Coronavirus e Vino. Parla Mauro di Maggio, Presidente Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria

30/4/2020 871
Mauro di Maggio, Presidente Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria
Mauro di Maggio, Presidente Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria

di Adele Elisabetta Granieri

Qual è la situazione delle vostre aziende?
Le nostre aziende, come capita spesso nei consorzi, rappresentano uno scenario assai variegato da un punto di vista produttivo: dalle piccole aziende integrate con struttura organizzativa prevalentemente familiare, ai grandi imbottigliatori fino alle grandi cooperative con migliaia di ettari e centinaia di dipendenti. Differiscono anche in termini di distribuzione e posizionamento, scelta di canali e mercati nazionali.

Di conseguenza hanno sicuramente posizioni diverse in questo momento. In generale però ci piace notare che, pur trovandoci in un momento di crisi innegabile, il nostro vino mantiene un forte interesse sui mercati e anche continue richieste.

 

Quanto conta il canale HoReCa per le vendite dei vostri vini?
Il canale HoReCa, in Italia, come anche in Svizzera, in Germania, in UK e tanti altri mercati, è stato negli ultimi anni uno dei principali alleati e sostenitori della reputazione del nostro vino. D’altronde, per il suo posizionamento e pregio, con qualche difficoltà ilil Primitivo di Manduria arriva a rotazioni significative sugli scaffali della G.D.O.

Quindi, in sintesi, il peso dell’HoReCa e del segmento online è assai rilevante per il nostro vino.

Quanto conta l’export per il vostro comparto vitivinicolo?
La Puglia in generale vende 7 bottiglie su 10 al di fuori dei confini nazionali – questo vale anche per la nostra doc – sia per la storia commerciale della nostra regione, sia per la struttura organolettica dei vini. Tutto ciò rende i nostri vini molto eclettici negli abbinamenti con le diverse culture gastronomiche mondiali.

 

Come si stanno comportando i mercati esteri nei confronti dei vostri prodotti?
È difficile generalizzare. Le tendenze che emergono, oltre allo stop dell’HoReCa, sono una certa divaricazione dei consumi che si vanno polarizzando su vini di fasci alta e vini più economici. Tutto il segmento intermedio, che poi è tipicamente quello canalizzato sui ristoranti, si è bloccato.

 

Quali sono le strategie che state mettendo in atto a sostegno delle aziende?
In questi giorni abbiamo intensificato le attività formative online per tenere viva la curiosità dei nostri soci e permettere loro di trarre profitto da tempi così insoliti. Ci stiamo anche interrogando nel nostro interno sulle modalità di comunicazione più in linea con le esigenze di questo periodo e stiamo stringendo in modo ancora più forte legami con il territorio, preparando attività che coinvolgano anche altri portatori di interesse del nostro territorio, che lavorano a contatto con i nostri soci, ossia le amministrazioni comunali, i nostri ristornati, le imprese agrituristiche…

 

Rese ridotte, distillazione… quali misure prenderete per fronteggiare la crisi?
Sono tante le misure a sostegno del settore, di cui si parla. Noi continuiamo a ritenere più importante l’organizzazione delle risorse necessarie finanziarie –  e non solo-  per un rilancio promozionale dei nostri vini.