Addio a Roberto Perrone, il giornalista onnivoro


Roberto Perrone

 

Roberto Perrone è morto ieri a soli 65 anni. Oggi tutta la stampa, soprattutto sportiva, lo ricorda commossa perché è stato un grande giornalista sportivo, uno degli ultimi maestri. Ma è stato anche un romanziere di successo e un bravo gastronomo.
«La miglior vendetta è l’oblio. Se il posto non gli è piaciuto, lo scorribandista non fa scenate (a meno che il vino non sappia clamorosamente di tappo e il risotto non sia una melma oscena o il cameriere disgraziatamente volgare). Paga, se ne va. Non torna e non fa tornare». E’ uno dei dieci comandamenti del libro di Roberto Perrone “Manuale del viaggiatore goloso” edito da Mondadori nel 2015 che presentammo a Caserta.
C’è in questa filosofia tutto il carattere di Roberto, un finto burbero che per me rappresentava la quintessenza del nostro mestiere: essere curiosi e pronti ad occuparsi di tutto. Ossia essere controcorrente in una società che esige iperspecialismo senza visione, in genere delegata ormai all’algoritmo, di chi cura il dito e non sa nulla della mano.
Infatti Roberto è stato soprattutto un grande giornalista sportivo, ma amava occuparsi di tutti gli sport. E come tanti giornalisti sportivi (Brera, Mura) era anche uno che aveva finito di occuparsi di cibo. Non dal punto di vista gourmet, ma popolare, ossia dalla parte della gente comune che va in un posto, lo prova e lo giudica.
Lo abbiamo conosciuto come ospite delle Strade della Mozzarella di Barbara Guerra e Albert Sapere, e come collaboratore della Guida Ristoranti Espresso grazie alla quale almeno una volta all’anno ci si vedeva a Firenze e poi magari a pranzo, Roberto era il classico giornalista fuoriclasse, un passo indietro rispetto ai protagonisti dei suoi articoli e agli eventi a cui partecipava ben sapendo che il segreto di chi fa questo mestiere è non far capire all’interlocutore che, in realtà, tu stai lavorando e non semplicemente chiacchierando, quindi saper ascoltare più che sentenziare.
Oggi tutti i suoi colleghi di lavoro lo stanno celebrando con commossa partecipazione. Ed è giusto così, va via, troppo presto, un grande professionista.

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