Le Macchiole Scrio: l’anima schietta del Syrah di Bolgheri
di Marina Betto
C’è un filo rosso che attraversa la storia di Le Macchiole: la ricerca ostinata dell’essenza. Quando nel 1994 Eugenio Campolmi decide di dare vita allo Scrio, non insegue un modello ma crea il suo. Vuole il Syrah nella sua forma più sincera, deve essere puro, schietto e integro come suggerisce il nome che gli viene assegnato, preso dal dialetto toscano. Il risultato è un vino che, in un territorio dominato da tagli bordolesi è uno dei pochi Syrah di Bolgheri capace di parlare una lingua aromatica tutta sua.
Il tratto che distingue Scrio è la sua speziatura verticale: Il pepe nero e rosa, il ginepro, il cardamomo, l’alloro e la selva marina, la grafite sono sentori che ne contraddistinguono l’olfatto. Il gusto è fresco con una trama acida vibrante che snellisce il sorso ma che si spinge in profondità. Scrio non è un vino che rincorre l’opulenza francese ma che ha un ritmo tutto suo, nervoso, mediterraneo, è ricco di materia che esprime finezza e volume con una struttura tannica setosa.
Scrio nasce in tiratura limitata, mai oltre le 4000 bottiglie. Nel 2019 la svolta per la creazione di questo vino ha un luogo e un’altitudine con la vigna ad alberello Casavecchia a 210 metri s.l.m. sulle colline di Castagneto Carducci. Qui il Syrah è allevato ad alberello su suoli rocciosi, venati di ferro, con presenza importante di scisto. L’eco geologica delle Colline Metallifere si sente nel bicchiere in termini di mineralità e salinità e una sensazione tattile più nervosa. Dall’annata 2018, le uve di questo ettaro terrazzato entrano con peso specifico nello stile di Scrio, definendone un profilo più elegante, dinamico e fresco rispetto al passato. Il tannino si assottiglia e affina, il sorso si allunga con un finale sapido con meno estrazione.
Alla ridefinizione del vigneto corrisponde un cambio di paradigma in cantina. Dall’uso quasi esclusivo della barrique si è passati ad un mosaico calibrato tra tonneaux, tini troncoconici da 12hl., ceramica e anfore Tava. I legni non danno in questo caso accenti vanigliati ma conservano integrità di frutto amplificando l’aromaticità del Syrah. Il risultato ottenuto è un vino multidimensionale che sa di spezie, erbe mediterranee, ciliegia nera e prugna, una punta ematica e un respiro balsamico che ritorna costante.
Con una verticale di sette annate svoltasi al ristorante Santo Palato di Roma, raccontata da Elia Campolmi, oggi al timone con la madre Cinzia Merli, si è messa a fuoco la traiettoria dello Scrio.
Elia, che ha curato personalmente l’impianto di Casavecchia ha portato questo vino ad un’espressione più cesellata con macerazioni misurate, estrazioni gentili. Le annate più giovani, 2020-2021-2022, mostrano una linearità sapida e una maggiore verticalità mentre quelle più vecchie degustate, 2019- 2018- 2015- 2012 hanno un tratto più ampio e speziato e un accenno di dolcezza glicerica. La cifra che accomuna tutte le annate è l’armonia complessiva del vino. Scrio oggi è più sottile, maggiormente piacevole quando la componente salina e acida è particolarmente marcata. L’evoluzione tende verso sentori di incenso e tè nero, agrumi canditi e liquerizia.
Un Syrah di Bolgheri lo Scrio che profuma di costiera tirrenica che accoglie le brezze marine e sa di mineralità ferrosa dell’entroterra. Un vino che si distingue in un comprensorio celebre per la potenza, che sceglie la finezza e la schiettezza consegnando a Bolgheri la sua particolare voce.
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