Atrani in Costa d’Amalfi, guida per mangiare, storia e ricetta del Sarchiapone


Atrani panorama

 

Siamo nel paesino più piccolo d’Italia: appena 0,1206 chilometri quadrati dove vivono 791 persone rendendo anche uno dei centri a più alta densità. Quasi attaccato ad Amalfi è la propaggine Marina di Ravello e Scala. Percorrere il sentiero che unisce questi tre centro della Costiera amalfitana è una delle esperienze più affascinanti di questo lembo di paradiso. Ad ogni passo, ad ogni scalino, si apre un orizzonte dove lo sguardo si perde nell’infinito. Le “scalinatelle” di Atrani sono il simbolo di questo luogo incantato è fuori dal tempo. Da sempre è intorno alla Chiesa di San Salvatore de Birecto che ruota la vita di questa comunità impegnata in attività commerciali e turistiche. Da visitare anche le chiese dell’Immacolata, di Maria Maddalena Penitente e San Michele Arcangelo. Imperdibile la passeggiata alla Torre dello Ziro e alla Grotta di Masaniello, così chiamata perché qui si rifugiò quando era braccato dai soldati del Vicerè.
Qui tutti mangiano il Sarchiapone, il vero piatto tipico di Atrani perché quando si avvicina il 22 luglio, il giorno dei festeggiamenti in onore della S. Maria Maddalena, si vive tra il suono delle campane e il profumo di questa ricetta fra slarghi e vicoli stretti, dove sventolano al sole i panni messi ad asciugare: si comincia già da qualche giorno prima a realizzare il piatto della festa che non tradisce mai la ricetta che ha come elemento base la zucca.

LA RISACCA- La granita al limone nel piccolo borgo di Atrani

LA RISACCA- La granita al limone nel piccolo borgo di Atrani

Ma cosa si intende con questo termine? Il sarchiapone in genere è una persona un po’ goffa, esuberante sul piano fisico soprattutto limitata mentalmente, sciocca, tonda, stordo direbbero ad Avellino. Il termine appare per la prima volta nel “Cunto de li cunti” di Giambattista Basile, datato intorno al 1634-36 in cui il protagonista di una novella viene definito Lo chiù granne sarchiopio e lo chiù sollenne sarchiapone c’avesse creiato la natura. Il termine diventa popolare in tutta Italia soprattutto grazie al celebre siparietto del 1958 in treno tra  Walter Chiari e Carlo Campanini in cui il Sarchiapone è un animale immaginario usato come spauracchio per spaventare i passeggeri. Per la cronaca, Sarchiapone è anche il nome del vecchio cavallo venduto perché ormai inservibile nella raccolta di poesie A Livella di Totò.
Atrani adotta questa ricetta in tempi relativamente recenti. Le origini risalgono agli anni ‘60 quando don Vittorio Proto, viaggiatore atranese, decise di omaggiare la S. Maddalena con una preparazione portata dal suo ultimo viaggio effettuato in Calabria. Assieme ad Orlando Buonocore e sua moglie Luisa, titolari di un ristorante del borgo, rivisitarono quella che da sempre aveva rappresentato la pietanza delle festività calabresi, preparandola stavolta in onore della Santa Patrona. Dalla cottura lenta e laboriosa, questa preparazione è ottenuta dal riempimento della zucca lunga con carne trita, come un cannellone, fritta e poi passata in forno con abbondante sugo di pomodoro. E probabilmente il nome, adottato dal dialetto napoletano,  viene dalla forma del piatto.
Si tratta di una ricetta emblematica di una Costiera Amalfitana, ormai non più protesa verso il mare come si potrebbe immaginare in base alla storia della Repubblica Marinara e della geografia, ma segnata da una gastronomia figlia dell’orto e delle zone interne. Calabrese o no, resta il fatto che tale piatto viene cucinato alla presenza della persona più anziana della famiglia e successivamente distribuito a parenti ed amici, nonché alle autorità civili del paese. Oggi, ancora come mezzo secolo fa, è possibile assaggiare il Sarchiapone nello stesso luogo e preparata dalle stesse mani con le quali fu realizzato la prima volta, quelle della signora Luisa. Questo posto è il ristorante “Le Arcate” di Atrani, l’antica osteria nata nel 1959, a pochi passi dal mare creata dove prima c’era un rimessaggio di barche.
Che bella festa fanno stì tranise –dint’ ‘a no vico astritto: ‘o Paraviso. – A festa llor ‘a fanno c’ ‘a devozione – e tenene p’avvocato ‘o sarchiapone.

 

Dove mangiare ad Atrani

 

LE ARCATE

Largo Orlando Buonocore
Tel. 089 871367
Orari di apertura: pranzo 12,00/15,30 – cena 19,00/22,30
www.learcate.net

Nel borgo più piccolo d’Italia, lungo la banchina che costeggia la spiaggia, il ristorante Le Arcate si è fatto ricordare, sin dal 1959, come un luogo dove far fiorire il sogno culinario di Orlando Buonocore e sua moglie Luisa. Attualmente portato avanti dai loro figli, resta il posto perfetto per consumare un pasto in compagnia delle onde e del buon cibo. Pescato sempre fresco, cucinato secondo le antiche ricette, è la tradizione che qui la fa da padrona. Alcuni piatti sono rimasti immutati negli anni, così da regalare agli ospiti, lo stesso gusto che oggi, come allora, si può ancora assaporare.

LA CANTINA DEL NOSTROMO DA ZACCARIA
Strada Statale Amalfitana.
Via Pantaleone Comite, 9,

Tel. 089 871807
Sempre aperto

Siamo nel territorio amalfitano e non importa se il ristorante si chiama “La Cantina del Nostromo” poiché a tutti è noto come “da Zaccaria ad atrani”. Il vero nostromo che ha ideato l’attività e che ha fatto dello spaghetto a vongole, un ritrovo di famiglie e turisti che ai suoi tavoli hanno trascorso spensierate giornate. Il suo spaghetto, o meglio la linguina, quella che sua moglie Annamaria prepara dal 1977, è rimasta sempre la stessa: vongole veraci, aglio, olio e peperoncino forte. La pasta è quella artigianale del pastificio Gentile, per la cremosità ed il sapore.. bisogna solo provarla!

 

LA GRANITA DI LIMONE

LA RISACCA
Piazza Umberto I, 16
Tel. 089872866

Siamo nella suggestiva piazzetta di Atrani, il salotto del borgo più piccolo d’Italia, fra i tavoli di uno dei bar del centro, ai piedi della suggestiva scalea della chiesa di S. Salvatore de Birecto.
In un panorama racchiuso fra vicoli e reti marinare, panni stesi e case arroccate, l’ideale è godersi le caratteristiche del luogo ai tavoli de “La Risacca”, gestito dalla famiglia Rispoli. Il titolare, prepara artigianalmente la granita utilizzando il solo succo dello sfusato amalfitano, seguendo una ricetta che è diventata un vero e proprio must della famiglia.