Le mie Cinque Terre ferite

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Altrove - Walter De Battè (foto Marco Rezzano)

di Fabrizio Scarpato

Qualche giorno fa riflettevo sulla necessità di scoprire e preservare un posto in cui rispecchiarsi, per cambiare, per capire, per divertirsi e sorridere. Nei commenti, Tommaso descriveva un percorso verso un posto delle fragole, un altro posto, un altrove.

Le Cinque Terre sono il mio posto. Le ho camminate per dritto e rovescio, le ho mangiate, le ho bevute, le ho guardate dal mare, le ho scrutate dai monti. Credo di non averle mai nuotate, al limite da piccolo col salvagente: ma si sa che son paesi di campagna, del mare non sanno che farsene.

Le Cinque Terre sono il posto della luce, del blu, del sole che tramonta. Un altro posto, un’altra prospettiva per lo spezzino di città, perché dalla città si vede il sole albeggiare, dietro le Apuane, ma è impossibile vederlo tramontare. Una galleria mette in comunicazione il buio e la luce, il verde col blu, l’alba col tramonto. Si dovrebbe sempre partire da un posto ad oriente, per raggiungere l’occidente, il tramonto e perdersi a guardarlo, con calma, inseguendo i pensieri e la bellezza. Altrove.

Ieri l’acqua e il fango, nemmeno a dirlo, giù dal monte, verso il mare.

Venti giorni fa eravamo a Riomaggiore nella cantina di un grande vignaiolo, nel bicchiere un riflesso d’oro. Il sole salato che tramonta portando con sé i profumi della macchia e del timo, i colori delle ginestre, i tannini delle bucce, il fumo di incendi occasionali. Altrove, quel vino si chiama Altrove.

Altrove nel bicchiere (foto Marco Rezzano)

Walter De Battè l’ha vestito di un’etichetta colorata, come le case di Riomaggiore, come gli ombrelloni della piazzetta di Vernazza e l’ha accompagnato con un pensiero di ricerca, di quiete e conoscenza, del mondo e di se stessi: “Sul Mediterraneo in ogni dove si celano infiniti altrove”.

Si celano, perché il tuo posto, il tuo dove, lo devi scoprire, per portarlo nel cuore.

Altrove, la retroetichetta (foto Marco Rezzano)

Oggi, idealmente, faccio omaggio a tutti voi di questo vino, ma in particolare lo dedico alle Ragazze del Parco a Monterosso, a Lise e Bartolo di Vernazza, ai ragazzi di A pié de mà a Riomaggiore, a Walter, a Fabio, ai vignaioli e alla gente tutta delle Cinque Terre, in particolare di Monterosso e Vernazza. Quei paesi, quei sentieri, quelle case in discesa, continueranno ad essere il posto, il dove e l’altrove di tutti i sognatori del mondo, me compreso.

Ne sono sicuro.

19 commenti

  • Romualdo Scotto di Carlo

    (27 ottobre 2011 - 17:27)

    Sempre emozionante, Fabrizio…

  • silvia cardelli

    (27 ottobre 2011 - 18:52)

    Grazie.
    Silvia, La Spezia.

  • Serendepico

    (27 ottobre 2011 - 22:31)

    Un omaggio bellissimo, riesco a sentir l’odore e il suono del mare.
    Un abbraccio alle cinque terre!!!

  • Giancarlo Maffi

    (28 ottobre 2011 - 07:16)

    Mi piacerebbe sapere quAnti italiani conoscano le cinque terre. Pochi, molti di meno di quanti conoscano, per dirne una, portorotondo. Infatti sono più gli inglesi e il resto del mondo a strapparsi i capelli per questo disastro. Bel pezzo Fabrizio, ma potrebbe essere giunto il momento di andarsene… Altrove?

    • Fabrizio Scarpato

      (28 ottobre 2011 - 10:25)

      Non diciamo “belinate” Maf. C’è più vita, lavoro, sudore, vino, mondo, errori, gnocca e amori nella sola Monterosso (per non parlare di Riomaggiore) che in tutta la Versilia (o Bergamo Alta) :-)
      Seriamente, è invece probabile la tua osservazione sul livello di notorietà in Italia: sono terre difficili da raggiungere, te le godi scarpinando, non ci sono gli iòts dei vips, le veline passano in incognito con giacca a vento e scarponcini da trekking. E tranne Monterosso, quasi non si fa mare, praticamente non ci sono spiagge, anche se a giudicare dalle ustioni sulle spalle di americani e tedeschi il sole picchia eccome. Quindi potrebbe essere il caso di una mentalità diversa che, in questi ultimi anni, ha fatto breccia in parte degli italiani, solo in parte ovviamente. E comunque come vedi, ho parlato al presente.

