Deessa QD a Madrid, il bistellato di Quique Dacosta al Mandarin Ritz diretto da Domenico Vildacci
Deessa QD al Mandarin Ritz di Madrid
Pl. de la Lealtad, 5, Retiro
+34 917 01 67 67
Aperto a pranzo e cena dal mercoledì al sabato
La gastronomia è come il segnavento di una barca a vela. Per chi non è marinaio è solo una striscetta di stoffa insignificante, ma per ogni velista è fondamentale per capire da dove viene l’aria che spinge la barca. Così girare per ristoranti all’estero diventa una spia per capire cosa spinge tanti ragazzi a non tornare più, o per lo meno non avere il nostos come obiettivo di vita. E più sono giovani, meno hanno nostalgia delle radici. «Perchè mi piace stare qui? Semplice, in cucina c’è una spinta continua all’innovazione e rileggere il prodotto in maniera non tradizionale». Domenico Vildacci, 30 anni il prossimo 27 agosto, è l’executive di Deessa, uno dei sei ristoranti bistellati di Madrid che porta la firma di Quique Dacosta. Parliamo di uno dei più importanti e celebri cuochi spagnoli, partito come lavapiatti a Dénia ad Alicante, ha conquistato 3 stelle Michelin nel suo omonimo ristorante valenciano. Il suo è un impero gastronomico in cui rientra anche il Deessa al Mandarin Ritz della capitale spagnola.
Domenica Vildacci, la storia del trentenne salernitano inizia all’Acquapazza di Cetara
Nel 2024 affida le gestione di questo ristorante a Domenico Vildacci, una decisione che forse in Italia non sarebbe mai concepita. Ma quale è stato il percorso di questo ragazzo? Nato a Salerno (quartiere Carmine zona Bar delle Rose ci tiene a precisare), figlio di un funzionario di banca e di una professoressa, la passione per la cucina gli viene trasmessa da una vicina di casa emiliana che gli insegna a 5 anni a fare la pasta fresca. Crescendo fa capolino all’Acquapazza di Cetara con Gennaro Castiello e Gennaro Marciante dove passa le serate ad aprire cozze, ostriche e a pulire alici. Dopo aver fatto l’Alberghiero che, segno del destino, è proprio a pochi metri da dove abitava, Domenico fa l’Erasmus a Valencia per poi impegnarsi nelle stagioni estive a partire dai 18 anni, sempre fra Cetara e la Spagna per approdare al Bulgari di Milano. Con il cambio di gestione decide di lasciare per puntare direttamente al ristorante di Quique Dacosta già tristellato, dove poi fa tutta la carriera sino al punto dove lo abbiamo trovato la settimana scorsa.
Nel 2024 affida le gestione di questo ristorante a Domenico, una decisione che forse in Italia non sarebbe mai concepita. Ma quale è stato il percorso di questo ragazzo? Nato a Salerno (quartiere Carmine zona Bar delle Rose ci tiene a precisare), figlio di un funzionario di banca e di una professoressa, la passione per la cucina gli viene trasmessa da una vicina di casa emiliana che gli insegna a 5 anni a fare la pasta fresca. Crescendo fa capolino all’Acquapazza di Cetara con Gennaro Castiello e Gennaro Marciante dove passa le serate ad aprire cozze, ostriche e a pulire alici. Dopo aver fatto l’Alberghiero che, segno del destino, è proprio a pochi metri da dove abitava, Domenico fa l’Erasmus a Valencia per poi impegnarsi nelle stagioni estive a partire dai 18 anni, sempre fra Cetara e la Spagna per approdare al Bulgari di Milano. Con il cambio di gestione decide di lasciare per puntare direttamente al ristorante di Quique Dacosta già tristellato, dove poi fa tutta la carriera sino al punto dove lo abbiamo trovato la settimana scorsa.
Il Deessa in qualche modo era nel suo destino, sin dal 2017 precisamente quando supporta gli eventi gestiti dal grande chef spagnolo che nel gennaio 2024 decide di affidargli la gestione. Oggi è a capo dia brigata di 14 persone in cucina, a cui si aggiungono i ragazzi di sala e il team di sommelier che ruotano negli altri locali del prestigioso albergo.
Il menu è organizzato in due percorsi, uno prevede i grandi classici che hanno reso famoso Quique Dacosta in tutto il mondo, l’altro con i piatti d’autore. «No -dice Domenico – non ho voglia di tornare, non è nei miei piani, ho ancora bisogno di crescere e questo paese mi da la possibilità di farlo». Non si può avere idea di quanti siano i giovani italiani che reggono le grandi cucine bistellate e stellate in Spagna o protagonisti della sala. Come spiegare questo fenomeno generazionale? «Il bello della Spagna – dice Domenico – è la capacità di innovazione e soprattutto la voglia di superarsi sempre. Forse viviamo il momento migliore di sempre anche sul piano gastronomico, a Madrid ormai si trova di tutto e ad alto livello, è una capitale mondiale nella mentalità in primo luogo e non solo per il passato». Come tutti i grandi, Quique cura i rapporti con i collaboratori nel dettaglio: «Durante il Covid ci chiamava regolamente e ci incoraggiava, una lezione che non dimenticherò mai» dice Domenico che aggiunge: «Una persona anche autoironica, quando mia madre ha detto che non gli piaceva la cucina del Deessa ha riso di gusto mentre io ero imbarazzato».




















