L’oenothèque Wine Experiences & Boutique di Carlos Paiz: la nuova frontiera del vino italiano in Ecuador
L’oenothèque Wine Experiences & Boutique
C.C. Plaza Nova, Primer Piso Alto (sopra a Red Crab), Samborondón, Guayaquil, Ecuador
Phone: +593 98 988 0484
In un momento in cui alcuni dei mercati storici del vino – dagli Stati Uniti all’Europa fino alla Cina – stanno attraversando una fase complessa, tra rallentamento dei consumi, tensioni geopolitiche, guerre e nuovi equilibri economici, il mondo vitivinicolo guarda con sempre maggiore attenzione a territori che fino a pochi anni fa sembravano meno centrali nelle strategie di sviluppo. Tra questi c’è sicuramente l’America Latina, un’area che negli ultimi anni ha mostrato un interesse crescente verso il vino italiano e verso tutto ciò che rappresenta la cultura gastronomica del nostro Paese. Un fenomeno nel quale la pizza ha un ruolo fondamentale, diventando il tramite di una nuova geografia del consumo del vino. In Italia lo sappiamo bene: uno dei segmenti più dinamici della ristorazione è proprio quello delle pizzerie, un settore che negli ultimi anni ha saputo evolversi, puntando sempre più su qualità e attenzione all’abbinamento con il vino. Lo stesso percorso sta avvenendo anche all’estero, grazie alla diffusione della cultura della pizza italiana e a 50 Top Pizza, la guida più influente al mondo, che ha un ruolo importante nel contribuire alla crescita della pizzeria sempre più riconosciuta a livello internazionale. La pizza, dunque, è un vero ambasciatore del Made in Italy e insieme ad essa anche il vino entra in questa narrazione come parte di un’esperienza gastronomica completa.
L’Ecuador rappresenta un caso interessante di questa trasformazione. Pur non essendo un Paese con una vocazione turistica internazionale paragonabile ad altre destinazioni latinoamericane, negli ultimi anni ha mostrato una crescita significativa sotto il profilo degli investimenti, dello sviluppo urbano e della nascita di nuovi consumi. Nei principali centri del Paese, in particolare a Guayaquil e Quito, si è consolidata una fascia di consumatori con maggiore capacità di spesa, più attenta alla qualità e alla ricerca di nuove esperienze gastronomiche. Una classe media in evoluzione che guarda con interesse ai prodotti internazionali, alla ristorazione di livello e a una nuova idea di consumo legata anche al piacere e alla cultura del vino.
È proprio in questo contesto che nascono progetti capaci di anticipare una nuova domanda. Uno di questi è L’Oenothèque Wine Experiences & Boutique, a Samborondón, area considerata tra le più dinamiche dell’area metropolitana di Guayaquil, dove il vino diventa il centro di un’esperienza che unisce vendita, degustazione e cucina.
A guidarlo è Carlos Paiz, imprenditore e appassionato conoscitore del mondo enologico, che ha trasformato il suo locale in uno degli spazi più interessanti della città. Un progetto in cui l’alta cucina, interpretata dallo chef Carlo Bermúdez, e il vino, sono i veri protagonisti dell’esperienza, ma che allo stesso tempo è anche un punto di riferimento per la diffusione della cultura del vino in Ecuador.
Carlos è inoltre importatore di diverse aziende vinicole internazionali, tra cui alcune realtà italiane, e la sua selezione racconta il panorama vitivinicolo mondiale attraverso circa 600 etichette. Un catalogo con un’attenzione particolare all’Italia, dal Piemonte alla Sicilia, passando per molte delle grandi espressioni regionali del nostro Paese.
È lui stesso a curare i rapporti con i produttori e a mantenere un legame diretto con i territori del vino italiano, visitando ogni anno cantine e vigneti per conoscere nuove realtà e consolidare collaborazioni. In un mercato ancora giovane, dove la cultura del vino è in fase di costruzione, figure come Carlos Paiz assumono un ruolo fondamentale: non sono soltanto importatori, ma interpreti di un cambiamento nel modo di vivere il vino.
A lui abbiamo chiesto quale sia oggi la situazione del vino in Ecuador, un Paese che nell’ultimo decennio ha iniziato anche a muovere i primi passi come produttore vinicolo, e quali prospettive possa offrire questo mercato ancora poco conosciuto ma sempre più interessante per il vino italiano.
L’Ecuador non è ancora considerato un mercato maturo per il vino, ma negli ultimi anni il panorama è cambiato. Quali sono i segnali più evidenti di una nuova cultura del vino nel Paese e quale ruolo stanno giocando la ristorazione, le pizzerie e una nuova generazione di consumatori?
L’Ecuador è ancora un mercato giovane per il vino. Tradizionalmente, la bevanda più consumata è la birra e, per molti anni, l’offerta enologica è stata dominata da etichette molto commerciali. Questo ha portato il consumatore a scegliere il vino soprattutto in base al marchio, più che alla sua origine, al territorio o alla storia che ogni bottiglia racconta. Negli ultimi anni, però, il panorama sta cambiando in modo significativo. Sempre più ristoranti, pizzerie e locali con una forte identità gastronomica stanno investendo non solo nella qualità della cucina, ma anche nella costruzione di carte dei vini pensate per valorizzare gli abbinamenti. È proprio in questi luoghi che sta nascendo una nuova cultura del vino, perché offrono ai clienti la possibilità di vivere esperienze sensoriali che fino a poco tempo fa erano quasi inesistenti in Ecuador. La chiave è l’esperienza della degustazione. Nella nostra attività abbiamo visto crescere in modo sorprendente l’interesse per il vino quando le persone hanno l’opportunità di assaggiare prodotti di qualità nel contesto giusto. Molti pensano di non amare il vino, ma in realtà non hanno mai avuto occasione di conoscere vini realmente rappresentativi del loro territorio e della loro identità. È un fenomeno che riguarda gran parte dell’America Latina: il potenziale è enorme e una nuova generazione di consumatori è sempre più curiosa, aperta a sperimentare e desiderosa di comprendere ciò che beve. Attraverso l’educazione, la degustazione e la ristorazione di qualità, questa evoluzione sta finalmente prendendo forma.
