9 Dicembre, alle ore 10.30, Complesso Monumentale di Santa Maria de Olearia Maiori: Il lavoro e le sue opere incontrano l’infinito

3/12/2018 617
Spiaggia di Maiori al tramonto
Spiaggia di Maiori al tramonto

Botteghelle65 e il Comitato Maiori Cultura, con il patrocinio del Comune di Maiori e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino, presentano:

Tre storie di lavoro operoso, da diversi territori campani, si incontrano in un luogo ricco di storia e di spiritualità, intimamente legato al mondo agricolo.

Nicolangelo Marsicani, olivicoltore di Sicilì di Morigerati (SA), presenterà in degustazione gli Olii della Campagna Olearia 2018, rievocando la tradizione millenaria del sito. Antichissima attività agricola campana è anche quella della Cantina Di Meo, ed in tale occasione Roberto Di Meo, titolare dell’omonima azienda irpina e Presidente Assoenologi Campania, racconterà tre delle sue declinazioni del Fiano di Avellino DOCG. La Pasticceria Pansa di Amalfi concluderà la degustazione di olio e di vino con un dolce simbolo della sua produzione e bandiera della Costa d’Amalfi. Le note di Bach del Maestro Violoncellista Angelo Zupi Castagno, infine, accompagneranno la speciale degustazione e la visita guidata nel complesso abbaziale, uno dei più importanti monumenti alto medievali della Campania.

Santa Maria de Olearia, raro gioiello incastonato in una grotta a picco sul mare, si compone di tre piccole chiese sovrapposte, dedicate alla Vergine Maria e a San Nicola e sapientemente affrescate a partire dal X sec: secondo la tradizione sorse come eremo tra il 973 ed il 987, ad opera dell’anacoreta Pietro e del nipote Giovanni, lì dove si trovava originariamente un “molendinum ad oleum”, ovvero un frantoio (da qui il nome “de Olearia”). Le pratiche agricole, cui molti monasteri amalfitani erano legati già nell’alto medioevo, davano impulso ad una fiorente produzione di olio, vino e di altri preziosi frutti della terra. Il sito fu successivamente protocenobio benedettino e poi ancora Badia; dopo la sua chiusura, alla fine del XVI sec., le attività agricole nella sua pertinenza continuarono, trasformandosi di volta in volta, fino ai giorni nostri.

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