I cinque locali più fighi a Milano, la città più figa d’Italia

28/1/2020 5.2 MILA

di Ugo Marchionne

Dove mangiare a Milano. Quali sono i cinque posti più fighi della capitale della moda? Quelli più chiacchierati, più frequentati, per i quali è difficile trovare posto ma è assolutamente indispensabile provarli?

Abbiamo cercato di selezionarli tanto per la qualità delle materie prime, il valore del servizio, quanto per l’ampiezza della cantina che gira e che crea valore, per il decoro raffinato degli interni e per la varietà etnica, di pubblico e di proposta. Quei posti in cui si sta bene come davanti al caminetto di casa propria ma dove al tempo stesso puoi  fare una bella esperienza di cibo, circondato, si spera da persone eleganti, senza essere però giudicati per la quantità di denaro che si può spendere. Quei posti aperti tutto l’anno che a prescindere dal portafoglio ti fanno godere di una cucina e di un contesto Luxury senza mai scivolare sul banale gastrofighettismo, così mero e grigio.

Questo articolo fa seguito all’articolo su Napoli di Luciano Pignataro suo cinque posti più fighi di Napoli e della Campania. Per noi è essenziale che usino prodotti buoni e che siano anche in grado di offrire materia prima e cucina nazionale e internazionale di alto livello. Si tratta di locali molto frequentati e che non chiudono perché qui la novità è molto attentamente vagliata dai clienti, ma una volta adottata, resta. Nomi storici e non della scena milanese, più noti e meno noti ai più. Questi primi mesi della mia presenza a Milano mi hanno permesso di raccogliere tante esperienze, non sempre documentate con post roboanti su Facebook o Instagram, anche perché il paese è piccolo e la gente mormora. La classifica meriterebbe tante altre menzioni che magari saranno oggetto di altri articoli settoriali, ma questi sono i cinque nell’olimpo dei locali “giusti” come dicono in San Babila.

Eccoli.

 

5-Terrazza Calabritto – Milano

Terrazza Calabritto - Il Lounge
Terrazza Calabritto – Il Lounge

L’avventura di Enzo Politelli in terra ambrosiana ha veramente colpito nel segno. Una cucina di mare che in un anno soltanto si è imposta tra i locali più fighi di Milano. La location nella City meneghina gli ha permesso di catturare una clientela che a Napoli non aveva mai intercettato perché non c’è, quella dei professionisti della finanza strutturata e delle banche. A Napoli come a Milano, Terrazza Calabritto continua ad incontrare il bene placet della clientela rimanendo uguale a se stesso. Sempre. Un ristorante in cui l’ambiente, il servizio di Sala ed il cibo si compenetrano, rendendo al cliente la replicabilità di un’esperienza sempre puntuale godibile. Senza guizzi né fuffa gourmet la linea di Enzo Politelli si consolida anno dopo anno mantenendo intatti i classici che fanno di Terrazza Calabritto un’icona, uno status symbol. L’arte ormai dimenticata della ristorazione, del commercio con la C maiuscola, del costruire elemento dopo elemento la miglior esperienza possibile insieme al cliente. Una nuova sala, bella, moderna e rinnovata, una carta dei vini di assoluto spessore, più in linea con il cosmopolitismo milanese, la presenza di Valeria ed Enzo fanno di Terrazza Calabritto uno degli appuntamenti immancabili della Milano da bere, soprattutto quando si parla di decoro, pubblico, ambiente e buona cucina. Solidità, sincerità e sostanza.

4-Langosteria

Langosteria

Enrico Buonocore ha la passione nel dna. Vivendola fino in fondo ha creato quello che oggi è un punto di riferimento per la ristorazione a Milano. Enrico è sempre stato “oltre”. La sua idea meravigliosa si fonda sulle sue origini (papà di Maiori, mamma di Cetara, dove si cresce a pane, burro e alici) e le scorribande in Francia. Ha puntato sulla freschezza, sulla qualità. Sull’essere, non sull’apparire. La mia prima esperienza a pranzo a Milano è stata proprio alla Langosteria. Una materia prima insuperabile, ambiente chic, ricarichi ovviamente belli sostenuti, ma corroborati da un servizio e da una materia prima da manuale. Grande classicità. Nessun orpello inutile nei piatti del gruppo che vive di una forza assoluta in questo 2020. Langosteria è uno stile. Ma è anche una visione. Langosteria è un metodo. E dei valori autentici. Langosteria è gusto, ricercatezza e ritmo. Un’idea di ristorazione tutta italiana, con l’indispensabile tocco d’internazionalità che strizza l’occhio alla clientela più facoltosa del mondo. L’atmosfera ideale, ricercata e protetta sia per un incontro galante che per un meeting di lavoro, all’insegna del crudo e del mare. Langosteria oggi va oltre il ristorante storico a Milano, con il suo Bistrot ed il Cafè a due passi dal Duomo in Galleria S. Carlo è una vera e propria forza in città.

