Coronavirus, Consorzio Vino Chianti: “Cura Italia deludente. Mercati mondiali bloccati, ma non possiamo abbandonare i campi”

20/3/2020 623
Presidente Busi
Presidente Busi

Il presidente Busi: Servono misure più forti a sostegno delle aziende agricole.

Serve l’allargamento delle misure di sostegno per tutte le aziende agricole, senza discriminazione di fatturato e a prescindere dal fatto che siano in bonis o meno. E’ il messaggio che arriva dal Consorzio Vino Chianti dopo la lettura del decreto “CURA ITALIA” CHE “NON SODDISFA LE NOSTRE ASPETTATIVE  IN TERMINI DI STANZIAMENTO DEI FONDI ASSEGNATI PER GLI INTERVENTI A FAVORE DELLE IMPRESE, in termini di provvedimenti in campo tributario-fiscale, in materia previdenziale e di lavoro e previdenza sociale né tantomeno nel campo del credito”, dice il DIRETTORE DEL CONSORZIO MARCO BANI.

“Il rinvio delle attuali scadenze al mese di maggio 2020 o sue eventuali brevi rateizzazioni, quando saremo ancora, a detta degli esperti, nella fase calante della pandemia vedrà le aziende alle prese con i problemi di liquidità per il perdurare della crisi del mercato e dei consumi e quindi nell’impossibilità di far fronte alle scadenze”, aggiunge il direttore.

Le imprese agricole, e il mondo del vino in particolare, hanno esigenze specifiche: “I mercati sono bloccati – dice il PRESIDENTE DEL CONSORZIO VINO CHIANTI, GIOVANNI BUSI – quindi le vendite sono ferme, ma noi non possiamo bloccare la produzione perché fermare le nostre aziende significherebbe abbandonare i campi. Il mercato interno è fermo da settimane, adesso si stanno chiudendo anche gli sbocchi commerciali in Europa, Stati Uniti e Sud America. La Cina, in lenta ripresa, è un mercato nuovo che non potrà in nessun modo compensare il fermo dei nostri riferimenti storici. Va bene tutelare i dipendenti per le imprese costrette a fermarsi, ma nel nostro caso gli operai sono tutti al lavoro perché le nostre attività seguono il ciclo vegetativo delle piante, che si sussegue a prescindere da calamità e pandemie: almeno nella fase attuale ci servirà a ben poco la cassa integrazione, a noi servono interventi a sostegno delle aziende che devono continuare a produrre ma non possono e non potranno vendere”.

Un commento

    Carmine

    Basta che capissero che la materia prima si acquisisce una volta l’anno, noi siamo fermi da pochi giorni, ma non riceviamo pagamenti ne’ ordini da circa un mese, è sarà così per almeno 6 mesi. Senza un mutuo che ci trasli i debiti a breve a 3 anni con un inizio del pagamento fra 12 mesi, credo, che centinaia di cantine chiuderanno. Un produttore di vino irpino

    20 marzo 2020 - 17:18

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