Cantina di Lisandro di Castel Campagnano: una nuova fase con l’enologo Vincenzo Mercurio
Cantina Di Lisandro, Castel Campagnano (CE)
Strada Provinciale 325, 30
Ettari vitati: 13 di cui 3 in fitto
Bottiglie prodotte: 100 mila
Enologo: Vincenzo Mercurio
Prima vendemmia 2009
Tra radici territoriali, visione contemporanea e nuove sfide enologiche, Cantina di Lisandro apre una nuova fase del proprio percorso produttivo. La storica azienda di Casolla, datata 1907, guarda al futuro attraverso la collaborazione con l’enologo Vincenzo Mercurio, un progetto che punta a rafforzare l’identità dei vini e a valorizzare sempre di più il legame con il territorio casertano. Parallelamente, la cantina avvia un importante lavoro di restyling dell’immagine coordinata e delle etichette, pensato per descrivere con un linguaggio più contemporaneo la propria storia, senza perdere il legame con le origini.
A raccontare obiettivi, strategie e prospettive è Gabriella Bosco, responsabile pr e marketing di Cantina Di Lisandro, oggi protagonista della nuova generazione imprenditoriale della cantina. Dalla valorizzazione internazionale di Pallagrello e Casavecchia, iniziato nel 2009 con la prima vendemmia, ai nuovi progetti in cantiere, fino al tema del passaggio generazionale nelle imprese familiari, emerge la visione di un’azienda che continua a investire su qualità, sostenibilità e ricerca, mantenendo al centro autenticità e identità territoriale.
La cantina si apre a una nuova fase grazie alla collaborazione con l’enologo con l’enologo Vincenzo Mercurio. Ci racconti come nasce questo percorso e quale visione condivisa guiderà il futuro dell’azienda?
La collaborazione con Vincenzo Mercurio nasce dall’esigenza di dare ulteriore profondità e identità al percorso intrapreso dalla nostra azienda. Sentivamo il bisogno di confrontarci con una visione capace di valorizzare in modo autentico il territorio, rispettando ciò che siamo ma allo stesso tempo accompagnandoci verso una nuova fase evolutiva. Con Vincenzo abbiamo condiviso fin da subito un approccio molto chiaro: mettere il vigneto e il territorio al centro, lavorando sulla precisione agronomica, sull’equilibrio delle maturazioni e su una lettura più contemporanea dei nostri vini, senza snaturarne l’anima. L’obiettivo non è inseguire mode, ma costruire vini riconoscibili, eleganti e profondamente legati alla nostra identità. Questa collaborazione rappresenta quindi non solo un supporto tecnico, ma soprattutto un percorso culturale e progettuale. Vogliamo consolidare la qualità, rafforzare il legame con il territorio e raccontare attraverso ogni vino una storia fatta di autenticità, visione e ricerca continua. Il futuro dell’azienda sarà guidato proprio da questo equilibrio: rispetto della tradizione e capacità di innovare con sensibilità e coerenza.
Quali sono gli obiettivi della cantina nei prossimi anni e quali saranno le direttrici sulle quali intendete puntare maggiormente?
Nei prossimi anni continuiamo il percorso di crescita puntando sempre di più sulla realizzazione di vini identitari, capaci di esprimere in maniera autentica il territorio e la nostra filosofia produttiva. La direttrice principale resterà quella dell’alta qualità, elemento che ha sempre contraddistinto i nostri vini e che continuerà a rappresentare il valore centrale di ogni scelta, sia in vigna che in cantina. Parallelamente, l’azienda ha sempre posto grande attenzione al concetto di sostenibilità e continuerà a lavorare con convinzione in questa direzione, perché crediamo che comunicare un territorio significhi prima di tutto averne cura, rispettandone l’equilibrio e preservandone il valore per le generazioni future. Un altro obiettivo fondamentale sarà quello di investire sempre di più nel riconoscimento internazionale dei vitigni Pallagrello e Casavecchia, due straordinarie espressioni della nostra terra che meritano un’attenzione più ampia anche sui mercati esteri. Far conoscere questi vitigni significa raccontare non solo i nostri vini, ma anche la storia, la cultura e l’identità del territorio da cui nascono.
Avete avviato un importante lavoro di restyling dell’immagine coordinata e delle etichette. Quali valori, simboli e messaggi avete voluto trasmettere attraverso questa nuova veste grafica?
