Polemiche e punti di vista

Marchette, la rivista Mio Vino attacca Civiltà del Bere

22 gennaio 2010

Gaetano Manti

Di solito cerchiamo di tenerci fuori da queste polemiche personali ma stavolta non è possibile perché siamo stati, sia pure non come oggetto di attacco, coinvolti. Gaetano Manti, editore della rivista Mio Vino, critica con un pezzo anticipato ieri sera via mail, tra l’altro, a numerose aziende campane e lucane, a muso duro il suo diretto concorrente accusandolo di scorrettezze. Di più: di violazione della legge che impone una netta separazione tra produzione giornalistica e materiale pubblicitario.
Qui troverete il testo

Siccome molti produttori mi hanno girato il Pdf, ed essendo noto alla luce del sole il mio rapporto professionale con tutte le aziende che ho incrociato in questi quindici anni di attività, del resto oggetto dell’ultimo mio libro pubblicato con la Newton Compton ,vorrei solo precisare il mio ruolo in questa vicenda perché scripta manent.
Con Civiltà del Bere ho pubblicato anni fa un dettagliato pezzo sul Fiano di Avellino e i rapporti con il caporedattore Alessandro Torcoli sono sempre stati corretti e cordiali.
In occasione di uno speciale che sarà in edicola a febbraio interamente dedicato all’Aglianico, mi ha chiesto un commento di presentazione del vino e del vitigno.
Cosa che volentieri ho fatto, tra l’altro, in via amicale avendo piacere che la rivista più antica del settore si occupasse dell’Aglianico.
Di tutto il resto non so.
Certo Gaetano Manti non è nuovo alle polemiche, e questa è diretta ad un suo diretto concorrente nella raccolta pubblicitaria.
Ma al di là degli aspetti caratteriali e dello scopo, in Italia dobbiamo imparare a parlare entrando nel merito delle questioni sollevate.
E la questione della netta separazione tra lavoro giornalistico e promozione pubblicitaria non è di poco conto anche se ormai molti la ritengono pura formalità.
Per me no perché la fiducia accumulata in questi anni è proprio il frutto di una netta e chiara separazione dei due mondi, entrambi legittimi si badi bene, ma che non devono essere mai confusi. Soprattutto quando ci si accosta ad un settore (non solo) commerciale qual è quello del vino
L’editore di Civiltà del Bere replicherà se lo riterrà opportuno alle accuse di Manti. Io tanto dovevo a voi.

Per chi ha voglia: qui il mio commento che sarà pubblicato sul numero di febbraio

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8 Commenti a “Marchette, la rivista Mio Vino attacca Civiltà del Bere”

  1. ENRICO MALGI scrive:

    Perché questo mondo del vino (soprattuto quello giornalistico- specializzato) è così litigioso. polemico, autoreferenziale (per un usare un tuo termine) , triviale (spesso si usa una terminologia da carrettiere!), prevaricatore, spocchioso, arrogante ed altro? Sembra che ognuno ha sempre ragione e gli altri sempre torto. Chi è depositario della verità dogmatica? Oppure tutto è soggettivo ed apparente? Ho vissuto per un certo periodo in Francia e ,pur non amando molto gli sciovinisti transalpini , devo dire che loro sono superiori a tutto questo. D’altra parte loro, piaccia o non piaccia, sono davanti a noi anni luce. Basti pensare che già nel 1855 ci fu la classificazione dei vini di Bordeaux e d’allora poco è cambiato (soltanto lo Chateau Mouton-Rothschild è diventato Premiier Cru nel 1973). Mentre risale al 1935 lla classificazione di tutti i vini d’oltralpe (INAO – INSTITUT NATIONAL DES APPELLATIONS D’ORIGINE), mentre in Italia soltanto nel 1963 abbiano avuto la DOC! Mi concedi una tua risposta. Ciao.

    • Luciano Luciano scrive:

      C’ è poco da aggiungere Enrico. Quel linguaggio si commenta da solo: e per fortuna che si parla di vino. Pensa se ci fosse in discussione altro.
      Penso comunque che di queste situazioni possiamo parlare al passato, il web ha risolto molti problemi.

  2. ENRICO MALGI scrive:

    Ti ringrazio per la tua risposta e sono concorde. Ma, mi viene un dubbio: non è che noi siamo( e mi rifaccio al mio precedente intervento) tutti un po’ provincialotti e questo ci costringe a voler emergere comunque a tutti i costi? Cioè vogliamo affermare che ci siamo? Ciao.

  3. che in Italia si sia malati di provincialismo e personalismo è storia vecchia. detto questo concordo che nel vino, come in altri settori, la distinzione tra il giornalista e il pubblicitario comunicatore di aziende debba essere netta trasparente e pubblica.

  4. Alberto G. scrive:

    Di questa novita’ ho appreso solo adesso, su intravino e forse sarebbe il caso che tu intervenga anche li, per dire la tua . Basta ripetere le cose che hai scritto qui nel tuo blog (che , io tra l’altro avevo gia’ipotizzato ) prendendo le distanze dalla rivista colpevole di fare marchette.

    • Luciano Luciano scrive:

      Non c’è bisogno, Alberto. Antonio Tomacelli ha già correttamente linkato il mio articolo. Manti ha poi avuto quel che voleva: un po’ di pubblicità gratuita sul web per la sua rivista. E tutti ad aspettare il prossimo mese. Penso che gli dovrò mandare una fattura:-)

  5. carolina scrive:

    buongiorno, io credo che nel nostro bel paese l’essere un pò bigotti sia quasi di moda:guai a noi se qualuno mette in dubbio le nostre idee! però concordo quando si parla di traspareza: mi sono stancata di ricevere mail un pò da tutte le parti di persone (più o meno note) del settore “recensioni e varieedeentuali ” che spacciano degustazioni e un posto al sole gazie al pagamento di una marchetta. personalmente mi chiedo: sono sicura che assaggeranno davvero i miei prodotti? o a prescindere da essi, in quanto pagata l marchetta, saranno comunque recensiti come eccellenti? che almeno si dica che è pubblicità occulta così almeno ci si mette il cuore in pace…. e si paga.