Camerlengo Aglianico del Vulture Doc 2006 in Jeroboam
di Enrico Malgi
Ecco qui un’altra bottiglia datata di vino rosso in formato Jeroboam, cioè di tre litri, stappata durante la recente kermesse enogastronomica che si è tenuta recentemente presso la storica casa di Luciano Pignataro e famiglia a Vallo della Lucania nell’ambito dello “svuotacantina”.
La storia ci dice che Jeroboam o Geroboamo, che significa “colui che moltiplica il popolo”, sia stato il primo re d’Israele dopo la divisione del regno di Salomone.
Nella fattispecie si è trattato del Camerlengo Aglianico del Vulture Doc 2006 dell’azienda agricola biologica Camerlengo di Antonio Cascarano di Rapolla. Vino ovviamente prodotto con solo Aglianico, allevato in un territorio di natura vulcanica. Affinamento in botti grandi di castagno e tonneaux di rovere e poi elevazione in vetro. Tasso alcolico di tredici gradi. Nella circostanza ha presenziato lo stesso produttore.
Occhi attenti e molto interessati esplorano un codificato colore rosso rubino molto intenso, acceso, vivo ed attraversato da riflessi granati-aranciati. Lo spettro aromatico investe subito il naso attraverso una variegata e complessa composizione di molteplici profumi. In primis emergono gradevoli percezioni fruttate di amarena e prugna, anche in versione di confettura, insieme ad afflati di scorza d’arancia, uva passa, mandorla tostata, ribes e mirtilli. Subito dopo si sviluppano sentori di fiori appassiti, giocosità vegetali di erbe aromatiche, svolazzi speziati di pepe nero, noce moscata e chiodi di garofano ed effluvi terziari di incenso, tabacco essiccato, liquirizia, caffè torrefatto, cioccolato fondente, cacao, china, cuoio e canfora. In bocca esordisce un sorso ampio, secco, penetrante, avvolgente, voluminoso, austero, potente, strutturato, scalpitante, vibrante, temperamentale, materico, sostanzioso, carnoso, imponente, esuberante, maestoso e poderoso. Impalcatura tannica addomesticata e perfettamente integrata. Legno digerito. Acidità bene armonizzata. Nelle more il vino comunica anche sensazioni balsamiche, eleganti, passionevoli, gliceriche, minerali, reattive, espansive, scattanti e dinamiche. Vino che può durare integro ancora per qualche anno. Abbinamento con un piatto di pasta al ragù, tagliata di carne arrosto, selvaggina e formaggi stagionati. Nell’occasione è stato accompagnato da tanta buona roba.
Un grande e longevo vino rosso questo, specchio fedele di un contesto territoriale molto vocato e privilegiato come quello del Vulture e che non risente affatto della sua ventennale età.
A proposito del Vulture e dell’Aglianico c’è da aggiungere che proprio questo vitigno a bacca rossa è coltivato in tutte le regioni meridionali, isole comprese, ed in modo particolare in Basilicata nel Vulture, in Campania, Puglia e Molise. In Campania l’Aglianico copre un vasto areale quasi tutto di natura prettamente vulcanica: nel territorio di Roccamonfina in provincia di Caserta, sul Monte Taburno in provincia di Benevento, sul Vesuvio ovviamente, nell’area flegrea e sull’sola d’Ischia in provincia di Napoli. Anche in provincia di Avellino l’Aglianico è allevato su un terreno di natura vulcanica e parzialmente anche sui colli Piacentini tra le province di Avellino e di Salerno e sulla Costiera Amalfitana. Soltanto nel Cilento in provincia di Salerno il terreno risulta essere formato da rocce sedimentarie e stratificate di arenaria, di argilla e di marna e quindi niente composizione vulcanica, anche se ultimamente si è scoperto un vulcano sottomarino denominato “Palinuro” poco lontano dalla costa cilentana. Ma questo è un altro discorso!
Azienda Agricola Camerlengo di Antonio Cascarano
Via dei Tigli Rapolla (Pz)- Cell. 335 251885
[email protected] – www.camerlenodoc.it