La pizza italiana è uno dei grandi ambasciatori della cultura gastronomica italiana nel mondo. Dal tuo punto di vista, quanto la diffusione della pizza di qualità sta contribuendo ad avvicinare il pubblico ecuadoriano al vino italiano e a un consumo più consapevole?
La pizza è probabilmente il più grande ambasciatore della gastronomia italiana in Ecuador. Per molti anni il mercato è stato dominato da versioni fortemente americanizzate o adattate ai gusti locali, ma il consumatore ecuadoriano ha sempre riconosciuto nella pizza un simbolo dell’Italia. Ed è proprio per questo che il vino italiano dovrebbe esserne il complemento naturale. Oggi vediamo un numero crescente di ristoranti italiani che condividono questa visione. Hanno compreso che un’autentica esperienza italiana non termina nel piatto, ma continua nel calice. Per questo costruiscono carte dei vini con una forte presenza di etichette italiane, offrendo ai clienti la possibilità di scoprire gli abbinamenti che fanno parte della nostra tradizione gastronomica. La strada è ancora lunga, perché molti locali non percepiscono pienamente il valore che il vino può aggiungere all’esperienza complessiva. Tuttavia, i ristoranti che oggi si distinguono maggiormente sono proprio quelli che hanno capito di non vendere soltanto una pizza italiana, ma un’esperienza italiana completa. In questo percorso il vino non è un elemento accessorio: è uno strumento capace di raccontare il territorio, la cultura e l’identità dell’Italia in ogni calice.
Da importatore e conoscitore dei territori del vino italiano, quali caratteristiche dei nostri vini ritieni possano incontrare maggiormente il gusto dei consumatori ecuadoriani nei prossimi anni? E quali sono invece le principali sfide che il vino italiano deve affrontare in questo mercato?
Credo che il più grande punto di forza del vino italiano sia la sua straordinaria diversità. L’Italia possiede un patrimonio unico di vitigni autoctoni, territori e denominazioni, capace di offrire una varietà di stili, profumi e personalità che non ha eguali. Questa ricchezza rappresenta un’opportunità enorme per un Paese come l’Ecuador, che a sua volta vanta una gastronomia molto varia e ricca di sapori. La vera sfida è sviluppare una cultura dell’abbinamento. Ancora oggi, soprattutto sulla costa ecuadoriana, si consuma molto più vino rosso rispetto al vino bianco, anche in situazioni in cui quest’ultimo sarebbe l’abbinamento più naturale. Comprendere il vino significa andare oltre il marchio: significa capire che esiste un vino adatto a ogni piatto, a ogni occasione e a ogni esperienza. Ed è proprio qui che il vino italiano può fare la differenza. La sua forza non risiede soltanto nella qualità dei prodotti, ma nella cultura che li accompagna. Tuttavia, questa conoscenza non nasce spontaneamente: va raccontata, condivisa e trasmessa. Per questo credo che noi importatori abbiamo una responsabilità che va oltre la semplice commercializzazione delle etichette. Dobbiamo essere ambasciatori della cultura del vino italiano, investendo nella formazione, nelle degustazioni e nell’educazione del consumatore. Un mercato non cresce grazie alle campagne commerciali o ai marchi più conosciuti, ma quando le persone imparano a comprendere il vino, ad apprezzarne la diversità e a riconoscere il valore del territorio, della storia e delle tradizioni racchiuse in ogni bottiglia.
Il tuo progetto nasce dall’idea che il vino non sia soltanto un prodotto da vendere, ma un’esperienza fatta di cultura, racconto e relazione. Quando hai capito che in Ecuador poteva esserci spazio per un luogo capace di raccontare il vino in questo modo?
Il nostro progetto nasce da una convinzione molto semplice: non vogliamo limitarci a importare vino, ma contribuire alla diffusione di una vera cultura del vino in America Latina. Questa consapevolezza è nata dalla mia esperienza personale. Essendo originario del Guatemala, sono cresciuto in un contesto in cui la cultura del vino era quasi assente e il mercato era dominato soprattutto da etichette commerciali. È stato viaggiando e vivendo realtà diverse che ho scoperto quanto il vino possa rappresentare molto più di una semplice bevanda: può essere cultura, territorio, convivialità e identità. L’Italia è certamente uno dei massimi esempi di questa tradizione, ma non è l’unico Paese in cui il vino fa parte della vita quotidiana. Proprio osservando queste realtà ho capito che anche l’America Latina possiede un enorme potenziale. Quando si offre alle persone la possibilità di degustare vini autentici, comprenderne l’origine e vivere esperienze legate ai territori da cui provengono, nasce una passione che va ben oltre il semplice consumo. In questo percorso il sostegno di Andrea Carelli e di Vinocru è stato determinante. Hanno creduto nella mia visione fin dall’inizio e, grazie a questa collaborazione, siamo riusciti a far crescere L’Oenothèque e IMPORFOOD in Ecuador. Oggi stiamo avviando le nostre attività anche nella Repubblica Dominicana, perché crediamo che questa opportunità riguardi l’intera America Latina. Il nostro obiettivo non è semplicemente vendere vino italiano, ma contribuire alla formazione di una nuova cultura del vino, capace di crescere e consolidarsi nelle nuove generazioni di consumatori.







