Il gattò di patate napoletano, tramandato da quattro generazioni all’Arenaccia

14/11/2013 35.2 MILA

gattò di patate delle sorelle Spoleto

Una ricetta antica che risale ai monzù, di chiara ispirazione francese, da inserire del filone del cosiddetto bianco mangiare.

Ecco una ricetta autentica, che ha oltre cento anni di storia tramandata da quattro generazioni in una delle locande tipiche di Napoli a gestione familiare.

 

Gattò di patate napoletano

Ricetta di Vini e Cucina dalle Sorelle dal 1910 raccolta da Giulia Cannada Bartoli

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Ingredienti per 4 persone

  • 1,5 kg. patate
  • 300 gr. fiordilatte
  • 150 - 200 gr. salame napoletano a fette sottili
  • 4 uova
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.
  • Latte q.b
  • 100 gr.parmigiano grattugiato
  • 100 gr. pecorino romano grattugiato
  • Pane grattugiato q.b.

Preparazione

Lessare le patate e schiacciarle con la forchetta o, con lo schiacciapatate; se la patata risulta troppo asciutta, aggiungere un bicchiere di latte tiepido, in caso contrario due cucchiai d’olio d’oliva per favorire comunque la lavorazione.
A parte battete le uova, unendo sale, pepe, parmigiano e pecorino; unite il composto alle patate e amalgamate energicamente.
Prendete un teglia tonda ed alta, ungetela d’olio, adagiate quindi uno strato del composto e ricopritelo di fettine di salame e striscioline di fiordilatte
formate un altro strato allo stesso modo, chiudete con l’impasto di patate, ricoprite di pane grattugiato e un filo d’olio.
Infornate a forno caldo per 30 – 40 minuti a 180°.
Servite caldo.

Vini abbinati: Falanghina dei Campi Flegrei

21 commenti

    Marcello

    al posto del fiordilatte e del salame ( non c’e’ cosa piu’ disgustosa del salame cotto), io lo faccio con provola e speck, e’ delizioso, provare per credere

    2 aprile 2012 - 13:19

    Luca Miraglia

    @ Marcello:
    Mi pare che stiamo parlando di una ricetta prettamente napoletana, che giustamente prevede l’utilizzo non di un salame in generale, ma proprio di quello napoletano; l’intrusione di un ingrediente altoatesino è, perciò, quantomeno fuori tema.
    Fermo restando che la variante sarà anche ottima, ma a quel punto non sottolineeremo più la rigorosa “napoletanità” della ricetta.

    2 aprile 2012 - 13:30

      Marcello

      perche’ rimanere ancorati a rigidi schemi? La cucina e’ bella perche’ e’ varia e fantasiosa, quindi senza nulla togliere alla napoletaneita’ della ricetta perche’ non migliorarla, ove mai ci sia la possibilita’ di farlo?…Poi non mi stanchero’ mai di ribadire il concetto che i gusti sono strettamente personali

      2 aprile 2012 - 14:58

        Elisa Del Moro

        Appunto: i gusti sono strettamente personali… come ciò che reputi “miglioramento”… ti sei risposto da solo.

        14 novembre 2013 - 23:37

    Antonio

    … e poi tutto questo disgusto per il mitico salame tipico di Secondigliano (ahi quanti di voi se ne sono dimenticati delle nobili origini del salame di Napoli!) cotto non lo vedo. Portiamo avanti, piuttosto, le nostre grande tradizoni, recuperando gloriosi marchi dimenticati e lasciamo perdere le norderie, che quelli del nord furbamente sanno pomuovere più di noi….

    2 aprile 2012 - 13:54

      Marcello

      a me delle norderie non me ne frega un tubo, mi faccio guidare dal palato non dai luoghi comuni (salame di Secondigliano, che poi cotto, sottolineo COTTO, fa schifo), provalo a fare con provola e speck e poi fammi sapere………..fermo restante che puo’ anche non piacerti, i gusti sono personali

      2 aprile 2012 - 14:32

        Virginia

        @ Marcello: de gustibus, non c’è dubbio, altrimenti sbaglierebbero tutte le pizze chiene, i gattò e i panini napoletani di questo mondo!

        2 aprile 2012 - 21:09

    Mike

    Scamorza e mortadella, provare per credere :-)

    2 aprile 2012 - 15:35

      Marcello

      Ottimo uguale…..

