Slow Food Roma e Slow Food Ciampino: i terroir del Fiano di Avellino

Letture: 140
inizio degustazione

Degustazione a doppio report. Paolo Mazzola e Mimmo Gagliardi ci hanno trasmesso le loro emozioni

di Paolo Mazzola

Interessante , tecnicamente ben condotto e con un buon concorso di pubblico l’evento sui terroir del Fiano tenutosi  a Roma, hotel Excel via degli scolopi 31, il 10 maggio.

Presentavano l’evento Luciano Pignataro, che ne è stato anche l’ideatore e  Fabio Turchetti, coordinatore Slowine Lazio. Francesca Rocchi presidente Slow Food Lazio, era l’animatrice del dibattito che è stato introdotto da Franco Fancoli , fiduciario Slow Food Roma e Lidia Puccio fiduciaria Slow Food Ciampino, le condotte che hanno realizzato l’evento.

L’obiettivo era quello di far conoscere ad un pubblico attento e competente come quello presente in sala, una rilettura del Fiano d’Avellino attraverso la zonazione , i suoi 4 terroir  principali dell’Irpinia , Lapio, Montefredane, Summonte e Cesinali, cercando delle assonanze gustative in funzione del diverso terroir.

La sala al completo

Lapio è la patria o cuore storico della denominazione, in questo caso ambedue i produttori provenivano da Contrada Arianello e quindi dal medesimo versante, siamo a 500 metri di altitudine e i vini di questa zona sono strutturati con una definizione aromatica intensa e pulita, e ricchi di acidità e mineralità

Summonte, in questa zona si producono vini strutturati, dove predomina la concentrazione aromatica,  il fruttato più che il floreale, note balsamiche e vegetali e  a mio avviso con riconoscimenti varietali da nocciola fumè più potenti e distinti .

Montefredane, quasi un cru, una collina al confine della denominazione, in quest’area la caratteristica è la sapidità e la freschezza , con riconoscimenti varietali da “nocciola fumè” potenti e distinti.

Cesinali, zona meno omogenea rispetto alle altre, suoli sabbiosi, si producono vini con caratteristici riconoscimenti varietali importanti.

 

Inquadriamo i Fiano

Alcune mie impressioni :

LAPIO

 

Fiano Colli di Lapio 2010 di Clelia Romano. E’ stato il mio preferito in degustazione. Di struttura importante ma anche  molto ben equilibrato, intensità aromatica importante e definita, floreale da acacia e biancospino, miele  e fruttato da pera e pesca e melone bianco ed in sottofondo la nocciola fumè con una  persistenza aromatica notevole. Tutta questa materia è ottimamente bilanciatà da una acidità importante e  tagliente.

Per me da  92/100

 

Rocca del Principe 2010. Gioca di più sull’eleganza e sulla finezza che sulla struttura . Anche in questo caso intensa aromaticità, caratteristica comune dei due vini di Lapio, molta florealità, ma anche importante fruttato di pesca bianca, vario, ampio  e diversificato. Meno potente e meno fresco del precedente, ha come caratteristica predominante questa elegante aromaticità.

 

SUMMONTE

Fiano Picariello 2010

Utilizza un blend di uve, alcune dalla zona di Summonte, altre da Montefredane. In questo caso ha prevalso di più la spina acida e sapida pur in presenza di un’importante aromaticità da fruttato e note balsamiche e vegetali da erba appena tagliata, bagnata. Amaro piacevole probabilmente derivante dal suolo vulcanico, che rende indispensabile l’abbinamento con un cibo per gradirlo a pieno. Note varietali di nocciola fumè molto riconoscibili e importanti. E’ stato il mio secondo preferito

 

Prima di Montefredane

Fiano Marsella 2009* ( C’era anche qualche 2008)

Questo produttore è stato il primo della denominazione ad imbottigliare con un anno di  i ritardo  probabilmente perché destina buona parte della produzione all’esportazione, ad un pubblico avvezzo a bere bianchi non d’annata, come i francesi.

Meno strutturato e verticale del precedente, ( l’annata diversa potrebbe però essere una variabile importante) sebbene con importanti tratti comuni, come i riconoscimenti varietali di nocciola fumè e le importanti sensazioni vegetali di erba appenna tagliata. Gioca relativamente di più. rispetto al precedente sull’aromaticità rispetto alla freschezza.