Anche nel lavoro di restyling l’ispirazione principale è rimasta il territorio, che rappresenta da sempre il cuore di Cantina di Lisandro. Abbiamo voluto intraprendere un percorso capace di raccontare in maniera più contemporanea la nostra storia, mantenendo però intatto il legame con le nostre origini e con i simboli che ci rappresentano. Per questo ci siamo affidati a professionisti di altissimo livello, coinvolgendo eccellenze in questo ambito del territorio casertano e un professore di filosofia dell’immagine dell’Università Bocconi di Milano, con l’obiettivo di costruire un progetto grafico che non fosse soltanto esteticamente riconoscibile, ma anche profondamente carico di significati culturali e identitari. Il restyling è stato pensato anche per trasmettere un’idea di eleganza e raffinatezza, le stesse caratteristiche che ricerchiamo nei nostri vini. Volevamo che ogni etichetta riuscisse a comunicare questi aspetti attraverso un linguaggio visivo essenziale ma significativo. Il quadrato con i quattro cerchi, presente su tutte le etichette, nasce proprio da questo lavoro di ricerca ed è un elemento ripreso dall’altare del Duomo di Casertavecchia, simbolo fortemente legato alla nostra terra e alla sua tradizione artistica e culturale. È un richiamo diretto alle nostre radici, considerando che Cantina di Lisandro nasce a Casolla nel 1907 con Alessandro Fusco e che questo borgo rappresenta storicamente il punto di congiunzione tra Caserta e Casertavecchia. Anche i simboli presenti sulle etichette sono stati studiati per raccontare le storie dei vini, trasformando ogni bottiglia in uno strumento di narrazione del territorio. Il logo, invece, è stato semplicemente ristilizzato, senza alterarne l’anima originaria: sono infatti ancora presenti le sei botti con cui Don Lisandro iniziò l’attività, un elemento che rappresenta la continuità della nostra storia familiare e il rispetto per una tradizione che continua ancora oggi.
Ci puoi anticipare qualcosa sui nuovi vini? Su quali caratteristiche, identità o sperimentazioni state lavorando?
I progetti in cantiere sono davvero tanti e rappresentano una fase di grande fermento creativo per Cantina di Lisandro. Insieme a Vincenzo Mercurio abbiamo individuato due progetti sui quali vogliamo puntare in maniera particolare, perché crediamo possano rappresentare un’evoluzione importante del nostro percorso. Al momento preferiamo non svelare ancora dettagli precisi, perché siamo in una fase di studio, progettazione e lavoro molto intensa, ma possiamo anticipare che i protagonisti resteranno sempre i vitigni Pallagrello e Casavecchia, che continuano a essere il cuore della nostra visione e della nostra idea di vino. Per uno di questi progetti, però, stiamo valutando anche un incontro molto interessante con un vitigno internazionale tra i più famosi e prestigiosi al mondo. Un’idea ambiziosa, che nasce dalla volontà di confrontare la forza identitaria del nostro territorio con un’espressione enologica di respiro internazionale, senza mai perdere autenticità. Stiamo lavorando con grande attenzione su ogni dettaglio, dalla vigna alla concezione stilistica dei vini, perché vogliamo che ogni nuova etichetta abbia una personalità precisa e riconoscibile. È un percorso che richiede tempo, ricerca e sensibilità, ma siamo convinti che molto presto riusciremo a raccontarvi qualcosa di più concreto.
Gabriella, rappresenti una nuova generazione all’interno dell’azienda. Qual è oggi il tuo ruolo in cantina e quale contributo pensi di portare allo sviluppo futuro del progetto?
Come mio padre Almerigo, ho effettuato studi economici, perché credo sia fondamentale comprendere non solo gli aspetti produttivi del settore vitivinicolo, ma anche le dinamiche strategiche, organizzative ed economiche che permettono a un’azienda familiare di crescere nel tempo. Attualmente in Cantina di Lisandro mi occupo principalmente di pubbliche relazioni e marketing e rappresento l’azienda all’interno di Confindustria. Allo stesso tempo, però, da anni affianco mio padre in tutti gli aspetti strategici e gestionali dell’impresa, dalla programmazione e controllo alle dinamiche economico-organizzative, seguendo un percorso di formazione diretta accanto a chi ha oltre trent’anni di esperienza imprenditoriale. Credo che il contributo che posso portare al progetto nasca soprattutto dalla mia doppia anima, tra impresa e ricerca. Attualmente sto svolgendo un dottorato di ricerca presso l’Università degli Studi di Salerno, occupandomi di imprese familiari e passaggio generazionale. Insieme al gruppo di studio di cui faccio parte, stiamo avviando un focus sul contributo economico delle imprese familiari del nostro territorio al comparto di riferimento e alla crescita della Regione Campania. Nel nostro settore ci concentriamo spesso, giustamente, sull’approfondimento delle vigne, dei terreni e del clima, ma credo sia di primaria importanza comprendere il valore economico e sociale che queste aziende generano. L’economia è ciò che consente alle attività imprenditoriali di durare nel tempo e di continuare a valorizzare il territorio in maniera concreta e sostenibile.



