Coronavirus, il mondo pizza esce dalla terapia intensiva. Centomila al giorno in Campania, la lezione da imparare e il caso Acerra come esempio

29/4/2020 1.8 MILA

Una esplosione di gioia. Nonostante l’orario più restrittivo (dalle 16 in poi) e il rigido protocollo di sicurezza (più che nel resto dell’Italia) a Napoli e in Campania nei primi due giorni di aperture sono state ordinate decine di migliaia di pizze.

Secondo un nostro calcolo approssimativo, non meno di 50mila in città e altrettante nel resto della regione.
Una intera città, Acerra, ha visto tutte le pizzerie aperte e finire i panetti che si era riusciti a far lievitare. Non sempre la crisi viene per nuocere: in questo comune importante del napoletano i pizzaioli hanno superato le rivalità, hanno imparato a conoscersi, hanno preso coscienza che il loro futuro dipende da se stessi, se riescono a fare massa e diventare polo attrattore.
Tutti hanno aperto e tutti, chi più e chi meno, hanno lavorato.
Ci sono state tante le polemiche, anche sgradevoli, sui social, ma alla fine, come sempre, i fatti hanno dato ragione a chi ha deciso di aprire. Fermo restando che ognuno è padrone a casa sua e si fa i suoi legittimi calcoli.
Ma io dico anche: se ristoranti stellati e tristellati hanno deciso di partire con il delivery, non mi pare che portare il proprio prodotto a casa della gente sia così dequalificante, anzi, qui si gioca una importante partita sul futuro e sulla differenziazione dell’offerta. Questa è la grande lezione del Coronavirus.
Il successo ha due significati ben precisi.
Il primo riguarda il rapporto viscerale che Napoli e la Campania hanno con la pizza. C’è poco da fare, non è un cibo qualunque o come tanti altri che ci appassionano: qui è stato inventato, si è sviluppato e a ciascuno di noi ricorda un momento della nostra vita, una gratificazione.
Era davvero paradossale che si potesse mangiare in tutto il mondo tranne che da noi.

Il secondo significato è la conferma di una previsione che era facile da fare: con l’allentamento delle misure di prevezione giustamente adottate per evitare il tracollo sanitario, le pizzerie saranno le prime a partire per mille motivi, non ultimo è che nessuna cena, anche preparata in casa, potrà costare meno di cinque euro, se non quattro.
Anzi tre euro perché alcune pizzerie nei quartieri popolari hanno resettato anche il listino riportando i prezzi a circa dieci anni fa.

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Se ripartono le pizzerie, si rilancia anche il settore dei fornitori, e tra loro decine e decine di piccoli produttori di eccellenze che in Campania finalmente avevano trovato un mercato capace di dare reddito ad aziende contadine, laboratori artigiani nei quali sono impegnati tanti giovani. Questo elemento economico va spiegato bene a chi ha banalizzato il problema (quante storie per una pizza, fatela a casa, va mangiata solo in pizzeria) perché se crolla l’agroalimentare insieme al turismo in regioni come la Campania non c’è altra speranza per i giovani di andarsene.
Ecco perché il Mondo pizza dovrebbe stare in cime ai pensieri di chiunque abbia responsabilità politiche e istituzionali in questi territori, a prescindere dal colore politico.
Certo, questa crisi ci ha anche insegnato che non esistono solo elementi positivi. Probabilmente si è esagerato nella comunicazione, non sono pochi i pizzaioli che ritenevano, e ancora ritengono, dequalificante fare asporto perché non si possono esprimere.

Un atteggiamento simile a chi sega il ramo dove è seduto perché se si disabitua la clientela alla pizza napoletana, impossibile da replicare a casa, non c’è futuro né per le piccole e umili attività di quartiere e neanche per le grandi star. E’ stato questo il senso della battaglia portata avanti da Ciro Salvo, Gino Sorbillo, Massimo Di Porzio, Paolo Surace e Alessandro Condurro in queste settimane.

Pizzerie centenarie unite a nuove realtà che hanno spinto il mondo pizza sui social in Italia e nel Mondo. Non sono mancate le critiche da parte di chi si illudeva che restando chiusi sarebbero arrivati aiuti statali. Non sappiamo certo come andrà a finire questa crisi sanitaria che non ha precedenti nel mondo moderno per le sue modalità, ma è certo che la soluzione non è restare fermi.
Ecco perché chi ha deciso di aprire ha fatto bene. Soprattutto perché ha portato nelle case di decine di migliaia di napoletani e campani quel sorriso che solo la pizza è capace di regalare a tutte le età.

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Un commento

    Salvatore Pope Velotti

    Ordinata alle 17:00 da Lombardi 1892 e mangiata poco dopo.
    Anzi, erano due, lo confesso!

    29 aprile 2020 - 14:22

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