La Monastica Resort & Spa. Il nuovo lusso rurale della Toscana, l’orto biodinamico e la cucina dello Chef Igor Rosi
di Tonia Credendino
A Buggiano Castello il lusso non arriva in tavola per ostentazione. Nasce dalla terra. Dall’orto biodinamico che ogni mattina rifornisce la cucina di Devoti, dalle erbe spontanee coltivate tra i terrazzamenti della collina, dal silenzio che attraversa gli antichi corridoi in pietra e da un’idea di ospitalità che sembra voler rallentare il tempo invece di riempirlo.
È qui che prende forma La Monastica Resort & Spa, uno dei progetti più interessanti dell’ospitalità contemporanea toscana. Un luogo che evita l’estetica del lusso costruito per concentrarsi su qualcosa di molto più difficile: equilibrio, autenticità e identità territoriale.
Siamo nel cuore della Valdinievole, nella parte più silenziosa e meno raccontata della Toscana. Qui, tra vicoli medievali e colline che guardano Lucca e Pistoia, l’antico complesso di Santa Scolastica è stato riportato alla vita dopo quasi vent’anni di recupero e restauro voluti dalla famiglia Arrighetti, trasformandosi in un progetto che oggi unisce hospitality, agricoltura, wellness e gastronomia in maniera sorprendentemente coerente.
Non c’è nulla di urlato a La Monastica Resort & Spa. Nemmeno il lusso.
Le diciannove camere ricavate dalle antiche celle conservano pietra, luce naturale e volumi essenziali; gli spazi comuni lavorano più sulla sottrazione che sull’eccesso; perfino il wellness, costruito nelle antiche cisterne del complesso, segue una logica quasi contemplativa. La piscina interna dialoga con le pareti storiche senza trasformarsi in scenografia, mentre la palestra ad acqua e i percorsi benessere cercano un rapporto più lento e meno performativo con il corpo e con il tempo.
Ma il cuore vero del progetto resta probabilmente la terra. A pochi minuti dalla struttura prende forma infatti l’azienda agricola che alimenta quotidianamente la cucina di Devoti, il ristorante di La Monastica Resort & Spa guidato dallo chef Igor Rosi e presente nella Guida Michelin 2025.
Qui vengono coltivate oltre duecento varietà tra ortaggi, botaniche, erbe aromatiche e fiori edibili secondo una filosofia biodinamica e biologica che non nasce come esercizio estetico, ma come scelta identitaria precisa.
L’orto non è un elemento decorativo del racconto gastronomico: è il centro del progetto.
Ogni piatto parte dalla materia prima coltivata direttamente dalla struttura e segue il ritmo naturale della stagione, del raccolto e della disponibilità reale della terra. Ed è forse proprio questa la differenza più evidente rispetto a molte operazioni hospitality contemporanee: a La Monastica Resort & Spa la filiera corta non viene raccontata come slogan, ma vissuta come pratica quotidiana.
Anche il percorso professionale di Igor Rosi sembra inserirsi perfettamente dentro questa filosofia. Dopo importanti esperienze internazionali, lo chef sceglie infatti di tornare in Toscana per costruire una cucina profondamente territoriale ma libera da nostalgie rurali o citazioni prevedibili. La sua è una cucina pulita, vegetale, essenziale, che lavora sulla concentrazione del gusto più che sulla sovrastruttura tecnica. L’orto entra nei piatti senza trasformarsi in manifesto ideologico, ma come naturale estensione del paesaggio circostante.
Accanto alla cucina emerge anche il lavoro del direttore Gianfilippo Mancioli, figura centrale nel definire l’identità dell’accoglienza della struttura. Anche nel suo caso il concetto di ritorno assume un peso importante: dopo anni trascorsi in contesti internazionali, la scelta di rientrare in Toscana coincide con la volontà di costruire un modello di ospitalità meno standardizzato e più legato al territorio. Non un resort costruito per replicare il lusso internazionale, ma un luogo capace di restituire valore al capitale umano locale, alla lentezza e alla relazione autentica con il paesaggio.
Il progetto della famiglia Arrighetti si muove infatti in una direzione molto precisa: creare una destinazione capace di dialogare con il territorio senza trasformarlo in cartolina. La Monastica Resort & Spa non punta sull’eccesso decorativo, ma sulla qualità del tempo vissuto. Le botaniche coltivate nell’orto entrano nella cucina, nella mixology e nei percorsi wellness; gli spazi comuni mantengono una relazione continua con il paesaggio esterno; perfino la colazione segue una filosofia agricola e artigianale che privilegia stagionalità, produzione interna e identità toscana.
Ed è probabilmente questo il punto più interessante dell’intero progetto: l’idea che il futuro dell’ospitalità italiana possa nascere non dall’eccesso, ma dalla capacità di recuperare identità, silenzio e agricoltura contemporanea. Qui il benessere non coincide soltanto con la spa o con il comfort delle camere, ma con una visione complessiva che coinvolge cucina, architettura, botanica, sostenibilità e qualità del tempo vissuto.
In una Toscana spesso raccontata attraverso cartoline stereotipate o lusso spettacolarizzato, La Monastica Resort & Spa sceglie invece una strada diversa. Più silenziosa. Più agricola. Più consapevole. Ed è forse proprio per questo che oggi rappresenta una delle realtà più interessanti dell’ospitalità gastronomica contemporanea italiana.
Foto: Chaoslab / La Monastica Resort & Spa
La Monastica Resort & Spa
Via Ludovico Adimari 36, Buggiano Castello (PT)
Ristorante Devoti –
Guida Michelin 2025
https://www.lamonasticaresort.com







