L’editoriale di Riccardo Cotarella: Assoenologi, la voce del vino italiano. Noi non restiamo in silenzio


Riccardo Cotarella

di Riccardo Cotarella*

C’ è un’immagine che più di tutte racconta ciò che oggi rappresenta Assoenologi. Ed è quella vista a Conegliano Veneto durante il79° Congresso nazionale: una sala gremita, centinaia di professionisti arrivati da tutta Italia, il mondo produttivo e industriale riunito attorno ai grandi temi del vino, della salute, del mercato, della sostenibilità, del futuro. E accanto a loro le istituzioni, ai massimi livelli. Non è stata una semplice presenza formale. È stato un segnale politico chiaro. La lettera della presidente di Consiglio Giorgia Meloni, la partecipazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – Personaggio dell’anno Assoenologi – l’arrivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio nella serata conclusiva, il videomessaggio del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, insieme ai contributi del commissario europeo Christophe Hansen, dell’europarlamentare Dario Nardella, del presidente del Consiglio della Regione Veneto Luca Zaia e del senatore Dario Stefano, oltre alle profonde relazioni su gli ultimi risultati per una sana e razionale gestione dei vigneti, la degustazione di vini del trevigiano, che hanno dimostrato il grande ventaglio di vitigni autoctoni del territorio, oltre a quel fenomeno chiamato Prosecco, raccontano una verità ormai evidente: oggi Assoenologi è diventata uno dei punti di riferimento più autorevoli del sistema vitivinicolo italiano ed europeo.

Non per autoreferenzialità o rappresentazione di facciata. Ma perché in questi anni l’associazione ha saputo conquistare credibilità sul campo, affrontando senza timidezze le grandi questioni che riguardano il vino italiano. Difendere il vino, oggi, significa difendere molto più di una filiera economica. Significa difendere territori, lavoro, identità culturale, paesaggio, comunità. Significa opporsi senza se e senza ma a una narrazione superficiale che troppo spesso tenta di colpire il vino mettendolo sul banco degli imputati con approcci ideologici e privi di equilibrio. Assoenologi ha scelto di non restare in silenzio. Lo abbiamo fatto con responsabilità, senza estremismi, ma con la fermezza di chi conosce profondamente questo settore e sa cosa rappresenti per l’Italia. E lo abbiamo fatto anche attraverso la scienza, portando studi inconfutabili come quello esposto dal professor Francesco Montorsi, luminare urologo di fama mondiale. Il vino non è un nemico della società.

È parte della nostra storia millenaria, della cultura mediterranea, della convivialità, della qualità della vita. E dietro ogni bottiglia ci sono famiglie, imprese, sacrifici, professionalità, ricerca, studio e migliaia di persone che ogni giorno lavorano nelle vigne e nelle cantine. È anche per questo che Assoenologi continua a crescere. Oggi conta 5mila iscritti ed è presente capillarmente in tutta Italia attraverso 17 Sezioni regionali dinamiche e super attive. Una rete straordinaria di competenze che rappresenta probabilmente il patrimonio più importante dell’associazione. Perché la forza di Assoenologi nasce proprio dalla capacità di stare sui territori, di ascoltare i produttori, di accompagnare le aziende nelle trasformazioni del mercato e nelle nuove sfide climatiche, economiche e sociali. Fondata nel 1891 come Società degli Enotecnici Italiani, Assoenologi è la più antica associazione del settore al mondo. Ma la sua vera forza non sta soltanto nella storia.

Sta nella capacità di essere ancora moderna, centrale, necessaria. E forse è proprio questo il risultato più importante raggiunto negli ultimi anni: aver trasformato un’associazione storica in una comunità viva, autorevole, sempre in linea con i tempi e ascoltata, capace di dialogare con governi, istituzioni europee, università, imprese e territori mantenendo sempre la propria indipendenza e la propria identità tecnica. In questo percorso si inserisce anche la prossima visita di una delegazione di Assoenologi a Papa Leone XIV. Un momento che sentiamo profondamente. Porteremo in Vaticano il volto autentico del vino italiano: quello fatto di lavoro, umanità e sacrificio. Chiederemo al Santo Padre una preghiera e una vicinanza per tutte le donne e gli uomini della filiera, soprattutto per chi ogni giorno lavora la terra con dedizione silenziosa. Perché il vino italiano non è soltanto economia. È cultura, appartenenza e futuro. E Assoenologi continuerà a essere, con responsabilità e coraggio, una delle sue voci più autorevoli.

Presidente Assoenologi

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