InvecchiatIGP: Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Utopia 2008 Montecappone

29/5/2021 259
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Utopia 2008 Montecappone
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Utopia 2008 Montecappone

di Roberto Giuliani

Non posso nascondere di avere un debole per i vini di Gianluca Mirizzi, che si tratti di bianchi o di rossi non fa alcuna differenza. Mi mancava però l’occasione di assaggiare un suo Verdicchio che avesse un po’ di anni sulle spalle, qualcosa che potesse confermare ulteriormente le impressioni estremamente positive che gli ho sempre elargito.

Bene, l’occasione è arrivata con la nuova rubrica InvecchiatIGP, che insieme a Lorenzo Colombo, Carlo Macchi, Luciano Pignataro, Andrea Petrini e Stefano Tesi, alias Garantito IGP, abbiamo deciso di dedicare ai vini “vecchi” che ci hanno maggiormente sorpreso.

Arrivato il mio turno, non ho potuto fare a meno di pensare all’Utopia di Montecappone, sicuro che Gianluca potesse mandarmi qualcosa di interessante, infatti così è stato.

Premetto una cosa, l’Utopia (il nome è già chiarificatore) è la realizzazione di un sogno, di un’idea di Verdicchio che raccontasse al meglio le potenzialità dei vigneti che dimorano sulle colline dei Castelli di Jesi, per fare questo Gianluca non ha voluto chiedere il supporto del legno, ma ha usato solo il cemento, per un anno, al fine di preservare al massimo tutte le caratteristiche di quest’uva straordinaria.

Il 2008, uscito nel 2010, è un’illuminante testimonianza di utopia realizzata, con il suo colore oro intenso e luminoso e i profumi di frutta candita e secca ma dal timbro fresco, non da vino passito, parliamo di albicocca, pesca, ananas sciroppato, c’è anche un piacevole richiamo alla giuggiola, all’arancia candita, poi venature di nocciola, pietra focaia, sensazioni iodate, fiori macerati.

Al palato, a occhi chiusi, potresti pensare a un bianco di 4-5 anni, non certo di 13, perché quella base acida che lo sostiene rende il frutto vivo, non dolciastro, addirittura più fresco che al naso, mentre il corredo minerale e le note di nocciola e mandorla accompagnano un finale lungo, intenso e sapido.

Un grande bianco marchigiano, che conferma quanto ci sarebbe bisogno di trovare vini del genere al ristorante, con i quali si contribuirebbe a demolire quella convinzione ancora troppo diffusa che i vini bianchi italiani siano buoni solo da giovani.

 

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