Garantito IGP – Una storia triste con vari insegnamenti: la guida ai vini italiani in russo

8/3/2018 961
La guida ai vini italiani in russo
La guida ai vini italiani in russo

di Carlo Macchi

Non è un modo per farsi pubblicità, è purtroppo un modo per fare pubblicità alla mia dabbenaggine!

La guida ai vini italiani interamente in russo che potete ammirare nelle foto di questo articolo, in realtà non esiste. Oddio, per esistere esiste: io ne ho ben due copie e probabilmente in qualche magazzino moscovita ci sono le altre 3000-4000(boh?) copie che l’editore russo BBPG (www.bbpg.ru) ha forse stampato e messo in una improbabile e impossibile vendita online.

Quindi dov’è il problema? Il problema sta nel fatto che l’autore (cioè io) e il fotografo (cioè il mio caro amico Bruno Bruchi, che nonostante questo non mi ha ucciso) non sono stati pagati, se non con acconti insignificanti.

La solita fregatura data da un russo a un italiano direte voi e probabilmente è così, però su questa guida, oltre ad averci speso molto tempo e sudato almeno 7-8 camicie, ci puntavo per rendere anche un servizio alla conoscenza del vino italiano in un mercato (come si dice in questi casi) in crescita.

La guida era strutturata proprio per questo: una piccola storia del vino italiano seguita da una breve presentazione dei territori regione per regione. Poi qualche pagina su come si legge un’etichetta italiana (con esempi pratici) e quindi le principali uve coltivate. Questa essenziale prima parte doveva essere corredata da una serie di cartine con le varie DOC e DOCG italiane e qui iniziò a cascare l’asino.

La guida ai vini italiani in russo
La guida ai vini italiani in russo

Per le cartine avevo contattato Roberto Giuliani e assieme a lui selezionato alcune delle bellissime cartine che ha pubblicato su Lavinium. A quel punto ci rendemmo conto di una cosa: l’impossibilità di rendere ad un comune mortale la difficoltà degli incroci nelle varie denominazioni italiane, visto che spesso sullo stesso terreno coesistono più di una DOC o DOCG. Decidemmo così con Roberto di sfrondare molto e lasciare solo le principali denominazioni: insomma erano venute fuori delle mappe  abbastanza chiare. L’editore  decise di renderle ancora più chiare, non pubblicandole.

Ma andiamo avanti: la parte importante del libro era una presentazione di circa 200 cantine italiane  (con storia, foto, vini, etc) seguita da un’altra serie di cantine con il solo indirizzo e tipologia di vini prodotti. Questa era la parte veramente importante e nel prepararla ho capito che la stragrande maggioranza delle cantine italiane, anche se di ottimo livello, non ha assolutamente idea di come presentarsi al mondo.

  1. Non hanno un responsabile della comunicazione e se ce l’hanno forse svolge un altro lavoro.
  2. Se riesci a parlarci o a parlare con un titolare, non hanno la minima voglia di stare due minuti ad ascoltarti, anche se non gli chiedi soldi ma solo qualche foto e 10 minuti di tempo per riempire un questionario. Qualcuno mi ha anche chiesto di non essere inserito anche se, ripeto, era tutto gratuito e le cantine in oggetto vendevano da tempo vino in Russia.
  3. Non hanno fotografie aziendali adeguate dei titolari, dei vini e della cantina, salvo alcune foto di grappoli d’uva, ma in formato francobollo.

Insomma, quando una cantina si lamenta del fatto che non vende all’estero, forse  è anche colpa dell’assoluta disorganizzazione dal punto di vista comunicativo e di marketing.

Ma nonostante i produttori italiani assolutamente disorganizzati siamo riusciti a finire il libro e a consegnarlo. Peccato che nel frattempo la Russia era entrata  in guerra con la parte filoccidentale dell’Ucraina e così per quasi 18 mesi non abbiamo saputo più niente.

Poi tutto è ripartito velocissimo e abbiamo dovuto spedire altre foto, altri aggiornamenti (nel frattempo mail e telefoni potevano essere cambiati) e tutto in fretta. Poi ci hanno detto che andava in stampa, poi ne ho ricevute due copie, poi più nulla.

Il bello è che il proprietario della casa editrice ogni tanto viene in Italia (è anche su Facebook) e così una volta gli ho scritto dicendo  che cosa gli costava darmi un assegno “brevi manu”. Mi ha risposto OK  e mi ha girato il numero di una sua amica che doveva consegnarmi i soldi. E’ una russa, si chiama Irina…lavora… a Montecatini Terme… probabilmente è anche molto disponibile .  Oltre al danno la beffa.

Morale. Cari colleghi, fatevi pagare prima. Cari produttori, attrezzatevi meglio dal punto di vista comunicativo. Caro editore, vedi un po’ di andare a fan…

Un commento

    Enrico Malgi

    (8 marzo 2018 - 09:57)

    Carlo ti capisco sei stato fregato in malo modo. Hai tutta la mia solidarietà. Ma non ti scoraggiare e vai avanti. Per tutto il resto si potrebbe aprire un dibattito infinito, perché le difficoltà che hai incontrato con i produttori, a proposito di una perfetta comunicazione, io le vivo ogni giorno. Ma anche qui non bisogna disperarsi ed insistere, anche nel loro stesso interesse. Ciao.

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