3- La griglia di Varrone

Griglia di Varrone, La Brace
Griglia di Varrone, La Brace

Ne abbiamo già parlato. Semplicemente la miglior carne di Milano. A differenza delle controparti argentine, vive della grande selezione operata dai protagonisti. Il patron Massimo Minutelli ed il direttore Tony Melillo sono le vere e proprie star lì in Alessio da Toqueville. Carni dal mondo, una carta divertente e sempre in fermento, abbinata ad una selezione di vini estensiva e per tutte le tasche. Annate a buon mercato e chicche enologiche fanno da contorno ad una selezione di ciccia dal mondo veramente impareggiabile, per prezzo, cottura e dettaglio.  Il ristorante sembra una Rolls Royce Black Phantom tutta a tema carne. Scherzi a parte lo stile è molto London/Hong Kong come amo definirlo io. Total Black. Ravviato però dalle enormi celle di conservazioni delle carni dal mondo. Veramente uniche. Un vero e proprio caveau in bellavista in cui l’esposizione di materia prima è veramente interessante. Certo, probabilmente i detrattori diranno che il menù è una shopping list di prodotti di eccellenza ed io rispondo che (i) non è affatto così; (ii) le cotture e le preparazioni sono semplici, pensate e ben fatte; (iii) nella vita non basta solo stupire, ma soprattutto convincere per far ritornare il cliente, le maratone non si preparano in una settimana.

 

Gong

Gong Milano
Gong Milano

Aperto nel marzo 2015 a Milano, Gong è l’ultimo arrivato nell’impero della famiglia Liu, guidato sapientemente da Giulia Liu, ed è un ristorante cinese moderno. Grandissimi saloni, altissime vetrate che si affacciano su Corso Concordia, precisamente al numero 8, a due passi dalla bellissima Villa Necchi. Il concetto fondamentale è l’attitudine orientale. La cucina cinese è rivisitata quindi in una chiave moderna e accattivante, per nulla scontata.

Il tutto avviene in un locale incontaminato e di rara bellezza. Il nome è dovuto agli imponenti Gong in onice decorativi che dominano la sala, che nell’antica Cina venivano usati come accompagnamento a orchestre etniche ma anche in feste, danze, ballate e in occasione di un ottimo raccolto. La sera, illuminati ad arte, splendono e catturano ogni sguardo che si avvicina a questo splendido ristorante. L’accoglienza è impeccabile, ogni gesto è naturale ma allo stesso tempo premuroso. Un menù panasiatico, interessante, estensivo e decisamente modaiolo. Le influenze cinesi, nipponiche ed indothai si fondono a quel tocco di mediterraneo che ne rappresenta un invisibile filo conduttore. Sicuramente uno dei ristoranti esteticamente più fighi in città, con tanta sostanza sotto.

1-Giannino

Giannino
Giannino

Il Gold Standard dei ristoranti fighi di Milano. Frequentato da politici, imprenditori, calciatori, avvocati e da un numero spropositato di clienti veri, quelli che ritornano, quelli come noi, il ristorante “Giannino dal 1899” entra di diritto a far parte dei migliori ristoranti storici di Milano con oltre cento anni di storia. La recente ristrutturazione ha saputo preservare l’eleganza quasi aristocratica di un tempo.

La location offre un massimo di 90 coperti suddivisi in diverse sale in un contesto classico. Nel rispetto della tradizione gastronomica italiana e milanese, la Grand Carte del ristorante propone pasta fresca fatta in casa ed è caratterizzata da piatti storici come ossobuco, risotto alla milanese e la costoletta di vitello, realizzazioni dello chef Salvatore Suzzi, cultore della cucina Meneghina. La carta dei vini è di vero pregio, con 150 etichette italiane e dal mondo, prevalentemente francesi, proposte alla clientela a ricarichi ragionevoli. La cucina è schietta e ragionata e giustifica la presenza immancabile di Giannino in classifica, diciamo anche ad honorem.

 

Menzione Speciale: Wicky’s Innovative Japanese Cusine

Wickys

Merita assolutamente la menzione speciale, il ristorante di Wicky Pryian. Cingalese di origini, laureato in criminologia, ha vissuto moltissimi anni in Giappone, appassionato di arti marziali. Alla “corte” di Ryo-tei Kaneki, di cui è stato unico allievo non nipponico, è diventato Maestro “Kaiseki”, il pasto tradizionale composto da tante piccole portate. Piatti rigorosi ed equilibrati, come si addice a un esperto di arti marziali, delicati e sorprendenti per  consistenza e accostamenti, declinati in infinite sfumature nate dalla conoscenza di chi ha viaggiato e sperimentato. Come il suo celebre Maki arancino, con riso giallo allo zafferano, polpa di granchio, tempura di verdure, ossobuco alla milanese con chips di Parmigiano Reggiano e patata viola, o il Zeitaku Ae a base di granchio reale, capasanta giapponese, asparago bianco grigliato, crema di mostarda di Kabosu e mandarino, salsa al wasabi balsamico, olio di oliva, e poi il Shabu Shabu con manzo di Kobe (carne Wagyu A5), il Carpaccio dei 5 continenti e il Wikakuni Kyoto, maialino cotto a bassa temperatura per 16 ore, secondo un’antica tradizione giapponese. Una cucina nipponica che fonde compiutamente tradizione ed innovazione, in maniera ragionata, riflettuta, senza sbavature né banalità. Ristorante dal decoro pregiato in cui la severità apparente di Wicky finisce per celare un uomo dal cuore d’oro ed uno dei Sushiman più preparati del mondo, ebbene sì. Menzione speciale doverosa.

Dove mangiare a Milano

 

Un commento

    friariello

    Figa?

    28 gennaio 2020 - 15:14

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