Effetto Covid a scoppio ritardato: fornitori appesi da ottobre e cassa integrazione che non copre lo stipendio in nero

20/6/2020 1.2 MILA

Il Covid sempre alle spalle, e speriamo che tale resti. Quel che avevamo scritto nella prima settimana di lockdown purtroppo si è materializzato, ma non ci voleva molto ad essere facili profeti di un sistema che in alcune fasce non si reggeva sui coperti ma sul contorno, non sul dipinto ma sulla cornice.

Coronavirus, istruzioni per cuochi e ristoratori con il primo articolo: nulla sarà più come prima, rivincita della ristorazione di servizio e fine del frou frou

Bene, alla luce di quello che sta succedendo, e che succederà, ci sono due aspetti che non avevamo considerato fino in fondo e che spiegano, a quanti lo chiedono, il motivo di una fragilità di un sistema ristorativo che, a rileggere le cronache, sembrava scoppiare di salute.
Del primo ne sanno qualcosa alcuni sfortunati fornitori Horeca, del secondo moltissimi sfortunati dipendenti.

Per quanto riguarda i primi, si sono trovati “appesi” non con gli ordini di gennaio (che comunque hanno viaggiato a +5% rispetto al 2019), ma con quelli di settembre e ottobre! Ossia le fatture 2019 non sono state saldate nonostante la merce sia stata consegnata e, il più delle volte, consumata dai clienti entro Natale.
Non vogliamo fare i moralisti, siamo uomini di mondo. Ma con i soldi incassati a Natale vuoi pagare l’arretrato invece di trovare la scusa del Covid per portare a sei i mesi di mancato pagamento?

Per i secondi si può parlare di beffa oltre il danno, o viceversa come vi pare. Pagati in parte a nero e in parte in busta paga per evadere contributi e tasse, quando è arrivato il momento della Cassa integrazione se la sono vista ovviamente calcolare (a parte il ritardo) su circa la metà dello stipendio effettivo.
Non vogliamo fare i moralisti, siamo uomini di mondo, ma proprio per questo pensiamo in una situazione del genere il datore di lavoro con le palle avrebbe dovuto almeno compensare, in nero, la parte non emersa.
Invece, la cosa incredibile è che qualcuno manco questo gesto ha fatto.
In tanti sono rimasti a casa due mesi senza alcun tipo di aiuto.

Ora l’obiezione a un articolo come questo sarebbe: fai i nomi altrimenti si spara nel mucchio.
Bene, credo che i nomi si sapranno in base ad alcuni accertamenti da parte di chi ha la competenza di farli, ma quel che mi ha colpito è che questo fenomeno, mancato pagamento ai fornitori e stipendi in nero con contabilità a parte, non riguarda solo locali sconosciuti.
Seri indizi per capire dove annida il malcostume (che non è cattiveria, ma semplice incapacità gestionale aziendale) sono vedere il frequente ricambio di personale e dei fornitori.
A cominciare dai vini i cui produttori ne sanno una più della Esattorie delle Entrate sulla realtà dei fatti, della prosa sciatta dietro le poesie ben recitate. Dei soldi ancora oggi spesi sui social e costosi uffici stampa per mantenere una immagine rispettabile e coprire la realtà invece di saldari i conti e gli stipendi.

Questa vicenda ci ha convinto ancora di più che non ci può essere etica nel piatto se manca alla cassa.
In entrata e in uscita.