      • Lello Tornatore

        (28 ottobre 2011 - 13:19)

        Solidarietà alla tua terra, Fabrizio…ma anche tanta rabbia per quello che si poteva fare e non è stato fatto, lì ma anche in tutto il resto di questa martoriata penisola che ormai cade a pezzi. Se non capiamo che la messa in sicurezza del territorio passa necessariamente per la lotta all’abusivismo edilizio e per la corretta manutenzione agricola dei terreni, considerando l’agricoltore non come una vacca da mungere ma come ” il giardiniere della collettività”, non verremo mai a capo del dissesto idrogeologico che si manifesta sempre più grave…

        • giuseppe grammauta

          (28 ottobre 2011 - 13:26)

          Parole sante Lello…

  • Lido vannucchi

    (28 ottobre 2011 - 08:52)

    Forse l’altrove va cercato dentro di noi, nelle idee, nei comportamenti, e nel pretendere da persone addette, comportamenti piu’ etici e morali. Bravo Fabrizio un’abbraccio a tutti Voi.

  • Lido vannucchi

    (28 ottobre 2011 - 14:13)

    Mi rallegro nel saperti illuminato, sicuramente in un popolo oscurato, bisogna tornare alla terra, ad amarla coltivarla, rispettarla e viverla, bravo Lello sto con te. Lido

  • Giancarlo Maffi

    (28 ottobre 2011 - 15:49)

    Caro Fabrizio non parlavo certe di – altrove – per intendere italia. La situazione e’altamemte scoraggiante, non credi? Per quanto riguarda la parte degli italiani, come dici tu, mi sembri troppo ottimista. Io direi “larga parte “. Segnalo peraltro un interessante pezzo di Michele Serra su repubblica di oggi, al riguardo.

  • tommaso esposito

    (28 ottobre 2011 - 16:35)

    Fabrizio, ti leggo ora.
    E son contento che Altrove tu sia.
    Ché Altrove per te è quello che per me è.
    Che per tutti non è.

  • Fabrizio Scarpato

    (28 ottobre 2011 - 17:49)

    Ho letto poco fa il pezzo di Serra. Nelle Cinque Terre l’abusivismo è circoscritto alle piccole cose e la comentificazione quasi assente, il problema quindi non è nella prevaricazione dell’uomo sul territorio, ma nell’abbandono dei boschi e dei terreni, nell’assenza dell’uomo. Si dice spesso della viticoltura in questi paesi, ma le zone vitate, anche in alto, gravitano in particolare nei territori di Riomaggiore e Manarola, molto meno, credo significativamente, nei territori di Vernazza e Monterosso. Mi son fatto l’idea, il più possibile rispettosa, che il disastro in questi ultimi paesi sia dovuto anche a questo, a una minor vocazione vitivinicola e quindi a una minor presenza umana lungo i pendii. Serra dice “progettare e proteggere”, quasi anagrammi, quasi un’unica parola e unico significato. Il vero problema è capire se oggi c’è una generazione intera in grado, tecnicamente e soprattutto culturalmente, di rendersi conto dell’importanza del lavoro sul territorio, del lavoro di cesello, certosino che certi ambienti, forse tutti, richiedono per mantenere un equilibrio stabile. E’ un dubbio grande, un punto interrogativo epocale: non sufficiente però per migrare e trasferirsi in un altrove concreto, lasciando tutto al proprio destino. Preferisco l’altrove della camminata sul sentiero n.2 tra Corniglia e Vernazza, che sono sicuro potrò rifare, magari a Natale, perché, come dice Serra, le Cinque Terre sono dei veri presepi belli anche e soprattutto d’inverno. Sarà il più bel panino con le acciughe che si possa immaginare. Vuole essere un augurio.