 

CESINALI

 

In questo caso c’è stata meno omogeneità stilistica, con 2 produttori di stile abbastanza diverso

Fiano Pietramara 2010  Etichetta bianca “ I Favati”.  Proviene dal vigneto omonimo di Cesinali, solo i filari più a nord del vigneto, che vengono raccolti più tardi e con più forti escursioni termiche situato a 450 mt. d’altezza divengono etichetta bianca. Vino strutturato, caldo, opulento con sensazioni di frutta candita, di agrume maturo e di frutta bianca. Minerale,iodato,  con importante acidità e sapidità a bilanciare.

Particella 928 Fiano 2010 di Cantine del Barone.  Terroir sabbioso con ciottoli e minerali in profondità, vigna specifica reimpiantata alcuni anni fa, per curare l’omogeneità dell’esposizione solare . Di tutti è quello che assomiglia di più ad un vino “naturale” per le convinzioni del giovane enologo e proprietario “Luigi Sarno” che utilizza una tecnica di vinificazione poco invasiva. Sensazioni olfattive meno intense dei vini precedenti, fruttate e floreali, al gusto importante spina acida e sapida con riconoscimenti di nocciola fumè.Ha nella mineralità e nella non omologazione il suo punto di forza.

MONTEFREDANE

Fiano Pietracupa 2010

Nel Fiano di Sabino Loffredo la caratteristica predominante è la sapidità ed una notevole freschezza, con acidità veramente tagliente . Prepotente però il fruttato a bilanciare ed equilibrare ques, di pera e agrume. Naso un po’ introverso in questa fase di maturazione, con riconoscimenti vegetali di erba appena tagliata e note ammandorlate. Vino destinato a durare nel temp

Fiano Aipierti 2010 Vadiaperti

Forse perché influenzato dall’eccellente longevità riscontrata numerose volte con i vini di Raffaele Troise, mi è sembrato un Fiano che avesse tutto “di più”:  aromaticità, struttura sapidità e mineralità ed acidità e note varietali tipiche in chiusura . Persistenza aromatica, come di consueto molto lunga.

Tutto in equilibrio, ma spostato verso la parte alte della curva, per durare molto nel tempo. E’ uno stile che mi piace molto.

In chiusura una simpatica sfida, un Fiano di origine laziale, uva autoctona dei Colli Lanuvini, dell’”azienda agricola Le Rose” di Aldo Piccarreta

Fiano Colle dei Marmi 2010 azienda agricola Le Rose :

Destinato a durare nel tempo con delicate sensazioni vanigliate da legno che garantiscono struttura e longevità, secondo l’interpretazione dell’enologo Riccardo D’Attoma, freschezza e sapidità importanti ed anche qui spunta la caratteristica “nocciola fumè”  . Importanti note aromatiche fruttate di ananas e pera.

Verso la fine

Servite durate la manifestazione il gelato al “Frascati” del bravo artigiano Roberto Troiani di Frascati , focaccia bianca di Veroli  di Franco Sanità e mozzarella di bufala del “Consorzio Mozzarella di Bufala” .

Vini degustati

Collaterale alla manifestazione, in una bella cornice, a bordo piscina  “Il Mercato della terra” con una decina di produttori del “Mercato della terra di Ciampino”.

Qui il report di AndreaPetrini

5 commenti

  • Andrea Petrini

    (15 maggio 2012 - 07:38)

    GRAZIE RAGAZZI!

  • Mimmo Gagliardi

    (15 maggio 2012 - 07:47)

    Grade serata! Grazie a chi l’ha pensata e organizzata. Il fiano da dimostrazione di firza e impeto che vanno imbrigliati e domati per ottenere un vino ancor piu’ grande. Buon lavoro!!!

  • Roberto Muzi

    (15 maggio 2012 - 12:56)

    Bene, bravi, bis!
    ;-)

  • Uliam

    (16 maggio 2012 - 19:20)

    Salve mi chiamo Uliam e non sono un esperto in materia ma seguo con grande attenzione l’enologia campana, in particolare quella irpina.
    Volevo chiedere come mai spesso noto che in queste manifestazioni seppur importanti per far conoscere ancora di più i nostri grandi vini irpini, non partecipano quasi mai le grandi aziende del tipo Mastroberardino, Feudi e qualcun’altro?
    Comunque condivido i commenti del Sig. Luciano che spesso va a ricercare la qualità nelle cosiddette “piccole” cantine raccontando l’eccellenza.
    Grazie e complimenti
    Uliam

    • luciano pignataro

      (16 maggio 2012 - 20:24)

      Le grandi aziende sono presenti. In questa degustazione abbiamo seguito un percorso di territori, perciò non le abbiamo chiamate.
      Senza Mastroberardino, Feudi e Terredora non esisterebbe l’Irpinia come distretto vinicolo, non in questi termini almeno

I commenti sono chiusi.