sul faro come avatar
    Secondo voi lui è il faro o l’onda?
    Tutto qui il nodo

  • emanuele barbaresi

    (21 settembre 2010 - 22:29)

    Sempre più immaginifico il nostro Gdf.
    Ed è sempre un piacere leggerlo, anche se non tutto è sempre chiarissimo. Ma che importa?

  • alberto cauzzi

    (22 settembre 2010 - 07:45)

    Qui dentro c’è molto, profondo ed articolato. Poteva essere Krug, o qualcos’altro. Il marchio ? Un pretesto per un ragionamento criptico (per molti) e di intimista ma che trasuda umanità.
    Grande Gdf … è il momento di chiedere a Louis XIV la liberatoria per il remake di un pezzo, e che pezzo, dal nome evocativo “Nebbiolo a Vosne”. forse qualcuno che legge se lo ricorda, ma anche no

  • Fabrizio

    (22 settembre 2010 - 08:18)

    Chi l’ha letto se lo ricorderà, un pezzo da alta scuola di cabaret se letto con la giusta predisposizione.
    è da cercare negli archivi

    • roberto

      (22 settembre 2010 - 09:24)

      Il problema del “Nebbiolo di Vosne” di Louis Xiv è che è sparito dal web, non c’è più nessuna traccia,neanche in copia cache, e quindi per un qualsiasi remake dovrei chiedere il permesso a Louis Xiv, ma non sarà mai uguale, ora cerco il numero del suo palmare…. a Versailles ho provato ma ha risposto Auguste , il custode, era lì con Josephine, la sua avvocato, la zoccola del foro, si stavano bevendo Jayer al castello alla faccia sua, povero Luigino, in giro con la Bentley GT continental gialla a cercare un ferramenta per trovare le guarnizioni delle finestre a doppio vetro del castello ( e non sono poche) mentre a casa se la spassano.

      • alberto cauzzi

        (22 settembre 2010 - 10:22)

        Titolo del post : Jayer al castello

        Estratto : “Ah, i bicchieri è meglio che vi li portiate. Al castello ci sono solo i Baccarat intagliati di mia zia. Quelli violetti…che l’ultima volta che Auguste ci ha servito l’Yquem 1892, ha preso un colore che mi sembrava di bere l’antigelo del Bentley.”

        Firmato : Louis xiv

        Genial !

        • giancarlo maffi

          (22 settembre 2010 - 10:31)

          se per questo portateveli anche se andate a mangiare in place de vosges

  • Fabrizio

    (22 settembre 2010 - 09:40)

    ho provato anch’io stamattina a cercarlo per qualche minuto senza risultato.
    si potrebbe chiedere un aiuto ai forumisti più avvezzi alla ricerca

    • roberto

      (22 settembre 2010 - 10:45)

      Non c’è più nel web, Louis fu bannato, cancellato, e alla moglie andò anche peggio …

      Comunque , Fatto! ;-) , non è il 100%, ma al 95 direi di si.

  • Antonio Luciano Salluzzi

    (28 ottobre 2013 - 21:43)

    krug 75 fa quasi lo stesso effetto

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