      2 aprile 2012 - 17:06

    Dario

    Concordo con Luca: salame rigorosamente “tipo Napoli” (ovviamente meglio se di ottima qualità, a basso contenuto di grassi…) e fiordilatte della penisola sorrentina…e buon appetito…!!

    4 aprile 2012 - 19:04

    fausto sarracino

    il salame caro marcello se acquistato un buon salame di una stagionatura max 30 giorni e se eventualmete del tipo agerolino credo credo che il gattò riesce alla grande
    poi io o una grande ricetta per il gattò che prossimamente presentero targato napoli 081

    12 maggio 2012 - 16:09

    Luca Cozzuto

    Solo fiordilatte e niente provola? io il cattó senza provola non lo concepisco :) Comunque io credo che come salumi si é sempre messo quello che c’era in casa… quindi prosciutto crudo, cotto, salami e salamelle varie. Ecco quello che si faceva a casa mia se vi interessa… un saluto! http://bioinfornatico.blogspot.com.es/2013/03/gateau-di-patate.html

    14 novembre 2013 - 11:50

      Elisa Del Moro

      mia madre l’ha sempre fatto con misto di salumi, ma rigorosamente con la mozzarella che io preferisco… in ogni caso l’ho sempre reputato “alla sua maniera” e non il gattò napoletano

      14 novembre 2013 - 23:43

        Luca Cozzuto

        Mi hai fatto venire la curiositá (e soprattutto la voglia) di provare senza provola… Tu sei una di quelli che lo preferisce il giorno dopo o, come me, non resisti a mangiarlo incandescente accompagnato da insalata fresca?

        15 novembre 2013 - 10:19

      Luca Cozzuto

      Eh… Mi piacerebbe! Ma sono un emigrante! Ma quando torno passerò in libreria… ;)

      15 novembre 2013 - 21:36

    Simone Ventrella

    Ci manca la noce moscata, che da un profumo particolare alle patate. In genere lo si trova in tutte le ricette del gattò.

    14 novembre 2013 - 12:04

      Simone Ventrella

      Punti di vista…Mio nonno buonanima (classe 1905) ce la metteva. Lo stesso Raffaele Bracale, nella ricetta pubblicata su questo stesso blog, ce la mette. Secondo me, un pizzico ci sta bene e lo “caratterizza”.

      18 novembre 2013 - 16:48

    […] Il gattò di patate napoletano, tramandato da quattro generazioni all’Arenaccia sembra essere il primo su Luciano Pignataro […]

    15 novembre 2013 - 05:02

    Katia Manganiello

    Devo dire che il pecorino romano è proprio un prodotto tipico della ns. Campania, vero? E poi ci meravigliamo dello speck…!
    Ditemi quello che volete, ma io il “cattò” l’ho sempre mangiato con la mozzarella secca ed il salame e non mi sono mai messa a chiedere a mamma se la mozzarella fosse irpina, cilentana, casertana o sorrentina. Basta che sia buono, salato al punto giusto, filante q.b. e soprattutto… del giorno dopo ;)

    15 novembre 2013 - 12:00

      sergio

      L’Italia è terra di sapori ed odori tipicamente regionali. salame tipo milano è diverso da salame tipo napoli, pecorino sardo è diverso da quello romano… A proposito del pecorino romano ( e della ricotta romana) esso è chiamato così per le sue origini geografiche ma anche storiche il regno di Napoli si estendeva fino alle porte di Roma… di conseguenza i prodotti erano tipicamente napoletani.

      31 gennaio 2014 - 10:47

    Guglielmo Verneau

    La mia opinione, quale che sia il piatto, è che il nome di un piatto è legato ad una precisa ricetta con determinati ingredienti.
    Poi ognuno è libero di interpretarla come vuole. Può cambiare gli ingredienti, la preparazione, la cottura. Queste varianti possono anche essere più gustose della ricetta originale. Ma sono un’altro piatto cui va dato un’altro nome! Gli ingredienti di un “Gattò” (e non Gateau che si confonderebbe con l’omonimo piatto Francese) non possono che essere di origine locale e dunque: Patate, latte, uova, salame Napoli, Mozzarella, scamorza, provola. Con questi ingredienti, sapientemente mescolati, si ha il Gattò Napoletano.

    15 gennaio 2014 - 11:04

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