  • Massimo D'Alma

    (29 ottobre 2011 - 12:03)

    Bellissimo il post.
    Non mi è venuto facile commentare, che le Cinque Terre da tempo rappresentano un mio altrove e vederle così martoriate m’ha davvero colpito, lasciandomi dentro un grande senso d’impotenza.
    E poi ero passato di lì anch’io venti giorni fa, quando c’eravamo visti per il fiano, ed il susseguirsi delle stazioni ferroviarie, complice il bel pomeriggio, m’aveva risvegliato i ricordi, la voglia di una passeggiata, anche una agevole e leggera, come quella tra Riomaggiore e Manarola.
    Non c’eravamo dati nessun appuntamento, anzi s’era parlato d’altro a spasso per le strade di Spezia quella sera, ma credo sia opportuno fin d’ora fissarne uno, che lì ci voglio tornare, davvero.

  • WalkyWay

    (29 ottobre 2011 - 21:37)

    Le Cinque Terre sono il mio posto. Le ho camminate per dritto e rovescio, le ho mangiate, le ho bevute, le ho guardate dal mare, le ho scrutate dai monti. […] Le Cinque Terre sono il posto della luce, del blu, del sole che tramonta. […] Ieri l’acqua e il fango, nemmeno a dirlo, giù dal monte, verso il mare. […] Quei paesi, quei sentieri, quelle case in discesa, continueranno ad essere il posto, il dove e l’altrove di tutti i sognatori del mondo… (di Fabrizio Scarpato, 27 ottobre 2011, tratto dal sito WineBlog)
    http://www.facebook.com/home.php?ref=home#!/pages/Camminare-Citazioni/231568826884158

  • capellini luciano

    (3 novembre 2011 - 20:52)

    Si aspetta la pioggia nelle 5 terre. Già il mare s’è ingrossato.
    Solo pochi giovani a presidio dei paesi evaquati della riviera e val di vara. Gli istancabili cittadini uniti ai tanti volontari sono costretti a fermarsi. Il lavoro di sgombero non è oncora del tutto terminato e non si sa quale sarà la conseguenza di una pioggia copiosa su un terrerritorio con profonde ferite.
    Pioverà per alcuni giorni, dicono le previsioni, anche copiosamente. Restiamo in ascolto dunque, ma per tutti l’obbiettivo è quello d’essere pronti ad accogliervi già per la prossima primavera.
    Buona notte.

    • Fabrizio Scarpato

      (3 novembre 2011 - 23:41)

      Buonasera Luciano, mi fa piacere che un grande vignaiolo delle Cinque Terre sia in ascolto, prendendo in prestito una sua espressione. Mi piacerebbe che questo post o queste pagine potessero essere una sorta di diario dei viticoltori e degli operatori che lavorano tra Tramonti e il Mesco: saremmo noi a restare in ascolto, io in particolare che abito qui dove non tramonta mai il sole. Lei dice “a primavera”: faccio appello all’Ais di La Spezia e alla sede regionale, all’Enoteca Pubblica, agli enti vari e a quelli più bravi di me, per organizzare una rassegna del vino delle Cinque Terre tra Monterosso e Vernazza, una camminata di solidarietà sul sentiero n 2 tra assaggi e ritovata energia. E’ vero, pioverà per alcuni giorni, ma passerà. Restiamo in ascolto. Buonanotte di cuore, Luciano.

  • Agostino Dibello

    (4 novembre 2011 - 13:05)

    Ciao a tutti, come AIS La Spezia stiamo pensando a un qualche evento in favore del nostro territorio così duramente colpito, abbiamo certezza che anche a livello di AIS nazionale è intenzione creare uno o più eventi per supportare la causa.
    Nel disastro più ampio vedere tutti quei muretti a secco, fatica di anni, crollare insieme alle vigne in pochi minuti stringe il cuore.
    Personalmente sono vicino ai vignaioli, unici avamposti ormai rimasti nel preservare il territorio, e come abbiamo visto non è detto che il loro lavoro sia sufficiente.
    Dalle informazioni che abbiamo raccolto in questi giorni il lavoro di anni è andato perduto e non solo quello, a causa anche di due incendi questa estate.
    Siamo però convinti che la tenacia e la caparbietà degli abitanti e di chi presiede il territorio, come Luciano, che saluto, farà rialzare la testa alle Cinque Terre.
    E’ un augurio di cuore.

  • capellini luciano

    (6 novembre 2011 - 12:35)

    Ciao. non molliamo questo è certo. cia Agostino. Fatemi sapere per le iniziative alle quali già do la mia adesione.
    Stamani è apparso un timido raggio di sole.

  • […] dopo, ahimé, mi ritrovai a guardare le immagini di un disastro, leggendo le parole accorate di Fabrizio Scarpato, fuoriuscite dopo l’assaggio di un vino che avrebbe desiderato potesse condurlo […]

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